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martedì 1 aprile 2014
lunedì 31 marzo 2014
Berlusconi e Brunetta : "No a testi blindati"
"La durezza con la quale Grasso ha criticato la riforma del Senato
proposta dal governo, apre una crisi istituzionale senza precedenti tra
la seconda carica dello Stato e il presidente del Consiglio". Lo afferma il capogruppo FI alla Camera, Brunetta,
sottolineando come di fronte "a una lacerazione così frontale e
deliberata sia necessaria una parola di chiarezza. Ci domandiamo se tale
parola non debba essere detta dal Capo dello Stato nell'esercizio della
sua moral suasion".
"Poderoso attacco del Presidente del Senato al Presidente del Consiglio. Crisi istituzionale evidente. Siamo nelle mani delle risse del Pd. In che mani è finita l'Italia...". E' quanto si legge nel Mattinale, house organ del gruppo Forza Italia alla Camera. "Renzi è in chiara minoranza nel suo partito in Parlamento", aggiunge l'organo di FI che propone un "breve elenco" dei nodi sorti tra governo e Pd: "Sull'Italicum, sulle riforme istituzionali. Sull'unico atto pratico depositato, e cioè il decreto Poletti sul lavoro. Chi rappresenta Renzi? Non è stato eletto. Arrivato a Palazzo Chigi portato da un partito che non lo riconosce nei fatti. Se aveva la patente a punti, li ha già consumati tutti. Ritiragli la patente?".
"Renzi premier e segretario del Pd, Grasso presidente del Senato e capo della minoranza interna. Troppi doppi incarichi... che confusione". E' quanto scrive su Twitter Giovanni Toti, consigliere politico di Forza Italia.
Entra nel merito della vicenda il deputato forzista Francesco Paolo Sisto, presidente della commissione Affari costituzionali. "Il presidente Grasso entra a piedi uniti sul tema della riforma del Senato, manifestando una resistenza al cambiamento assolutamente fuori luogo. Matteo Renzi ha una sua proposta: ne discuteremo responsabilmente con lui, ma non siamo disposti ad assistere a questi conflitti di competenza che fanno male al Paese".
"Poderoso attacco del Presidente del Senato al Presidente del Consiglio. Crisi istituzionale evidente. Siamo nelle mani delle risse del Pd. In che mani è finita l'Italia...". E' quanto si legge nel Mattinale, house organ del gruppo Forza Italia alla Camera. "Renzi è in chiara minoranza nel suo partito in Parlamento", aggiunge l'organo di FI che propone un "breve elenco" dei nodi sorti tra governo e Pd: "Sull'Italicum, sulle riforme istituzionali. Sull'unico atto pratico depositato, e cioè il decreto Poletti sul lavoro. Chi rappresenta Renzi? Non è stato eletto. Arrivato a Palazzo Chigi portato da un partito che non lo riconosce nei fatti. Se aveva la patente a punti, li ha già consumati tutti. Ritiragli la patente?".
"Renzi premier e segretario del Pd, Grasso presidente del Senato e capo della minoranza interna. Troppi doppi incarichi... che confusione". E' quanto scrive su Twitter Giovanni Toti, consigliere politico di Forza Italia.
Entra nel merito della vicenda il deputato forzista Francesco Paolo Sisto, presidente della commissione Affari costituzionali. "Il presidente Grasso entra a piedi uniti sul tema della riforma del Senato, manifestando una resistenza al cambiamento assolutamente fuori luogo. Matteo Renzi ha una sua proposta: ne discuteremo responsabilmente con lui, ma non siamo disposti ad assistere a questi conflitti di competenza che fanno male al Paese".
Renzi ,fra la falce e il martello...
A poche ore dal Consiglio dei ministri, che dovrebbe varare il
disegno di legge che trasforma il Senato in Camera delle Autonomie, la
scena che va in onda è la seguente: da una parte c’è il premier che dà
del “conservatore” alla seconda carica dello Stato, reo di aver detto
apertamente che la riforma del Senato, così come annunciata, non va
bene. Dall’altra c’è una parte consistente del Pd, 25 senatori che a
Palazzo Madama possono fare la differenza, che fa quadrato attorno
Grasso. Quest’ultimo, non essendo un politico di lungo corso, viene
visto come una figura di garanzia. Non è semplice insomma affibbiare a
uno dal curriculum di Pietro Grasso la narrazione "della palude" che si
oppone al "torrente" Matteo Renzi. L’effetto collaterale della vicenda è
che il Pd si spacca, la neo vicesegretaria, Deborah Serracchiani,
chiede a Grasso di allinearsi alle decisioni del partito salvo poi fare
marcia indietro, e nel mezzo si inserisce Silvio Berlusconi che, dal
canto suo, dice “no a testi blindati dal governo” e sottolinea come “lo
scontro istituzionale in atto sul Senato e i dissapori nel Pd fanno
sospettare che Renzi fatichi a mantenere le promesse”.
Intanto ciò che è certo che a Renzi, in un pomeriggio ad alta
tensione, viene recapitato un messaggio (dal Pd): “Matteo, fermati. Non
porre ultimatum. Presentaci un articolato e discutiamone”. Renzi sembra
non aver recepito anzi respinge il messaggio al mittente: “Stavolta si
cambia davvero. Possono lamentarsi o cercare di frenare in tanti, ma noi
questa volta non molliamo, ci abbiamo messo la faccia e ci giochiamo
tutto". Il premier però deve fare i conti con il pallottoliere di
Palazzo Madama, che potrebbe non essere dalla sua parte a tal punto che
la riforma del Senato – come alcuni pensano - potrebbe diventare la sua
Caporetto. Anche l’ex premier Mario Monti non è con Renzi e sostiene che
“il Senato, con un’opportuna composizione e assegnazione di compiti,
può fornire alla ‘respirazione’ di una buona politica un polmone
essenziale, distinto e complementare a quello della Camera”. Nelle
stesse ore Gustavo Zagrebelsky e Stefano Rodotà lanciano un appello a
cui aderiscono Grillo e Casaleggio: "Stiamo assistendo impotenti al
progetto di stravolgere la nostra Costituzione da parte di un Parlamento
esplicitamente delegittimato dalla sentenza della Corte costituzionale
(n. 1 del 2014), per creare un sistema autoritario che dà al presidente
del Consiglio poteri padronali", si legge.
Ho sentito tanti senatori che mi hanno detto 'finalmente qualcuno che osa dire le cose’". Ed ecco che a stretto giro arriva la lettera firmata da 25 senatori Pd che promettono di accettare la “sfida di questo cambiamento epocale” ma chiedono “di non essere meri esecutori cui non resta che alzare la mano in Aula. Si lasci la porta aperta a soluzioni migliorative che potrebbero emergere dal lavoro parlamentare e dal necessario dialogo fra maggioranza e opposizioni. Nonostante sia più divertente dipingerci come tacchini terrorizzati dall'attesa del Natale siamo impegnati soltanto a svolgere al meglio il ruolo di ‘costituenti’ che i prossimi passaggi - riforma elettorale, del bicameralismo e del Titolo V - ci affidano e a favorire un'evoluzione innovativa e migliorativa del nostro sistema istituzionale". In serata viene confermato che nessun passo indietro, da parte dell’esecutivo, è stato fatto. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, ribadisce che “i senatori non saranno più eletti” e dunque il ddl, che dovrebbe essere varato, andrà verso il superamento del bicameralismo paritario, con un Senato formato da 120-150 membri non eletti e non retribuiti (consiglieri regionali, sindaci, governatori) che potranno legiferare solo su alcune materie mentre non potranno esprimersi sulla fiducia al governo e sulle leggi di bilancio.
Ho sentito tanti senatori che mi hanno detto 'finalmente qualcuno che osa dire le cose’". Ed ecco che a stretto giro arriva la lettera firmata da 25 senatori Pd che promettono di accettare la “sfida di questo cambiamento epocale” ma chiedono “di non essere meri esecutori cui non resta che alzare la mano in Aula. Si lasci la porta aperta a soluzioni migliorative che potrebbero emergere dal lavoro parlamentare e dal necessario dialogo fra maggioranza e opposizioni. Nonostante sia più divertente dipingerci come tacchini terrorizzati dall'attesa del Natale siamo impegnati soltanto a svolgere al meglio il ruolo di ‘costituenti’ che i prossimi passaggi - riforma elettorale, del bicameralismo e del Titolo V - ci affidano e a favorire un'evoluzione innovativa e migliorativa del nostro sistema istituzionale". In serata viene confermato che nessun passo indietro, da parte dell’esecutivo, è stato fatto. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, ribadisce che “i senatori non saranno più eletti” e dunque il ddl, che dovrebbe essere varato, andrà verso il superamento del bicameralismo paritario, con un Senato formato da 120-150 membri non eletti e non retribuiti (consiglieri regionali, sindaci, governatori) che potranno legiferare solo su alcune materie mentre non potranno esprimersi sulla fiducia al governo e sulle leggi di bilancio.
martedì 25 marzo 2014
Pronte le liste di F.I. per le europee
“Mi auguro che tutti comprendano la gravità del momento e l’esigenza di rinnovarci. Uno sforzo che dobbiamo affrontare tutti insieme mettendo da parte interessi personali, ambizioni individuali e la difesa di rendite di posizione”. Alla fine Silvio Berlusconi si schiera. E verga personalmente una nota per annunciare la grande rottamazione della vecchia guardia di Forza Italia. Annunciando, di fatto, che non candiderà alle europee quei big che pur lo hanno sostenuto in tante battaglie difficili. E contestualmente nominando un ufficio di presidenza di Forza Italia dove, tra i 30 che votano, Fitto è in minoranza. Parecchi della vecchia guardia restano come invitati. Ed entrano la Rossi, Toti, e il resposabile dei club Fiori.
Rinnovamento e basta rendite di posizione: proprio la linea su cui da settimane lo spinge il “cerchio magico” formato da Giovanni Toti, Marcello Fiori e dal duo Rossi-Pascale. Non è un caso che il comunicato venga inviato alle agenzie prima che ad Arcore arrivi quello che viene identificato come il simbolo della “bad company” da rottamare, ovvero Denis Verdini, proprio per una riunione sulle liste alle europee. Riunione che si trasforma in un ring. Chi ha sentito Verdini prima di entrare sbotta: “Aspettiamo le decisioni ufficiali, poi liberi tutti”. Nel senso che Scajola, Fitto, Verdini non hanno alcuna intenzione di mettersi da parte porgendo l’altra guancia. E già pensano alla grande vendetta, che consisterà nel far mancare i propri voti alle liste preparate dal cerchio magico. Più di una fonte affidabile assicura che Denis Verdini, potentissimo uomo macchina e terminale dei portatori di voti di Forza Italia, è pronto a fermare la macchina in questa campagna elettorale.
È il controllo dell’organizzazione la vera posta in gioco di queste ore. Anzi, dell’organizzazione nella fase dei servizi sociali, quando Berlusconi sarà limitato nella libertà. Nei piani del nuovo cerchio magico Toti è destinato a diventare il vero numero due del partito, con Maria Rosaria Rossi e Francesca Pascale nel ruolo di plenipotenziari ombra. E Marcello Fiori, responsabile dei Club nel ruolo di organizzatore. Per farlo occorre togliere gli ostacoli dalle liste: “La verità – dice un big di rango - è che nelle urne Fitto arriverebbe primo e pure Scajola prenderebbe più voti di Toti, quindi li tengono fuori altrimenti il loro gioco non regge”. In un clima di tensione e di ansia a pochi giorni dal Verdetto del tribunale di sorveglianza Berlusconi ha scelto di benedire questa operazione, sollecitato anche dall’ala Mediaset: “Se non ci metto mano io al partito salta tutto”. Perché il vecchio leader teme di perdere il controllo di Forza Italia di fronte a una classe dirigente eletta nelle urne, grazie a una sua forza, ora che sarà fuori gioco a causa dei servizi sociali. In particolare, non si fida di Fitto, l’unico che ancora riesce a mobilitare il partito al Sud e custode di un serio bacino di voti. Tanto che i due non si sentono da giorni. E preferisce correre il rischio di perdere voti piuttosto che di perdere il controllo del partito. Perché a questo punto tutto è possibile visto che l’ex governatore pugliese ha già fatto capire che, senza di lui, al Sud Forza Italia avrà problemi seri.
La verità è che il 10 aprile è sempre più vicino. Paura, ossessioni, ansia di perdere il controllo delle cose e di assistere inerme alla frana: queste pulsioni avvolgono le mosse del Capo. Non è un caso nel corso del consueto pranzo del lunedì ad Arcore con i figli e i vertici Mediaset Berlusconi ha confidato che teme davvero i “domiciliari”. O comunque misure particolarmente rigide sulla limitazione della libertà. La strategia degli avvocati di Berlusconi è quella di non presentare alcuna richiesta specifica al collegio dei giudici che esamineranno il caso. Confidando che sia sufficiente l’età – l’ex premier ha 78 anni – e l’evidenza che si tratta di un leader politico, che cioè come “lavoro” fa la politica per avere un regime di servizi sociali che non impedisca di proseguire in questa attività. Non sarebbe il primo caso in cui i servizi sociali vengono scontati nell’ambito dell’attività lavorativa del condannato. E quindi, in teoria, Berlusconi potrebbe “lavorare” ad Arcore che di fatto è il suo ufficio politico. Anche se l’elenco delle visite dovrebbe comunque essere autorizzato dal tribunale di sorveglianza. Il problema però è il ravvedimento, lo “scatto di consapevolezza”. Se l’ex premier continua a definirsi innocente, il problema si pone. E potrebbero scattare i domiciliari.
sabato 14 dicembre 2013
Giachetti: «Basta sciopero fame Legge elettorale ora si può fare»
Con l'assegnazione della legge elettorale alla Camera, sono finiti «i
giochetti alla Quagliariello». Roberto Giachetti, che oggi ha posto
fine allo sciopero della fame iniziato il 7 ottobre scorso proprio per
chiedere lo spostamento dalla riforma dal senato alla Camera, sottolinea
in conferenza stampa assieme al segretario Matteo Renzi che «i ricatti e
gli alibi, così come le minacce di crisi di governo sono armi spuntate»
perché «i numeri per approvare la legge elettorale ci sono».
E non è un ostacolo alla legge elettorale, il percorso parallelo delle riforme istituzionali: «Una volta approvata la legge elettorale sarà un gioco da ragazzi» adattarla al nuovo assetto istituzionale, «con il Senato trasformato in camera degli enti locali».
Dai tentativi di isolamento alla vittoria di vedere finalmente la legge elettorale assegnata alla Camera. Roberto Giachetti pone fine, almeno per il momento allo sciopero della fame, e coglie l'occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa: «Sono orgoglioso e onorato di avere la possibilità di fare una conferenza stampa nella sede del mio partito, alla presenza del mio segretario», ha premesso Giachetti dopo aver abbracciato Matteo Renzi al Nazareno.
«Qualcuno ha capito finalmente che la mia era una iniziativa per il mio partito e per il mio Paese. Una parte dei miei dirigenti mi ha insultato, denigrato. Mi hanno detto che ero il braccio armato di Renzi per fare cadere il governo. Ma ho anche percepito, da subito, che il popolo italiano era invece d'accordo per cambiare il sistema elettorale».
Il vice-presidente della Camera si dice pronto a riprendere lo sciopero se lo stallo dovesse riprodursi. Durante una conferenza stampa alla quale partecipa, da spettatore, anche il segretario Pd Matteo Renzi, Giachetti spiega: «Non vi è dubbio che è grazie all'attuale segretario del partito che questo disegno (di tornare al proporzionale sfruttando la sentenza della Consulta, ndr) è saltato. Il passaggio alla Camera consente di superare qualunque ricatto e qualunque alibi: se qualcuno pensa che attraverso il ricatto il parlamento possa restare bloccato, questa volta si sbaglia perché alla Camera i numeri per superare una legge ci sarebbero comunque». «Ho fatto uno sciopero della fame - aggiunge - per lanciare un grido di allarme all'intera classe dirigente. Non ho mangiato per circa 200 giorni, 68 questa volta e 127 l'anno scorso: diversamente non mi sarei sentito a posto con la mia coscienza».
E non è un ostacolo alla legge elettorale, il percorso parallelo delle riforme istituzionali: «Una volta approvata la legge elettorale sarà un gioco da ragazzi» adattarla al nuovo assetto istituzionale, «con il Senato trasformato in camera degli enti locali».
Dai tentativi di isolamento alla vittoria di vedere finalmente la legge elettorale assegnata alla Camera. Roberto Giachetti pone fine, almeno per il momento allo sciopero della fame, e coglie l'occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa: «Sono orgoglioso e onorato di avere la possibilità di fare una conferenza stampa nella sede del mio partito, alla presenza del mio segretario», ha premesso Giachetti dopo aver abbracciato Matteo Renzi al Nazareno.
«Qualcuno ha capito finalmente che la mia era una iniziativa per il mio partito e per il mio Paese. Una parte dei miei dirigenti mi ha insultato, denigrato. Mi hanno detto che ero il braccio armato di Renzi per fare cadere il governo. Ma ho anche percepito, da subito, che il popolo italiano era invece d'accordo per cambiare il sistema elettorale».
Il vice-presidente della Camera si dice pronto a riprendere lo sciopero se lo stallo dovesse riprodursi. Durante una conferenza stampa alla quale partecipa, da spettatore, anche il segretario Pd Matteo Renzi, Giachetti spiega: «Non vi è dubbio che è grazie all'attuale segretario del partito che questo disegno (di tornare al proporzionale sfruttando la sentenza della Consulta, ndr) è saltato. Il passaggio alla Camera consente di superare qualunque ricatto e qualunque alibi: se qualcuno pensa che attraverso il ricatto il parlamento possa restare bloccato, questa volta si sbaglia perché alla Camera i numeri per superare una legge ci sarebbero comunque». «Ho fatto uno sciopero della fame - aggiunge - per lanciare un grido di allarme all'intera classe dirigente. Non ho mangiato per circa 200 giorni, 68 questa volta e 127 l'anno scorso: diversamente non mi sarei sentito a posto con la mia coscienza».
giovedì 28 novembre 2013
Berlusconi, i vignettisti: "Anche da decaduto continueremo a disegnarlo" - Schifani querela Sallusti .
Decaduto, almeno da senatore, Silvio Berlusconi, non verrà a mancare anche il soggetto principale della satira ai vignettisti
dei quotidiani italiani, specie a quelli più pungenti nei suoi
confronti? Le 'matite' illustri sentite dall'Adnkronos - da Altan a
Staino a Giannelli - sembrano non temere questo 'vuoto'. Al contrario,
si dicono sicure che il Cavaliere continuerà ad essere in qualche modo al centro della vita politica e dunque anche della satira politica.
Vi mancherà Berlusconi? "No, temo proprio che purtroppo non ci mancherà affatto, che continuerà a far parlare di sé almeno per un po' di tempo", risponde Altan, vignettista di prima pagina su 'Repubblica'. "Del resto - osserva - è il suo mestiere principale quello di far parlare di sé. Temo dunque che rimarrà ad essere protagonista delle nostre vignette". Perché "temo"? Non è contento che non venga a mancare la materia prima del vostro lavoro? "No - replica secco Altan - preferirei di gran lunga essere meno ispirato e meno contento come vignettista e più soddisfatto come cittadino italiano. Faccio fatica a a consolarmi per il fatto che il Cavaliere continuerà a dare spunti al mio lavoro: sarebbe meglio avere meno 'verve' satirica e più appagamento politico, etico e civile". Più ottimista di Altan è Sergio Staino, storico vignettista su 'L'Unità'. "Berlusconi decaduto un danno per noi vignettisti? Assolutamente no! Anzi, è vero l'esatto contrario: ci aiuta moltissimo. Non ne possiamo più di fare quasi ogni giorno una vignetta satirica con lui o che parla di lui, ho il computer pieno delle sue facce e delle sue frasi. Finalmente, basta. Torniamo a liberare la nostra fantasia!", esulta. Racconta l'autore di 'Bobo': "Io, per esempio, ieri avrei tanto voluto fare una vignetta sui 40 milioni di euro stanziati per le navi da guerra e invece è stato inevitabile che mi sia toccato di farla su Berlusconi. La sua decadenza, ora dal Senato e presto dalla politica, ci libera da un'ossessione professionalmente quasi quotidiana. Ci liberiamo da un impaccio terribile". In questo caso, dunque, "la soddisfazione del cittadino Staino è la stessa del vignettista Staino: entrambi non ne potevano più", assicura. Quanto alle 'scorie' da smaltire, citate nella vignetta satirica di oggi, "sono ancora dentro di noi, ci vorrà un bel po' di tempo, forse un'intera generazione. La società va ripulita di queste scorie berlusconiane; ma la politica non potrà che registrare un'uscita di scena definitiva di Berlusconi, a parte qualche inevitabile ma isolato colpo di coda". Per Emilio Giannelli, quotidiano vignettista per il 'Corriere della sera', "la 'sparizione' di Berlusconi ci farebbe davvero indossare il nero del lutto come hanno fatto in Senato le sue sostenitrici. Ma, sceneggiate a parte, sono sicuro che il Cavaliere non sparirà come qualcuno sostiene ma continuerà a imperversare sulla scena politica, anche se non più come primo protagonista come è stato fino a oggi. Potrà sparire come 'capocomico' ma rimarrà comunque a far parte della 'compagnia'. Dunque, non dovrò indossare il lutto". Tra l'altro, "la cosa buona per noi vignettisti - spiega ancora Giannelli - è che Berlusconi non solo sta sulla scena politica, il che lo accomunerebbe a tanti altri personaggi politici; ma ci sta come autore di 'trovate' per cui, sotto questo punto di vista, è assolutamente insostituibile per chi fa satira politica. Non nel senso letterale della parola, però: tutti sono sostituibili. diciamo che è impareggiabile". Infatti, osserva, "dopo aver rinunciato nel tempo a Fanfani, ad Andreotti, a Craxi, potremo benissimo rinunciare anche a Berlusconi: nessuno è insostituibile, nella politica così come nella satira, che è sempre destinata a sopravvivere ai personaggi che mette quotidianamente nel mirino".
Intanto e' stato reso nota una dichiarazione che il senatore del Nuovo centrodestra Renato Schifani ha fatto oggi ''Ritengo gravemente diffamatorie le frasi che mi riguardano contenute nell'articolo di Alessandro Sallusti, comparso su 'Il Giornale' di oggi, giovedì 28 novembre. Per tale ragione, ho dato mandato ai miei legali di presentare, per mio conto, querela presso l'autorità giudiziaria competente''.
Vi mancherà Berlusconi? "No, temo proprio che purtroppo non ci mancherà affatto, che continuerà a far parlare di sé almeno per un po' di tempo", risponde Altan, vignettista di prima pagina su 'Repubblica'. "Del resto - osserva - è il suo mestiere principale quello di far parlare di sé. Temo dunque che rimarrà ad essere protagonista delle nostre vignette". Perché "temo"? Non è contento che non venga a mancare la materia prima del vostro lavoro? "No - replica secco Altan - preferirei di gran lunga essere meno ispirato e meno contento come vignettista e più soddisfatto come cittadino italiano. Faccio fatica a a consolarmi per il fatto che il Cavaliere continuerà a dare spunti al mio lavoro: sarebbe meglio avere meno 'verve' satirica e più appagamento politico, etico e civile". Più ottimista di Altan è Sergio Staino, storico vignettista su 'L'Unità'. "Berlusconi decaduto un danno per noi vignettisti? Assolutamente no! Anzi, è vero l'esatto contrario: ci aiuta moltissimo. Non ne possiamo più di fare quasi ogni giorno una vignetta satirica con lui o che parla di lui, ho il computer pieno delle sue facce e delle sue frasi. Finalmente, basta. Torniamo a liberare la nostra fantasia!", esulta. Racconta l'autore di 'Bobo': "Io, per esempio, ieri avrei tanto voluto fare una vignetta sui 40 milioni di euro stanziati per le navi da guerra e invece è stato inevitabile che mi sia toccato di farla su Berlusconi. La sua decadenza, ora dal Senato e presto dalla politica, ci libera da un'ossessione professionalmente quasi quotidiana. Ci liberiamo da un impaccio terribile". In questo caso, dunque, "la soddisfazione del cittadino Staino è la stessa del vignettista Staino: entrambi non ne potevano più", assicura. Quanto alle 'scorie' da smaltire, citate nella vignetta satirica di oggi, "sono ancora dentro di noi, ci vorrà un bel po' di tempo, forse un'intera generazione. La società va ripulita di queste scorie berlusconiane; ma la politica non potrà che registrare un'uscita di scena definitiva di Berlusconi, a parte qualche inevitabile ma isolato colpo di coda". Per Emilio Giannelli, quotidiano vignettista per il 'Corriere della sera', "la 'sparizione' di Berlusconi ci farebbe davvero indossare il nero del lutto come hanno fatto in Senato le sue sostenitrici. Ma, sceneggiate a parte, sono sicuro che il Cavaliere non sparirà come qualcuno sostiene ma continuerà a imperversare sulla scena politica, anche se non più come primo protagonista come è stato fino a oggi. Potrà sparire come 'capocomico' ma rimarrà comunque a far parte della 'compagnia'. Dunque, non dovrò indossare il lutto". Tra l'altro, "la cosa buona per noi vignettisti - spiega ancora Giannelli - è che Berlusconi non solo sta sulla scena politica, il che lo accomunerebbe a tanti altri personaggi politici; ma ci sta come autore di 'trovate' per cui, sotto questo punto di vista, è assolutamente insostituibile per chi fa satira politica. Non nel senso letterale della parola, però: tutti sono sostituibili. diciamo che è impareggiabile". Infatti, osserva, "dopo aver rinunciato nel tempo a Fanfani, ad Andreotti, a Craxi, potremo benissimo rinunciare anche a Berlusconi: nessuno è insostituibile, nella politica così come nella satira, che è sempre destinata a sopravvivere ai personaggi che mette quotidianamente nel mirino".
Intanto e' stato reso nota una dichiarazione che il senatore del Nuovo centrodestra Renato Schifani ha fatto oggi ''Ritengo gravemente diffamatorie le frasi che mi riguardano contenute nell'articolo di Alessandro Sallusti, comparso su 'Il Giornale' di oggi, giovedì 28 novembre. Per tale ragione, ho dato mandato ai miei legali di presentare, per mio conto, querela presso l'autorità giudiziaria competente''.
Berlusconi decaduto, già aggiornata la scheda sul sito del Senato.
Alle 17.43 del 27 novembre del 20013 è scattata la decadenza da senatore di Silvio Berlusconi. All'indomani del voto, il sito del Senato ha già aggiornato la pagina dedicata ai senatori.
Nell'elenco alfabetico dei componenti di Palazzo Madama della XVII
legislatura accanto al nome BERLUSCONI compare la dicitura, tra
parentesi, 'fino al 27 novembre 2013'.
All'interno della scheda biografica, poi, oltre ai dati sul giorno di 'elezione' e 'proclamazione' a senatore della Repubblica, compare una nuova voce: 'Mancata convalida dell'elezione: 27 novembre 2013'.
All'interno della scheda biografica, poi, oltre ai dati sul giorno di 'elezione' e 'proclamazione' a senatore della Repubblica, compare una nuova voce: 'Mancata convalida dell'elezione: 27 novembre 2013'.
martedì 26 novembre 2013
"Domani in piazza, è solo l'inizio"E scoppia scontro Berlusconi-Pd
"Sono assolutamente innocente, sto subendo un tentativo di eliminazione politica attraverso la via giudiziara che trasforma la nostra democrazia in una democrazia dimezzata e viola il significato ultimo di Stato di diritto'' e segna ''il principio secondo cui la classe politica possa essere selezionata dal potere della magistratura". Silvio Berlusconi scatenato sui media alla vigilia del voto sulla propria decadenza da senatore che si terrà domani a partire dalle 19.
La decisione di palazzo Madama arriverà non prima della tarda serata, dopo una serie di votazioni complesse e al termine di una giornata che vedrà scendere in piazza i sostenitori del Cavaliere. "Una manifestazione assolutamente legittima e pacifica", assicura l'ex premier a Studio Aperto, aggiungendo tuttavia che sarà "solo l'inizio".
Parole che scatenano la reazione Pd. "Stiamo assistendo a un’escalation con toni sempre più violenti da parte di Berlusconi. Invocare la piazza contro una sentenza emessa da un tribunale rappresenta un punto di rottura con la storia della Repubblica e con il nostro sistema democratico", tuona Danilo Leva, responsabile Giustizia del Partito Democratico. Di piu, osserva il dirigente Pd, "è una strategia che mira a produrre tensione logorando il Paese e che rende Berlusconi sempre più anti-Stato. Oramai è chiaro che per sfuggire alla legge è pronto a incendiare l'Italia. Cedere al suo ricatto e alle sue minacce, creerebbe un precedente devastante per la tenuta stessa delle istituzioni democratiche", conclude.
Per Berlusconi "non è accettabile che si voti la decadenza attraverso una forzatura costituzionale di una legge che diventa retroattiva per me". Persino il leader russo Vladimir Putin, racconta, "quando gli ho spiegato cosa sta capitando, era incredulo e scandalizzato e anche sopreso dal fatto che il nostro Paese si permetta" di trattare così "un protagonistra" della storia degli ultimi vent'anni. Inoltre, ricorda il leader di Fi-Pdl , dai nuovi documenti sulla vicenda dei diritti Tv, che "costituiscono fatti nuovi", "viene fuori con assoluta evidenza che sono estraneo alle accuse che mi vengono addebitate: non sono mai stato socio occulto di Agrama ma parte lesa di questa operazione che ha procurato a Mediaset e a me un danno di numerosi milioni di dollari".
Più tardi, parlando alla riunione dei gruppi Fi di Camera e Senato Berlusconi, ha spiegato che "è in atto una gara di velocità tra le Procure di Napoli e Milano a chi mi agguanta prima" e ha annunciato che "domani alle 21, sarò a Porta a Porta da Vespa...Ho ripreso a parlare", ha detto.
Già in mattinata Berlusconi era intervenuto a 'La Telefonata' trasmessa da Canale 5 spiegando che non lascerà il Senato con un gesto clamoroso prima del voto di domani. "Non credo di poterlo fare non sarebbe corretto, soprattuto nei confronti di milioni di italiani che mi hanno votato", ha dichiarato spiegando che nei prossimi giorni verrà presentata l'istanza di revisione del processo per i diritti tv, visto che "ci sono 12 testimoni, di cui 7 nuovi", che non sono mai stati ascoltati dai magistrati e infine ha assicurato che al momento della nascita del governo delle larghe intese, non ha 'patteggiato' con Giorgio Napolitano per cercare ottenere un 'salvacondotto' processuale. "Non se ne è mai parlato - ha detto Berlusconi - io a Napolitano non ho mai chiesto nulla per me".
Da qui un nuovo appello ai senatori di Pd e del movimento 5 stelle: "Ho scritto ai senatori di Pd e M5S per ricordare loro che siamo avversari politici ma questo non deve far venir meno il rispetto per la verità e la dignità delle persone. Se ci fosse un minimo di indipendenza di giudizio da parte di questi parlamentari rispetto alle indicazioni dei loro partiti, dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza" e amettere "in modo incontrovertibile la mia estraneità" dalla vicenda.
"Spero che da qui in avanti gli elettori del centrodestra guardino alla realtà dei fatti e della nostra storia, in modo che capiscano che, se non danno tutti i loro voti a un'unica forza politica, non ci sarà nessuna maggioranza in Parlamento in grado di cambiare l'Italia. Quanto alla legge di stabilità "fino a ora il governo ha fatto solo confusione, al punto tale che non è riuscito a mettere a punto un testo definitivo".
Intanto un comunicato rende noto che Niccolò Ghedini e Franco Coppi, legali di Silvio Berlusconi, terranno una conferenza stampa che si svolgerà oggi alle 15, alla Sala stampa Estera a Roma
Intanto Michaela Biancofiore si toglie qualche sassolino dalla scarpa contro chi ha voltato le spalle al Cavaliere. E l'occassione si crea in tv, nel corso della diretta del talk show Piazza Pulita su La7. La deputata di Forza Italia punta il dito contro il ministro dell'Interno e leader del Nuovo Centrodestra Angelino Alfano: "E' il più grande ruffiano che abbia mai visto attorno Berlusconi. E' la persona che aveva la lingua più appiccicata a Berlusconi. Infatti, ha ottenuto tutto da lui. Mi viene il disgusto a pensarci".
"Io l'ho sempre contestato Alfano", continua Biancofiore. "Il giorno dopo la sentenza della Cassazione piangeva davanti ai gruppi parlamentari - sottolinea -, bisogna capire per cosa: se per commozione nei confronti di Berlusconi o per paura di lasciare il governo. L'ho visto in ogni dove blandire Berlusconi. Pochi giorni prima della scissione, Biancofiore racconta di aver sentito dire ad Alfano: "'La nostra vita è intrecciata con la sua, non la lasceremo mai'. Ecco questi sono i ruffiani".
La decisione di palazzo Madama arriverà non prima della tarda serata, dopo una serie di votazioni complesse e al termine di una giornata che vedrà scendere in piazza i sostenitori del Cavaliere. "Una manifestazione assolutamente legittima e pacifica", assicura l'ex premier a Studio Aperto, aggiungendo tuttavia che sarà "solo l'inizio".
Parole che scatenano la reazione Pd. "Stiamo assistendo a un’escalation con toni sempre più violenti da parte di Berlusconi. Invocare la piazza contro una sentenza emessa da un tribunale rappresenta un punto di rottura con la storia della Repubblica e con il nostro sistema democratico", tuona Danilo Leva, responsabile Giustizia del Partito Democratico. Di piu, osserva il dirigente Pd, "è una strategia che mira a produrre tensione logorando il Paese e che rende Berlusconi sempre più anti-Stato. Oramai è chiaro che per sfuggire alla legge è pronto a incendiare l'Italia. Cedere al suo ricatto e alle sue minacce, creerebbe un precedente devastante per la tenuta stessa delle istituzioni democratiche", conclude.
Per Berlusconi "non è accettabile che si voti la decadenza attraverso una forzatura costituzionale di una legge che diventa retroattiva per me". Persino il leader russo Vladimir Putin, racconta, "quando gli ho spiegato cosa sta capitando, era incredulo e scandalizzato e anche sopreso dal fatto che il nostro Paese si permetta" di trattare così "un protagonistra" della storia degli ultimi vent'anni. Inoltre, ricorda il leader di Fi-Pdl , dai nuovi documenti sulla vicenda dei diritti Tv, che "costituiscono fatti nuovi", "viene fuori con assoluta evidenza che sono estraneo alle accuse che mi vengono addebitate: non sono mai stato socio occulto di Agrama ma parte lesa di questa operazione che ha procurato a Mediaset e a me un danno di numerosi milioni di dollari".
Più tardi, parlando alla riunione dei gruppi Fi di Camera e Senato Berlusconi, ha spiegato che "è in atto una gara di velocità tra le Procure di Napoli e Milano a chi mi agguanta prima" e ha annunciato che "domani alle 21, sarò a Porta a Porta da Vespa...Ho ripreso a parlare", ha detto.
Già in mattinata Berlusconi era intervenuto a 'La Telefonata' trasmessa da Canale 5 spiegando che non lascerà il Senato con un gesto clamoroso prima del voto di domani. "Non credo di poterlo fare non sarebbe corretto, soprattuto nei confronti di milioni di italiani che mi hanno votato", ha dichiarato spiegando che nei prossimi giorni verrà presentata l'istanza di revisione del processo per i diritti tv, visto che "ci sono 12 testimoni, di cui 7 nuovi", che non sono mai stati ascoltati dai magistrati e infine ha assicurato che al momento della nascita del governo delle larghe intese, non ha 'patteggiato' con Giorgio Napolitano per cercare ottenere un 'salvacondotto' processuale. "Non se ne è mai parlato - ha detto Berlusconi - io a Napolitano non ho mai chiesto nulla per me".
Da qui un nuovo appello ai senatori di Pd e del movimento 5 stelle: "Ho scritto ai senatori di Pd e M5S per ricordare loro che siamo avversari politici ma questo non deve far venir meno il rispetto per la verità e la dignità delle persone. Se ci fosse un minimo di indipendenza di giudizio da parte di questi parlamentari rispetto alle indicazioni dei loro partiti, dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza" e amettere "in modo incontrovertibile la mia estraneità" dalla vicenda.
"Spero che da qui in avanti gli elettori del centrodestra guardino alla realtà dei fatti e della nostra storia, in modo che capiscano che, se non danno tutti i loro voti a un'unica forza politica, non ci sarà nessuna maggioranza in Parlamento in grado di cambiare l'Italia. Quanto alla legge di stabilità "fino a ora il governo ha fatto solo confusione, al punto tale che non è riuscito a mettere a punto un testo definitivo".
Intanto un comunicato rende noto che Niccolò Ghedini e Franco Coppi, legali di Silvio Berlusconi, terranno una conferenza stampa che si svolgerà oggi alle 15, alla Sala stampa Estera a Roma
Intanto Michaela Biancofiore si toglie qualche sassolino dalla scarpa contro chi ha voltato le spalle al Cavaliere. E l'occassione si crea in tv, nel corso della diretta del talk show Piazza Pulita su La7. La deputata di Forza Italia punta il dito contro il ministro dell'Interno e leader del Nuovo Centrodestra Angelino Alfano: "E' il più grande ruffiano che abbia mai visto attorno Berlusconi. E' la persona che aveva la lingua più appiccicata a Berlusconi. Infatti, ha ottenuto tutto da lui. Mi viene il disgusto a pensarci".
"Io l'ho sempre contestato Alfano", continua Biancofiore. "Il giorno dopo la sentenza della Cassazione piangeva davanti ai gruppi parlamentari - sottolinea -, bisogna capire per cosa: se per commozione nei confronti di Berlusconi o per paura di lasciare il governo. L'ho visto in ogni dove blandire Berlusconi. Pochi giorni prima della scissione, Biancofiore racconta di aver sentito dire ad Alfano: "'La nostra vita è intrecciata con la sua, non la lasceremo mai'. Ecco questi sono i ruffiani".
Manovra, maxiemendamento e fiducia Forza Italia verso uscita da maggioranza
l maxiemendamento alla legge di stabilità ''recepirà integralmente il lavoro della commissione Bilancio e lo integrerà con gli emendamenti di governo e relatori''
già presentati in commissione, ha annunciato il ministro per i Rapporti
con il Parlamento, Dario Franceschini, al termine della capigruppo del
Senato.
A partire dalle 19 si procederà con le dichiarazioni di voto finali sulla fiducia e poi con la votazione nominale dei senatori. L'aula del Senato inizierà a votare la fiducia a partire dalle 20.30. La seduta sarà quindi sospesa, per consentire al governo di presentare la nota variazione bilancio, che sarà trasmessa a commissione competente (Bilancio). Poi si procederà alla votazione della nota di variazione e, infine, al ddl bilancio.
I capigruppo di Forza Italia al Senato, Paolo Romani e alla Camera, Renato Brunetta, terranno una conferenza stampa alle 17
a Palazzo Madama per annunciare l'atteggiamento del partito rispetto
alla legge di stabilità. A quanto si apprende l'orientamento sarebbe
quello di uscire dalla maggioranza, anche se Brunetta non vuole
anticipare nulla: "Aspettiamo il maxiemendamento", si limita a dire.
"Che questa legge ottenga la fiducia o meno, non ci sta bene", ha detto il leader del Uil, Luigi Angeletti. "Siamo qui per ribadire il nostro giudizio - ha aggiunto - prendere iniziative e forme di mobilitazione per modificarla". "Siamo fiduciosi che riusciremo a spuntarla", ha concluso.
A partire dalle 19 si procederà con le dichiarazioni di voto finali sulla fiducia e poi con la votazione nominale dei senatori. L'aula del Senato inizierà a votare la fiducia a partire dalle 20.30. La seduta sarà quindi sospesa, per consentire al governo di presentare la nota variazione bilancio, che sarà trasmessa a commissione competente (Bilancio). Poi si procederà alla votazione della nota di variazione e, infine, al ddl bilancio.
"Che questa legge ottenga la fiducia o meno, non ci sta bene", ha detto il leader del Uil, Luigi Angeletti. "Siamo qui per ribadire il nostro giudizio - ha aggiunto - prendere iniziative e forme di mobilitazione per modificarla". "Siamo fiduciosi che riusciremo a spuntarla", ha concluso.
mercoledì 30 ottobre 2013
Sulla decadenza si voterà con il voto palese
La giunta per il regolamento del senato, riunita dalle 9 del 30
ottobre per decidere sulla modalità di voto sulla decadenza di Silvio
Berlusconi da senatore, ha deciso che in aula si voterà con il voto
palese con 7 voti a favore e 6 contrari. Pietro Grasso, in quanto
presidente della giunta, non ha votato. L’ago della bilancia nella
decisione è stata la senatrice di Scelta civica Linda Lanzillotta,
indecisa fino all’ultimo momento, che ha confermato il suo sì al voto
palese.
“Io sono per il voto palese e ho proposto di
circoscrivere la decisione all’applicazione della norma della legge
Severino”, ha detto la senatrice Linda Lanzillotta di Scelta civica
durante una pausa dei lavori della giunta per il regolamento sulla
decadenza di Silvio Berlusconi.
martedì 29 ottobre 2013
M5S: Grillo ironizza, dissidenti? Siamo sciolti, non c'e' rimasto nessuno
Beppe Grillo lascia il Senato e improvvisa un siparietto. Si allontana dagli uffici del gruppo M5S sgranando gli occhi e chiedendo: "dov'è l'ascensore? Portatemi via".
I cronisti gli domandano dello 'strappo' dei dissidenti, con la senatrice Bignami che ha minacciato le dimissioni in caso di un mancato incontro con il leader. "Ma chi è Bignami?", chiede Grillo. Da dietro le telecamere, il capogruppo Paola Taverna grida: "Beppe, è Laura". "Ma stai scherzando? - replica allora Grillo a una cronista - se vuoi ti dico quel che vuoi sentirti dire: 'siamo sciolti, non c'è rimasto nessuno", grida mentre si chiudono le porte dell'ascensore.
I cronisti gli domandano dello 'strappo' dei dissidenti, con la senatrice Bignami che ha minacciato le dimissioni in caso di un mancato incontro con il leader. "Ma chi è Bignami?", chiede Grillo. Da dietro le telecamere, il capogruppo Paola Taverna grida: "Beppe, è Laura". "Ma stai scherzando? - replica allora Grillo a una cronista - se vuoi ti dico quel che vuoi sentirti dire: 'siamo sciolti, non c'è rimasto nessuno", grida mentre si chiudono le porte dell'ascensore.
Decadenza, Nitto Palma: "La Giunta fermi i lavori, la Severino è irretroattiva"
"Fermate tutto". Ancora bagarre. La Giunta per il Regolamento riunita al Senato per discutere la proposta di modifica che introdurrebbe il voto palese in Aula per la decadenza di Silvio Berlusconi, si
è trasformata nell'ennesimo scontro tra Pd e Pdl.
E i lavori sono stati interrotti dopo la relazione introduttiva della pidiellina anna Maria Bernini per consentire la prosecuzione dei lavori dell'Aula del Senato sul decreto Pubblica amministrazione. La data del voto non è stata ancora fissata e le motivazioni della sentenza Mediaset divulgate dalla Corte d’Appello di Milano diventano una freccia nell'arco del Pdl. Gli azzurri in precedenza avevano ottenuto la sospensione dei lavori perché “la corte d’Appello di Milano ha appena detto che l’incandidabilità è una sanzione amministrativa, e pertanto non è retroattiva. Quindi dà ragione a noi e non c’è motivo di andare avanti”, ha spiegato il senatore del Pdl ed ex ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma. Sullo stesso fornte si chiera anche il capogruppo del Pdl, Renato Brunetta: "La sanzione amministrativa e' irretroattiva motivazioni con le quali la Corte d'Appello di Milano ha ricalcolato l'interdizione dai pubblici uffici del presidente Berlusconi, e' ormai chiaro a tutti come occorra un ulteriore approfondimento sull'applicabilita' della legge Severino", afferma Brunetta.
"Lo dicono pure i giudici, è irretroattiva" - "La Corte d'Appello, infatti, tra le righe di una motivazione sconclusionata, come del resto l'intera sentenza, - prosegue - da' ragione, come ha fatto giustamente notare il senatore Nitto Palma, ai dubbi avanzati dal Pdl e che fino a questo momento sono stati del tutto ignorati". E ancora: "La Corte definisce l'incandidabilita' una sanzione amministrativa, con la conseguenza, grazie ad una legge del 1981, della sua irretroattivita'. La legge Severino non e' dunque applicabile irretroattivamente e la Giunta per le elezioni del Senato dovra' prenderne atto disponendo nuove e piu' approfondite sessioni, sino al ricorso, come noi auspichiamo da tempo, alla Corte Costituzionale. Non e' piu' possibile proseguire in modo cosi' frettoloso e superficiale allo stesso tempo, applicando, per la prima volta ad un parlamentare della Repubblica, una legge che di giorno in giorno sta mostrando tutte le sue contraddizioni e i suoi lati oscuri", conclude Brunetta.
E i lavori sono stati interrotti dopo la relazione introduttiva della pidiellina anna Maria Bernini per consentire la prosecuzione dei lavori dell'Aula del Senato sul decreto Pubblica amministrazione. La data del voto non è stata ancora fissata e le motivazioni della sentenza Mediaset divulgate dalla Corte d’Appello di Milano diventano una freccia nell'arco del Pdl. Gli azzurri in precedenza avevano ottenuto la sospensione dei lavori perché “la corte d’Appello di Milano ha appena detto che l’incandidabilità è una sanzione amministrativa, e pertanto non è retroattiva. Quindi dà ragione a noi e non c’è motivo di andare avanti”, ha spiegato il senatore del Pdl ed ex ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma. Sullo stesso fornte si chiera anche il capogruppo del Pdl, Renato Brunetta: "La sanzione amministrativa e' irretroattiva motivazioni con le quali la Corte d'Appello di Milano ha ricalcolato l'interdizione dai pubblici uffici del presidente Berlusconi, e' ormai chiaro a tutti come occorra un ulteriore approfondimento sull'applicabilita' della legge Severino", afferma Brunetta.
"Lo dicono pure i giudici, è irretroattiva" - "La Corte d'Appello, infatti, tra le righe di una motivazione sconclusionata, come del resto l'intera sentenza, - prosegue - da' ragione, come ha fatto giustamente notare il senatore Nitto Palma, ai dubbi avanzati dal Pdl e che fino a questo momento sono stati del tutto ignorati". E ancora: "La Corte definisce l'incandidabilita' una sanzione amministrativa, con la conseguenza, grazie ad una legge del 1981, della sua irretroattivita'. La legge Severino non e' dunque applicabile irretroattivamente e la Giunta per le elezioni del Senato dovra' prenderne atto disponendo nuove e piu' approfondite sessioni, sino al ricorso, come noi auspichiamo da tempo, alla Corte Costituzionale. Non e' piu' possibile proseguire in modo cosi' frettoloso e superficiale allo stesso tempo, applicando, per la prima volta ad un parlamentare della Repubblica, una legge che di giorno in giorno sta mostrando tutte le sue contraddizioni e i suoi lati oscuri", conclude Brunetta.
giovedì 24 ottobre 2013
Decreto Pa, i falchi del Pdl all’attacco Brunetta: "Il testo può decadere"
Sì, in tarda serata, dell’Aula della Camera al decreto legge
in materia di pubblica amministrazione. Il testo ora torna al Senato.
I voti a favore nell’Aula della Camera sul decreto legge in materia di
Pa sono stati 208, 11 i contrari, 76 gli astenuti. Ma durante la
giornata i falchi Pdl sono andati all’attacco sul decreto legge sulla
Pubblica amministrazione, la maggioranza è andata in sofferenza e il
Governo è stato costretto a minacciare la fiducia sul provvedimento.
È stato il capogruppo Pdl alla Camera, Renato Brunetta, a
dare fuoco alle polveri su più fronti, facendo capire come ormai
qualunque provvedimento può essere oggetto di scontro parlamentare. La
tensione si è manifestata sin dalla capigruppo alla Camera quando ha
gelato il ministro Dario Franceschini assicurando che per il Pdl «il
decreto sulla Pa può decadere». A questo punto il Governo è stato
costretto a ragionare sulla possibilità di porre la fiducia su un
provvedimento che in origine non sembrava presentare troppe spigolosità.
Una fiducia al decreto che si sarebbe trasformata di fatto in una
pericolosa “conta” dentro la maggioranza.
mercoledì 9 ottobre 2013
Ancora attacchi di Grillo al PDR
Beppe Grillo all'attacco del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, all'indomani dello scontro con i grillini seguito al messaggio sulle carceri alle Camere. Sulla questione il Capo dello Stato, a detta del leader M5S, versa "lacrime napulitane" "sospette", ma "Ccà nisciuno è fesso", avverte Grillo.
"Le lacrime napulitane versate per coloro che sono detenuti - scrive Grillo - sono sospette da parte di chi è parte fondante di questa classe politica dal 1953 ed è ora nel suo ottavo anno di presidenza. Le carceri sono piene perché molte sono inutilizzate, perché leggi inutili e dannose come la Fini-Giovanardi sono in vigore, perché i cittadini extracomunitari e comunitari detenuti non vengono mandati nel loro Paese a scontare la pena".
Il leader del M5S si rivolge direttamente al capo dello Stato. "Cosa ha fatto su questi punti, signor Presidente? Con quale urgenza si è mosso in questi anni? Si è svegliato ora con una soluzione che non risolve nulla". Beppe Grillo ribadisce che il ''sospetto'' che l'appello del presidente della Repubblica ''avvenga per salvare Berlusconi e una miriade di colletti bianchi è lecito''. Dura replica anche all'attacco di Napolitano al Movimento (''hanno un chiodo fisso e se ne fregano dei problemi del paese'' ha detto martedì da Cracovia). "Lei dovrebbe essere super partes e non lo è quando attacca il M5S, che rappresenta otto milioni e mezzo di italiani, che ha restituito i finanziamenti elettorali, che si è tagliato gli stipendi, che sta ogni giorno nel Paese e tra la gente al contrario del Palazzo che lei rappresenta, signor Presidente". "Si è vero, abbiamo un chiodo fisso - prosegue il leader M5S ricalcando le parole del Presidente - quello dell'onestà, e non lo baratteremo con nessuno. Su questo lei ha ragione, signor Presidente. Noi non molleremo, si metta l'animo in pace"
Il leader del M5S si rivolge direttamente al capo dello Stato. "Cosa ha fatto su questi punti, signor Presidente? Con quale urgenza si è mosso in questi anni? Si è svegliato ora con una soluzione che non risolve nulla". Beppe Grillo ribadisce che il ''sospetto'' che l'appello del presidente della Repubblica ''avvenga per salvare Berlusconi e una miriade di colletti bianchi è lecito''. Dura replica anche all'attacco di Napolitano al Movimento (''hanno un chiodo fisso e se ne fregano dei problemi del paese'' ha detto martedì da Cracovia). "Lei dovrebbe essere super partes e non lo è quando attacca il M5S, che rappresenta otto milioni e mezzo di italiani, che ha restituito i finanziamenti elettorali, che si è tagliato gli stipendi, che sta ogni giorno nel Paese e tra la gente al contrario del Palazzo che lei rappresenta, signor Presidente". "Si è vero, abbiamo un chiodo fisso - prosegue il leader M5S ricalcando le parole del Presidente - quello dell'onestà, e non lo baratteremo con nessuno. Su questo lei ha ragione, signor Presidente. Noi non molleremo, si metta l'animo in pace"
Senato: "Via reato clandestinità"
Roma, 9 ott. (Ign) - Via libera all'emendamento per l'abolizione del reato di immigrazione clandestina. La commissione Giustizia del Senato ha approvato il testo del M5S, a firma di Maurizio Buccarella e Andrea Cioffi. L'emendamento ha potuto contare sui voti a favore dei pentestellati e del partito democratico.
"Con questo emendamento le espulsioni dei cittadini irregolari potranno procedere per via civile senza inghippi e spese burocratiche (che gravano sulle tasche dei cittadini italiani) e chi troverà persone in mezzo al mare potrà salvarle senza incorrere in nessun tipo di reato. Non li lasceremo più morire. Più sicurezza e più umanità". Così i senatori del M5s Buccarella e Cioffi, presentatori dell'emendamento.
"Il parere favorevole del governo e l'approvazione dell'emendamento che abroga il reato di immigrazione clandestina rappresentano due ottime notizie". Così Khalid Chaouki, deputato Pd e responsabile Nuovi italiani del partito. "Con il voto in commissione Giustizia del Senato - prosegue Chaouki - inizia un percorso che, in tempi rapidi, dovrà cancellare questo odioso reato che criminalizza i sopravvissuti alla drammatica tragedia di Lampedusa e porre le basi per una nuova legge sull'immigrazione. Un plauso al sottosegretario Cosimo Ferri, al governo e ai colleghi del Senato - conclude - per questa prima concreta decisione dopo le ore di commozione e di lutto".
Anche da Scelta Civica arrivano voci di apprezzamento per la decisione della commissione: "Il voto della commissione giustizia del Senato sull'abrogazione del reato di immigrazione clandestina - ha dichiarato Andrea Mazziotti, responsabile giustizia di Scelta Civica - è un'ottima notizia. Spero che l'emendamento passi anche in Aula e poi alla Camera. Abbiamo sempre detto che è un reato assurdo che non contribuisce in nessun modo a ridurre il fenomeno degli sbarchi e dei clandestini. Per questo - ha concluso Mazziotti - abbiamo sostenuto anche il referendum radicale, ma sarebbe bello se il parlamento evitasse il ricorso al voto referendario. Su questo e su altri temi, come quelli della giustizia".
"Il parere favorevole del governo e l'approvazione dell'emendamento che abroga il reato di immigrazione clandestina rappresentano due ottime notizie". Così Khalid Chaouki, deputato Pd e responsabile Nuovi italiani del partito. "Con il voto in commissione Giustizia del Senato - prosegue Chaouki - inizia un percorso che, in tempi rapidi, dovrà cancellare questo odioso reato che criminalizza i sopravvissuti alla drammatica tragedia di Lampedusa e porre le basi per una nuova legge sull'immigrazione. Un plauso al sottosegretario Cosimo Ferri, al governo e ai colleghi del Senato - conclude - per questa prima concreta decisione dopo le ore di commozione e di lutto".
Anche da Scelta Civica arrivano voci di apprezzamento per la decisione della commissione: "Il voto della commissione giustizia del Senato sull'abrogazione del reato di immigrazione clandestina - ha dichiarato Andrea Mazziotti, responsabile giustizia di Scelta Civica - è un'ottima notizia. Spero che l'emendamento passi anche in Aula e poi alla Camera. Abbiamo sempre detto che è un reato assurdo che non contribuisce in nessun modo a ridurre il fenomeno degli sbarchi e dei clandestini. Per questo - ha concluso Mazziotti - abbiamo sostenuto anche il referendum radicale, ma sarebbe bello se il parlamento evitasse il ricorso al voto referendario. Su questo e su altri temi, come quelli della giustizia".
giovedì 3 ottobre 2013
Alfano e la pace armata col cavaliere
Dopo il voto di fiducia di ieri, il Pdl che ha votato compatto ma è ormai diviso si ritrova in serata in due diverse riunioni.
Da una parte i dissidenti del segretario Alfano, che si ritrovano in un
palazzo a due passi da Montecitorio, dall'altra i fedelissimi di
Berlusconi, che incontrano il leader a Palazzo Grazioli.
LA RIUNIONE DEI DISSIDENTI - Sono ormai le dieci di sera quando il manipolo dei 'ribelli' del Pdl capitanati da Angelino Alfano, si dirigono alla spicciolata un palazzo a pochi metri da Montecitorio. E' la prima riunione dei 'dissidenti'.
C'è Angelino Alfano, ma ci sono anche Gaetano Quagliariello, Maurizio Lupi e Beatrice Lorenzin, e con loro sono arrivati numerosi deputati e senatori tra quelli che oggi si sono detti disponibili a formare nuovi gruppi parlamentari a sostegno del governo Letta.
Tra gli altri, i parlamentari del Popolo della libertà Rosanna Scopelliti, Antonio Azzollini, Enrico Costa, Nico D’Ascola, Andrea Augello, Gianni Mancuso, Carlo Giovanardi, Roberto Formigoni, Alessandro Pagano e Vincenzo Piso.
A incontro non ancora finito, esce dalla riunione Roberto Formigoni: “Ho lanciato la proposta di formare nuovi gruppi. E’ iniziata la discussione, ma non è detto si arrivi oggi a una decisione. Se la discussione va avanti, ci aggiorniamo a domani”. Formigoni ha anche ribadito che “siamo in settanta”.
Il senso della riunione trapela e il ragionamento è il seguente: Noi facciamo parte del Pdl ma non ci riconosciamo nella nuova Forza Italia e nella linea dei falchi. Oggi si è aperta la questione all’interno del partito, ma non dobbiamo essere precipitosi sulla formazione di nuovi gruppi parlamentari.
Dopo Angelino Alfano sono intervenuti anche i ministri Gaetano Quagliariello e Umberto Lupi. Negli interventi sarebbe emersa innanzitutto la consapevolezza di aver compiuto oggi, con la fiducia al governo Letta, un atto positivo per l’Italia e per il centrodestra: gli elettori, i cittadini, ma anche le associazioni e le categorie non ci avrebbero perdonato una crisi di governo, e non l’avrebbero perdonata al centrodestra.
Quanto al partito, i presenti hanno confermato di essere leali nei confronti di Silvio Berlusconi ma hanno evidenziato i problemi esistenti con i ‘falchi’ sia sul piano della linea politica, sia anche per il logoramento dei rapporti umani. Di qui la convinzione espressa da alcuni di sentirsi parte del Pdl ma non della nuova Forza Italia, più bilanciata sulla linea dei falchi.
I BIG A PALAZZO GRAZIOLI - Contemporaneamente è in corso a palazzo Grazioli una riunione tra Silvio Berlusconi e diversi big del Pdl. A via del Plebiscito sono arrivati Raffaele Fitto, Saverio Romano, Mara Carfagna, Renata Polverini e Gregorio Fontana. L’incontro - a quanto si apprende - servirà per fare il punto della situazione anche alla luce della riunione in corso tra i cosiddetti dissidenti e il segretario del Pdl, Angelino Alfano.
LA RIUNIONE DEI DISSIDENTI - Sono ormai le dieci di sera quando il manipolo dei 'ribelli' del Pdl capitanati da Angelino Alfano, si dirigono alla spicciolata un palazzo a pochi metri da Montecitorio. E' la prima riunione dei 'dissidenti'.
Tra gli altri, i parlamentari del Popolo della libertà Rosanna Scopelliti, Antonio Azzollini, Enrico Costa, Nico D’Ascola, Andrea Augello, Gianni Mancuso, Carlo Giovanardi, Roberto Formigoni, Alessandro Pagano e Vincenzo Piso.
A incontro non ancora finito, esce dalla riunione Roberto Formigoni: “Ho lanciato la proposta di formare nuovi gruppi. E’ iniziata la discussione, ma non è detto si arrivi oggi a una decisione. Se la discussione va avanti, ci aggiorniamo a domani”. Formigoni ha anche ribadito che “siamo in settanta”.
Il senso della riunione trapela e il ragionamento è il seguente: Noi facciamo parte del Pdl ma non ci riconosciamo nella nuova Forza Italia e nella linea dei falchi. Oggi si è aperta la questione all’interno del partito, ma non dobbiamo essere precipitosi sulla formazione di nuovi gruppi parlamentari.
Dopo Angelino Alfano sono intervenuti anche i ministri Gaetano Quagliariello e Umberto Lupi. Negli interventi sarebbe emersa innanzitutto la consapevolezza di aver compiuto oggi, con la fiducia al governo Letta, un atto positivo per l’Italia e per il centrodestra: gli elettori, i cittadini, ma anche le associazioni e le categorie non ci avrebbero perdonato una crisi di governo, e non l’avrebbero perdonata al centrodestra.
Quanto al partito, i presenti hanno confermato di essere leali nei confronti di Silvio Berlusconi ma hanno evidenziato i problemi esistenti con i ‘falchi’ sia sul piano della linea politica, sia anche per il logoramento dei rapporti umani. Di qui la convinzione espressa da alcuni di sentirsi parte del Pdl ma non della nuova Forza Italia, più bilanciata sulla linea dei falchi.
I BIG A PALAZZO GRAZIOLI - Contemporaneamente è in corso a palazzo Grazioli una riunione tra Silvio Berlusconi e diversi big del Pdl. A via del Plebiscito sono arrivati Raffaele Fitto, Saverio Romano, Mara Carfagna, Renata Polverini e Gregorio Fontana. L’incontro - a quanto si apprende - servirà per fare il punto della situazione anche alla luce della riunione in corso tra i cosiddetti dissidenti e il segretario del Pdl, Angelino Alfano.
mercoledì 2 ottobre 2013
Letta : guardare lontano
"Si lavorera' con una maggioranza politica coesa. Se questa maggioranza
politica coesa e' diversa dalla maggioranza numerica che oggi mi da' la
fiducia io lavorero' lo stesso con la maggioranza politica coesa,
perche' credo che sia oggi fondamentale che ci sia chiarezza sulle cose
da fare". Lo ha affermato il presidente del Consiglio Enrico Letta nel
suo intervento alla Camera.
"Quello di oggi e' un giorno storico per la nostra democrazia. Da
stamane abbiamo condizioni di chiarezza in piu', abbiamo la possibilita'
di fare un lavoro che ci consenta di guardare lontano". Lo dice Enrico
Letta nel suo intervento alla Camera.
Intanto Beppe Grillo rilancia su Twitter le immagini, riprese nell'Aule del Senato, del labiale di Enrico Letta che, dopo l'intervento di Silvio Berlusconi, commenta: 'Un grande'. "Il video sopra si commenta da se' - scrive il leader M5S sul blog - Letta pidiellino ad honorem". Seguono due dichiarazioni del premier. Quella di oggi "'Berlusconi e' un grande' Enrico Letta, 2 ottobre 2013'" e un'altra datata "13 luglio 2012: 'Preferisco che i voti vadano al Pdl piuttosto che disperdersi verso Grillo'".
Intanto Beppe Grillo rilancia su Twitter le immagini, riprese nell'Aule del Senato, del labiale di Enrico Letta che, dopo l'intervento di Silvio Berlusconi, commenta: 'Un grande'. "Il video sopra si commenta da se' - scrive il leader M5S sul blog - Letta pidiellino ad honorem". Seguono due dichiarazioni del premier. Quella di oggi "'Berlusconi e' un grande' Enrico Letta, 2 ottobre 2013'" e un'altra datata "13 luglio 2012: 'Preferisco che i voti vadano al Pdl piuttosto che disperdersi verso Grillo'".
lunedì 30 settembre 2013
Letta : mercoledi' il voto di fiducia
Roma, 30 set. (Adnkronos) - Il confronto parlamentare sulla crisi di governo comincerà mercoledì mattina al Senato. Il premier Enrico Letta farà il suo intervento alle 9,30. Per le comunicazioni del premier è prevista la diretta televisiva.
A seguito degli sviluppi della situazione, la capigruppo di Palazzo Madama ha deciso che martedì l'aula non sarà convocata, mentre il decreto sulla P.a. dovrebbe essere calendarizzato da una nuova riunione dei presidenti di gruppo per mercoledì pomeriggio.
Nel pomeriggio il confronto passerà alla Camera dove alle 16 interverrà il presidente del Consiglio. Alla Camera il presidente del Consiglio parlerà per 40 minuti, mentre due saranno le ore dedicate al dibattito: 31 minuti è il tempo concesso al gruppo Pd per gli interventi in aula; 17 minuti M5S; 16 minuti al Pdl; Scelta Civica e Sel, 12 minuti; Lega Nord e Fdi 10 minuti, gruppo Misto 10 minuti. Tutto il confronto parlamentare dovrebbe concludersi entro le 22.
Mercoledì per la concomitanza del dibattito sulle comunicazioni di Letta, non avrà luogo il previsto question time, mentre il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, ha chiesto di spostare a un altro giorno il dibattito sulla cessione di Telecom.
"Le comunicazioni del presidente del Consiglio - ha detto Franceschini, spiegando come si concluderà il dibattito - prevedono sempre la possibilità di presentare dei documenti sui quali si può porre la fiducia. Molto probabile che questo accada ma decideremo cosa fare e come procedere in base all'andamento del dibattito e a cosa diranno i gruppi".
"La fiducia si pone su eventuali risoluzioni presentate in corso di dibattito, ma la volontà del governo è di andare ad un chiarimento e quindi di porre la questione di fiducia", ha chiarito Franceschini.
Il ministro ha detto di aver chiesto la diretta televisiva, anche per la replica del presidente del Consiglio e per le dichiarazioni di voto finali, perché "è utile che il Paese veda tutto quello che sta succedendo".
Nel pomeriggio il confronto passerà alla Camera dove alle 16 interverrà il presidente del Consiglio. Alla Camera il presidente del Consiglio parlerà per 40 minuti, mentre due saranno le ore dedicate al dibattito: 31 minuti è il tempo concesso al gruppo Pd per gli interventi in aula; 17 minuti M5S; 16 minuti al Pdl; Scelta Civica e Sel, 12 minuti; Lega Nord e Fdi 10 minuti, gruppo Misto 10 minuti. Tutto il confronto parlamentare dovrebbe concludersi entro le 22.
Mercoledì per la concomitanza del dibattito sulle comunicazioni di Letta, non avrà luogo il previsto question time, mentre il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, ha chiesto di spostare a un altro giorno il dibattito sulla cessione di Telecom.
"Le comunicazioni del presidente del Consiglio - ha detto Franceschini, spiegando come si concluderà il dibattito - prevedono sempre la possibilità di presentare dei documenti sui quali si può porre la fiducia. Molto probabile che questo accada ma decideremo cosa fare e come procedere in base all'andamento del dibattito e a cosa diranno i gruppi".
"La fiducia si pone su eventuali risoluzioni presentate in corso di dibattito, ma la volontà del governo è di andare ad un chiarimento e quindi di porre la questione di fiducia", ha chiarito Franceschini.
Il ministro ha detto di aver chiesto la diretta televisiva, anche per la replica del presidente del Consiglio e per le dichiarazioni di voto finali, perché "è utile che il Paese veda tutto quello che sta succedendo".
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