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martedì 25 marzo 2014

Pronte le liste di F.I. per le europee

“Mi auguro che tutti comprendano la gravità del momento e l’esigenza di rinnovarci. Uno sforzo che dobbiamo affrontare tutti insieme mettendo da parte interessi personali, ambizioni individuali e la difesa di rendite di posizione”. Alla fine Silvio Berlusconi si schiera. E verga personalmente una nota per annunciare la grande rottamazione della vecchia guardia di Forza Italia. Annunciando, di fatto, che non candiderà alle europee quei big che pur lo hanno sostenuto in tante battaglie difficili. E contestualmente nominando un ufficio di presidenza di Forza Italia dove, tra i 30 che votano, Fitto è in minoranza. Parecchi della vecchia guardia restano come invitati. Ed entrano la Rossi, Toti, e il resposabile dei club Fiori.
Rinnovamento e basta rendite di posizione: proprio la linea su cui da settimane lo spinge il “cerchio magico” formato da Giovanni Toti, Marcello Fiori e dal duo Rossi-Pascale. Non è un caso che il comunicato venga inviato alle agenzie prima che ad Arcore arrivi quello che viene identificato come il simbolo della “bad company” da rottamare, ovvero Denis Verdini, proprio per una riunione sulle liste alle europee. Riunione che si trasforma in un ring. Chi ha sentito Verdini prima di entrare sbotta: “Aspettiamo le decisioni ufficiali, poi liberi tutti”. Nel senso che Scajola, Fitto, Verdini non hanno alcuna intenzione di mettersi da parte porgendo l’altra guancia. E già pensano alla grande vendetta, che consisterà nel far mancare i propri voti alle liste preparate dal cerchio magico. Più di una fonte affidabile assicura che Denis Verdini, potentissimo uomo macchina e terminale dei portatori di voti di Forza Italia, è pronto a fermare la macchina in questa campagna elettorale. È il controllo dell’organizzazione la vera posta in gioco di queste ore. Anzi, dell’organizzazione nella fase dei servizi sociali, quando Berlusconi sarà limitato nella libertà. Nei piani del nuovo cerchio magico Toti è destinato a diventare il vero numero due del partito, con Maria Rosaria Rossi e Francesca Pascale nel ruolo di plenipotenziari ombra. E Marcello Fiori, responsabile dei Club nel ruolo di organizzatore. Per farlo occorre togliere gli ostacoli dalle liste: “La verità – dice un big di rango - è che nelle urne Fitto arriverebbe primo e pure Scajola prenderebbe più voti di Toti, quindi li tengono fuori altrimenti il loro gioco non regge”. In un clima di tensione e di ansia a pochi giorni dal Verdetto del tribunale di sorveglianza Berlusconi ha scelto di benedire questa operazione, sollecitato anche dall’ala Mediaset: “Se non ci metto mano io al partito salta tutto”. Perché il vecchio leader teme di perdere il controllo di Forza Italia di fronte a una classe dirigente eletta nelle urne, grazie a una sua forza, ora che sarà fuori gioco a causa dei servizi sociali. In particolare, non si fida di Fitto, l’unico che ancora riesce a mobilitare il partito al Sud e custode di un serio bacino di voti. Tanto che i due non si sentono da giorni. E preferisce correre il rischio di perdere voti piuttosto che di perdere il controllo del partito. Perché a questo punto tutto è possibile visto che l’ex governatore pugliese ha già fatto capire che, senza di lui, al Sud Forza Italia avrà problemi seri. La verità è che il 10 aprile è sempre più vicino. Paura, ossessioni, ansia di perdere il controllo delle cose e di assistere inerme alla frana: queste pulsioni avvolgono le mosse del Capo. Non è un caso nel corso del consueto pranzo del lunedì ad Arcore con i figli e i vertici Mediaset Berlusconi ha confidato che teme davvero i “domiciliari”. O comunque misure particolarmente rigide sulla limitazione della libertà. La strategia degli avvocati di Berlusconi è quella di non presentare alcuna richiesta specifica al collegio dei giudici che esamineranno il caso. Confidando che sia sufficiente l’età – l’ex premier ha 78 anni – e l’evidenza che si tratta di un leader politico, che cioè come “lavoro” fa la politica per avere un regime di servizi sociali che non impedisca di proseguire in questa attività. Non sarebbe il primo caso in cui i servizi sociali vengono scontati nell’ambito dell’attività lavorativa del condannato. E quindi, in teoria, Berlusconi potrebbe “lavorare” ad Arcore che di fatto è il suo ufficio politico. Anche se l’elenco delle visite dovrebbe comunque essere autorizzato dal tribunale di sorveglianza. Il problema però è il ravvedimento, lo “scatto di consapevolezza”. Se l’ex premier continua a definirsi innocente, il problema si pone. E potrebbero scattare i domiciliari.

sabato 14 dicembre 2013

Giachetti: «Basta sciopero fame Legge elettorale ora si può fare»

Con l'assegnazione della legge elettorale alla Camera, sono finiti «i giochetti alla Quagliariello». Roberto Giachetti, che oggi ha posto fine allo sciopero della fame iniziato il 7 ottobre scorso proprio per chiedere lo spostamento dalla riforma dal senato alla Camera, sottolinea in conferenza stampa assieme al segretario Matteo Renzi che «i ricatti e gli alibi, così come le minacce di crisi di governo sono armi spuntate» perché «i numeri per approvare la legge elettorale ci sono».

E non è un ostacolo alla legge elettorale, il percorso parallelo delle riforme istituzionali: «Una volta approvata la legge elettorale sarà un gioco da ragazzi» adattarla al nuovo assetto istituzionale, «con il Senato trasformato in camera degli enti locali».


Dai tentativi di isolamento alla vittoria di vedere finalmente la legge elettorale assegnata alla Camera. Roberto Giachetti pone fine, almeno per il momento allo sciopero della fame, e coglie l'occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa: «Sono orgoglioso e onorato di avere la possibilità di fare una conferenza stampa nella sede del mio partito, alla presenza del mio segretario», ha premesso Giachetti dopo aver abbracciato Matteo Renzi al Nazareno.

«Qualcuno ha capito finalmente che la mia era una iniziativa per il mio partito e per il mio Paese. Una parte dei miei dirigenti mi ha insultato, denigrato. Mi hanno detto che ero il braccio armato di Renzi per fare cadere il governo. Ma ho anche percepito, da subito, che il popolo italiano era invece d'accordo per cambiare il sistema elettorale».

Il vice-presidente della Camera si dice pronto a riprendere lo sciopero se lo stallo dovesse riprodursi. Durante una conferenza stampa alla quale partecipa, da spettatore, anche il segretario Pd Matteo Renzi, Giachetti spiega: «Non vi è dubbio che è grazie all'attuale segretario del partito che questo disegno (di tornare al proporzionale sfruttando la sentenza della Consulta, ndr) è saltato. Il passaggio alla Camera consente di superare qualunque ricatto e qualunque alibi: se qualcuno pensa che attraverso il ricatto il parlamento possa restare bloccato, questa volta si sbaglia perché alla Camera i numeri per superare una legge ci sarebbero comunque». «Ho fatto uno sciopero della fame - aggiunge - per lanciare un grido di allarme all'intera classe dirigente. Non ho mangiato per circa 200 giorni, 68 questa volta e 127 l'anno scorso: diversamente non mi sarei sentito a posto con la mia coscienza».

giovedì 17 ottobre 2013

Carceri, Cancellieri: 64mila detenuti in cella, più di un terzo per spaccio di droga

Sono 64.564 i detenuti nelle carceri italiane al 14 ottobre 2013, «un numero molto superiore» rispetto a una capienza regolamentare di 47.599 posti, ma «questo dato subisce una flessione abbastanza rilevante per effetto del mancato utilizzo di spazi, quantificabile in circa 4.500 posti regolamentari». I detenuti in custodia cautelare sono 24.744. Lo ha riferito il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, durate un'audizione in Commissione Giustizia alla Camera.


I condannati definitivamente, ha aggiunto il ministro, sono 38.625, gli internati 1.195. Tra i detenuti in custodia cautelare 12.348 sono i detenuti ancora in attesa del primo grado di giudizio; 6.355 sono stati condannati in primo grado e sono in attesa della decisione di appello; 4.387 sono condannati in uno o entrambi i gradi di giudizio di merito e sono in attesa della decisione della Cassazione.

«Sempre per quanto attiene al numero delle persone in custodia cautelare - ha osservato Cancellieri - va rilevato come a partire dal giugno 2009 (quando si raggiunse il picco dei 31 mila detenuti in custodia) si è registrato un progressivo decremento pari a circa il 20% (con circa 6.500 detenuti in meno, posto che oggi sono 24.500). Per converso, vi è stato nello stesso periodo un aumento consistente dei detenuti definitivi che nel giugno del 2009 erano 30.549 ed in 4 anni sono aumentati di quasi 10.000 unità».

Il reato per il quale è ristretto il maggior numero di detenuti è quello di produzione e spaccio di stupefacenti: per tali fattispecie sono ristrette ben 23.094 persone, ha affermato ancora Cancellieri.

Il secondo reato - ha spiegato il ministro, sottolineando che l'analisi viene condotta sul reato più grave ascritto a ciascun detenuto - è la rapina con 9.473 presenze, il terzo è l'omicidio volontario (9.077). Seguono l'estorsione (4.238), il furto (3.853), la violenza sessuale (2.755), la ricettazione (2.732).

I detenuti per associazione di stampo mafioso sono 1.424: «Si tratta di un numero basso trattandosi di reato spesso associato a fattispecie di maggiore gravità come l'estorsione o l'omicidio». Sono circa 500 infine i detenuti per sequestro di persona, associazione per delinquere, violenza privata, violenza e resistenza a pubblico ufficiale, maltrattamenti in famiglia, atti sessuali con minorenni.

Sono 23.022 i detenuti nelle carceri italiane che devono scontare una pena residua inferiore ai tre
anni, ha precisato ancora il ministro della Giustizia. A fronte dei 38.625 condannati, ha precisato Cancellieri, 9.598 hanno una pena residua inferiore a un anno, 7.735 tra uno e due anni e 5.689 da due a tre anni.

«Prima dell'indulto del 2006 i detenuti presenti in carcere erano 61.400. Con il provvedimento di
clemenza, a partire dal luglio 2006, sono usciti dal carcere 26.000 detenuti definitivi (22 mila nei mesi
immediatamente successivi all'entrata in vigore) con una pena residua non superiore a tre anni», ha detto Cancellieri.

Dal 2006 e per i primi quattro anni successivi, ha sottolineato il guardasigilli, «il ritmo di crescita delle
presenze è stato molto elevato, con una media di oltre settemila unità in più all'anno, fino a giungere a un picco nel 2009 di oltre 69.000 detenuti, trentamila in più di quelli presenti dopo l'applicazione dell'indulto».

sabato 12 ottobre 2013

Grillo & Casaleggio persa un occasione per tacere.

Grillo (che ha sposato un’iraniana) e Casaleggio non sono né razzisti né xenofobi, come s’è affrettata a scrivere la stampa di regime: semplicemente, essendo abituati al contatto con la gente, conoscono bene i sentimenti profondi e inconfessabili che animano milioni di italiani costretti a una vergognosa guerra tra poveri da una politica inetta e distante. E temono di veder equiparato il loro movimento ai partiti che chiacchierano in tv, piangono ai funerali e non fanno nulla. Ma, sulla clandestinità, i due capi dei 5Stelle hanno perso un’occasione per tacere.
Trucco involontariamente svelato: intanto Grillo & Casaleggio sono i capi del movimento e poi i voti li prendono intercettando la guerra tra poveri, i cui sentimenti conoscono bene.
A Grillo, quelli che gli scrivono i testi, hanno dunque scritto (con buona pace di sintassi, lessico e grammatica) che anche il Fatto Quotidiano è merda e lui l’ha recitato:
“Possente campagna sul Fatto Quotidiano, che ha sostituito l’Unità come organo del PD (menoelle, ndr), ricca di battute e insulti contro Beppe Grillo (nuovo leghista…) e parte della rete M5S che non si prostra alle gonnelle piddine e al’ipocrisia del momento sul tema immigrazione. Con articoli di basso livello e mediocri ricchi di insulti, velate porcate e accuse di xenofobia, borghezio oriented e invito a mandare a fare in culo i garanti dell’M5S, nonchè sobillare i nostri senatori e deputati. Inutile linkare, potete andare a leggere sul loro sito. Sempre vero: meglio nemici diretti, che falsi amici. Posso solo non acquistare il fatto quotidiano; piu’ serio comprare l’Unità o nulla (come faccio da tempo), giornale di partito non mascherato che non ti prende per il culo.” Tinazzi2
A Il Fatto non si rassegnano e continuano ad allisciare il pelo di quest’animale che hanno contribuito a lanciare sul mercato, non più ricambiati.
Se continuano così, per dirla con Travaglio
finiranno come i gatti, a leccarsi il culo da soli

sabato 5 ottobre 2013

I luoghi in cui il Cav potrebbe scontare i servizi sociali

I luoghi in cui il Cav potrebbe scontare i servizi sociali sono tanti. Secondo La Repubblica le "mete preferite" sono le comunità di Don Gelmini. Poi ci sono quelle di Don Picchi, come il Ceis.  C'è anche il San Raffaele che è a due passi da Segrate, sulla strada che da Arcore porta a Milano. Un'altra ipotesi vedrebbe il Cav seduto nell'ufficio del suo storico amico Don Verzè. Si vocifera anche di una casa di riposo "Antonio Dellaca'" a Mortara, alla quale era legata la zia di Berlusconi, suor Silviana. Ma qualunque sia la volontà del Cav, a decidere sarà sempre il magistrato di sorveglianza. Il giudice metterà comunque dei paletti alla libertà di Berlusconi.


  Vincoli rigidi - Vincoli rigidi ai quali Silvio dovrà attenersi. "All'atto dell'affidamento - prevede la legge è redatto verbale in cui sono dettate le prescrizioni che il soggetto dovrà seguire in ordine ai suoi rapporti con il servizio sociale, alla dimora, alla libertà di locomozione, al divieto di frequentare determinati locali ed al lavoro". Ma il magistrato potrebbe anche non accogliere le richieste di Berlusconi e spedirlo per esempio in un'associazione antimafia tra Milano e Roma, magari a Libera con Don Ciotti.

Il Cav in bus - Altra questione da tenere d'occhio è quella degli "spostamenti". Nel provvedimento che emetterà il giudice di sorveglianza potrebbe anche essereci il divieto di spostamenti in auto blu o privata. Insomma il magistrato potrebbe anche decidere di mandare il Cav ai servzi sociali imponendogli di spostarsi con i mezzi pubblici.

Come Tanzi -
Infine c'è un'altra ipotesi, la peggiore, che fa tremare Ghedini e Coppi. L'affidamento ai servizi sociali o ai domiciliari non è scontata. Il precedente di Callisto Tanzi parla chiaro: ben oltre i settant'anni, solo due anni più giovane di Berlusconi, resta in carcere, e senza nessun beneficio, e senza affidamento ai servizi sociali.

M5S paghera' multa per protesta sul tetto

Il Movimento 5 Stelle dovrà rimborsare la Camera di 3.795 euro e 52 centesimi per le spese aggiuntive sostenute a causa dell'occupazione del tetto da parte di esponenti del Movimento, per protestare durante l'esame del disegno di legge che istituisce il comitato per le riforme.


A dare la notizia il 'Corriere della Sera' di oggi, che riferisce della relativa lettera del collegio dei Questori, in attuazione di una decisione dell'Ufficio di presidenza, recapitata al capogruppo dei 5 stelle Riccardo Nuti.