Decaduto, almeno da senatore, Silvio Berlusconi, non verrà a mancare anche il soggetto principale della satira ai vignettisti
dei quotidiani italiani, specie a quelli più pungenti nei suoi
confronti? Le 'matite' illustri sentite dall'Adnkronos - da Altan a
Staino a Giannelli - sembrano non temere questo 'vuoto'. Al contrario,
si dicono sicure che il Cavaliere continuerà ad essere in qualche modo al centro della vita politica e dunque anche della satira politica.
Vi mancherà Berlusconi? "No, temo proprio che purtroppo non ci
mancherà affatto, che continuerà a far parlare di sé almeno per un po'
di tempo", risponde Altan,
vignettista di prima pagina su 'Repubblica'. "Del resto - osserva - è
il suo mestiere principale quello di far parlare di sé. Temo dunque che
rimarrà ad essere protagonista delle nostre vignette".
Perché "temo"? Non è contento che non venga a mancare la materia
prima del vostro lavoro? "No - replica secco Altan - preferirei di gran
lunga essere meno ispirato e meno contento come vignettista e più
soddisfatto come cittadino italiano. Faccio fatica a a consolarmi per il
fatto che il Cavaliere continuerà a dare spunti al mio lavoro: sarebbe
meglio avere meno 'verve' satirica e più appagamento politico, etico e
civile".
Più ottimista di Altan è Sergio Staino,
storico vignettista su 'L'Unità'. "Berlusconi decaduto un danno per noi
vignettisti? Assolutamente no! Anzi, è vero l'esatto contrario: ci
aiuta moltissimo. Non ne possiamo più di fare quasi ogni giorno una
vignetta satirica con lui o che parla di lui, ho il computer pieno delle
sue facce e delle sue frasi. Finalmente, basta. Torniamo a liberare la
nostra fantasia!", esulta.
Racconta l'autore di 'Bobo': "Io, per esempio, ieri avrei tanto
voluto fare una vignetta sui 40 milioni di euro stanziati per le navi da
guerra e invece è stato inevitabile che mi sia toccato di farla su
Berlusconi. La sua decadenza, ora dal Senato e presto dalla politica, ci
libera da un'ossessione professionalmente quasi quotidiana. Ci
liberiamo da un impaccio terribile".
In questo caso, dunque, "la soddisfazione del cittadino Staino è la
stessa del vignettista Staino: entrambi non ne potevano più", assicura.
Quanto alle 'scorie' da smaltire, citate nella vignetta satirica di
oggi, "sono ancora dentro di noi, ci vorrà un bel po' di tempo, forse
un'intera generazione. La società va ripulita di queste scorie
berlusconiane; ma la politica non potrà che registrare un'uscita di
scena definitiva di Berlusconi, a parte qualche inevitabile ma isolato
colpo di coda".
Per Emilio Giannelli,
quotidiano vignettista per il 'Corriere della sera', "la 'sparizione'
di Berlusconi ci farebbe davvero indossare il nero del lutto come hanno
fatto in Senato le sue sostenitrici. Ma, sceneggiate a parte, sono
sicuro che il Cavaliere non sparirà come qualcuno sostiene ma continuerà
a imperversare sulla scena politica, anche se non più come primo
protagonista come è stato fino a oggi. Potrà sparire come 'capocomico'
ma rimarrà comunque a far parte della 'compagnia'. Dunque, non dovrò
indossare il lutto".
Tra l'altro, "la cosa buona per noi vignettisti - spiega ancora
Giannelli - è che Berlusconi non solo sta sulla scena politica, il che
lo accomunerebbe a tanti altri personaggi politici; ma ci sta come
autore di 'trovate' per cui, sotto questo punto di vista, è
assolutamente insostituibile per chi fa satira politica. Non nel senso
letterale della parola, però: tutti sono sostituibili. diciamo che è
impareggiabile".
Infatti, osserva, "dopo aver rinunciato nel tempo a Fanfani, ad
Andreotti, a Craxi, potremo benissimo rinunciare anche a Berlusconi:
nessuno è insostituibile, nella politica così come nella satira, che è
sempre destinata a sopravvivere ai personaggi che mette quotidianamente
nel mirino".
Intanto e' stato reso nota una dichiarazione che il senatore del Nuovo centrodestra Renato
Schifani ha fatto oggi ''Ritengo gravemente diffamatorie le frasi che mi riguardano contenute
nell'articolo di Alessandro Sallusti, comparso su 'Il Giornale' di oggi,
giovedì 28 novembre. Per tale ragione, ho dato mandato ai miei legali
di presentare, per mio conto, querela presso l'autorità giudiziaria
competente''.
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giovedì 28 novembre 2013
Berlusconi decaduto, già aggiornata la scheda sul sito del Senato.
Alle 17.43 del 27 novembre del 20013 è scattata la decadenza da senatore di Silvio Berlusconi. All'indomani del voto, il sito del Senato ha già aggiornato la pagina dedicata ai senatori.
Nell'elenco alfabetico dei componenti di Palazzo Madama della XVII
legislatura accanto al nome BERLUSCONI compare la dicitura, tra
parentesi, 'fino al 27 novembre 2013'.
All'interno della scheda biografica, poi, oltre ai dati sul giorno di 'elezione' e 'proclamazione' a senatore della Repubblica, compare una nuova voce: 'Mancata convalida dell'elezione: 27 novembre 2013'.
All'interno della scheda biografica, poi, oltre ai dati sul giorno di 'elezione' e 'proclamazione' a senatore della Repubblica, compare una nuova voce: 'Mancata convalida dell'elezione: 27 novembre 2013'.
martedì 26 novembre 2013
"Domani in piazza, è solo l'inizio"E scoppia scontro Berlusconi-Pd
"Sono assolutamente innocente, sto subendo un tentativo di eliminazione politica attraverso la via giudiziara che trasforma la nostra democrazia in una democrazia dimezzata e viola il significato ultimo di Stato di diritto'' e segna ''il principio secondo cui la classe politica possa essere selezionata dal potere della magistratura". Silvio Berlusconi scatenato sui media alla vigilia del voto sulla propria decadenza da senatore che si terrà domani a partire dalle 19.
La decisione di palazzo Madama arriverà non prima della tarda serata, dopo una serie di votazioni complesse e al termine di una giornata che vedrà scendere in piazza i sostenitori del Cavaliere. "Una manifestazione assolutamente legittima e pacifica", assicura l'ex premier a Studio Aperto, aggiungendo tuttavia che sarà "solo l'inizio".
Parole che scatenano la reazione Pd. "Stiamo assistendo a un’escalation con toni sempre più violenti da parte di Berlusconi. Invocare la piazza contro una sentenza emessa da un tribunale rappresenta un punto di rottura con la storia della Repubblica e con il nostro sistema democratico", tuona Danilo Leva, responsabile Giustizia del Partito Democratico. Di piu, osserva il dirigente Pd, "è una strategia che mira a produrre tensione logorando il Paese e che rende Berlusconi sempre più anti-Stato. Oramai è chiaro che per sfuggire alla legge è pronto a incendiare l'Italia. Cedere al suo ricatto e alle sue minacce, creerebbe un precedente devastante per la tenuta stessa delle istituzioni democratiche", conclude.
Per Berlusconi "non è accettabile che si voti la decadenza attraverso una forzatura costituzionale di una legge che diventa retroattiva per me". Persino il leader russo Vladimir Putin, racconta, "quando gli ho spiegato cosa sta capitando, era incredulo e scandalizzato e anche sopreso dal fatto che il nostro Paese si permetta" di trattare così "un protagonistra" della storia degli ultimi vent'anni. Inoltre, ricorda il leader di Fi-Pdl , dai nuovi documenti sulla vicenda dei diritti Tv, che "costituiscono fatti nuovi", "viene fuori con assoluta evidenza che sono estraneo alle accuse che mi vengono addebitate: non sono mai stato socio occulto di Agrama ma parte lesa di questa operazione che ha procurato a Mediaset e a me un danno di numerosi milioni di dollari".
Più tardi, parlando alla riunione dei gruppi Fi di Camera e Senato Berlusconi, ha spiegato che "è in atto una gara di velocità tra le Procure di Napoli e Milano a chi mi agguanta prima" e ha annunciato che "domani alle 21, sarò a Porta a Porta da Vespa...Ho ripreso a parlare", ha detto.
Già in mattinata Berlusconi era intervenuto a 'La Telefonata' trasmessa da Canale 5 spiegando che non lascerà il Senato con un gesto clamoroso prima del voto di domani. "Non credo di poterlo fare non sarebbe corretto, soprattuto nei confronti di milioni di italiani che mi hanno votato", ha dichiarato spiegando che nei prossimi giorni verrà presentata l'istanza di revisione del processo per i diritti tv, visto che "ci sono 12 testimoni, di cui 7 nuovi", che non sono mai stati ascoltati dai magistrati e infine ha assicurato che al momento della nascita del governo delle larghe intese, non ha 'patteggiato' con Giorgio Napolitano per cercare ottenere un 'salvacondotto' processuale. "Non se ne è mai parlato - ha detto Berlusconi - io a Napolitano non ho mai chiesto nulla per me".
Da qui un nuovo appello ai senatori di Pd e del movimento 5 stelle: "Ho scritto ai senatori di Pd e M5S per ricordare loro che siamo avversari politici ma questo non deve far venir meno il rispetto per la verità e la dignità delle persone. Se ci fosse un minimo di indipendenza di giudizio da parte di questi parlamentari rispetto alle indicazioni dei loro partiti, dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza" e amettere "in modo incontrovertibile la mia estraneità" dalla vicenda.
"Spero che da qui in avanti gli elettori del centrodestra guardino alla realtà dei fatti e della nostra storia, in modo che capiscano che, se non danno tutti i loro voti a un'unica forza politica, non ci sarà nessuna maggioranza in Parlamento in grado di cambiare l'Italia. Quanto alla legge di stabilità "fino a ora il governo ha fatto solo confusione, al punto tale che non è riuscito a mettere a punto un testo definitivo".
Intanto un comunicato rende noto che Niccolò Ghedini e Franco Coppi, legali di Silvio Berlusconi, terranno una conferenza stampa che si svolgerà oggi alle 15, alla Sala stampa Estera a Roma
Intanto Michaela Biancofiore si toglie qualche sassolino dalla scarpa contro chi ha voltato le spalle al Cavaliere. E l'occassione si crea in tv, nel corso della diretta del talk show Piazza Pulita su La7. La deputata di Forza Italia punta il dito contro il ministro dell'Interno e leader del Nuovo Centrodestra Angelino Alfano: "E' il più grande ruffiano che abbia mai visto attorno Berlusconi. E' la persona che aveva la lingua più appiccicata a Berlusconi. Infatti, ha ottenuto tutto da lui. Mi viene il disgusto a pensarci".
"Io l'ho sempre contestato Alfano", continua Biancofiore. "Il giorno dopo la sentenza della Cassazione piangeva davanti ai gruppi parlamentari - sottolinea -, bisogna capire per cosa: se per commozione nei confronti di Berlusconi o per paura di lasciare il governo. L'ho visto in ogni dove blandire Berlusconi. Pochi giorni prima della scissione, Biancofiore racconta di aver sentito dire ad Alfano: "'La nostra vita è intrecciata con la sua, non la lasceremo mai'. Ecco questi sono i ruffiani".
La decisione di palazzo Madama arriverà non prima della tarda serata, dopo una serie di votazioni complesse e al termine di una giornata che vedrà scendere in piazza i sostenitori del Cavaliere. "Una manifestazione assolutamente legittima e pacifica", assicura l'ex premier a Studio Aperto, aggiungendo tuttavia che sarà "solo l'inizio".
Parole che scatenano la reazione Pd. "Stiamo assistendo a un’escalation con toni sempre più violenti da parte di Berlusconi. Invocare la piazza contro una sentenza emessa da un tribunale rappresenta un punto di rottura con la storia della Repubblica e con il nostro sistema democratico", tuona Danilo Leva, responsabile Giustizia del Partito Democratico. Di piu, osserva il dirigente Pd, "è una strategia che mira a produrre tensione logorando il Paese e che rende Berlusconi sempre più anti-Stato. Oramai è chiaro che per sfuggire alla legge è pronto a incendiare l'Italia. Cedere al suo ricatto e alle sue minacce, creerebbe un precedente devastante per la tenuta stessa delle istituzioni democratiche", conclude.
Per Berlusconi "non è accettabile che si voti la decadenza attraverso una forzatura costituzionale di una legge che diventa retroattiva per me". Persino il leader russo Vladimir Putin, racconta, "quando gli ho spiegato cosa sta capitando, era incredulo e scandalizzato e anche sopreso dal fatto che il nostro Paese si permetta" di trattare così "un protagonistra" della storia degli ultimi vent'anni. Inoltre, ricorda il leader di Fi-Pdl , dai nuovi documenti sulla vicenda dei diritti Tv, che "costituiscono fatti nuovi", "viene fuori con assoluta evidenza che sono estraneo alle accuse che mi vengono addebitate: non sono mai stato socio occulto di Agrama ma parte lesa di questa operazione che ha procurato a Mediaset e a me un danno di numerosi milioni di dollari".
Più tardi, parlando alla riunione dei gruppi Fi di Camera e Senato Berlusconi, ha spiegato che "è in atto una gara di velocità tra le Procure di Napoli e Milano a chi mi agguanta prima" e ha annunciato che "domani alle 21, sarò a Porta a Porta da Vespa...Ho ripreso a parlare", ha detto.
Già in mattinata Berlusconi era intervenuto a 'La Telefonata' trasmessa da Canale 5 spiegando che non lascerà il Senato con un gesto clamoroso prima del voto di domani. "Non credo di poterlo fare non sarebbe corretto, soprattuto nei confronti di milioni di italiani che mi hanno votato", ha dichiarato spiegando che nei prossimi giorni verrà presentata l'istanza di revisione del processo per i diritti tv, visto che "ci sono 12 testimoni, di cui 7 nuovi", che non sono mai stati ascoltati dai magistrati e infine ha assicurato che al momento della nascita del governo delle larghe intese, non ha 'patteggiato' con Giorgio Napolitano per cercare ottenere un 'salvacondotto' processuale. "Non se ne è mai parlato - ha detto Berlusconi - io a Napolitano non ho mai chiesto nulla per me".
Da qui un nuovo appello ai senatori di Pd e del movimento 5 stelle: "Ho scritto ai senatori di Pd e M5S per ricordare loro che siamo avversari politici ma questo non deve far venir meno il rispetto per la verità e la dignità delle persone. Se ci fosse un minimo di indipendenza di giudizio da parte di questi parlamentari rispetto alle indicazioni dei loro partiti, dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza" e amettere "in modo incontrovertibile la mia estraneità" dalla vicenda.
"Spero che da qui in avanti gli elettori del centrodestra guardino alla realtà dei fatti e della nostra storia, in modo che capiscano che, se non danno tutti i loro voti a un'unica forza politica, non ci sarà nessuna maggioranza in Parlamento in grado di cambiare l'Italia. Quanto alla legge di stabilità "fino a ora il governo ha fatto solo confusione, al punto tale che non è riuscito a mettere a punto un testo definitivo".
Intanto un comunicato rende noto che Niccolò Ghedini e Franco Coppi, legali di Silvio Berlusconi, terranno una conferenza stampa che si svolgerà oggi alle 15, alla Sala stampa Estera a Roma
Intanto Michaela Biancofiore si toglie qualche sassolino dalla scarpa contro chi ha voltato le spalle al Cavaliere. E l'occassione si crea in tv, nel corso della diretta del talk show Piazza Pulita su La7. La deputata di Forza Italia punta il dito contro il ministro dell'Interno e leader del Nuovo Centrodestra Angelino Alfano: "E' il più grande ruffiano che abbia mai visto attorno Berlusconi. E' la persona che aveva la lingua più appiccicata a Berlusconi. Infatti, ha ottenuto tutto da lui. Mi viene il disgusto a pensarci".
"Io l'ho sempre contestato Alfano", continua Biancofiore. "Il giorno dopo la sentenza della Cassazione piangeva davanti ai gruppi parlamentari - sottolinea -, bisogna capire per cosa: se per commozione nei confronti di Berlusconi o per paura di lasciare il governo. L'ho visto in ogni dove blandire Berlusconi. Pochi giorni prima della scissione, Biancofiore racconta di aver sentito dire ad Alfano: "'La nostra vita è intrecciata con la sua, non la lasceremo mai'. Ecco questi sono i ruffiani".
Manovra, maxiemendamento e fiducia Forza Italia verso uscita da maggioranza
l maxiemendamento alla legge di stabilità ''recepirà integralmente il lavoro della commissione Bilancio e lo integrerà con gli emendamenti di governo e relatori''
già presentati in commissione, ha annunciato il ministro per i Rapporti
con il Parlamento, Dario Franceschini, al termine della capigruppo del
Senato.
A partire dalle 19 si procederà con le dichiarazioni di voto finali sulla fiducia e poi con la votazione nominale dei senatori. L'aula del Senato inizierà a votare la fiducia a partire dalle 20.30. La seduta sarà quindi sospesa, per consentire al governo di presentare la nota variazione bilancio, che sarà trasmessa a commissione competente (Bilancio). Poi si procederà alla votazione della nota di variazione e, infine, al ddl bilancio.
I capigruppo di Forza Italia al Senato, Paolo Romani e alla Camera, Renato Brunetta, terranno una conferenza stampa alle 17
a Palazzo Madama per annunciare l'atteggiamento del partito rispetto
alla legge di stabilità. A quanto si apprende l'orientamento sarebbe
quello di uscire dalla maggioranza, anche se Brunetta non vuole
anticipare nulla: "Aspettiamo il maxiemendamento", si limita a dire.
"Che questa legge ottenga la fiducia o meno, non ci sta bene", ha detto il leader del Uil, Luigi Angeletti. "Siamo qui per ribadire il nostro giudizio - ha aggiunto - prendere iniziative e forme di mobilitazione per modificarla". "Siamo fiduciosi che riusciremo a spuntarla", ha concluso.
A partire dalle 19 si procederà con le dichiarazioni di voto finali sulla fiducia e poi con la votazione nominale dei senatori. L'aula del Senato inizierà a votare la fiducia a partire dalle 20.30. La seduta sarà quindi sospesa, per consentire al governo di presentare la nota variazione bilancio, che sarà trasmessa a commissione competente (Bilancio). Poi si procederà alla votazione della nota di variazione e, infine, al ddl bilancio.
"Che questa legge ottenga la fiducia o meno, non ci sta bene", ha detto il leader del Uil, Luigi Angeletti. "Siamo qui per ribadire il nostro giudizio - ha aggiunto - prendere iniziative e forme di mobilitazione per modificarla". "Siamo fiduciosi che riusciremo a spuntarla", ha concluso.
giovedì 21 novembre 2013
Caso Ruby, depositate motivazioni sulla condanna di Berlusconi
Il giudice Giulia Turri,
che ha depositato le motivazioni, ha respinto la richiesta spiegando
che ai sensi dell’articolo 116 del codice di procedura penale non sono
"soggetti legittimati" a prenderne visione. Dopo qualche minuto
trapelano i primi stralci su ciò che i giudici hanno scritto nelle
motivazioni:
"Risulta innanzitutto provato che l’imputato abbia
compiuto atti sessuali con El Mahroug Karima in cambio di ingenti somme
di denaro e di altre utilità quali gioielli". "Ritiene il Tribunale che
la valutazione unitaria del materiale probatorio illustrato evidenzi lo
stabile inserimento della ragazza nel collaudato sistema prostitutivo di Arcore ove giovani donne, alcune delle quali prostitute professioniste, compivano atti sessuali in plurimi contesti".
"Risulta provato - si legge ancora - che il regista delle esibizioni sessuali delle giovani donne fosse proprio Berlusconi, il quale dava il via al cosiddetto bunga bunga in cui le ospiti di sesso femminile si attivavano per soddisfare i desideri dell’imputato, ossia per fargli provare piaceri corporei, come chiarito dalla stessa El Mahroug, inscenando balli con il palo da lap dance, spogliarelli, travestimenti e toccamenti reciproci". I giudidi proseguono scrivendo che "a tale preludio faceva poi seguito la notte ad Arcore con il presidente del Consiglio, in promiscuità sessuale, ma soltanto per alcune giovani scelte personalmente dal padrone di casa tra le sue ospiti femminili. Certo è che, tra queste, egli scelse El Mahroug Karima in almeno due occasioni".
In un altro passaggio si legge che c’è "la prova, al di là di ogni ragionevole dubbio, della consapevolezza dell’imputato della minore età di El Mahroug Karima nella forma del dolo diretto".
"Il presidente del Consiglio dei ministri ha chiamato nel cuore della notte il capo di gabinetto per chiedere la liberazione" di Ruby "al fine di ottenere per sé un duplice vantaggio": da un lato, la ragazza veniva in tal modo rilasciata per cui la stessa avrebbe
potuto continuare indisturbata a frequentare Arcore e, dall’altro, evitava che la stessa potesse riferire alle forze dell’ordine o alle assistenti sociali di avere compiuto atti sessuali a pagamento con lo stesso imputato, garantendosi così l’impunità". La prova che Berlusconi sapeva della minore età di Ruby? Per i giudici è nella telefonata che l’ex premier fece in Questura la notte tra il 27 e il 28 maggio 2010: "La prova della consapevolezza in capo all’imputato - scrivono - si trae logicamente dal comportamento tenuto da Berlusconi a seguito del controllo di Karima effettuato dal Commissariato Monforte-Vittoria in corso Buenos Aires".
Berlusconi, si legge ancora nelle motivazioni della sentenza, avrebbe inquinato le prove del processo: "Ritiene il Tribunale di dovere tenere conto anche della capacità a delinquere dell’imputato, desunta dalla condotta susseguente ai reati, consistita nell’attività sistematica di inquinamento probatorio a partire dal 6 ottobre 2010, attuata anche corrispondendo a El Marough Karima e ad alcune testimoni ingenti somme di denaro".
Il Cavaliere "non cessò affatto di avere rapporti con la minorenne" dopo la notte del controllo in questura il 27 maggio 2010, "tanto che ne pretese l’affidamento a Minetti Nicole, una delle fedeli frequentatrici della residenza di Arcore, bene inserita nel sistema prostitutivo, la quale coadiuvava addirittura l’imputato nella gestione degli appartamenti di via Olgettina, provvedendo a mantenere i contatti con il gestore dell’immobiliare e con il ragioniere Spinelli per i pagamenti delle spese e dei canoni di affitto delle ragazze".
Secondo i giudici il capo di gabinetto della questura di Milano, Pietro Ostuni, obbedì alla richiesta dell’allora premier Berlusconi di rilasciare Ruby perché preoccupato da eventuali rischi sulla sua carriera. Se i giudici definiscono una "frottola" la parentela tra Ruby e il presidente Mubarak la condotta di Ostuni "rivela un palese timore del soggetto passivo, derivante dall’indebita richiesta avanzata da Berlusconi, tanto da non potere sottrarvisi, anche solo al fine di evitare eventuali ripercussioni negative sul suo futuro professionale, in virtù dei rapporti gerarchici intercorrenti tra i protagonisti e dei ruoli dagli stessi rivestiti".
Molto duro il commento dei legali di Berlusconi, Niccolò Ghedini e Piero Longo: "Certo che la condanna a un cittadino a sette anni di reclusione in un processo dove tutte le asserite persone offese ne attestano l’innocenza, compresi i funzionari di polizia, è davvero un fatto che poteva accadere soltanto al presidente Berlusconi. Una concussione per costrizione con l’asserito concusso che nega di esserlo e che viene ritenuto tale perchè avrebbe potuto, ipoteticamente, temere effetti negativi per la sua carriera. Mai il dottor Ostuni ha prospettato di aver lontanamente pensato a tale evenienza. Nel contempo la dottoressa Iafrate ha costantemente dichiarato di aver deciso in piena e totale autonomia e libertà l’affido di Ruby" sottolineano Longo e Ghedini. "Parimenti è del tutto assurda la ricostruzione delle serate ad Arcore e dei rapporti con Ruby. Tutte le testimonianze, oltre trenta, che non collimavano con le poche dell’accusa, sono state non solo neglette ma addirittura ritenute false. Le nette e reiterate negazioni di Ruby, verbalizzate ben prima della serata del 6/10/2010, che segnerebbe a parere del Tribunale la consapevolezza del presidente Berlusconi in ordine alle dichiarazioni rese in Procura, non vengono neppure considerate", rimarcano.
"Ruby ha sempre negato fin dal primo momento qualsiasi atto sessuale con il Presidente Berlusconi e qualsiasi dazione di denaro a ciò rivolta. Ugualmente la teste ha sempre ribadito che il presidente Berlusconi era inconsapevole, comunque, della sua minore età. Certo che la condanna ad un cittadino a sette anni di reclusione in un processo dove tutte le asserite persone offese ne attestano l’innocenza, compresi i funzionari di polizia, è davvero un fatto che poteva accadere soltanto al presidente Berlusconi".
"Risulta provato - si legge ancora - che il regista delle esibizioni sessuali delle giovani donne fosse proprio Berlusconi, il quale dava il via al cosiddetto bunga bunga in cui le ospiti di sesso femminile si attivavano per soddisfare i desideri dell’imputato, ossia per fargli provare piaceri corporei, come chiarito dalla stessa El Mahroug, inscenando balli con il palo da lap dance, spogliarelli, travestimenti e toccamenti reciproci". I giudidi proseguono scrivendo che "a tale preludio faceva poi seguito la notte ad Arcore con il presidente del Consiglio, in promiscuità sessuale, ma soltanto per alcune giovani scelte personalmente dal padrone di casa tra le sue ospiti femminili. Certo è che, tra queste, egli scelse El Mahroug Karima in almeno due occasioni".
In un altro passaggio si legge che c’è "la prova, al di là di ogni ragionevole dubbio, della consapevolezza dell’imputato della minore età di El Mahroug Karima nella forma del dolo diretto".
"Il presidente del Consiglio dei ministri ha chiamato nel cuore della notte il capo di gabinetto per chiedere la liberazione" di Ruby "al fine di ottenere per sé un duplice vantaggio": da un lato, la ragazza veniva in tal modo rilasciata per cui la stessa avrebbe
potuto continuare indisturbata a frequentare Arcore e, dall’altro, evitava che la stessa potesse riferire alle forze dell’ordine o alle assistenti sociali di avere compiuto atti sessuali a pagamento con lo stesso imputato, garantendosi così l’impunità". La prova che Berlusconi sapeva della minore età di Ruby? Per i giudici è nella telefonata che l’ex premier fece in Questura la notte tra il 27 e il 28 maggio 2010: "La prova della consapevolezza in capo all’imputato - scrivono - si trae logicamente dal comportamento tenuto da Berlusconi a seguito del controllo di Karima effettuato dal Commissariato Monforte-Vittoria in corso Buenos Aires".
Berlusconi, si legge ancora nelle motivazioni della sentenza, avrebbe inquinato le prove del processo: "Ritiene il Tribunale di dovere tenere conto anche della capacità a delinquere dell’imputato, desunta dalla condotta susseguente ai reati, consistita nell’attività sistematica di inquinamento probatorio a partire dal 6 ottobre 2010, attuata anche corrispondendo a El Marough Karima e ad alcune testimoni ingenti somme di denaro".
Il Cavaliere "non cessò affatto di avere rapporti con la minorenne" dopo la notte del controllo in questura il 27 maggio 2010, "tanto che ne pretese l’affidamento a Minetti Nicole, una delle fedeli frequentatrici della residenza di Arcore, bene inserita nel sistema prostitutivo, la quale coadiuvava addirittura l’imputato nella gestione degli appartamenti di via Olgettina, provvedendo a mantenere i contatti con il gestore dell’immobiliare e con il ragioniere Spinelli per i pagamenti delle spese e dei canoni di affitto delle ragazze".
Secondo i giudici il capo di gabinetto della questura di Milano, Pietro Ostuni, obbedì alla richiesta dell’allora premier Berlusconi di rilasciare Ruby perché preoccupato da eventuali rischi sulla sua carriera. Se i giudici definiscono una "frottola" la parentela tra Ruby e il presidente Mubarak la condotta di Ostuni "rivela un palese timore del soggetto passivo, derivante dall’indebita richiesta avanzata da Berlusconi, tanto da non potere sottrarvisi, anche solo al fine di evitare eventuali ripercussioni negative sul suo futuro professionale, in virtù dei rapporti gerarchici intercorrenti tra i protagonisti e dei ruoli dagli stessi rivestiti".
Molto duro il commento dei legali di Berlusconi, Niccolò Ghedini e Piero Longo: "Certo che la condanna a un cittadino a sette anni di reclusione in un processo dove tutte le asserite persone offese ne attestano l’innocenza, compresi i funzionari di polizia, è davvero un fatto che poteva accadere soltanto al presidente Berlusconi. Una concussione per costrizione con l’asserito concusso che nega di esserlo e che viene ritenuto tale perchè avrebbe potuto, ipoteticamente, temere effetti negativi per la sua carriera. Mai il dottor Ostuni ha prospettato di aver lontanamente pensato a tale evenienza. Nel contempo la dottoressa Iafrate ha costantemente dichiarato di aver deciso in piena e totale autonomia e libertà l’affido di Ruby" sottolineano Longo e Ghedini. "Parimenti è del tutto assurda la ricostruzione delle serate ad Arcore e dei rapporti con Ruby. Tutte le testimonianze, oltre trenta, che non collimavano con le poche dell’accusa, sono state non solo neglette ma addirittura ritenute false. Le nette e reiterate negazioni di Ruby, verbalizzate ben prima della serata del 6/10/2010, che segnerebbe a parere del Tribunale la consapevolezza del presidente Berlusconi in ordine alle dichiarazioni rese in Procura, non vengono neppure considerate", rimarcano.
"Ruby ha sempre negato fin dal primo momento qualsiasi atto sessuale con il Presidente Berlusconi e qualsiasi dazione di denaro a ciò rivolta. Ugualmente la teste ha sempre ribadito che il presidente Berlusconi era inconsapevole, comunque, della sua minore età. Certo che la condanna ad un cittadino a sette anni di reclusione in un processo dove tutte le asserite persone offese ne attestano l’innocenza, compresi i funzionari di polizia, è davvero un fatto che poteva accadere soltanto al presidente Berlusconi".
sabato 16 novembre 2013
Berlusconi rinasce Forza Italia,giovani datevi da fare ,scissionisti di Alfano nel "Nuovo Centrodestra"
"Siamo qui per ratificare la dipartita nostra dal Pdl, che probabilmente
potrà restare come nome per la coalizione di tutti i moderati e per la nascita di Forza Italia che da tanto tempo avevamo nel nostro cuore". Ha esordito così Silvio Berlusconi nel
suo intervento al Palazzo dei Congressi per il Consiglio nazionale del
Pdl. "Siete consapevoli che la difesa della libertà dipende da noi?", ha
detto Berlusconi nel suo intervento.
La divisione che si è determinata nel Pdl va "contro la missione di unire i moderati" ed è stata motivata non da questioni legate ai valori ma "per distanze personali", dopo tante dichiarazioni che si sono "succedute sulle agenzie", ha affermato Berlusconi.
"Ho appreso con dolore ad un certo punto che veniva annunciata la nascita di un nuovo centrodestra. Stanotte vi confesso che non ci ho dormito", ha dichiarato. "Nuovo centrodestra non è un nome fortunato visti i componenti. E visto che ci sono Fratelli d'Italia gli avevo consigliato di chiamarsi Cugini d'Italia", ha ironizzato. Tuttavia "vi invito a non fare alcuna dichiarazione nei loro confronti" ma di tenere lo stesso atteggiamento "che abbiamo nei riguardi della Lega e di Fratelli d'Italia", perché, "nonostante all'inizio potranno apparire alleati della sinistra", dovranno "necessariamente far parte della coalizione di centrodestra". Silvio Berlusconi torna a porre la questione dell'alleanza con il Pd.
Il Cavaliere ricorda di aver posto agli alfaniani la questione di "come si fa a stare al tavolo dello stesso governo con chi vuole l'uccisione del vostro leader". Ripercorrendo le fasi precedenti la rottura determinatasi all'interno del partito, con riferimento al voto di fiducia al governo il 2 ottobre in Senato, ha spiegato: "Avevo ripetutamente fatto presente che in questo momento non siamo più in grado di far cadere il governo - ha ribadito -; che il Movimento 5 stelle ha diversi senatori che fruiscono per questo titolo di nobiltà più di 14mila euro; che non sarebbero stati disposti a perdere titolo e assegno e sono venuti fuori 20 nomi sicuri che hanno garantito il loro sostegno al governo. Noi al massimo ci saremmo messi fuori, dando il nostro assenso ai provvedimenti che avremmo ritenuto utili alla comunità". "Alla Merkel e a Sarkozy dava fastidio questo signore che aveva l'esperienza e la forza di dire no alle loro proposte che a me apparivano insensate", ha poi affermato. L'ex premier ha ricordato la richiesta di limiti per le auto italiane per l'emissione di gas per il buco dell'ozono, l'introduzione della Tobin tax, a cui sarebbe stato favorevole a patto che tutti gli Stati fossero d'accordo. Una tassa che poi è stata introdotta dal governo di Mario Monti "che ha fatto una politica in ginocchio alla Germania".
"Nei ministri del nostro governo non vedo il necessario coraggio - ha continuato - né la statura per farsi ascoltare in Europa" al fine di fronteggiare la crisi economica, ha detto Berlusconi. "Se dovesse esserci un governo Pd-M5S molti di noi sarebbero costretti a espatriare", ha poi sottolineato, invocando quindi come unica soluzione quella "di far votar tutti per Forza Italia". Parlando della sentenza sui diritti tv, Berlusconi ha annunciato: "Ci saranno presto delle importanti novità" in grado di ribaltare la sentenza di condanna per i diritti tv, emerse "dopo che la notizia ha fatto il giro del mondo". Berlusconi dice di non spiegarsi "la fretta" nella procedura di decadenza da palazzo Madama e ipotizza: "Forse il Pd vuole la mia testa su un piatto d'argento per l'8 dicembre", data delle primarie. "Come chiamereste questi signori che calpestano la legge? Io li chiamo fuorilegge", ha affermato riferendosi alla posizione assunta dal Pd nell'iter seguito per l'esame al Senato della questione della sua decadenza. Tra gli applausi del Consiglio nazionale, Berlusconi ha dichiarato: "Perché Forza Italia? Perché siamo inguaribili ottimisti e ci vogliamo riprovare ancora, vogliamo una nuova primavera e la resurrezione di un nome che abbiamo dentro il cuore". Il partito dovrà avere le "porte aperte" e non dovrà più accadere che "chi vuole iscriversi non sappia a chi rivolgersi" e per questo ci sarà una riorganizzazione sul territorio e la nascita dei club, "ho bisogno di sostegno - ha detto - chiamiamoli Club Forza Silvio". Il Cavaliere ha aggiunto di volere che "i club facciano anche volontariato, nel momento in cui il Paese soffre la miseria".
Dopo un'ora e mezza di intervento Berlusconi ha confessato di non riuscire a trattenere l'"emozione" e ha mostrato visibilmente i segni di stanchezza e stress. Immediatamente è salito sul palco il medico personale Alberto Zangrillo, seguito dagli uomini della scorta e da esponenti di partito a cominciare dal capogruppo alla Camera Renato Brunetta. Berlusconi è sceso dal palco appoggiandosi ad un uomo della scorta poi, qualche minuto dopo è risalito per votare il documento che sancisce il ritorno a Forza Italia.
Alla fine il 100% degli aventi diritto ha approvato il documento presentato al Consiglio nazionale del Pdl e letto da Renato Brunetta dal podio per la votazione. Prima di procedere, per alzata di badge, Brunetta ha precisato i dati della composizione dell'assemblea: su 870 componenti, i presenti aventi diritto di voto erano 613, pari a oltre il 70% del plenum, e poi c'erano un certo numero di assenti con regolare giustificazione.
Al momento del voto, Brunetta, che aveva dietro di sé proprio Silvio Berlusconi che ci ha tenuto a indossare anche lui il cartellino, ha richiamato tutti alla massima attenzione e a mantenere un certo ordine per poter verificare il risultato. Si è cominciato con gli astenuti: zero. Quindi i contrari: zero. L'approvazione del documento con la fine delle attività del Pdl, l'avvio di quella di Fi, e l'investitura di Silvio Berlusconi è così passata all'unanimità.
La divisione che si è determinata nel Pdl va "contro la missione di unire i moderati" ed è stata motivata non da questioni legate ai valori ma "per distanze personali", dopo tante dichiarazioni che si sono "succedute sulle agenzie", ha affermato Berlusconi.
"Ho appreso con dolore ad un certo punto che veniva annunciata la nascita di un nuovo centrodestra. Stanotte vi confesso che non ci ho dormito", ha dichiarato. "Nuovo centrodestra non è un nome fortunato visti i componenti. E visto che ci sono Fratelli d'Italia gli avevo consigliato di chiamarsi Cugini d'Italia", ha ironizzato. Tuttavia "vi invito a non fare alcuna dichiarazione nei loro confronti" ma di tenere lo stesso atteggiamento "che abbiamo nei riguardi della Lega e di Fratelli d'Italia", perché, "nonostante all'inizio potranno apparire alleati della sinistra", dovranno "necessariamente far parte della coalizione di centrodestra". Silvio Berlusconi torna a porre la questione dell'alleanza con il Pd.
Il Cavaliere ricorda di aver posto agli alfaniani la questione di "come si fa a stare al tavolo dello stesso governo con chi vuole l'uccisione del vostro leader". Ripercorrendo le fasi precedenti la rottura determinatasi all'interno del partito, con riferimento al voto di fiducia al governo il 2 ottobre in Senato, ha spiegato: "Avevo ripetutamente fatto presente che in questo momento non siamo più in grado di far cadere il governo - ha ribadito -; che il Movimento 5 stelle ha diversi senatori che fruiscono per questo titolo di nobiltà più di 14mila euro; che non sarebbero stati disposti a perdere titolo e assegno e sono venuti fuori 20 nomi sicuri che hanno garantito il loro sostegno al governo. Noi al massimo ci saremmo messi fuori, dando il nostro assenso ai provvedimenti che avremmo ritenuto utili alla comunità". "Alla Merkel e a Sarkozy dava fastidio questo signore che aveva l'esperienza e la forza di dire no alle loro proposte che a me apparivano insensate", ha poi affermato. L'ex premier ha ricordato la richiesta di limiti per le auto italiane per l'emissione di gas per il buco dell'ozono, l'introduzione della Tobin tax, a cui sarebbe stato favorevole a patto che tutti gli Stati fossero d'accordo. Una tassa che poi è stata introdotta dal governo di Mario Monti "che ha fatto una politica in ginocchio alla Germania".
"Nei ministri del nostro governo non vedo il necessario coraggio - ha continuato - né la statura per farsi ascoltare in Europa" al fine di fronteggiare la crisi economica, ha detto Berlusconi. "Se dovesse esserci un governo Pd-M5S molti di noi sarebbero costretti a espatriare", ha poi sottolineato, invocando quindi come unica soluzione quella "di far votar tutti per Forza Italia". Parlando della sentenza sui diritti tv, Berlusconi ha annunciato: "Ci saranno presto delle importanti novità" in grado di ribaltare la sentenza di condanna per i diritti tv, emerse "dopo che la notizia ha fatto il giro del mondo". Berlusconi dice di non spiegarsi "la fretta" nella procedura di decadenza da palazzo Madama e ipotizza: "Forse il Pd vuole la mia testa su un piatto d'argento per l'8 dicembre", data delle primarie. "Come chiamereste questi signori che calpestano la legge? Io li chiamo fuorilegge", ha affermato riferendosi alla posizione assunta dal Pd nell'iter seguito per l'esame al Senato della questione della sua decadenza. Tra gli applausi del Consiglio nazionale, Berlusconi ha dichiarato: "Perché Forza Italia? Perché siamo inguaribili ottimisti e ci vogliamo riprovare ancora, vogliamo una nuova primavera e la resurrezione di un nome che abbiamo dentro il cuore". Il partito dovrà avere le "porte aperte" e non dovrà più accadere che "chi vuole iscriversi non sappia a chi rivolgersi" e per questo ci sarà una riorganizzazione sul territorio e la nascita dei club, "ho bisogno di sostegno - ha detto - chiamiamoli Club Forza Silvio". Il Cavaliere ha aggiunto di volere che "i club facciano anche volontariato, nel momento in cui il Paese soffre la miseria".
Dopo un'ora e mezza di intervento Berlusconi ha confessato di non riuscire a trattenere l'"emozione" e ha mostrato visibilmente i segni di stanchezza e stress. Immediatamente è salito sul palco il medico personale Alberto Zangrillo, seguito dagli uomini della scorta e da esponenti di partito a cominciare dal capogruppo alla Camera Renato Brunetta. Berlusconi è sceso dal palco appoggiandosi ad un uomo della scorta poi, qualche minuto dopo è risalito per votare il documento che sancisce il ritorno a Forza Italia.
Alla fine il 100% degli aventi diritto ha approvato il documento presentato al Consiglio nazionale del Pdl e letto da Renato Brunetta dal podio per la votazione. Prima di procedere, per alzata di badge, Brunetta ha precisato i dati della composizione dell'assemblea: su 870 componenti, i presenti aventi diritto di voto erano 613, pari a oltre il 70% del plenum, e poi c'erano un certo numero di assenti con regolare giustificazione.
Al momento del voto, Brunetta, che aveva dietro di sé proprio Silvio Berlusconi che ci ha tenuto a indossare anche lui il cartellino, ha richiamato tutti alla massima attenzione e a mantenere un certo ordine per poter verificare il risultato. Si è cominciato con gli astenuti: zero. Quindi i contrari: zero. L'approvazione del documento con la fine delle attività del Pdl, l'avvio di quella di Fi, e l'investitura di Silvio Berlusconi è così passata all'unanimità.
lunedì 11 novembre 2013
ALFANO A BERLUSCONI: "SAPPIA CHE NON MI FARO' ACCOPPARE DAI SUOI KILLER"
Siamo alla resa dei conti, tra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano è
guerra fredda. In una intervista pubblicata su l'Huffington Post, il
Cavaliere dice: "Credo sempre alla buona fede di tutti. E anche a loro
dico: se si contraddicono i nostri elettori, non si va da nessuna parte.
Anche Fini e altri ebbero due settimane di spazio sui giornali, ma poi è finita come è finita. Ripeto: è nel loro interesse ascoltare cosa dicono i nostri elettori, per non commettere errori che li segnerebbero per tutta la vita".
E alla domanda di come si porrà di fronte al voto di decadenza il prossimo 27 novembre, Berlusconi risponde: "Come mi pongo io? Piuttosto, voglio domandare a tutti i senatori come possono votare la mia estromissione dal Parlamento sulla base di una sentenza politica fondata sul nulla, una sentenza che ha contraddetto incredibilmente due altre sentenze della stessa Cassazione esattamente sugli stessi fatti. Sulla base di una simile sentenza si vuole far decadere il leader del centrodestra, applicando “retroattivamente” una legge costituzionalmente discutibile, calpestando lo Stato di diritto, la Costituzione e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Lo si vuole fare violando da un lato l’obbligo imposto dalla legge europea di rivolgersi alla Corte europea di Strasburgo ove esistano dubbi sull’interpretazione delle norme stesse, dall’altro lato si vuole anche procedere con il voto “palese” e non con il voto “segreto” previsto dal Regolamento del Senato quando si tratta di un voto su una persona come è sempre stato a partire dal Codice Albertino".
E aggiunge: "Come può pretendere il Partito democratico che i nostri
senatori e i nostri ministri continuino a collaborare con chi, violando
le leggi, compie un omicidio politico, assassina politicamente il leader
dei moderati? Gli italiani hanno capito che è a dir poco sospetta
questa fretta di espellermi dalle istituzioni. Rappresento da vent’anni
l'ostacolo alla loro definitiva presa del potere. Pensavano di avermi
eliminato nel ‘94, poi nel ’96, nel 2006 e infine nel 2011, ma non
avevano fatto i conti con gli italiani. Ma sarà un boomerang per la sinistra. Io resterò in campo, più forte e più convinto di prima".
Sullo strappo tra Berlusconi e il vicepremier interviene Gianfranco Fini che afferma: "Alfano verificherà che Berlusconi non ammette dissensi e critiche o linee politiche diverse dalle sua,
linee che, nove volte su dieci, coincidono con il suo interesse
personale e non con quello generale". L'ex leader di An ha poi escluso
di unire la propria strada a quella di Alfano: "Non ho intenzione di
riprendere l'attività di partito, quella politica sì".Intanto, Alfano, dopo la telefonata intercorsa con il Cavaliere, nella
quale chiedeva se fosse vera la notizia che dovrebbe uscire su Panorama
una inchiesta su di lui, non credendo alla estraneità di Berlusconi su
questa vicenda, pare abbia detto: "Sappia che non mi farò accoppare dai suoi killer".
Aggiungendo di non aver paura del metodo Boffo, metodo che prende il nome dall'allora direttore di Avvenire, Dino Boffo che, dopo aver scritto nel 2009 dei piccanti editoriali su Berlusconi, saltò fuori una vicenda personale del 2004 che lo portò ad una condanna con l'accusa di aver molestato, con pedinamenti e telefonate, la moglie del suo amante, essendo Boffo omosessuale. Lo scandalo che lo travolse fu tale che dovette rassegnare le dimissioni da direttore della testata giornalistica.
Da allora, l’espressione “metodo Boffo” è entrata nel lessico della
politica italiana, come sinonimo di campagna stampa basata su illazioni e
bugie allo scopo di screditare qualcuno per ragioni politiche.
Berlusconi rompe con Alfano e i falchi sono sul piede di guerra.
Subito i falchi si sono levati in volo, per il Cavaliere un solo
consiglio: rompere con Letta. Fare cadere il governo delle larghe intese
per l'impossibilità di stare con chi vuole eliminare politicamente
Berlusconi. Una posizione che non ha mai conosciuto mediazioni. Rottura e
basta. Elezioni subito. I falchi della prima ora sono Denis Verdini, Daniela Santanché, Daniele Capezzone.
La lista - Nell'elenco dei falchi, dei duri e puri, ci sono pure Augusto Minzolini, il coordinatore del Pdl Sandro Bondi, Augusto Minzolini, Manuela Repetti, Mario Mantovani. Un passo indietro sono i mediatori, anche loro fedelissimi a Berlusconi ma tentano di ricucire, vogliono evitare la rottura: sono Maurizio Gasparri, Altero Matteoli, Paolo Romani e Renato Schifani. Il tempo stringe e entro sabato 16 niovembre non potranno più "stare nel mezzo", dovranno schierarsi: o con Silvio o contro Silvio. E proprio oggi, lunedì 11 novembre, la colomba Fabrizio Cicchitto, ha scritto una nota contro i falchi e l'ultima uscita di Berlusconi: "Ci dispiace moltissimo, ma non condividiamo la posizione assunta dal presidente Berlusconi che ha fatto sua la posizione degli estremisti e che vuole far cadere a tutti i costi il governo. La caduta del governo provocata dal Pdl per puntare ad elezioni immediate, peraltro improbabili, sarebbe infatti solo un favore fatto al Pd: il Pdl avrebbe l’handicap di aver provocato una crisi di governo con conseguenze assai negative dal punto di vista economico e finanziario, si assumerebbe la responsabilità della mancata realizzazione delle riforme istituzionali e non avrebbe nemmeno un candidato premier: Berlusconi non si può presentare, Alfano è contestato dai falchi, altre candidature non sono maturate. Molto meglio allora andare avanti fino al 2015, fare le riforme istituzionali e una nuova legge elettorale, avviare una politica economica per la crescita, e avere il tempo per rilanciare un nuovo grande centrodestra che aggreghi tutte le forze disponibili, sia sulla destra che sul centro, e che, se si evitasse la rottura, si potrebbe fondare sul binomio Berlusconi-Alfano". Mancano quattro giorni alla resa dei conti.
La lista - Nell'elenco dei falchi, dei duri e puri, ci sono pure Augusto Minzolini, il coordinatore del Pdl Sandro Bondi, Augusto Minzolini, Manuela Repetti, Mario Mantovani. Un passo indietro sono i mediatori, anche loro fedelissimi a Berlusconi ma tentano di ricucire, vogliono evitare la rottura: sono Maurizio Gasparri, Altero Matteoli, Paolo Romani e Renato Schifani. Il tempo stringe e entro sabato 16 niovembre non potranno più "stare nel mezzo", dovranno schierarsi: o con Silvio o contro Silvio. E proprio oggi, lunedì 11 novembre, la colomba Fabrizio Cicchitto, ha scritto una nota contro i falchi e l'ultima uscita di Berlusconi: "Ci dispiace moltissimo, ma non condividiamo la posizione assunta dal presidente Berlusconi che ha fatto sua la posizione degli estremisti e che vuole far cadere a tutti i costi il governo. La caduta del governo provocata dal Pdl per puntare ad elezioni immediate, peraltro improbabili, sarebbe infatti solo un favore fatto al Pd: il Pdl avrebbe l’handicap di aver provocato una crisi di governo con conseguenze assai negative dal punto di vista economico e finanziario, si assumerebbe la responsabilità della mancata realizzazione delle riforme istituzionali e non avrebbe nemmeno un candidato premier: Berlusconi non si può presentare, Alfano è contestato dai falchi, altre candidature non sono maturate. Molto meglio allora andare avanti fino al 2015, fare le riforme istituzionali e una nuova legge elettorale, avviare una politica economica per la crescita, e avere il tempo per rilanciare un nuovo grande centrodestra che aggreghi tutte le forze disponibili, sia sulla destra che sul centro, e che, se si evitasse la rottura, si potrebbe fondare sul binomio Berlusconi-Alfano". Mancano quattro giorni alla resa dei conti.
lunedì 4 novembre 2013
Alfano rilancia le primarie nel Centrodestra. Fitto: "E' Berlusconi che decide "
L’Huffingotn Post ha pubblicato alcuni stralci del prossimo libro di Bruno Vespa. Ivi emergono le visioni profondamente divergenti sulle primarie nel Centrodestra. Il dissidio tra colombe e falchi, tra lealisti e diversamente berlusconiani, sembra ormai difficilmente ricomponibile e la leadership di Silvio Berlusconi appare sempre più logora.
Angelino Alfano spiega così la sua idea intorno alla scelta del prossimo candidato a palazzo Chigi del polo moderato: La mia idea non è cambiata rispetto alla fine del 2012 quando lanciammo le primarie. Alle prossime elezioni, il nostro candidato dovrà essere scelto attraverso primarie il più aperte possibile, alle quali partecipi il più alto numero di simpatizzanti
Il Vicepremier e Ministro degli Interni del governo Letta lascia intendere, inoltre, che fu un errore non seguire la strada delle primarie nel 2012, quando Berlusconi decise di ripresentarsi. Beatrice Lorenzin, attuale ministro della Sanità, all’epoca coordinava i comitati per “Alfano premier”. Angelino era convinto di potercela fare a subentrare all’ “eterno” leader del Popolo della Libertà, travolto dagli scandali, attraverso una forma di legittimazione popolare. Poi decise di fare marcia indietro e accettare la formula di una sua “formale” candidatura a primo ministro, che Berlusconi sbandierava in tutte le trasmissioni televisive, ma a cui non credeva nessuno, nemmeno gli elettori del Centrodestra. A rimproverare Alfano di non aver insistito sulle primarie ci fu anche Giorgia Meloni, che aveva intenzione di candidarsi.
Alfano, inoltre, confida a Vespa quali sarebbero i temi che, a suo avviso, hanno prodotto la spaccatura del Centrodestra. Per il Ministro degli Interni, la questione principale non sarebbe tanto la rinascita di Forza Italia quanto piuttosto “la linea del partito, la stabilità del governo e il futuro, ovvero la modalità attraverso cui si individua il futuro gruppo dirigente a cominciare dai prossimi candidati per tutte le competizioni“.
Sulla scelta del candidato premier, la visione di Raffaele Fitto è molto distante da quella di Alfano. Anche Fitto decide di dire la sua nel libro di Vespa:
"Io ragiono sul dopo Berlusconi, il giorno in cui Berlusconi autorizzerà il “dopo”. Ricordiamo che lui ha fatto la campagna elettorale del 2013 dicendo che il candidato a palazzo Chigi sarebbe stato Alfano. Quindi sarà ancora una volta lui a decidere che cosa si farà".
Non è azzardato pensare che Fitto e Alfano potrebbero correre alla prossime elezioni non solo in partiti differenti, ma anche con leader differenti.
Il Vicepremier e Ministro degli Interni del governo Letta lascia intendere, inoltre, che fu un errore non seguire la strada delle primarie nel 2012, quando Berlusconi decise di ripresentarsi. Beatrice Lorenzin, attuale ministro della Sanità, all’epoca coordinava i comitati per “Alfano premier”. Angelino era convinto di potercela fare a subentrare all’ “eterno” leader del Popolo della Libertà, travolto dagli scandali, attraverso una forma di legittimazione popolare. Poi decise di fare marcia indietro e accettare la formula di una sua “formale” candidatura a primo ministro, che Berlusconi sbandierava in tutte le trasmissioni televisive, ma a cui non credeva nessuno, nemmeno gli elettori del Centrodestra. A rimproverare Alfano di non aver insistito sulle primarie ci fu anche Giorgia Meloni, che aveva intenzione di candidarsi.
Alfano, inoltre, confida a Vespa quali sarebbero i temi che, a suo avviso, hanno prodotto la spaccatura del Centrodestra. Per il Ministro degli Interni, la questione principale non sarebbe tanto la rinascita di Forza Italia quanto piuttosto “la linea del partito, la stabilità del governo e il futuro, ovvero la modalità attraverso cui si individua il futuro gruppo dirigente a cominciare dai prossimi candidati per tutte le competizioni“.
Sulla scelta del candidato premier, la visione di Raffaele Fitto è molto distante da quella di Alfano. Anche Fitto decide di dire la sua nel libro di Vespa:
"Io ragiono sul dopo Berlusconi, il giorno in cui Berlusconi autorizzerà il “dopo”. Ricordiamo che lui ha fatto la campagna elettorale del 2013 dicendo che il candidato a palazzo Chigi sarebbe stato Alfano. Quindi sarà ancora una volta lui a decidere che cosa si farà".
Non è azzardato pensare che Fitto e Alfano potrebbero correre alla prossime elezioni non solo in partiti differenti, ma anche con leader differenti.
mercoledì 30 ottobre 2013
Sulla decadenza si voterà con il voto palese
La giunta per il regolamento del senato, riunita dalle 9 del 30
ottobre per decidere sulla modalità di voto sulla decadenza di Silvio
Berlusconi da senatore, ha deciso che in aula si voterà con il voto
palese con 7 voti a favore e 6 contrari. Pietro Grasso, in quanto
presidente della giunta, non ha votato. L’ago della bilancia nella
decisione è stata la senatrice di Scelta civica Linda Lanzillotta,
indecisa fino all’ultimo momento, che ha confermato il suo sì al voto
palese.
“Io sono per il voto palese e ho proposto di
circoscrivere la decisione all’applicazione della norma della legge
Severino”, ha detto la senatrice Linda Lanzillotta di Scelta civica
durante una pausa dei lavori della giunta per il regolamento sulla
decadenza di Silvio Berlusconi.
martedì 29 ottobre 2013
Decadenza, Nitto Palma: "La Giunta fermi i lavori, la Severino è irretroattiva"
"Fermate tutto". Ancora bagarre. La Giunta per il Regolamento riunita al Senato per discutere la proposta di modifica che introdurrebbe il voto palese in Aula per la decadenza di Silvio Berlusconi, si
è trasformata nell'ennesimo scontro tra Pd e Pdl.
E i lavori sono stati interrotti dopo la relazione introduttiva della pidiellina anna Maria Bernini per consentire la prosecuzione dei lavori dell'Aula del Senato sul decreto Pubblica amministrazione. La data del voto non è stata ancora fissata e le motivazioni della sentenza Mediaset divulgate dalla Corte d’Appello di Milano diventano una freccia nell'arco del Pdl. Gli azzurri in precedenza avevano ottenuto la sospensione dei lavori perché “la corte d’Appello di Milano ha appena detto che l’incandidabilità è una sanzione amministrativa, e pertanto non è retroattiva. Quindi dà ragione a noi e non c’è motivo di andare avanti”, ha spiegato il senatore del Pdl ed ex ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma. Sullo stesso fornte si chiera anche il capogruppo del Pdl, Renato Brunetta: "La sanzione amministrativa e' irretroattiva motivazioni con le quali la Corte d'Appello di Milano ha ricalcolato l'interdizione dai pubblici uffici del presidente Berlusconi, e' ormai chiaro a tutti come occorra un ulteriore approfondimento sull'applicabilita' della legge Severino", afferma Brunetta.
"Lo dicono pure i giudici, è irretroattiva" - "La Corte d'Appello, infatti, tra le righe di una motivazione sconclusionata, come del resto l'intera sentenza, - prosegue - da' ragione, come ha fatto giustamente notare il senatore Nitto Palma, ai dubbi avanzati dal Pdl e che fino a questo momento sono stati del tutto ignorati". E ancora: "La Corte definisce l'incandidabilita' una sanzione amministrativa, con la conseguenza, grazie ad una legge del 1981, della sua irretroattivita'. La legge Severino non e' dunque applicabile irretroattivamente e la Giunta per le elezioni del Senato dovra' prenderne atto disponendo nuove e piu' approfondite sessioni, sino al ricorso, come noi auspichiamo da tempo, alla Corte Costituzionale. Non e' piu' possibile proseguire in modo cosi' frettoloso e superficiale allo stesso tempo, applicando, per la prima volta ad un parlamentare della Repubblica, una legge che di giorno in giorno sta mostrando tutte le sue contraddizioni e i suoi lati oscuri", conclude Brunetta.
E i lavori sono stati interrotti dopo la relazione introduttiva della pidiellina anna Maria Bernini per consentire la prosecuzione dei lavori dell'Aula del Senato sul decreto Pubblica amministrazione. La data del voto non è stata ancora fissata e le motivazioni della sentenza Mediaset divulgate dalla Corte d’Appello di Milano diventano una freccia nell'arco del Pdl. Gli azzurri in precedenza avevano ottenuto la sospensione dei lavori perché “la corte d’Appello di Milano ha appena detto che l’incandidabilità è una sanzione amministrativa, e pertanto non è retroattiva. Quindi dà ragione a noi e non c’è motivo di andare avanti”, ha spiegato il senatore del Pdl ed ex ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma. Sullo stesso fornte si chiera anche il capogruppo del Pdl, Renato Brunetta: "La sanzione amministrativa e' irretroattiva motivazioni con le quali la Corte d'Appello di Milano ha ricalcolato l'interdizione dai pubblici uffici del presidente Berlusconi, e' ormai chiaro a tutti come occorra un ulteriore approfondimento sull'applicabilita' della legge Severino", afferma Brunetta.
"Lo dicono pure i giudici, è irretroattiva" - "La Corte d'Appello, infatti, tra le righe di una motivazione sconclusionata, come del resto l'intera sentenza, - prosegue - da' ragione, come ha fatto giustamente notare il senatore Nitto Palma, ai dubbi avanzati dal Pdl e che fino a questo momento sono stati del tutto ignorati". E ancora: "La Corte definisce l'incandidabilita' una sanzione amministrativa, con la conseguenza, grazie ad una legge del 1981, della sua irretroattivita'. La legge Severino non e' dunque applicabile irretroattivamente e la Giunta per le elezioni del Senato dovra' prenderne atto disponendo nuove e piu' approfondite sessioni, sino al ricorso, come noi auspichiamo da tempo, alla Corte Costituzionale. Non e' piu' possibile proseguire in modo cosi' frettoloso e superficiale allo stesso tempo, applicando, per la prima volta ad un parlamentare della Repubblica, una legge che di giorno in giorno sta mostrando tutte le sue contraddizioni e i suoi lati oscuri", conclude Brunetta.
mercoledì 23 ottobre 2013
Decadenza Berlusconi, Pdl contro Grasso: 'Faziose le sue parole sul voto palese"
Scontro tra i capigruppo del Pdl e il presidente del Senato Pietro Grasso dopo le sue dichiarazioni sul voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi. Per Renato Brunetta tali dichiarazioni non sono "da presidente del Senato, ma da uomo di parte, anzi di fazione".
"Ritenere, come dice Grasso, che i senatori col voto segreto possano rispondere a 'interessi diversi' dalla coscienza è una insinuazione gravissima, che va contro il ruolo di garante della dignità dei parlamentari. Ricordo all'ex procuratore Grasso una frase di Falcone: 'il sospetto è l'anticamera della calunnia'. Cerchi di far valere le regole, il presidente Grasso, invece che inventarne di nuove ad uso delle sue attitudini inquisitorie'', conclude Brunetta.
Sulla stessa linea anche il presidente dei senatori del Pdl Renato Schifani: "E' molto grave che il presidente Grasso ipotizzi il voto palese, essendo il Regolamento sul punto chiaro ed inequivocabile. Un'eventuale interpretazione diversa in Giunta per il Regolamento, a colpi di maggioranza, sarebbe inaccettabile e noi ci opporremmo strenuamente ad una simile forzatura". "Sospettare, poi -aggiunge- che attraverso il voto segreto i senatori possano perseguire interessi diversi rispetto alla propria coscienza è incredibile, e ci auguriamo che si sia trattato di un malaugurato fraintendimento. Un chiarimento sarebbe quantomeno opportuno".
In difesa del presidente del Senato si schiera invece Luigi Zanda, capogruppo dei senatori del Pd: "Non c'è niente di 'incredibile' o di 'fazioso' nelle dichiarazioni del presidente Grasso. Le sue, sono solo parole di buon senso". "Sin dall'inizio di questa non semplice legislatura -aggiunge- il presidente Grasso ha sempre tenuto un comportamento equidistante e molto attento alle leggi dello Stato italiano e al Regolamento di palazzo Madama. Continuerà certamente a farlo in ogni altra circostanza del nostro futuro lavoro parlamentare".
Sulla stessa linea anche il presidente dei senatori del Pdl Renato Schifani: "E' molto grave che il presidente Grasso ipotizzi il voto palese, essendo il Regolamento sul punto chiaro ed inequivocabile. Un'eventuale interpretazione diversa in Giunta per il Regolamento, a colpi di maggioranza, sarebbe inaccettabile e noi ci opporremmo strenuamente ad una simile forzatura". "Sospettare, poi -aggiunge- che attraverso il voto segreto i senatori possano perseguire interessi diversi rispetto alla propria coscienza è incredibile, e ci auguriamo che si sia trattato di un malaugurato fraintendimento. Un chiarimento sarebbe quantomeno opportuno".
In difesa del presidente del Senato si schiera invece Luigi Zanda, capogruppo dei senatori del Pd: "Non c'è niente di 'incredibile' o di 'fazioso' nelle dichiarazioni del presidente Grasso. Le sue, sono solo parole di buon senso". "Sin dall'inizio di questa non semplice legislatura -aggiunge- il presidente Grasso ha sempre tenuto un comportamento equidistante e molto attento alle leggi dello Stato italiano e al Regolamento di palazzo Madama. Continuerà certamente a farlo in ogni altra circostanza del nostro futuro lavoro parlamentare".
domenica 20 ottobre 2013
Per il Cav servizi sociali arma elettorale"
Nessuna limitazione alla sua libertà individuale. Potrà concedere interviste a tv e giornali e incontrare chiunque. Unici vincoli, orari e spostamenti. Una volta affidato ai servizi sociali, Silvio Berlusconi godrà di ampia libertà d'azione e potrà usare la sua condizione di 'condannato libero' per fare campagna elettorale in vista delle europee.
''Berlusconi sarà come un uomo libero che potrà tranquillamente parlare con i giornalisti, telefonare e incontrare chi gli pare'' spiega all'Adnkronos l'avvocato Paolo Tosoni, penalista di fama e legale di Mario Chiesa ai tempi di Tangentopoli.
''Se volesse, Berlusconi potrebbe addirittura utilizzare la sua condizione come un'arma in campagna elettorale'' assicura il legale che precisa: ''Le uniche limitazioni saranno quelle legate agli orari ed agli spostamenti'', che il Cavaliere dovrà osservare, pena la revoca dell'affidamento e l'immediata carcerazione, come previsto dal regolamento.
In particolare, l'ex premier non potrà uscire di casa prima delle 7 del mattino e dovrà rientrare nel domicilio concordato con il tribunale di sorveglianza entro le 21 (le 22 nel periodo estivo). ''Le verifiche che riguardano le questioni legate alla presenza della scorta - spiega Tosoni - non spettano al tribunale che dovrà invece verificare che il lavoro sia svolto in condizioni che non gli rendano possibile delinquere e che sia utile a ripagare la società del danno subito''.
Certo è che se si dovessero verificare situazioni per le quali impedimenti o complicazioni di varia natura dovessero rendere impossibile un sereno svolgimento delle mansioni previste, ''il tribunale potrebbe sempre revocare l'affidamento''. E sulla possibilità di un dietro-front da parte dei legali del Cavaliere che potrebbero cambiare strategia in corsa, Tosoni è chiaro: ''Il punto è che in realtà Berlusconi non ha scelta. Le sue due uniche alternative sono il carcere o l'affidamento. Non sono sicuro che ci sarebbero tutti gli estremi e le condizioni favorevoli, perché gli si possa accordare la custodia domiciliare. A meno che, ovviamente, non venga dimostrato che ci siano impedimenti legati a questioni di salute''.
In attesa della decisione del tribunale di sorveglianza, che dovrebbe arrivare solo tra alcuni mesi, Berlusconi sarà sottoposto ad una serie di colloqui con gli assistenti sociali che ne valuteranno, tra le altre cose, la sua predisposizione alla pena alternativa dei servizi sociali. ''Non è un presupposto fondamentale - puntualizza Tosoni - che il condannato accetti di aver commesso il reato. Basta il dato obiettivo, che è dato dai tre gradi di giudizio. Quello che conta è dimostrare che il lavoro svolto sia atto a ripagare la società''.
''In ogni caso, tenendo debitamente conto dell'eccezionalità della vicenda di Berlusconi, non credo che l'istituto dei servizi sociali sia adatto a lui. Il mio parere è che la sua situazione male si adatti alle prerogative necessarie, ma lo dico in senso positivo - tiene a precisare - non gli si può, per questo, negare la possibilità di scelta. Ci sono sicuramente delle complicazioni - conclude l'ex difensore di Chiesa - ma sono sicuro che si troveranno delle soluzioni adatte. Mi stupirei del contrario".
Intanto per Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato, "non si può applicare retroattivamente una legge peraltro molto probabilmente incostituzionale. Il Senato si fermi e attenda la conclusione dell'iter giudiziario". Per questo l'esponente Pdl chiede alla politica, "governo compreso", di "riflettere sulla legge Severino, in evidente contrasto con altre norme e da sottoporre al vaglio della Corte".
''Se volesse, Berlusconi potrebbe addirittura utilizzare la sua condizione come un'arma in campagna elettorale'' assicura il legale che precisa: ''Le uniche limitazioni saranno quelle legate agli orari ed agli spostamenti'', che il Cavaliere dovrà osservare, pena la revoca dell'affidamento e l'immediata carcerazione, come previsto dal regolamento.
In particolare, l'ex premier non potrà uscire di casa prima delle 7 del mattino e dovrà rientrare nel domicilio concordato con il tribunale di sorveglianza entro le 21 (le 22 nel periodo estivo). ''Le verifiche che riguardano le questioni legate alla presenza della scorta - spiega Tosoni - non spettano al tribunale che dovrà invece verificare che il lavoro sia svolto in condizioni che non gli rendano possibile delinquere e che sia utile a ripagare la società del danno subito''.
Certo è che se si dovessero verificare situazioni per le quali impedimenti o complicazioni di varia natura dovessero rendere impossibile un sereno svolgimento delle mansioni previste, ''il tribunale potrebbe sempre revocare l'affidamento''. E sulla possibilità di un dietro-front da parte dei legali del Cavaliere che potrebbero cambiare strategia in corsa, Tosoni è chiaro: ''Il punto è che in realtà Berlusconi non ha scelta. Le sue due uniche alternative sono il carcere o l'affidamento. Non sono sicuro che ci sarebbero tutti gli estremi e le condizioni favorevoli, perché gli si possa accordare la custodia domiciliare. A meno che, ovviamente, non venga dimostrato che ci siano impedimenti legati a questioni di salute''.
In attesa della decisione del tribunale di sorveglianza, che dovrebbe arrivare solo tra alcuni mesi, Berlusconi sarà sottoposto ad una serie di colloqui con gli assistenti sociali che ne valuteranno, tra le altre cose, la sua predisposizione alla pena alternativa dei servizi sociali. ''Non è un presupposto fondamentale - puntualizza Tosoni - che il condannato accetti di aver commesso il reato. Basta il dato obiettivo, che è dato dai tre gradi di giudizio. Quello che conta è dimostrare che il lavoro svolto sia atto a ripagare la società''.
''In ogni caso, tenendo debitamente conto dell'eccezionalità della vicenda di Berlusconi, non credo che l'istituto dei servizi sociali sia adatto a lui. Il mio parere è che la sua situazione male si adatti alle prerogative necessarie, ma lo dico in senso positivo - tiene a precisare - non gli si può, per questo, negare la possibilità di scelta. Ci sono sicuramente delle complicazioni - conclude l'ex difensore di Chiesa - ma sono sicuro che si troveranno delle soluzioni adatte. Mi stupirei del contrario".
Intanto per Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato, "non si può applicare retroattivamente una legge peraltro molto probabilmente incostituzionale. Il Senato si fermi e attenda la conclusione dell'iter giudiziario". Per questo l'esponente Pdl chiede alla politica, "governo compreso", di "riflettere sulla legge Severino, in evidente contrasto con altre norme e da sottoporre al vaglio della Corte".
Briatore :«Pdl senza Berlusconi ? Voto Renzi»
«Matteo Renzi in questa situazione prenderà molti voti. E se Berlusconi
non è più in Forza Italia io stesso voterò Renzi e non il Pdl. Io voto
le persone, non voto la politica. Io spero che finalmente arrivi
qualcuno a fare la rivoluzione e nel momento in cui inizia gli diamo
tutti una mano». È questo un passaggio dell’intervento di Flavio
Briatore, imprenditore e manager, ospite dell’«Intervista» di Maria
Latella su Sky Tg24.
MERITOCRAZIA - «In Italia non esiste meritocrazia, i soliti noti partecipano e i politici gli danno una mano. Manager che fanno danni alle ferrovie e poi li mandano all’Alitalia e rovinano pure quella e gli diamo soldi per mandarli via. La rivoluzione si deve fare, ma la deve fare la politica. Al governo ci vogliono persone competenti, a ministro della Sanità ci vuole un professionista e cosi’ alle telecomunicazioni» aggiunge Briatore. «Le tasse vanno portate al 30% e a chi non paga gli togliamo l’azienda -continua Briatore-. E’ inutile che il governo venda i gioielli di famiglia e i quadri. E’ inutile vendere proprietà dello Stato che finiranno nei buchi neri. Destiniamo quesi 14 euro in busta paga a chi ha pensioni basse. A che servono 14 euro in piu?».
MERITOCRAZIA - «In Italia non esiste meritocrazia, i soliti noti partecipano e i politici gli danno una mano. Manager che fanno danni alle ferrovie e poi li mandano all’Alitalia e rovinano pure quella e gli diamo soldi per mandarli via. La rivoluzione si deve fare, ma la deve fare la politica. Al governo ci vogliono persone competenti, a ministro della Sanità ci vuole un professionista e cosi’ alle telecomunicazioni» aggiunge Briatore. «Le tasse vanno portate al 30% e a chi non paga gli togliamo l’azienda -continua Briatore-. E’ inutile che il governo venda i gioielli di famiglia e i quadri. E’ inutile vendere proprietà dello Stato che finiranno nei buchi neri. Destiniamo quesi 14 euro in busta paga a chi ha pensioni basse. A che servono 14 euro in piu?».
domenica 13 ottobre 2013
Cavaliere unico Leader
Da un certo punto di vista il pasticcio è
fatto: i ministri della destra si sono emancipati dalla sua leadership
politica, raccogliendo le adesioni di un numero di parlamentari pensosi
delle sorti del Paese (e delle loro personali) sufficiente per togliere a
Berlusconi il potere di vita e di morte sul governo, nel quale consiste
essenzialmente quella leadership.
Da un altro punto di vista il pasticcio non è venuto bene, non è cotto a puntino: l'impresa a sfondo opportunistico, che non è necessario bollare con la categoria moralistica di «tradimento», non ha sbocco politico, non può avere esito centrista, che sarebbe penosamente minoritario, e non può risolversi nella cancellazione di quella persistente opinione di destra berlusconiana che anche gli ultimi sondaggi danno in forte spolvero.
Tutte le chiacchiere sui moderati, sul modello Partito popolare europeo, sulla destra moderna hanno scarsa credibilità. Intanto perché sono chiacchiere di sinistra, desideri e invocazioni che vengono dalla classe discutidora, patemi d'animo degli antiberlusconiani che non si limitano a voler mandare in galera l'Arcinemico, vogliono anche impossessarsi della sua eredità. Programma un po' troppo vasto, viste le effettive condizioni in cui versa la sinistra. E poi perché manca un'attrezzatura di idee e di programmi che abbia un fondo di intransigenza sul modello di società e di Stato che l'esercito elettorale di Berlusconi, per quanto disorientato e confuso, sa bene dove stia di casa. Sta a casa di Berlusconi, la cui leadership nel bene e nel male è stata per vent'anni personale, un uomo privato e la sua famiglia amicale, con tutti i difetti che questa soluzione ha comportato, al servizio di una prassi politica, e critica della politica, che scuote le istituzioni e le vecchie certezze istituzionali senza riuscire a fare la rivoluzione liberale ma senza neanche rinunciarvi.
Angelino Alfano dovrebbe essere abbastanza furbo da capire tutto questo. Se vuole tagliare la strada a uno scissionismo senza speranza finale e a un ministerialismo che verrebbe travolto dalle cose e dagli umori dell'Italia, se lo vuole, allora deve cercare una ricomposizione in cui la funzione di leadership di Berlusconi sia ripristinata, e non a chiacchiere. E qui casca l'asino. Perché Berlusconi vuol dire «questione giustizia», riforma della Costituzione e ripresa dello sviluppo basata su tagli strutturali della spesa e delle tasse, cose che entrano nel vivo del conflitto sociale sottostante l'attività e la credibilità di qualunque governo democratico in occidente. Alfano deve scegliere: o la sua è una lobby di ministeriali senza futuro politico serio oppure la vittoria parziale nello scontro con Berlusconi sul governo Letta è la premessa di una gestione combattiva e intransigente del potere di leva e di decisione che gli assetti parlamentari hanno dato alla destra italiana.
La faccenda, naturalmente, riguarda anche i berlusconiani che non hanno acceduto alla vampata opportunistica e hanno resistito nel tentativo di non separare il destino personale del leader da quello del governo. Hanno incassato una sconfitta, devono riconoscerlo con un minimo di serenità. Ma sono maggioranza nel popolo berlusconiano e nel partito e nei gruppi parlamentari, sebbene questa maggioranza non sia stata sufficiente a orientare le cose nel verso da loro desiderato per un forte dissidenza dei ministeriali (e dei pavidi). Come orientare questa forza, questa maggioranza reale? Ha sbocco una prospettiva di rottura «congressuale», una conta? O non è più giusto da ogni punto di vista obbligare Alfano e il suo gruppo governativo a esercitare in una direzione sensata e politicamente forte la delega che si sono presi a viva forza? Credo sia più interessante e utile, anche e sopra tutto dal punto di vista degli interessi del paese e dell'Italia inquieta che la sinistra vuole cancellare con un nuovo regime, muoversi in questa direzione.
Per farlo ci vogliono idee, movimenti del Paese reale intorno a queste idee, non giaculatorie di fedeltà e di lealismo o logiche del tanto peggio tanto meglio. Bisogna battersi perché finisca il tran tran e perché la larga coalizione politica, voluta da Berlusconi che poi non è riuscito a disfarla in condizioni personali molto critiche, sia sollecitata ad agire in Italia e in Europa in modo significativo, nel senso delle riforme necessarie e non attuate, a partire da quelle indicate nella famosa lettera della Banca centrale europea. E molto altro ancora. Non vedo altri modi per ripristinare alla fine un funzionamento serio del bipolarismo e del sistema dell'alternanza, restando competitivi con il progetto di ristrutturazione della sinistra sul modello di Matteo Renzi (un progetto tutt'altro che concluso, tutt'altro che di successo anche nelle premesse). Lo scontro nel partito berlusconiano è cieco, non parla al Paese, è fatto di nomenclatura, mentre lo scontro sui temi di riforma e sul fisco e sulla politica estera, e principalmente sui temi della giustizia, delinea una demarcazione vera, anche affilata, ma vera. E può rendere competitivo ancora una volta, nonostante la persecuzione di Berlusconi abbia messo al suo attivo il punto decisivo della condanna Esposito, il meglio che il berlusconismo ha espresso in questo luogo di sepolcri imbiancati che noi siamo. (Giuliano Ferrara - Il Foglio )
Tutte le chiacchiere sui moderati, sul modello Partito popolare europeo, sulla destra moderna hanno scarsa credibilità. Intanto perché sono chiacchiere di sinistra, desideri e invocazioni che vengono dalla classe discutidora, patemi d'animo degli antiberlusconiani che non si limitano a voler mandare in galera l'Arcinemico, vogliono anche impossessarsi della sua eredità. Programma un po' troppo vasto, viste le effettive condizioni in cui versa la sinistra. E poi perché manca un'attrezzatura di idee e di programmi che abbia un fondo di intransigenza sul modello di società e di Stato che l'esercito elettorale di Berlusconi, per quanto disorientato e confuso, sa bene dove stia di casa. Sta a casa di Berlusconi, la cui leadership nel bene e nel male è stata per vent'anni personale, un uomo privato e la sua famiglia amicale, con tutti i difetti che questa soluzione ha comportato, al servizio di una prassi politica, e critica della politica, che scuote le istituzioni e le vecchie certezze istituzionali senza riuscire a fare la rivoluzione liberale ma senza neanche rinunciarvi.
Angelino Alfano dovrebbe essere abbastanza furbo da capire tutto questo. Se vuole tagliare la strada a uno scissionismo senza speranza finale e a un ministerialismo che verrebbe travolto dalle cose e dagli umori dell'Italia, se lo vuole, allora deve cercare una ricomposizione in cui la funzione di leadership di Berlusconi sia ripristinata, e non a chiacchiere. E qui casca l'asino. Perché Berlusconi vuol dire «questione giustizia», riforma della Costituzione e ripresa dello sviluppo basata su tagli strutturali della spesa e delle tasse, cose che entrano nel vivo del conflitto sociale sottostante l'attività e la credibilità di qualunque governo democratico in occidente. Alfano deve scegliere: o la sua è una lobby di ministeriali senza futuro politico serio oppure la vittoria parziale nello scontro con Berlusconi sul governo Letta è la premessa di una gestione combattiva e intransigente del potere di leva e di decisione che gli assetti parlamentari hanno dato alla destra italiana.
La faccenda, naturalmente, riguarda anche i berlusconiani che non hanno acceduto alla vampata opportunistica e hanno resistito nel tentativo di non separare il destino personale del leader da quello del governo. Hanno incassato una sconfitta, devono riconoscerlo con un minimo di serenità. Ma sono maggioranza nel popolo berlusconiano e nel partito e nei gruppi parlamentari, sebbene questa maggioranza non sia stata sufficiente a orientare le cose nel verso da loro desiderato per un forte dissidenza dei ministeriali (e dei pavidi). Come orientare questa forza, questa maggioranza reale? Ha sbocco una prospettiva di rottura «congressuale», una conta? O non è più giusto da ogni punto di vista obbligare Alfano e il suo gruppo governativo a esercitare in una direzione sensata e politicamente forte la delega che si sono presi a viva forza? Credo sia più interessante e utile, anche e sopra tutto dal punto di vista degli interessi del paese e dell'Italia inquieta che la sinistra vuole cancellare con un nuovo regime, muoversi in questa direzione.
Per farlo ci vogliono idee, movimenti del Paese reale intorno a queste idee, non giaculatorie di fedeltà e di lealismo o logiche del tanto peggio tanto meglio. Bisogna battersi perché finisca il tran tran e perché la larga coalizione politica, voluta da Berlusconi che poi non è riuscito a disfarla in condizioni personali molto critiche, sia sollecitata ad agire in Italia e in Europa in modo significativo, nel senso delle riforme necessarie e non attuate, a partire da quelle indicate nella famosa lettera della Banca centrale europea. E molto altro ancora. Non vedo altri modi per ripristinare alla fine un funzionamento serio del bipolarismo e del sistema dell'alternanza, restando competitivi con il progetto di ristrutturazione della sinistra sul modello di Matteo Renzi (un progetto tutt'altro che concluso, tutt'altro che di successo anche nelle premesse). Lo scontro nel partito berlusconiano è cieco, non parla al Paese, è fatto di nomenclatura, mentre lo scontro sui temi di riforma e sul fisco e sulla politica estera, e principalmente sui temi della giustizia, delinea una demarcazione vera, anche affilata, ma vera. E può rendere competitivo ancora una volta, nonostante la persecuzione di Berlusconi abbia messo al suo attivo il punto decisivo della condanna Esposito, il meglio che il berlusconismo ha espresso in questo luogo di sepolcri imbiancati che noi siamo. (Giuliano Ferrara - Il Foglio )
sabato 5 ottobre 2013
I luoghi in cui il Cav potrebbe scontare i servizi sociali
I luoghi in cui il Cav potrebbe scontare i servizi sociali sono tanti. Secondo La Repubblica
le "mete preferite" sono le comunità di Don Gelmini. Poi ci sono quelle
di Don Picchi, come il Ceis. C'è anche il San Raffaele che è a due
passi da Segrate, sulla strada che da Arcore porta a Milano. Un'altra
ipotesi vedrebbe il Cav seduto nell'ufficio del suo storico amico Don Verzè. Si vocifera anche di una casa di riposo "Antonio Dellaca'" a Mortara,
alla quale era legata la zia di Berlusconi, suor Silviana. Ma qualunque
sia la volontà del Cav, a decidere sarà sempre il magistrato di
sorveglianza. Il giudice metterà comunque dei paletti alla libertà di
Berlusconi.
Vincoli rigidi - Vincoli rigidi ai quali Silvio
dovrà attenersi. "All'atto dell'affidamento - prevede la legge è redatto
verbale in cui sono dettate le prescrizioni che il soggetto dovrà
seguire in ordine ai suoi rapporti con il servizio sociale, alla dimora,
alla libertà di locomozione, al divieto di frequentare
determinati locali ed al lavoro". Ma il magistrato potrebbe anche non
accogliere le richieste di Berlusconi e spedirlo per esempio in
un'associazione antimafia tra Milano e Roma, magari a Libera con Don
Ciotti.
Il Cav in bus - Altra questione da tenere d'occhio è quella degli "spostamenti". Nel provvedimento che emetterà il giudice di sorveglianza potrebbe anche essereci il divieto di spostamenti in auto blu o privata. Insomma il magistrato potrebbe anche decidere di mandare il Cav ai servzi sociali imponendogli di spostarsi con i mezzi pubblici.
Come Tanzi - Infine c'è un'altra ipotesi, la peggiore, che fa tremare Ghedini e Coppi. L'affidamento ai servizi sociali o ai domiciliari non è scontata. Il precedente di Callisto Tanzi parla chiaro: ben oltre i settant'anni, solo due anni più giovane di Berlusconi, resta in carcere, e senza nessun beneficio, e senza affidamento ai servizi sociali.
Il Cav in bus - Altra questione da tenere d'occhio è quella degli "spostamenti". Nel provvedimento che emetterà il giudice di sorveglianza potrebbe anche essereci il divieto di spostamenti in auto blu o privata. Insomma il magistrato potrebbe anche decidere di mandare il Cav ai servzi sociali imponendogli di spostarsi con i mezzi pubblici.
Come Tanzi - Infine c'è un'altra ipotesi, la peggiore, che fa tremare Ghedini e Coppi. L'affidamento ai servizi sociali o ai domiciliari non è scontata. Il precedente di Callisto Tanzi parla chiaro: ben oltre i settant'anni, solo due anni più giovane di Berlusconi, resta in carcere, e senza nessun beneficio, e senza affidamento ai servizi sociali.
Coppi : settimana depositeremo la richiesta servizi sociali per Silvio Berlusconi
«Se non ci sono cambi di indirizzo, entro la prossima
settimana depositeremo la richiesta per un eventuale affidamento in
prova ai servizi sociali per Silvio Berlusconi», ha detto all’Ansa il
professore Franco Coppi, uno dei difensori dell’ex premier condannato
definitivamente a quattro anni di reclusione, tre dei quali coperti da
indulto, per il caso Mediaset. Il legale, ha precisato che l’istanza
dovrebbe contenere «indicazioni di massima» per l’eventuale
affidamento.
Lo stesso Franco Coppi ha commentato il voto della Giunta
del Senato che ieri si è espressa favorevolmente alla decadenza di
Silvio Berlusconi. «La decisione era del tutto prevedibile»,scrive in
una nota firmata anche dagli altri legali dell’ex premier Piero Longo
e Niccolò Ghedini. «Violando i principi del giusto processo e della
irretroattività della legge penale - aggiungono - si è creato un
gravissimo precedente che mina profondamente la storia democratica del
Paese e lo stato di diritto».
Ieri, dopo quasi sei ore di camera di consiglio, la Giunta per le immunità con 15 “si” e 8 “no” ha dato il primo via libera alla decadenza di Silvio Berlusconi dal mandato di parlamentare. Ora la parola passa all’aula del Senato. Sul voto che ci sarà a Palazzo Madama Renato Schifani precisa: «Il voto per decidere sulla decadenza del senatore Berlusconi sarà un voto segreto. Lo prevede espressamente il regolamento del Senato al terzo comma dell’art. 113 e non credo che il presidente Grasso voglia e possa disattenderlo. La polemica è inutile e stucchevole. Specie se arriva da esponenti di un partito che in casi analoghi, come quello del senatore Di Girolamo, aveva chiesto e ottenuto, secondo le regole, che il voto fosse segreto».
Ieri, dopo quasi sei ore di camera di consiglio, la Giunta per le immunità con 15 “si” e 8 “no” ha dato il primo via libera alla decadenza di Silvio Berlusconi dal mandato di parlamentare. Ora la parola passa all’aula del Senato. Sul voto che ci sarà a Palazzo Madama Renato Schifani precisa: «Il voto per decidere sulla decadenza del senatore Berlusconi sarà un voto segreto. Lo prevede espressamente il regolamento del Senato al terzo comma dell’art. 113 e non credo che il presidente Grasso voglia e possa disattenderlo. La polemica è inutile e stucchevole. Specie se arriva da esponenti di un partito che in casi analoghi, come quello del senatore Di Girolamo, aveva chiesto e ottenuto, secondo le regole, che il voto fosse segreto».
venerdì 4 ottobre 2013
Giunta delle elezioni ha votato a favore della decadenza di Silvio Berlusconi da senatore.
La Giunta delle elezioni a maggioranza ha votato a favore della
decisione di proporre all'assemblea del Senato la decadenza di Silvio
Berlusconi da senatore. La decisione assunta in camera di consiglio e'
stata letta dal presidente Dario Stefano.
Il senatore Schifani capogruppo del PDL ha dichiarato : "Peggio del previsto. Il copione era stato gia' scritto e se ne conosceva la trama ma si e' andati oltre ogni limite di tollerabilita'".
La seduta, che si è aperta nella sala Koch di Palazzo Madama con un minuto di silenzio per ricordare le vittime della tragedia di Lampedusa è subito iniziata con delle schermaglie quando il presidente Dario Stefano ha respinto una pregiudiziale avanzata da parte di una componente della Giunta, Elisabetta Alberti Casellati (Pdl), non essendo consentite in questa fase. "Non le lascio la parola" ha tagliato corto Stefano, citando i poteri che gli derivano dal Regolamento dell'organismo.
Stefano ha quindi svolto un excursus tecnico e riepilogativo delle diverse fasi della vicenda. Rilevando l'assenza degli avvocati di Silvio Berlusconi, ha quindi dato la parola all'avvocato Salvatore Di Pardo, che rappresenta il subentrante in Molise al posto di Berlusconi, Achille Di Giacomo, dopo l'eventuale decadenza dal Senato.
Dal canto loro i legali di Berlusconi, Franco Coppi, Piero Longo e Niccolò Ghedini,hanno motivato la loro assenza facendo appello al diritto a un 'giudizio imparziale': "Molti dei componenti della Giunta delle Elezioni del Senato si sono già più volte espressi per la decadenza del presidente Berlusconi. Non vi è dunque possibilità alcuna di difesa né vi è alcuna ragione per presentarsi di fronte a un organo che ha già anticipato, a mezzo stampa, la propria decisione", affermano in una nota. "Nessuna acquiescenza né legittimazione -aggiungono- può essere offerta a chi non solo non è, ma neppure appare imparziale. Il non partecipare era dunque non più una scelta, ma un obbligo. Non vi è dubbio che anche questa ulteriore violazione dei diritti costituzionali e dei principi della Convenzione europea troverà adeguato rimedio nelle sedi competenti".
Intanto è bufera per un commento anti-Cavaliere postato sulla pagina Facebook di Vito Crimi che prende spunto da alcuni manifesti apparsi a Roma. Nel manifesto firmato 'Cuore azzurro', anche questo postato sulla pagina del senatore grillino, c'è la scritta: "Odiato dai poteri forti, amato dalla gente. Silvio non mollare". E sulla bacheca di Crimi appare il commento, con la citazione della fonte, in cui si legge: "Ma vista l'età, il progressivo prolasso delle pareti intestinali e l'ormai molto probabile ipertrofia prostatica, il cartello di cui sopra con 'Non mollare' non è che intende 'Non mollare peti e controlla l'incontinenza'". "In merito alle richieste da più parti avanzate di sospensione dei lavori della Giunta - dichiara il portavoce del presidente del Senato Alessio Pasquini -, si precisa che il ruolo del presidente del Senato, ai sensi del Regolamento per la verifica dei poteri della Giunta, è limitato all'intesa con il presidente della stessa Giunta ai fini della fissazione del giorno e dell'ora della seduta pubblica".
"In ogni caso il presidente Grasso - conclude il portavoce Alessio Pasquini - ritiene del tutto inqualificabile e gravemente offensivo quanto scritto dal senatore Vito Crimi nei confronti del senatore Berlusconi durante la fase pubblica della seduta della Giunta. Anche tale comportamento verrà sicuramente valutato dagli organi competenti del Senato". "Non ho mancato di stigmatizzare, come il presidente Grasso, il post di Vito Crimi - dice Dario Stefano, presidente della Giunta delle elezioni -, ma c'è stato modo di verificare che era stato scritto prima dell'inizio della seduta pubblica". "Non era una motivazione sufficiente per sospendere i lavori".
Il senatore Schifani capogruppo del PDL ha dichiarato : "Peggio del previsto. Il copione era stato gia' scritto e se ne conosceva la trama ma si e' andati oltre ogni limite di tollerabilita'".
La seduta, che si è aperta nella sala Koch di Palazzo Madama con un minuto di silenzio per ricordare le vittime della tragedia di Lampedusa è subito iniziata con delle schermaglie quando il presidente Dario Stefano ha respinto una pregiudiziale avanzata da parte di una componente della Giunta, Elisabetta Alberti Casellati (Pdl), non essendo consentite in questa fase. "Non le lascio la parola" ha tagliato corto Stefano, citando i poteri che gli derivano dal Regolamento dell'organismo.
Stefano ha quindi svolto un excursus tecnico e riepilogativo delle diverse fasi della vicenda. Rilevando l'assenza degli avvocati di Silvio Berlusconi, ha quindi dato la parola all'avvocato Salvatore Di Pardo, che rappresenta il subentrante in Molise al posto di Berlusconi, Achille Di Giacomo, dopo l'eventuale decadenza dal Senato.
Dal canto loro i legali di Berlusconi, Franco Coppi, Piero Longo e Niccolò Ghedini,hanno motivato la loro assenza facendo appello al diritto a un 'giudizio imparziale': "Molti dei componenti della Giunta delle Elezioni del Senato si sono già più volte espressi per la decadenza del presidente Berlusconi. Non vi è dunque possibilità alcuna di difesa né vi è alcuna ragione per presentarsi di fronte a un organo che ha già anticipato, a mezzo stampa, la propria decisione", affermano in una nota. "Nessuna acquiescenza né legittimazione -aggiungono- può essere offerta a chi non solo non è, ma neppure appare imparziale. Il non partecipare era dunque non più una scelta, ma un obbligo. Non vi è dubbio che anche questa ulteriore violazione dei diritti costituzionali e dei principi della Convenzione europea troverà adeguato rimedio nelle sedi competenti".
Intanto è bufera per un commento anti-Cavaliere postato sulla pagina Facebook di Vito Crimi che prende spunto da alcuni manifesti apparsi a Roma. Nel manifesto firmato 'Cuore azzurro', anche questo postato sulla pagina del senatore grillino, c'è la scritta: "Odiato dai poteri forti, amato dalla gente. Silvio non mollare". E sulla bacheca di Crimi appare il commento, con la citazione della fonte, in cui si legge: "Ma vista l'età, il progressivo prolasso delle pareti intestinali e l'ormai molto probabile ipertrofia prostatica, il cartello di cui sopra con 'Non mollare' non è che intende 'Non mollare peti e controlla l'incontinenza'". "In merito alle richieste da più parti avanzate di sospensione dei lavori della Giunta - dichiara il portavoce del presidente del Senato Alessio Pasquini -, si precisa che il ruolo del presidente del Senato, ai sensi del Regolamento per la verifica dei poteri della Giunta, è limitato all'intesa con il presidente della stessa Giunta ai fini della fissazione del giorno e dell'ora della seduta pubblica".
"In ogni caso il presidente Grasso - conclude il portavoce Alessio Pasquini - ritiene del tutto inqualificabile e gravemente offensivo quanto scritto dal senatore Vito Crimi nei confronti del senatore Berlusconi durante la fase pubblica della seduta della Giunta. Anche tale comportamento verrà sicuramente valutato dagli organi competenti del Senato". "Non ho mancato di stigmatizzare, come il presidente Grasso, il post di Vito Crimi - dice Dario Stefano, presidente della Giunta delle elezioni -, ma c'è stato modo di verificare che era stato scritto prima dell'inizio della seduta pubblica". "Non era una motivazione sufficiente per sospendere i lavori".
Crimi-nale prima posta su facebook poi va in giunta !
Crimi ne combina un altra delle sue ,non contento di esser stato fotografato piu' volte tra le braccia di Morfeo tra i banchi del senato e le numerose gaffe da febbraio ad oggi , ne ha fatta un altra delle sue,prima posta messaggio contro Berlusconi su facebook poi si avvia in giunta del senato per ...lavorare , beccato in flagrante si appella al suo collaboratore per dissipare i dubbi (ecco qui sotto la smentita del suo collaboratore che si assume l'intera responsabilita' dell' inserimento del messaggio)
"Buongiorno a tutti voi, amici. Chi scrive ora, come gia' accaduto in
altre occasioni, e' il collaboratore di Vito Crimi, che aggiorna la sua
pagina quando Vito non e' in condizione di poterlo fare (come e' di
norma per tantissimi altri collaboratori parlamentari). Alcune
precisazioni: a) il post relativo a Berlusconi e' stato inserito alle
ore 10.04, prima dell'inizio dei lavori in Camera di Consiglio. b) i
post successivi, gia' programmati (relativi a Lampedusa ed al resoconto
"5 giorni a 5 stelle") sono stati inseriti dal sottoscritto. In fede,
Adriano Nitto Collaboratore parlamentare di Vito Crimi". E' quanto si
legge sulla pagina Facebook di Vito Crimi, dopo le polemiche sollevate
dal commento sull'eta' e le condizioni di salute di Silvio Berlusconi,
sul quale l'ex capogruppo M5S, e' chiamato a pronunciarsi come
componente della Giunta delle elezioni, attualmente riunita in camera di
consiglio.
lunedì 30 settembre 2013
Falchi e colombe e' guerra aperta
Le prese di distanza dei ministri del Pdl da Berlusconi sono il
sintomo più evidente della crisi del centrodestra che covava da tempo
sotto la cenere ed è alla fine esplosa nelle forme drammatiche di una
sconfessione plateale ed inequivocabile dell’intenzione del capo di
accelerare la fine del governo in relazione alle sue vicende giudiziarie
e nel mentre si stavano approntando provvedimenti tesi alla limitazione
dei “danni” derivanti da nuove tassazioni.
La rivolta contro i cosiddetti “falchi” del Pdl che avrebbero
consigliato Berlusconi, ha indotto perfino Alfano a “distinguersi” come
“diversamente berlusconiano” ed intestarsi di fatto l’iniziativa, in
realtà presa da altri ministri (Quagliariello, Lorenzin, Lupi, De
Girolamo, oltre ad esponenti di primo piano come Cicchitto, Sacconi),
che preluderà – a meno di ricomposizioni sempre possibili dell’ultima
ora – ad una rottura che per ora tutti ritengono insanabile. La “conta”
al Senato (ma anche alla Camera) è già iniziata: non è escluso che una
vera e propria scissione si concretizzi nell’imminenza del voto di
fiducia prevista per mercoledì. Se accadrà, il centrodestra può dirsi
finito, almeno nella forma berlusconiana che ha assunto e che abbiamo
conosciuto fino ad oggi.
I ministri dimissionari tali resteranno in questa fase, ma certamente non aderiranno alla nuova Forza Italia, come hanno esplicitamente detto i “contestatori” dell’ “estremismo”. Questi ultimi, se riusciranno a coagulare attorno a loro un cospicuo gruppo di senatori e deputati e possibile che tornino a far parte di un’altra compagine ministeriale, sempre guidata da Letta, oppure che diano vita ad un altro partito, sempre che non confluiscono (operazione difficile e al alto rischio) in un rassemblement montiano-casiniano, con un anno di ritardo sulle intenzioni manifestate alla fine dell’esperienza del governo del Professore, che potrebbe mettere le ali al progetto di “Italia popolare”.
Per saperne di più è necessario attendere la riunione dei gruppi parlamentari di questa sera, alla presenza di Berlusconi, dalla quale potrebbe venir fuori una clamorosa marcia indietro che ricompatterebbe tutto. Ma fino a quando?
Ormai qualcosa nell’inner circle berlusconiano si è rotto definitivamente. Ed è difficilmente recuperabile. I “moderati” guardano ad Alfano come antagonista della deriva radicale del Pdl la cui trasformazione in Forza Italia dovrebbe completate l’opera di acquisizione del partito da parte ci coloro che vorrebbero gettare il “nuovo” soggetto nella mischia elettorale che, nelle loro prospettive, dovrebbe essere imminente. A questo i “frondisti” non ci stanno. Sono consapevoli dei pericoli dell’instabilità e del rapido impaludamento dell’Italia. E sanno bene che non si può votare con la vigente legge elettorale a meno di non incorrere in un giudizio di illegittimità da parte della Corte costituzionale i cui effetti potrebbero perfino rovesciarsi nel dichiarare altrettanto illegittimo il Parlamento che dovesse uscire dalle urne: un fatto senza precedenti che farebbe precipitare in Paese nel caos istituzionale e civile e gli farebbe perdere la faccia di fronte al mondo. Si può correre un rischio del genere?
Se poi Forza Italia, nell’ambito di un centrodestra disorganico, dovesse correre “spacchettata” e con Berlusconi forzatamente fuori gioco, che cosa ne sarebbe di quel mondo moderato tenuto insieme per vent’anni e che oggi fa sapere, attraverso i sondaggi, che l’avventurismo di qualcuno sarebbe esiziale per la tenuta di un’aggregazione elettorale che sulla carta è ancora consistente? Il favore che si renderebbe al Pd, e a Renzi in particolare, sarebbe incalcolabile.
La situazione è, dunque, gravissima. La “guerra” tra falchi e colombe è ad un punto di non ritorno. E la speranza che il Pdl facesse esplodere le contraddizioni nel Pd, inducendolo a staccare la spina a Letta, si sono dissolte in un fine settimana ad altra tensione. Purtroppo.
Resta da oggi in campo una sola domanda: che cosa ne sarà del centrodestra? La risposta è più difficile di quanto si potesse prevedere.
I ministri dimissionari tali resteranno in questa fase, ma certamente non aderiranno alla nuova Forza Italia, come hanno esplicitamente detto i “contestatori” dell’ “estremismo”. Questi ultimi, se riusciranno a coagulare attorno a loro un cospicuo gruppo di senatori e deputati e possibile che tornino a far parte di un’altra compagine ministeriale, sempre guidata da Letta, oppure che diano vita ad un altro partito, sempre che non confluiscono (operazione difficile e al alto rischio) in un rassemblement montiano-casiniano, con un anno di ritardo sulle intenzioni manifestate alla fine dell’esperienza del governo del Professore, che potrebbe mettere le ali al progetto di “Italia popolare”.
Per saperne di più è necessario attendere la riunione dei gruppi parlamentari di questa sera, alla presenza di Berlusconi, dalla quale potrebbe venir fuori una clamorosa marcia indietro che ricompatterebbe tutto. Ma fino a quando?
Ormai qualcosa nell’inner circle berlusconiano si è rotto definitivamente. Ed è difficilmente recuperabile. I “moderati” guardano ad Alfano come antagonista della deriva radicale del Pdl la cui trasformazione in Forza Italia dovrebbe completate l’opera di acquisizione del partito da parte ci coloro che vorrebbero gettare il “nuovo” soggetto nella mischia elettorale che, nelle loro prospettive, dovrebbe essere imminente. A questo i “frondisti” non ci stanno. Sono consapevoli dei pericoli dell’instabilità e del rapido impaludamento dell’Italia. E sanno bene che non si può votare con la vigente legge elettorale a meno di non incorrere in un giudizio di illegittimità da parte della Corte costituzionale i cui effetti potrebbero perfino rovesciarsi nel dichiarare altrettanto illegittimo il Parlamento che dovesse uscire dalle urne: un fatto senza precedenti che farebbe precipitare in Paese nel caos istituzionale e civile e gli farebbe perdere la faccia di fronte al mondo. Si può correre un rischio del genere?
Se poi Forza Italia, nell’ambito di un centrodestra disorganico, dovesse correre “spacchettata” e con Berlusconi forzatamente fuori gioco, che cosa ne sarebbe di quel mondo moderato tenuto insieme per vent’anni e che oggi fa sapere, attraverso i sondaggi, che l’avventurismo di qualcuno sarebbe esiziale per la tenuta di un’aggregazione elettorale che sulla carta è ancora consistente? Il favore che si renderebbe al Pd, e a Renzi in particolare, sarebbe incalcolabile.
La situazione è, dunque, gravissima. La “guerra” tra falchi e colombe è ad un punto di non ritorno. E la speranza che il Pdl facesse esplodere le contraddizioni nel Pd, inducendolo a staccare la spina a Letta, si sono dissolte in un fine settimana ad altra tensione. Purtroppo.
Resta da oggi in campo una sola domanda: che cosa ne sarà del centrodestra? La risposta è più difficile di quanto si potesse prevedere.
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