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lunedì 16 dicembre 2013

Alfano: "Renzi giocherella, cancelli ora il finanziamento ai partiti"

"Oggi comincia la partita e i palloni che ha giocato Renzi sono tutti di sinistra". Ospite a 'In mezz'ora', Angelino Alfano ha replicato punto per punto al discorso di Matteo Renzi all'assemblea PD ,sfidandolo sul finanziamento pubblico ai partiti. "L'unica cosa che Renzi doveva dire, se voleva fare sul serio, era tagliamo da domani il finanziamento pubblico e non dal 2017. E' l'unica cosa che non ha detto", ha commentato Alfano. Poi il fondatore di Ncd ha messo nero su bianco: "Non intendo assumere cariche interne al Nuovo Centro Destra. Quella di governo è la mia missione esclusiva".


 "Potevamo temere da Renzi invasioni di campo sulle imprese, sui moderati ma lui - ha detto Alfano - ha fatto un discorso di sinistra sinistra, pro sindacati. Non ha avuto il coraggio che pensavamo avesse", ha spiegato il vicepremier. Che lancia una sfida al
Alfano ha affrontato i temi toccati da Renzi che possono avere ricadute sul governo, come la modifica della Bossi-Fini: "Questa è la sinistra nuova che coincide con la vecchia: frontiere aperte -ha detto il ministro dell'Interno-. Se poi mi si dice che il bambino nato in Italia diventa italiano sono pronto a dire, lavoriamo su uno 'ius soli' molto collegato al ciclo scolastico. Ma se questo significa aprire le frontiere e far entrare chi vuole siamo assolutamente contrari". No di Alfano alla proposta di 'civil partnership' lanciata da Renzi ("la famiglia non si tocca") e sul lavoro il fondantore dell'Ncd ha chiesto: "Renzi e il Pd ci stanno o no a smontare tutti i pezzi della Fornero che hanno reso difficile assumere?". Sulle tasse, Alfano ha detto: "Evviva, vogliono tassare la casa, noi continueremo a vincere". Sulla legge elettorale "noi abbiamo le idee chiare, prima si fa e meglio è", ha dichiarato sottolineando che "non c'è distanza con Renzi, noi siamo per un premio di maggioranza che consenta al vincitore di governare e mi fa piacere che invece dell'irritazione anti presidenzialista della sinistra lui dica che ci vuole un potere forte di chi guida il Paese". Il vicepremier ha escluso, infine, che sia vicina una crisi di governo: "Oggi comincia la partita. Renzi ha posto i suoi temi, che sono quelli di sinistra, noi porremo i nostri. Vediamo se Letta trova la sintesi".

Pd, Letta: "Uniti non ci batte nessuno"

"Dopo 8 mesi, siamo qui in una condizione in cui nostro il nostro partito è il baricentro, il pilastro della democrazia italiana''. Così il premier Enrico Letta (in tenuta informale con camicia, maglione blu, pantaloni sportivi verde militare e sneakers ai piedi) interviene all'assemblea del Pd a Milano.
Parlando dei forconi, Letta dice: "A chi liscia il pelo" alle proteste di questi giorni "ricordo chi sono i capi, gente che sta da un'altra parte rispetto ai valori che noi stiamo cercando di rendere forti in Italia, perché la battaglia all'antisemitismo è una delle più grosse da fare per andare avanti e che con Casa Pound noi non abbiamo niente a che fare".



"Da oggi dobbiamo lavorare, io e Matteo, perché si tolgano i retroscena su noi due. E' inutile che li scriviate, non ci saranno. Tutto avverrà in modo trasparente, qui e in futuro, perché dall'unità del partito dipende l'uscita dell'Italia dalla crisi. Uniti non ci batte nessuno". A sua volta Guglielmo Epifani salendo sul palco lancia un appello: "Il Pd deve professare un grande bisogno di lealtà reciproca e il rispetto del pluralismo interno". L'ex leader della Cgil chiama alla responsabilità tutti i democratici, evidenziando che il cambiamento e le riforme "o le facciamo noi, o non vedo nessuno in grado di farlo nel Paese". Prima che tutto abbia avuto inizio con le note dell'Inno di Mameli al centro congressi della Fiera di Milano, prima l'uno poi l'altro, lo stato maggiore del Pd ha fatto il suo ingresso. Epifani soffermandosi con i giornalisti aveva detto sollecitato da chi gli chiedeva del rapporto Renzi-Letta: "Un po' di competizione nelle democrazie fa bene" ma "penso che noi sapremo restare uniti". Renzi "ha avuto un mandato politico fortissimo, è un uomo di un'altra generazione per cui è chiaro - ha spiegato Epifani - che siamo di fronte ad una svolta generazionale, ma non penso ci sia una svolta nei valori". Tra i primi ad arrivare all'assemblea Gianni Cuperlo che in assemblea è stato eletto poi presidente del Pd a larghissima maggioranza. Prima aveva assicurato ai giornalisti: "Se dovessi prendere atto" che la carica di presidente del partito "non è compatibile" con le idee e il progetto politico portato avanti fin qui, "non avrei mezzo secondo di dubbio a lasciare questo ruolo". Ora, ha esortato, "dobbiamo entrare tutti insieme in una nuova fase e provare a toglierci le casacche indossate fin qui, per capire se siamo in grado di indossarne una nuova". Dobbiamo essere "disponibili a stare in campo in modo unitario" difendendo le istituzioni. Pippo Civati, uscito sconfitto alle primarie, non ha dubbi, "oggi nasce un nuovo Pd", e si dice pronto a "lavorare e confrontarsi insieme a Renzi". Un discorso quello del neo segretario che giudica "molto renziano". "Invece che lanciare la sfida da western a Grillo avrei parlato della legge elettorale che propone il Pd - sostiene Civati - e avrei fatto un discorso diverso rispetto all'abolizione totale del finanziamento pubblico". Temi questi che rischiano di essere "strappi demagogici". E sul rapporto Letta-Renzi prima una battuta: "spero non sia una gara a chi fa un tweet più presto". Poi ha assicura: "Renzi e Letta sono più vicini di quanto non si pensi". Secondo Massimo D'Alema (seduto in prima fila nella sala dell'assemblea alla Fiera di Milano), Renzi ha fatto "un buon discorso". "Considerati i dissensi di partenza - aggiunge D'Alema - mi è sembrato un tentativo di indicare una piattaforma di confronto aperta. La mia è una valutazione positiva". Quella di oggi è "una bella giornata, con un clima positivo. Il dato che viene fuori è la responsabilità del Partito Democratico, che è centrale nel sistema politico italiano", commenta a ruota Pier Luigi Bersani. E per Rosy Bindi "chi vince in maniera così forte e così chiara più di altri ha la responsabilità di tenere unito il partito e chi dall'altra parte constata di avere un consenso non troppo forte forse fa bene a non provocare divisioni". Sulle primarie "sono contenta che il risultato sia stato chiaro, dopo sarò contenta quando vedrò gli effetti del cambiamento". A chi le chiede come si sente tra Enrico Letta e Matteo Renzi, replica: "Mi sento nel Pd. Un po' di competizione fa bene, basta che non esagerino. Tutto lì". Nel corso dell'assemblea è stato anche eletto Francesco Bonifazi tesoriere del Pd.

sabato 7 dicembre 2013

Alfano sul palco ''Puntiamo allo scudetto'' e spunta una scatola di farmaci "Ncdina"

"Guardiamoci attorno. Siamo già un movimento politico per i moderati. Un movimento di milioni di italiani che sono pronti a votarci". Lo ha detto Angelino Alfano dal palco degli studios per la prima convention di Ncd. Un grande applauso saluta l'arrivo di Angelino Alfano al capannone centrale degli 'Studios' per il lancio ufficiale del Nuovo centrodestra.



Sul palco Maurizio Lupi si improvvisa 'presentatore'. Con il microfono in mano il ministro dei Trasporti 'coordina i lavori' e assicura: "Qui è pieno come un uovo... siamo molti, molti di più di quanto ci immaginavamo. C'è tantissima gente al punto che fuori sono rimaste oltre cinquemila persone". Poi chiama la platea a gridare la frase: "Perché noi siamo il nuovo centrodestra...". Lupi annuncia poi che "l'assemblea costituente del Nuovo centrodestra si terrà nel marzo 2014". E fino a quella data il primo impegno importante del partito "è costituito dal lancio di migliaia di circoli in tutta Italia". Sul maxischermo allestito sul palco principale viene lanciato alla platea l'invito a costituire i circoli del Nuovo centrodestra con lo slogan: 'i circoli siete voi'. Ogni presidente di circolo, puntualizza Lupi, avrà diritto di voto all'assemblea costituente. Sul palco degli Studios si alternano i protagonisti. Renato Schifani, presidente del comitato promotore Ncd, sottolinea: "Noi facciamo la politica con la consapevolezza che il nostro avversario non è un nemico. Per noi la politica non è attaccare tutte le istituzioni. Stiamo facendo il bene del Paese, non potevamo andare al buio. Per me è stata una scelta forte, ma resterò coerente con il mio principio e cioè con una giustizia giusta e una burocrazia più snella. Siamo tutti una squadra". Nel suo intervento, tra emozione ed entusiasmo, Rosanna Scopelliti riserva un ironico colpo di teatro e tira fuori una scatola da farmaco la 'Ncdina', ovviamente con i colori della formazione guidata da Alfano. La medicina giusta per il Paese, sottolinea la giovane deputata. Ma non manca la stoccata al segretario: ''La prossima volta, Angelino, le primarie anche per il simbolo, mi raccomando...''. In sala riecheggiano le note di musica pop italiana e straniera, in particolare c'è 'Cosa resterà' di Raf. La scenografia è semplice, prevalgono i colori del blu e bianco. La convention si apre con un video che riprende i protagonisti del nuovo movimento; mentre un altro video omaggia la figura di Nelson Mandela dopo che Lupi ha invitato la platea a cantare 'Fratelli d'Italia' sulle note dell'Inno di Mameli.

sabato 16 novembre 2013

Berlusconi rinasce Forza Italia,giovani datevi da fare ,scissionisti di Alfano nel "Nuovo Centrodestra"

"Siamo qui per ratificare la dipartita nostra dal Pdl, che probabilmente potrà restare come nome per la coalizione di tutti i moderati e per la nascita di Forza Italia che da tanto tempo avevamo nel nostro cuore". Ha esordito così Silvio Berlusconi nel suo intervento al Palazzo dei Congressi per il Consiglio nazionale del Pdl. "Siete consapevoli che la difesa della libertà dipende da noi?", ha detto Berlusconi nel suo intervento.
La divisione che si è determinata nel Pdl va "contro la missione di unire i moderati" ed è stata motivata non da questioni legate ai valori ma "per distanze personali", dopo tante dichiarazioni che si sono "succedute sulle agenzie", ha affermato Berlusconi.
 

"Ho appreso con dolore ad un certo punto che veniva annunciata la nascita di un nuovo centrodestra. Stanotte vi confesso che non ci ho dormito", ha dichiarato. "Nuovo centrodestra non è un nome fortunato visti i componenti. E visto che ci sono Fratelli d'Italia gli avevo consigliato di chiamarsi Cugini d'Italia", ha ironizzato. Tuttavia "vi invito a non fare alcuna dichiarazione nei loro confronti" ma di tenere lo stesso atteggiamento "che abbiamo nei riguardi della Lega e di Fratelli d'Italia", perché, "nonostante all'inizio potranno apparire alleati della sinistra", dovranno "necessariamente far parte della coalizione di centrodestra". Silvio Berlusconi torna a porre la questione dell'alleanza con il Pd.

 Il Cavaliere ricorda di aver posto agli alfaniani la questione di "come si fa a stare al tavolo dello stesso governo con chi vuole l'uccisione del vostro leader". Ripercorrendo le fasi precedenti la rottura determinatasi all'interno del partito, con riferimento al voto di fiducia al governo il 2 ottobre in Senato, ha spiegato: "Avevo ripetutamente fatto presente che in questo momento non siamo più in grado di far cadere il governo - ha ribadito -; che il Movimento 5 stelle ha diversi senatori che fruiscono per questo titolo di nobiltà più di 14mila euro; che non sarebbero stati disposti a perdere titolo e assegno e sono venuti fuori 20 nomi sicuri che hanno garantito il loro sostegno al governo. Noi al massimo ci saremmo messi fuori, dando il nostro assenso ai provvedimenti che avremmo ritenuto utili alla comunità". "Alla Merkel e a Sarkozy dava fastidio questo signore che aveva l'esperienza e la forza di dire no alle loro proposte che a me apparivano insensate", ha poi affermato. L'ex premier ha ricordato la richiesta di limiti per le auto italiane per l'emissione di gas per il buco dell'ozono, l'introduzione della Tobin tax, a cui sarebbe stato favorevole a patto che tutti gli Stati fossero d'accordo. Una tassa che poi è stata introdotta dal governo di Mario Monti "che ha fatto una politica in ginocchio alla Germania".

"Nei ministri del nostro governo non vedo il necessario coraggio - ha continuato - né la statura per farsi ascoltare in Europa" al fine di fronteggiare la crisi economica, ha detto Berlusconi. "Se dovesse esserci un governo Pd-M5S molti di noi sarebbero costretti a espatriare", ha poi sottolineato, invocando quindi come unica soluzione quella "di far votar tutti per Forza Italia". Parlando della sentenza sui diritti tv, Berlusconi ha annunciato: "Ci saranno presto delle importanti novità" in grado di ribaltare la sentenza di condanna per i diritti tv, emerse "dopo che la notizia ha fatto il giro del mondo". Berlusconi dice di non spiegarsi "la fretta" nella procedura di decadenza da palazzo Madama e ipotizza: "Forse il Pd vuole la mia testa su un piatto d'argento per l'8 dicembre", data delle primarie. "Come chiamereste questi signori che calpestano la legge? Io li chiamo fuorilegge", ha affermato riferendosi alla posizione assunta dal Pd nell'iter seguito per l'esame al Senato della questione della sua decadenza. Tra gli applausi del Consiglio nazionale, Berlusconi ha dichiarato: "Perché Forza Italia? Perché siamo inguaribili ottimisti e ci vogliamo riprovare ancora, vogliamo una nuova primavera e la resurrezione di un nome che abbiamo dentro il cuore". Il partito dovrà avere le "porte aperte" e non dovrà più accadere che "chi vuole iscriversi non sappia a chi rivolgersi" e per questo ci sarà una riorganizzazione sul territorio e la nascita dei club, "ho bisogno di sostegno - ha detto - chiamiamoli Club Forza Silvio". Il Cavaliere ha aggiunto di volere che "i club facciano anche volontariato, nel momento in cui il Paese soffre la miseria".

 Dopo un'ora e mezza di intervento Berlusconi ha confessato di non riuscire a trattenere l'"emozione" e ha mostrato visibilmente i segni di stanchezza e stress. Immediatamente è salito sul palco il medico personale Alberto Zangrillo, seguito dagli uomini della scorta e da esponenti di partito a cominciare dal capogruppo alla Camera Renato Brunetta. Berlusconi è sceso dal palco appoggiandosi ad un uomo della scorta poi, qualche minuto dopo è risalito per votare il documento che sancisce il ritorno a Forza Italia.
Alla fine il 100% degli aventi diritto ha approvato il documento presentato al Consiglio nazionale del Pdl e letto da Renato Brunetta dal podio per la votazione. Prima di procedere, per alzata di badge, Brunetta ha precisato i dati della composizione dell'assemblea: su 870 componenti, i presenti aventi diritto di voto erano 613, pari a oltre il 70% del plenum, e poi c'erano un certo numero di assenti con regolare giustificazione.

Al momento del voto, Brunetta, che aveva dietro di sé proprio Silvio Berlusconi che ci ha tenuto a indossare anche lui il cartellino, ha richiamato tutti alla massima attenzione e a mantenere un certo ordine per poter verificare il risultato. Si è cominciato con gli astenuti: zero. Quindi i contrari: zero. L'approvazione del documento con la fine delle attività del Pdl, l'avvio di quella di Fi, e l'investitura di Silvio Berlusconi è così passata all'unanimità.

lunedì 11 novembre 2013

ALFANO A BERLUSCONI: "SAPPIA CHE NON MI FARO' ACCOPPARE DAI SUOI KILLER"

Siamo alla resa dei conti, tra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano è guerra fredda. In una intervista pubblicata su l'Huffington Post, il Cavaliere dice: "Credo sempre alla buona fede di tutti. E anche a loro dico: se si contraddicono i nostri elettori, non si va da nessuna parte. Anche Fini e altri ebbero due settimane di spazio sui giornali, ma poi è finita come è finita. Ripeto: è nel loro interesse ascoltare cosa dicono i nostri elettori, per non commettere errori che li segnerebbero per tutta la vita".

E alla domanda di come si porrà di fronte al voto di decadenza il prossimo 27 novembre, Berlusconi risponde: "Come mi pongo io? Piuttosto, voglio domandare a tutti i senatori come possono votare la mia estromissione dal Parlamento sulla base di una sentenza politica fondata sul nulla, una sentenza che ha contraddetto incredibilmente due altre sentenze della stessa Cassazione esattamente sugli stessi fatti. Sulla base di una simile sentenza si vuole far decadere il leader del centrodestra, applicando “retroattivamente” una legge costituzionalmente discutibile, calpestando lo Stato di diritto, la Costituzione e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Lo si vuole fare violando da un lato l’obbligo imposto dalla legge europea di rivolgersi alla Corte europea di Strasburgo ove esistano dubbi sull’interpretazione delle norme stesse, dall’altro lato si vuole anche procedere con il voto “palese” e non con il voto “segreto” previsto dal Regolamento del Senato quando si tratta di un voto su una persona come è sempre stato a partire dal Codice Albertino".
E aggiunge: "Come può pretendere il Partito democratico che i nostri senatori e i nostri ministri continuino a collaborare con chi, violando le leggi, compie un omicidio politico, assassina politicamente il leader dei moderati? Gli italiani hanno capito che è a dir poco sospetta questa fretta di espellermi dalle istituzioni. Rappresento da vent’anni l'ostacolo alla loro definitiva presa del potere. Pensavano di avermi eliminato nel ‘94, poi nel ’96, nel 2006 e infine nel 2011, ma non avevano fatto i conti con gli italiani. Ma sarà un boomerang per la sinistra. Io resterò in campo, più forte e più convinto di prima".
Sullo strappo tra Berlusconi e il vicepremier interviene Gianfranco Fini che afferma: "Alfano verificherà che Berlusconi non ammette dissensi e critiche o linee politiche diverse dalle sua, linee che, nove volte su dieci, coincidono con il suo interesse personale e non con quello generale". L'ex leader di An ha poi escluso di unire la propria strada a quella di Alfano: "Non ho intenzione di riprendere l'attività di partito, quella politica sì".Intanto, Alfano, dopo la telefonata intercorsa con il Cavaliere, nella quale chiedeva se fosse vera la notizia che dovrebbe uscire su Panorama una inchiesta su di lui, non credendo alla estraneità di Berlusconi su questa vicenda, pare abbia detto: "Sappia che non mi farò accoppare dai suoi killer".

Aggiungendo di non aver paura del metodo Boffo, metodo che prende il nome dall'allora direttore di Avvenire, Dino Boffo che, dopo aver scritto nel 2009 dei piccanti editoriali su Berlusconi, saltò fuori una vicenda personale del 2004 che lo portò ad una condanna con l'accusa di aver molestato, con pedinamenti e telefonate, la moglie del suo amante, essendo Boffo omosessuale. Lo scandalo che lo travolse fu tale che dovette rassegnare le dimissioni da direttore della testata giornalistica. 
Da allora, l’espressione “metodo Boffo” è entrata nel lessico della politica italiana, come sinonimo di campagna stampa basata su illazioni e bugie allo scopo di screditare qualcuno per ragioni politiche.

Berlusconi rompe con Alfano e i falchi sono sul piede di guerra.

Subito i falchi si sono levati in volo, per il Cavaliere un solo consiglio: rompere con Letta. Fare cadere il governo delle larghe intese per l'impossibilità di stare con chi vuole eliminare politicamente Berlusconi. Una posizione che non ha mai conosciuto mediazioni. Rottura e basta. Elezioni subito. I falchi della prima ora sono Denis Verdini, Daniela Santanché, Daniele Capezzone.


La lista -  Nell'elenco dei falchi, dei duri e puri, ci sono pure Augusto Minzolini, il coordinatore del Pdl Sandro Bondi, Augusto Minzolini, Manuela Repetti, Mario Mantovani. Un passo indietro sono i mediatori, anche loro fedelissimi a Berlusconi ma tentano di ricucire, vogliono evitare la rottura: sono Maurizio Gasparri, Altero Matteoli, Paolo Romani e Renato Schifani. Il tempo stringe e entro sabato 16 niovembre non potranno più "stare nel mezzo", dovranno schierarsi: o con Silvio o contro Silvio. E proprio oggi, lunedì 11 novembre, la colomba Fabrizio Cicchitto, ha scritto una nota contro i falchi e l'ultima uscita di Berlusconi: "Ci dispiace moltissimo, ma non condividiamo la posizione assunta dal presidente Berlusconi che ha fatto sua la posizione degli estremisti e che vuole far cadere a tutti i costi il governo. La caduta del governo provocata dal Pdl per puntare ad elezioni immediate, peraltro improbabili, sarebbe infatti solo un favore fatto al Pd: il Pdl avrebbe l’handicap di aver provocato una crisi di governo con conseguenze assai negative dal punto di vista economico e finanziario, si assumerebbe la responsabilità della mancata realizzazione delle riforme istituzionali e non avrebbe nemmeno un candidato premier: Berlusconi non si può presentare, Alfano è contestato dai falchi, altre candidature non sono maturate. Molto meglio allora andare avanti fino al 2015, fare le riforme istituzionali e una nuova legge elettorale, avviare una politica economica per la crescita, e avere il tempo per rilanciare un nuovo grande centrodestra che aggreghi tutte le forze disponibili, sia sulla destra che sul centro, e che, se si evitasse la rottura, si potrebbe fondare sul binomio Berlusconi-Alfano". Mancano quattro giorni alla resa dei conti.

lunedì 4 novembre 2013

Alfano rilancia le primarie nel Centrodestra. Fitto: "E' Berlusconi che decide "

L’Huffingotn Post ha pubblicato alcuni stralci del prossimo libro di Bruno Vespa. Ivi emergono le visioni profondamente divergenti sulle primarie nel Centrodestra. Il dissidio tra colombe e falchi, tra lealisti e diversamente berlusconiani, sembra ormai difficilmente ricomponibile e la leadership di Silvio Berlusconi appare sempre più logora.


Angelino Alfano spiega così la sua idea intorno alla scelta del prossimo candidato a palazzo Chigi del polo moderato: La mia idea non è cambiata rispetto alla fine del 2012 quando lanciammo le primarie. Alle prossime elezioni, il nostro candidato dovrà essere scelto attraverso primarie il più aperte possibile, alle quali partecipi il più alto numero di simpatizzanti

Il Vicepremier e Ministro degli Interni del governo Letta lascia intendere, inoltre, che fu un errore non seguire la strada delle primarie nel 2012, quando Berlusconi decise di ripresentarsi. Beatrice Lorenzin, attuale ministro della Sanità, all’epoca coordinava i comitati per “Alfano premier”. Angelino era convinto di potercela fare a subentrare all’ “eterno” leader del Popolo della Libertà, travolto dagli scandali, attraverso una forma di legittimazione popolare. Poi decise di fare marcia indietro e accettare la formula di una sua “formale” candidatura a primo ministro, che Berlusconi sbandierava in tutte le trasmissioni televisive, ma a cui non credeva nessuno, nemmeno gli elettori del Centrodestra. A rimproverare Alfano di non aver insistito sulle primarie ci fu anche Giorgia Meloni, che aveva intenzione di candidarsi.

Alfano, inoltre, confida a Vespa quali sarebbero i temi che, a suo avviso, hanno prodotto la spaccatura del Centrodestra. Per il Ministro degli Interni, la questione principale non sarebbe tanto la rinascita di Forza Italia quanto piuttosto “la linea del partito, la stabilità del governo e il futuro, ovvero la modalità attraverso cui si individua il futuro gruppo dirigente a cominciare dai prossimi candidati per tutte le competizioni“.

Sulla scelta del candidato premier, la visione di Raffaele Fitto è molto distante da quella di Alfano. Anche Fitto decide di dire la sua nel libro di Vespa:

    "Io ragiono sul dopo Berlusconi, il giorno in cui Berlusconi autorizzerà il “dopo”. Ricordiamo che lui ha fatto la campagna elettorale del 2013 dicendo che il candidato a palazzo Chigi sarebbe stato Alfano. Quindi sarà ancora una volta lui a decidere che cosa si farà".

Non è azzardato pensare che Fitto e Alfano potrebbero correre alla prossime elezioni non solo in partiti differenti, ma anche con leader differenti.

venerdì 1 novembre 2013

Berlusconi: «Farò campagna elettorale in prima persona. Marina? Ha detto no»

Silvio Berlusconi farà ancora campagna elettorale in prima persona alle prossime elezioni. «In caso di elezioni, sentirei il dovere di impegnarmi direttamente», ha dichiarato il leader di Forza Italia in un’intervista a Bruno Vespa per il suo nuovo libro. «Abbiamo rispettato gli impegni presi con i nostri elettori nel febbraio scorso - ha sottolineato Berlusconi - quello sulla detassazione della prima casa che noi consideriamo “sacra” perché è il pilastro su cui ogni famiglia ha il diritto di fondare la sicurezza del proprio futuro, e quello per un fisco meno oppressivo. Per questo non intendiamo arretrare sulla legge di stabilità. E credo sia giusto che, su tutto (sulla mia vicenda, sulle tasse, sull’economia, sui nostri programmi riformatori), siano gli elettori a potere giudicare noi e i nostri avversari, che, andando avanti così, confermerebbero i loro connotati di “partito delle tasse e delle manette”».


 MARINA - Quanto al candidato presidente del Consiglio e all’ipotesi che sia Marina Berlusconi, il Cavaliere afferma: «Si torna a parlare, ma Marina tutte le volte che “si torna a parlare”, dice di no. Certo, sarebbe in grado di adempiere al meglio questa missione. Tutti hanno constatato la sua autorevolezza e il coraggio da leonessa con cui mi ha difeso. Ma non è quella la sua vocazione. Io sono un padre che rispetta la vocazione e la libertà dei propri figli. Ma se li conosco, sono sicuro che nessuno di loro si sente attratto dalla politica. Soprattutto da “questa” politica. Credo comunque - prosegue ancora l’ex presidente del Consiglio - che sia ancora necessario, in una forma o nell’altra, il mio impegno personale. Nessuno può togliermi il diritto di restare alla guida del movimento che ho fondato, finché molti milioni di elettrici e di elettori lo vogliono. Ho un rapporto speciale con gli italiani che, come me, temono che la sinistra possa andare al governo e proprio per questo sento il dovere di stare in prima linea per corrispondere alla loro fiducia e al loro affetto».

LEGGE STABILITÀ - Berlusconi promette battaglia senza cedimenti sulla legge di Stabilità per correggere il disegno di legge varato dal governo di larghe intese, che i «falchi» del suo partito giudicano troppo timido nei tagli alle tasse e in quelli della spesa pubblica, e guarda già alla prossima competizione elettorale con il centrosinistra. «Non intendiamo arretrare sulla legge di stabilità»”, promette Berlusconi. «E credo sia giusto che, su tutto (sulla mia vicenda, sulle tasse, sull’economia, sui nostri programmi riformatori), siano gli elettori a potere giudicare noi e i nostri avversari, che, andando avanti così, confermerebbero i loro connotati di ”partito delle tasse e delle manette”».

sabato 26 ottobre 2013

Immigrazione : Il mare è nostro ma anche i dubbi

L’operazione Mare Nostrum, così come è stata (o non è stata) delineata solleva questioni importanti prima di tutto sul piano interno. Ancora una volta si profila all’orizzonte ciò che in nessun altro Paese civile accade: Forze Armate  che esercitano supplenza per attività che la legge affida ad altre agenzie, create e finanziate per quegli scopi. Sembra risvegliarsi quella sorta di “richiamo della foresta”, che da due decenni ha portato i soldati nelle strade, in attività di ordine pubblico e sicurezza e che ora si rigenera nei mari, scenario in cui il Ministro della Difesa si avvia ad essere l’operatore dominante, per tempi che potrebbero eccedere la fase emergenziale.


 Non abbiamo poi visto o sentito il Ministro Lupi, dal quale dipendono funzionalmente le Capitanerie, alle quali la legge italiana affida il coordinamento delle operazioni di ricerca e soccorso in mare, anche nelle loro dimensioni internazionali. Per meglio capire chi fa cosa, secondo quanto stabilito dalla legge, non è il caso che la Presidenza del Consiglio attivi quei famosi tavoli di coordinamento interministeriale che lo stesso vertice di governo ha di recente istituito per decreto, proprio per far fronte a situazioni di crisi in cui è necessaria una robusta opera di composizione di quadri complessi?  L’esperienza delle ultime scorribande nelle diverse articolazioni dello Stato, legate alla vicenda dei marò ed alla “extraordinary rendition”  Shalabayeva, anche tenendo conto delle evidenti differenze, ne consiglierebbero la sollecita attivazione in seduta quasi permanente.

Sul piano tecnico-operativo poi bisognerebbe puntare su un robusto passo diplomatico con i Paesi rivieraschi per far si che i droni, questi mezzi straordinari che possono operare 24 ore su 24,  anziché essere impiegati in una ricerca senza mèta in mare aperto (non sono mezzi di sorveglianza d’area), vengano utilizzati per il pattugliamento delle coste libiche, per individuare in maniera precoce le attività preparatorie all’imbarco e fermarle per tempo. In fin dei conti con la Libia vi sono già attività di cooperazione avviate, è operante un contratto per il controllo della frontiera sud, è stato formalmente accettato un piano italiano di controllo delle frontiere terrestri e marittime, stiamo addestrando da molti mesi le loro forze di sicurezza. Pur nella consapevolezza della fragilità ed evanescenza dell’interlocutore, un tentativo di convincimento, associato a qualche incentivo,  andrebbe di certo fatto.
Sempre sul piano internazionale, il coinvolgimento dell’Unione Europea non può limitarsi alla promessa di potenziare – peraltro con soli 30 milioni di euro- il meccanismo Frontex. Altri Paesi con fragilità strutturali lungo le frontiere marittime o con problemi peculiari di sicurezza nei mari prospicienti, si sono attrezzati con Servizi di Ricerca e Soccorso in mare aperto molto capaci.È il caso ad esempio  di Gran Bretagna, Australia, Canada e Portogallo;  questi ultimi due hanno da tempo posto requisiti stringenti per elicotteri di ricerca e soccorso a distanze dalla costa superiori a quelle del bacino mediterraneo. In Portogallo di recente un elicottero AW 101, un mezzo che può salvare in mare svariate decine di naufraghi, ha compiuto con successo una missione dalle Azzorre della durata di quasi nove ore, a 700 km di distanza dalla costa ed in piena notte. E’ con questo tipo di Servizio, affiancato da altri dispositivi aerei e marittimi associabili, che l’Europa dovrebbe proteggere le sue frontiere a Sud, ad iniziare dai suoi segmenti più esposti. Per una mitigazione del fenomeno emigrazione, questa pare l’unica valida alternativa, ad una perdurante ed impropria militarizzazione unilaterale del Mediterraneo, la cui efficacia e sopportabilità finanziaria sono tutte da d

Il pm rimuove le vignette anti-Cav Per lui nessuna punizione

Chi lo conosce sostiene che è un magistrato attento e scrupoloso, di uno che non ama stare al centro dell'attenzione, poco avvezzo alle prime pagine di giornale. E così, il pm Edoardo De Santis, non appena il Giornale ha reso pubbliche le foto esposte nella stanza della segreteria, le ha fatte rimuovere. Non prima, però, racconta il Corriere della Sera, di aver avvertito il procuratore Giuseppe Pignatone.
 

Solo a quel punto le vignette che ritraevano Berlusconi sul letto di morte e quella insieme ad Alfano con la didascalia "Reo con Fesso" sono state rimosse. Troppo tardi, però, per evitare l'imbarazzo della Procura che comunque non ha preso provvedimenti nei confronti della toga che "esibisce in ufficio", così recita il titolo del Giornale di ieri, "il suo odio per Berlusconi".

De Santis, chiuso nella sua stanza, ha preferito non commentare la cosa, ma pare quasi certo che quelle vignette fossero nella stanza in cui lavorano gli addetti alla segreteria da un paio di giorni e che ad attaccarle sul muro dove venivano sistemati i fascicoli istruttori sia stato un collaboratore del pm che le aveva fotocopiate da un avvocato

venerdì 25 ottobre 2013

Alfano a Berlusconi: "In questa Forza Italia io non entro"

L'ora X. L'ufficio di presidenza. Silvio Berlusconi vuole azzerare le cariche e tornare a Forza Italia. Il Cav ha sposato la linea dei falchi, o meglio dei lealisti. E all'angolo ci finisce Angelino Alfano: l'ex premier avrebbe intenzione di proporre ad Angelino il ruolo di vicesegretario o di vicepresidente di Forza Italia. Numero due, insomma. Berlusconi si ritaglierebbe il ruolo di segretario o presidente con pieni poteri. Sullo sfondo resta l'ipotesi del passaggio di consegne alla figlia Marina, in caso di elezioni anticpate. Quella che sembra defilarsi, dunque, è una Forza Italia a trazione anti-gorvernista. Una FI in contrapposizione alle larghe intese, di cui Alfano è vicepremier. Una Forza Italia con Angelino nuovamente in seconda fila.



L'incontro - Per il segretario e il suo "cerchio magico" è il giorno più difficile. Deve, anzi devono scegliere: restare in Forza Italia o andarsene? E se se ne vanno, in che modo? Oppure piegarsi ai diktat del Cavaliere? La situazione è tesissima, e anche per questo, prima dell'ufficio di presidenza che inizierà alle 17, è stato annunciato un nuovo faccia a faccia tra Berlusconi e Alfano. Il segretario, scuro in volto, avrebbe detto al leader che "in questa Forza Italia io non ci voglio entrare. Silvio, fermati". Altre fonti interne al partito riferiscono che i "filogovernativi", le colombe, fanno pressioni su Berlusconi per rimandare la riunione del partito, poiché manca un'intesa sui futuri assetti interni. Per questo motivo sarebbe stato elaborato un nuovo documento che potrebbe essere diramato a brevissimo per ribadire il peso specifico delle cosiddette colombe.

La conta - Nell'ufficio di presidenza, per inciso, Alfano è destinato ad andare in minoranza. Da Statuto, vi prenderanno parte solamente i "membri effettivi", ovvero 24. Di questi, carte alla mano, soltanto cinque sono annoverabili tra le fila dei cosiddetti governativi: Angelino Alfano, Renato Schifani,Maurizio Sacconi, Carlo Giovanardi e Roberto Formigoni. In nettissima maggioranza, dunque, i lealisti, contrari alle larghe intese e riuniti da Raffaele Fitto. Sei gli indecisi. Ma "se nella peggiore delle ipotesi si dovesse andare alla conta", spiegano gli azzurri, "i lealisti vincerebbero per 13 voti a 11". E il Pdl-Forza Italia, andando alla conta sulla linea politica da seguire, potrebbe - davvero - arrivare alla scissione.

domenica 20 ottobre 2013

Per il Cav servizi sociali arma elettorale"

Nessuna limitazione alla sua libertà individuale. Potrà concedere interviste a tv e giornali e incontrare chiunque. Unici vincoli, orari e spostamenti. Una volta affidato ai servizi sociali, Silvio Berlusconi godrà di ampia libertà d'azione e potrà usare la sua condizione di 'condannato libero' per fare campagna elettorale in vista delle europee.


''Berlusconi sarà come un uomo libero che potrà tranquillamente parlare con i giornalisti, telefonare e incontrare chi gli pare'' spiega all'Adnkronos l'avvocato Paolo Tosoni, penalista di fama e legale di Mario Chiesa ai tempi di Tangentopoli.

''Se volesse, Berlusconi potrebbe addirittura utilizzare la sua condizione come un'arma in campagna elettorale'' assicura il legale che precisa: ''Le uniche limitazioni saranno quelle legate agli orari ed agli spostamenti'', che il Cavaliere dovrà osservare, pena la revoca dell'affidamento e l'immediata carcerazione, come previsto dal regolamento.

In particolare, l'ex premier non potrà uscire di casa prima delle 7 del mattino e dovrà rientrare nel domicilio concordato con il tribunale di sorveglianza entro le 21 (le 22 nel periodo estivo). ''Le verifiche che riguardano le questioni legate alla presenza della scorta - spiega Tosoni - non spettano al tribunale che dovrà invece verificare che il lavoro sia svolto in condizioni che non gli rendano possibile delinquere e che sia utile a ripagare la società del danno subito''.

Certo è che se si dovessero verificare situazioni per le quali impedimenti o complicazioni di varia natura dovessero rendere impossibile un sereno svolgimento delle mansioni previste, ''il tribunale potrebbe sempre revocare l'affidamento''. E sulla possibilità di un dietro-front da parte dei legali del Cavaliere che potrebbero cambiare strategia in corsa, Tosoni è chiaro: ''Il punto è che in realtà Berlusconi non ha scelta. Le sue due uniche alternative sono il carcere o l'affidamento. Non sono sicuro che ci sarebbero tutti gli estremi e le condizioni favorevoli, perché gli si possa accordare la custodia domiciliare. A meno che, ovviamente, non venga dimostrato che ci siano impedimenti legati a questioni di salute''.

In attesa della decisione del tribunale di sorveglianza, che dovrebbe arrivare solo tra alcuni mesi, Berlusconi sarà sottoposto ad una serie di colloqui con gli assistenti sociali che ne valuteranno, tra le altre cose, la sua predisposizione alla pena alternativa dei servizi sociali. ''Non è un presupposto fondamentale - puntualizza Tosoni - che il condannato accetti di aver commesso il reato. Basta il dato obiettivo, che è dato dai tre gradi di giudizio. Quello che conta è dimostrare che il lavoro svolto sia atto a ripagare la società''.

''In ogni caso, tenendo debitamente conto dell'eccezionalità della vicenda di Berlusconi, non credo che l'istituto dei servizi sociali sia adatto a lui. Il mio parere è che la sua situazione male si adatti alle prerogative necessarie, ma lo dico in senso positivo - tiene a precisare - non gli si può, per questo, negare la possibilità di scelta. Ci sono sicuramente delle complicazioni - conclude l'ex difensore di Chiesa - ma sono sicuro che si troveranno delle soluzioni adatte. Mi stupirei del contrario".

Intanto per Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato, "non si può applicare retroattivamente una legge peraltro molto probabilmente incostituzionale. Il Senato si fermi e attenda la conclusione dell'iter giudiziario". Per questo l'esponente Pdl chiede alla politica, "governo compreso", di "riflettere sulla legge Severino, in evidente contrasto con altre norme e da sottoporre al vaglio della Corte".

venerdì 18 ottobre 2013

Scelta Civica, Monti: "Io tradito" Casini: "Atteggiamento rissoso"

Dimissioni irrevocabili da presidente di Scelta civica? "Sì. La natura del partito l'hanno stravolta...". Lo dice Mario Monti, lasciando palazzo Giustiniani dopo il convegno su Wilfred Martens a cui hanno partecipato anche Pier Ferdinando Casini, Mario Mauro e Angelino Alfano.


Per l'ex premier questo snaturamento sarebbe avvenuto sotto "due profili: da un lato, c'è chi, come alcuni senatori considerati autorevoli, con l'aggiunta di Casini e Mauro, vuole che il sostegno al governo senza se e senza ma e chi, invece, ritiene debba sollecitarlo ad un impegno intenso e ad una maggiore capacità da parte del presidente del Consiglio di moderare la predominanza dei due partiti maggiori".

"In secondo luogo, non era nella linea di Scelta civica aprire ad un Pdl che non si fosse prima emendato di alcune personalità" prosegue Monti, con evidente riferimento all'incontro dell'altro giorno con Silvio Berlusconi e Angelino Alfano da parte del ministro della Difesa, e senatore Sc, Mario Mauro. Il ministro si dice "molto dispiaciuto" per le dimissioni di Monti. Casini invece si tira fuori: "Le cose di Scelta civica non mi interessano. Dico solo che la politica ha delle regole chiare. Le accuse di Monti nei miei confronti sono semplicemente ridicole - afferma Casini -. Monti sa cosa significa governare questo paese quando c'é una maggioranza litigiosa. Questa politica del doppio binario, questo atteggiamento rissoso, anche da parte di Monti, sull'azione dell'esecutivo, questi continui distinguo, non sono accettabili" sottolinea il leader Udc. Quanto alle dimissioni dell'ex premier da presidente di Scelta civica, "non gli chiederò di ritirarle perché questo non mi riguarda".

Intanto, i senatori di Sc hanno ricevuto un sms con la scovocazione dell'assemblea del gruppo, che era stata indetta per martedì prossimo.

L'ex premier usa parole dure per commentare la lettera degli '11' presentata giovedì che di fatto ha portato le sue dimissioni da presidente del partito. E' stata "tradita l'ispirazione di un partito che loro mi hanno chiesto di formare anche per portarli o riportarli in Parlamento'' sottolinea Monti. Nessun passo indietro, dunque. ''Non mi interesso più di Scelta Civica''. L'ex premier si toglie qualche sassolino dalla scarpa parlando di un partito per il quale lui stava lavorando ai fini dell'adesione al Ppe ''purché ci fosse l'assicurazione che non avremmo subito il potere di veto di forze politiche nel Ppe meno europeiste di noi''. Il riferimento al Pdl appare subito chiaro quando l'ex premier rimprovera al partito di Berlusconi e Alfano un europeismo ''a corrente alternata, dubbio, venato di ambiguità e che soprattutto in campagna elettorale tende a passare dal popolarismo al populismo''. In ogni caso, il senatore a vita auspica che Scelta Civica venga accolta in quel Ppe dove però il tasso di europeismo e popolarismo ''della rappresentanza italiana più numerosa'' risulti più profondo e coerente.

C'è chi legge la svolta in Scelta civica, che ha portato alle dimissioni del suo leader, come una manovra studiata per saldare un asse con il Quirinale. "Credo che sarebbe molto offensivo per il Presidente della Repubblica prestare fede ad una visione cosìbassa" replica all'Adnkronos lo stesso Monti, rispetto a chi, nel partito, spiega gli sviluppi delle ultime ore come un'operazione per garantire al governo Letta un sostegno senza cedimenti, in armonia con quelle che vengono ritenute le aspettative del Colle.

domenica 13 ottobre 2013

Cavaliere unico Leader

Da un certo punto di vista il pasticcio è fatto: i ministri della destra si sono emancipati dalla sua leadership politica, raccogliendo le adesioni di un numero di parlamentari pensosi delle sorti del Paese (e delle loro personali) sufficiente per togliere a Berlusconi il potere di vita e di morte sul governo, nel quale consiste essenzialmente quella leadership. 


  Da un altro punto di vista il pasticcio non è venuto bene, non è cotto a puntino: l'impresa a sfondo opportunistico, che non è necessario bollare con la categoria moralistica di «tradimento», non ha sbocco politico, non può avere esito centrista, che sarebbe penosamente minoritario, e non può risolversi nella cancellazione di quella persistente opinione di destra berlusconiana che anche gli ultimi sondaggi danno in forte spolvero.

Tutte le chiacchiere sui moderati, sul modello Partito popolare europeo, sulla destra moderna hanno scarsa credibilità. Intanto perché sono chiacchiere di sinistra, desideri e invocazioni che vengono dalla classe discutidora, patemi d'animo degli antiberlusconiani che non si limitano a voler mandare in galera l'Arcinemico, vogliono anche impossessarsi della sua eredità. Programma un po' troppo vasto, viste le effettive condizioni in cui versa la sinistra. E poi perché manca un'attrezzatura di idee e di programmi che abbia un fondo di intransigenza sul modello di società e di Stato che l'esercito elettorale di Berlusconi, per quanto disorientato e confuso, sa bene dove stia di casa. Sta a casa di Berlusconi, la cui leadership nel bene e nel male è stata per vent'anni personale, un uomo privato e la sua famiglia amicale, con tutti i difetti che questa soluzione ha comportato, al servizio di una prassi politica, e critica della politica, che scuote le istituzioni e le vecchie certezze istituzionali senza riuscire a fare la rivoluzione liberale ma senza neanche rinunciarvi.

Angelino Alfano dovrebbe essere abbastanza furbo da capire tutto questo. Se vuole tagliare la strada a uno scissionismo senza speranza finale e a un ministerialismo che verrebbe travolto dalle cose e dagli umori dell'Italia, se lo vuole, allora deve cercare una ricomposizione in cui la funzione di leadership di Berlusconi sia ripristinata, e non a chiacchiere. E qui casca l'asino. Perché Berlusconi vuol dire «questione giustizia», riforma della Costituzione e ripresa dello sviluppo basata su tagli strutturali della spesa e delle tasse, cose che entrano nel vivo del conflitto sociale sottostante l'attività e la credibilità di qualunque governo democratico in occidente. Alfano deve scegliere: o la sua è una lobby di ministeriali senza futuro politico serio oppure la vittoria parziale nello scontro con Berlusconi sul governo Letta è la premessa di una gestione combattiva e intransigente del potere di leva e di decisione che gli assetti parlamentari hanno dato alla destra italiana.

La faccenda, naturalmente, riguarda anche i berlusconiani che non hanno acceduto alla vampata opportunistica e hanno resistito nel tentativo di non separare il destino personale del leader da quello del governo. Hanno incassato una sconfitta, devono riconoscerlo con un minimo di serenità. Ma sono maggioranza nel popolo berlusconiano e nel partito e nei gruppi parlamentari, sebbene questa maggioranza non sia stata sufficiente a orientare le cose nel verso da loro desiderato per un forte dissidenza dei ministeriali (e dei pavidi). Come orientare questa forza, questa maggioranza reale? Ha sbocco una prospettiva di rottura «congressuale», una conta? O non è più giusto da ogni punto di vista obbligare Alfano e il suo gruppo governativo a esercitare in una direzione sensata e politicamente forte la delega che si sono presi a viva forza? Credo sia più interessante e utile, anche e sopra tutto dal punto di vista degli interessi del paese e dell'Italia inquieta che la sinistra vuole cancellare con un nuovo regime, muoversi in questa direzione.

Per farlo ci vogliono idee, movimenti del Paese reale intorno a queste idee, non giaculatorie di fedeltà e di lealismo o logiche del tanto peggio tanto meglio. Bisogna battersi perché finisca il tran tran e perché la larga coalizione politica, voluta da Berlusconi che poi non è riuscito a disfarla in condizioni personali molto critiche, sia sollecitata ad agire in Italia e in Europa in modo significativo, nel senso delle riforme necessarie e non attuate, a partire da quelle indicate nella famosa lettera della Banca centrale europea. E molto altro ancora. Non vedo altri modi per ripristinare alla fine un funzionamento serio del bipolarismo e del sistema dell'alternanza, restando competitivi con il progetto di ristrutturazione della sinistra sul modello di Matteo Renzi (un progetto tutt'altro che concluso, tutt'altro che di successo anche nelle premesse). Lo scontro nel partito berlusconiano è cieco, non parla al Paese, è fatto di nomenclatura, mentre lo scontro sui temi di riforma e sul fisco e sulla politica estera, e principalmente sui temi della giustizia, delinea una demarcazione vera, anche affilata, ma vera. E può rendere competitivo ancora una volta, nonostante la persecuzione di Berlusconi abbia messo al suo attivo il punto decisivo della condanna Esposito, il meglio che il berlusconismo ha espresso in questo luogo di sepolcri imbiancati che noi siamo. (Giuliano Ferrara - Il Foglio )

sabato 5 ottobre 2013

Dictat di Alfano ,Paolo Berlusconi si tiene Sallusti al Giornale,

Alessandro Sallusti rimane al timone de "il Giornale". Dopo alcune indiscrezioni che vedevano tra le richieste di Angelino Alfano fatte a Silvio Berlusconi per non spaccare il Pdl, anche "la testa" del giornalista, interviene a sua difesa il fratello del Cavaliere.


"Paolo Berlusconi, editore de il Giornale, - si sottolinea in una nota - smentisce categoricamente le illazioni apparse su diversi quotidiani che legano in modo strumentale e inaccettabile le attuali vicende politiche alla vita de il Giornale".

"Rivendicando la piena e assoluta autonomia della testata, l'editore - conclude - conferma la sua fiducia nel direttore Alessandro Sallusti e si riserva di tutelare la dignità de il Giornale nelle sedi opportune".

giovedì 3 ottobre 2013

Ancora nessuna schiarita tra Berlusconi ed Alfano

Nel Pdl la temuta scissione è in stand by, perché sarebbe in atto un'ultima mediazione per scongiurare il peggio. L'incontro tra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano di stamane a palazzo Grazioli, raccontano, non avrebbe portato ancora a nessuna conclusione: ognuno sarebbe rimasto sulle proprie posizioni e in attesa di sviluppi, i 'dissidenti' pidiellini avrebbero congelato l'ipotesi di creare gruppi autonomi.


A favorire la 'tregua armata' e un clima di riflessione, anche l'emergenza immigrati a Lampedusa, che ha determinato l'annullamento della conferenza stampa dei ministri pidiellini annunciata alle 12 a palazzo Chigi con Alfano e la riunione del gruppo parlamentare a Montecitorio con il Cav.

A stemperare gli animi anche un altro annullamento significativo per dare il senso dei rapporti interni alla galassia piellina, quello della manifestazione anti-decadenza in programma per venerdì a piazza Farnese, i contemporanea con i lavori della Giunta per le elezioni del Senato e che era caldeggiata dai 'falchi'. Allo stato, dunque, restano schierati da una parte, i fedelissimi di Arcore, sia gli oltranzisti (alla Santanché e Bondi) che i più moderati (alla Gelmini e Carfagna); dall'altra parte le colombe alfaniane e non.

Intanto Silvio Berlusconi e' arrivato a sorpresa a palazzo Madama per presiedere una riunione con i membri pidiellini della giunta per le elezioni del Senato che domani dovra' votare sulla sua decadenza.

Alfano e la pace armata col cavaliere

Dopo il voto di fiducia di ieri, il Pdl che ha votato compatto ma è ormai diviso si ritrova in serata in due diverse riunioni. Da una parte i dissidenti del segretario Alfano, che si ritrovano in un palazzo a due passi da Montecitorio, dall'altra i fedelissimi di Berlusconi, che incontrano il leader a Palazzo Grazioli.
LA RIUNIONE DEI DISSIDENTI - Sono ormai le dieci di sera quando il manipolo dei 'ribelli' del Pdl capitanati da Angelino Alfano, si dirigono alla spicciolata un palazzo a pochi metri da Montecitorio. E' la prima riunione dei 'dissidenti'.


 C'è Angelino Alfano, ma ci sono anche Gaetano Quagliariello, Maurizio Lupi e Beatrice Lorenzin, e con loro sono arrivati numerosi deputati e senatori tra quelli che oggi si sono detti disponibili a formare nuovi gruppi parlamentari a sostegno del governo Letta.
Tra gli altri, i parlamentari del Popolo della libertà Rosanna Scopelliti, Antonio Azzollini, Enrico Costa, Nico D’Ascola, Andrea Augello, Gianni Mancuso, Carlo Giovanardi, Roberto Formigoni, Alessandro Pagano e Vincenzo Piso.
A incontro non ancora finito, esce dalla riunione Roberto Formigoni: “Ho lanciato la proposta di formare nuovi gruppi. E’ iniziata la discussione, ma non è detto si arrivi oggi a una decisione. Se la discussione va avanti, ci aggiorniamo a domani”. Formigoni ha anche ribadito che “siamo in settanta”.
Il senso della riunione trapela e il ragionamento è il seguente: Noi facciamo parte del Pdl ma non ci riconosciamo nella nuova Forza Italia e nella linea dei falchi. Oggi si è aperta la questione all’interno del partito, ma non dobbiamo essere precipitosi sulla formazione di nuovi gruppi parlamentari.
Dopo Angelino Alfano sono intervenuti anche i ministri Gaetano Quagliariello e Umberto Lupi. Negli interventi sarebbe emersa innanzitutto la consapevolezza di aver compiuto oggi, con la fiducia al governo Letta, un atto positivo per l’Italia e per il centrodestra: gli elettori, i cittadini, ma anche le associazioni e le categorie non ci avrebbero perdonato una crisi di governo, e non l’avrebbero perdonata al centrodestra.
Quanto al partito, i presenti hanno confermato di essere leali nei confronti di Silvio Berlusconi ma hanno evidenziato i problemi esistenti con i ‘falchi’ sia sul piano della linea politica, sia anche per il logoramento dei rapporti umani. Di qui la convinzione espressa da alcuni di sentirsi parte del Pdl ma non della nuova Forza Italia, più bilanciata sulla linea dei falchi.

I BIG A PALAZZO GRAZIOLI - Contemporaneamente è in corso a palazzo Grazioli una riunione tra Silvio Berlusconi e diversi big del Pdl. A via del Plebiscito sono arrivati Raffaele Fitto, Saverio Romano, Mara Carfagna, Renata Polverini e Gregorio Fontana. L’incontro - a quanto si apprende - servirà per fare il punto della situazione anche alla luce della riunione in corso tra i cosiddetti dissidenti e il segretario del Pdl, Angelino Alfano.

mercoledì 2 ottobre 2013

Alfano contro Berlusconi, si fa la conta dei senatori.

Dopo lo scontro di questa notte fra il segr.Alfano e Berlusconi si parla ormai di scissione,vediamo i numeri a favore e contro per il voto domani sulla fiducia al governo Letta.

 
 "Esprimeremo voto contrario al governo Letta", dicono senza misure i senatori campani Franco Cardiello, Mimmo De Siano, Ciro Falanga, Enzo Fasano, Petro Langella, Eva Longo, Antonio Milo, Alessandra Mussolini, Cosimo Sibilia, Riccardo Villari, Luigi Compagna e Giuseppe Esposito. Stessa posizione per una folta pattuglia di senatori veneti: Maria Elisabetta Alberti Casellati, Anna Cinzia Bonfrisco, Niccolò Ghedini, Franco Conte, Mario Dalla Tor, Marco Marin, Giovanni Piccoli e Pierantonio Zanettin.(altri che ancora non si sono espressi)

''Sono pronto a votare la fiducia al governo Letta, insieme al segretario del Pdl Angelino Alfano'', Formigoni. Giovanardi e Domenico Scilipoti. Andrea Augello,Federica Chiavaroli, Salvatore Torrisi: ,Fabrizio Cicchitto e tutti i ministri ( Beatrice Lorenzin, Nunzia De Girolamo e Maurizio Lupi). Ma se ne potrebbero aggiungere altri che ancora non si sono espressi.

Si prepara una battaglia all'ultimo voto che comunque vada lasciera' strascichi sulla prossima composizione del centro destra italiano.

martedì 1 ottobre 2013

Rottura,strappo,...lacerazione.

Angelino Alfano ha incassato l’affondo di Berlusconi anti-governo davanti ai parlamentari azzurri, ha chiesto conto al Cavaliere del nuovo inasprimento nei rapporti tra i ministri-colombe (Alfano, Gaetano Quagliariello, Maurizio Lupi, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin) e il leader-falco. Arrivando a minacciare l’addio al Pdl per dar vita a gruppi autonomi a sostegno di Enrico Letta. E sì che per tutto il giorno la jaquerie ministeriale azzurra era sembrata rientrare, tra mediazioni inesauste e ritrovata, come dire, prudenza.


LE RICHIESTE
Di certo, il giorno più lungo delle colombe inizia male, malissimo. Molti si aspettavano che i ministri del Pdl, capitanati da Alfano dessero vita, nell’ordine, a: 1) un voto contrario nell’assemblea dei gruppi in cui, prendendo la parola, avrebbero detto «caro Silvio, stai sbagliando tutto, ora basta»; 2) un voto di fiducia a Letta e al suo governo; 3) una scissione, se necessario, dal Pdl e da Forza Italia per dare vita a un nuovo partito (Italia Popolare) neocentrista e moderato. E, invece, a metà pomeriggio la secessione delle colombe si afflochia, in un auto-golpe bianco, senza neppure essere iniziata.

Dopo un vertice delle cinque colombe ministeriali a palazzo Chigi, mettono a punto la loro road map: convincere Silvio Berlusconi che la strada migliore e più saggia è quella di retrocedere dalla linea dura per tornare sulla linea della responsabilità. «Silvio, non parlare neppure, davanti ai gruppi riuniti, fai parlare noi» – è l’appello accorato avanzato da Alfano&C. - «aspetta che Letta si presenti alle CICamere, ascolta quello che ha da dire, soprattutto sulla giustizia e l’economia, e non offrirgli pretesti. Non ti intestare una crisi di governo che la gente, anche la nostra gente, non capirebbe. Aspettiamo, vediamo, capiamo meglio. Poi si decide». Il più deciso è Quagliariello: «Penso che continuare a insistere sulle elezioni anticipate sia un errore», dice chiaro e tondo al Cavaliere, «questa linea oltranzista fa male al paese ma soprattutto fa male a te». Niente da fare. Da questo orecchio Berlusconi non ci sente. Li bacchetta severo ma assai poco paterno: «Nel partito le decisioni le prendo io e voi siete andati a urlare ai quattro venti che sarei manovrato dalla Daniela e da Verdini!». Quagliariello lascia anzitempo palazzo Grazioli terreo in volto.


PESI E CONTRAPPESI
La sola apertura di Berlusconi riguarda tutt’altro argomento: il ridimensionamento del ruolo della Santanché, capofila dei falchi, nella nuova Forza Italia. Ecco, è qui, sul ruolo, i pesi e i contrappesi che dovranno avere le diverse anime del Pdl dentro la nuova Forza Italia, che Berlusconi lascia intendere alcune concessioni. I ministri chiedono per Alfano il ruolo di coordinatore unico. Silvio parla di «primus inter pares» in un vertice a cinque composto, oltre che da lui, da Verdini, Santanché, Bondi e da un altro nome non ancora meglio individuato. Poco, decisamente poco. Soprattutto, davanti ai gruppi parlamentari, a metà pomeriggio, di questa Forza Italia de-falchizzata non fa nessun accenno.


A sera è chiaro che la partita delle colombe è persa. Quagliariello, come si diceva, esce da palazzo Grazioli furibondo, arrabbiato come solo un professore di storia sa diventarlo quando perde le staffe. La Lorenzin – raccontano voci malevole – «era isterica e piangeva» (e magari non è vero). La De Girolamo, invece, ostenta sicurezza mentre, a fine riunione dei gruppi si appartava, in un cortile di Montecitorio ormai buio e deserto, con le amiche-deputate Saltamartini e Calabria che se la coccolano assai. Lupi mostra a tutti «il sorriso tirato che mette in campo quando è nervoso e non sa come uscire da un guaio o che pesci pigliare», racconta chi lo conosce. Pare non se andrà neppure lui, dalla nuova FI, come neppure se ne dovrebbe andare la Lorenzin e, tantomeno, la De Girolamo. Lupi, invece, starebbe facendo propri i dubbi che stanno montando in queste ore in Comunione e Liberazione sulla necessità di non lasciare affondare il governo Letta.

Santanche', passo indietro.

La Santanche' vuole stanare le colombe ed offre di mettersi da parte per il bene comune,colombe spiazzate a colloquio con Alfano.


L'esponente del Pdl Daniela Santanchè ha dichiarato: "Mi risulta che il segretario Alfano ha chiesto la mia testa come condizione per mantenere l’unità del Pdl-Forza Italia. Detto che ciò dimostra la strumentalità della protesta in corso da parte dei nostri ministri dimissionari, non voglio offrire alibi a manovre oscure e pericolose. Pertanto la mia testa la offro spontaneamente al segretario Alfano, su un vassoio d’argento, perché l’unica cosa che mi interessa per il bene dei nostri elettori e dell’Italia è che su quel vassoio non ci finisca quella del presidente Berlusconi". 


Concluso il vertice a Palazzo Grazioli, Alfano sta incontrando a palazzo Chigi Letta e i ministri dimissionari del Pdl.