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martedì 26 novembre 2013

Manovra, maxiemendamento e fiducia Forza Italia verso uscita da maggioranza

l maxiemendamento alla legge di stabilità ''recepirà integralmente il lavoro della commissione Bilancio e lo integrerà con gli emendamenti di governo e relatori'' già presentati in commissione, ha annunciato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, al termine della capigruppo del Senato.
A partire dalle 19 si procederà con le dichiarazioni di voto finali sulla fiducia e poi con la votazione nominale dei senatori. L'aula del Senato inizierà a votare la fiducia a partire dalle 20.30. La seduta sarà quindi sospesa, per consentire al governo di presentare la nota variazione bilancio, che sarà trasmessa a commissione competente (Bilancio). Poi si procederà alla votazione della nota di variazione e, infine, al ddl bilancio.


I capigruppo di Forza Italia al Senato, Paolo Romani e alla Camera, Renato Brunetta, terranno una conferenza stampa alle 17 a Palazzo Madama per annunciare l'atteggiamento del partito rispetto alla legge di stabilità. A quanto si apprende l'orientamento sarebbe quello di uscire dalla maggioranza, anche se Brunetta non vuole anticipare nulla: "Aspettiamo il maxiemendamento", si limita a dire.
"Che questa legge ottenga la fiducia o meno, non ci sta bene", ha detto il leader del Uil, Luigi Angeletti. "Siamo qui per ribadire il nostro giudizio - ha aggiunto - prendere iniziative e forme di mobilitazione per modificarla". "Siamo fiduciosi che riusciremo a spuntarla", ha concluso.

giovedì 14 novembre 2013

Napolitano: "In Italia troppi veleni". Brunetta e Bondi: "Non ha fatto niente per pacificare".

“In Italia siamo immersi in una faticosa quotidianità, dominata dalla tumultuosa pressione e dalla gravità dei problemi del Paese e stravolta da esasperazioni di parte in un clima avvelenato e destabilizzante”. Così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel suo intervento in occasione della visita di Papa Francesco al Quirinale. ”Quanto siamo lontani nel nostro Paese – aggiunge il capo dello Stato riferendosi al pontefice – da quella ‘cultura dell’incontro’ che Ella ama evocare, da quella Sua invocazione ‘dialogo, dialogo, dialogo!’”. Anche per questo motivo dunque, la politica è “esposta non solo a fondate critiche ma ad attacchi distruttivi” e quindi ha bisogno di recuperare rispetto e partecipazione “liberandosi dalla piaga della corruzione e dai meschini particolarismi”. Per questo bisogna rinnovare le basi “ideali, sociali e culturali”.



Ma queste dichiarazioni, con la quale il capo dello Stato è tornato ad auspicare che la convivenza del Paese si fondi sul dialogo, diventano il pretesto dell’ennesima polemica di una parte del Pdl nei confronti del Quirinale sul tema della cosiddetta pacificazione. Sandro Bondi dichiara: “Sono d’accordo con Napolitano quando sostiene che in Italia prevale un clima politico avvelenato, ma sono dell’opinione che non abbia fatto nulla per stemperare le esasperazioni e per pacificare davvero la vita politica italiana. Era l’unico che poteva farlo sia per la sua coscienza storica dei problemi dell’Italia sia per le prerogative di cui dispone”.

A rimorchio arriva il capogruppo del Pdl alla Camera Renato Brunetta: “Il presidente Napolitano ha descritto al Papa il ‘clima destabilizzante e avvelenato’ che domina l’Italia. Lo ha fatto parlando quasi da spettatore rassegnato. Io credo che invece il capo dello Stato ha la responsabilità istituzionale, le risorse e l’energia per fare molto, in prima persona, per dare stabilità e contrastare i veleni nella vita pubblica”. Invece, spiega Brunetta, “non è, e lo ha sempre dimostrato, una comparsa impotente e marginale della nostra scena, ma un protagonista. Il mio appello è che non si consegni al pessimismo, non sottovaluti il peso delle sue scelte nella bilancia della storia, e faccia proprio – lo dico con l’ammirazione di un non credente – l’invito di papa Francesco a operare per ‘la creatività e la concordia necessarie al suo (dell’Italia, ndr) armonioso sviluppo’”

giovedì 7 novembre 2013

Letta: In Ue dicono che ho le 'palle d'acciaio' Brunetta : I lavoratori dell'Ilva, se potessero, gliele fonderebbero all'istante".

"Sapevo esattamente dall'inizio che sarebbe stato difficile e questo è stato certamente il caso ma credo che all'Italia serva che facciamo il lavoro che stiamo facendo". A dichiararlo, rispondendo ad una domanda sul suo governo, è il premier Enrico Letta in un'intervista rilasciata all'Irish Times. "Siamo a novembre, siamo ancora qui, io ancora credo che ci sia la prospettiva di continuare a svolgere un buon lavoro nei mesi a venire, mesi in cui l'intero quadro delle politiche europee dovrà essere riformato".


E i leader europei cosa pensano del premier italiano, uscito vittorioso dallo scontro in Parlamento sul voto di fiducia? "Sì, dicono che Letta ha 'balls of steels''', replica con tono scherzoso il presidente del Consiglio alla domanda riguardo al suo scontro frontale con Silvio Berlusconi.

Oggi Letta è a Dublino, per una visita che nell'intervista definisce una specie di "passaggio di testimone" in vista della presidenza italiana dell'Unione Europea, anche in considerazione del fatto che la presidenza irlandese si è concentrata su temi di interesse centrale per l'Italia, dalla disoccupazione giovanile all'unione bancaria.

Nell'intervista Letta si dice inoltre ammirato per il modo in cui l'Irlanda, "con difficoltà è uscita dalla crisi, riuscendo a mettere ordine in casa". E poi, prosegue il premier ironico, visto che l'Italia continua a non riuscire a spendere i circa 30 miliardi di euro in fondi strutturali, forse la visita a Dublino potrà servire a prendere lezioni su come usarli: "Per 30 anni, avete usato i vostri fondi Ue brillantemente".

"Letta si vanta di essere considerato l'uomo dalle palle d'acciaio. I lavoratori dell'Ilva, se potessero, gliele fonderebbero all'istante". Così il capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta, commenta in un tweet l'intervista rilasciata dal premier all'Irish Times.

lunedì 4 novembre 2013

Caso Ligresti, Pdl in difesa della Cancellieri: ''Non deve dimettersi''

All'indomani della difesa del premier Enrico Letta, anche il Pdl scende in campo al fianco del ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, finita nella bufera per il suo intervento sul caso di Giulia Ligresti. Il Guardasigilli non deve dimettersi, "anzi, martedì prossimo, quando riferirà alla Camera io la difenderò ma le ricorderò che i due pesi e le due misure non sono accettabili", ha detto l capogruppo del Pdl alla Camera Renato Brunetta ospite di SkyTg24.




"Come non si può fare un parallelo con il caso Berlusconi - ha aggiunto Brunetta riferendosi al caso Ruby nell'Intervista a Maria Latella su Skytg24- sarebbe ipocrita non farlo. Tutti gli italiani stanno pensando questo: 7 anni a Berlusconi per una telefonata in questura per sapere se una persona, che non aveva fatto nulla, poteva essere affidata a qualcuno che si prendesse cura di lei".

venerdì 1 novembre 2013

Berlusconi: «Farò campagna elettorale in prima persona. Marina? Ha detto no»

Silvio Berlusconi farà ancora campagna elettorale in prima persona alle prossime elezioni. «In caso di elezioni, sentirei il dovere di impegnarmi direttamente», ha dichiarato il leader di Forza Italia in un’intervista a Bruno Vespa per il suo nuovo libro. «Abbiamo rispettato gli impegni presi con i nostri elettori nel febbraio scorso - ha sottolineato Berlusconi - quello sulla detassazione della prima casa che noi consideriamo “sacra” perché è il pilastro su cui ogni famiglia ha il diritto di fondare la sicurezza del proprio futuro, e quello per un fisco meno oppressivo. Per questo non intendiamo arretrare sulla legge di stabilità. E credo sia giusto che, su tutto (sulla mia vicenda, sulle tasse, sull’economia, sui nostri programmi riformatori), siano gli elettori a potere giudicare noi e i nostri avversari, che, andando avanti così, confermerebbero i loro connotati di “partito delle tasse e delle manette”».


 MARINA - Quanto al candidato presidente del Consiglio e all’ipotesi che sia Marina Berlusconi, il Cavaliere afferma: «Si torna a parlare, ma Marina tutte le volte che “si torna a parlare”, dice di no. Certo, sarebbe in grado di adempiere al meglio questa missione. Tutti hanno constatato la sua autorevolezza e il coraggio da leonessa con cui mi ha difeso. Ma non è quella la sua vocazione. Io sono un padre che rispetta la vocazione e la libertà dei propri figli. Ma se li conosco, sono sicuro che nessuno di loro si sente attratto dalla politica. Soprattutto da “questa” politica. Credo comunque - prosegue ancora l’ex presidente del Consiglio - che sia ancora necessario, in una forma o nell’altra, il mio impegno personale. Nessuno può togliermi il diritto di restare alla guida del movimento che ho fondato, finché molti milioni di elettrici e di elettori lo vogliono. Ho un rapporto speciale con gli italiani che, come me, temono che la sinistra possa andare al governo e proprio per questo sento il dovere di stare in prima linea per corrispondere alla loro fiducia e al loro affetto».

LEGGE STABILITÀ - Berlusconi promette battaglia senza cedimenti sulla legge di Stabilità per correggere il disegno di legge varato dal governo di larghe intese, che i «falchi» del suo partito giudicano troppo timido nei tagli alle tasse e in quelli della spesa pubblica, e guarda già alla prossima competizione elettorale con il centrosinistra. «Non intendiamo arretrare sulla legge di stabilità»”, promette Berlusconi. «E credo sia giusto che, su tutto (sulla mia vicenda, sulle tasse, sull’economia, sui nostri programmi riformatori), siano gli elettori a potere giudicare noi e i nostri avversari, che, andando avanti così, confermerebbero i loro connotati di ”partito delle tasse e delle manette”».

giovedì 24 ottobre 2013

Decreto Pa, i falchi del Pdl all’attacco Brunetta: "Il testo può decadere"

Sì, in tarda serata, dell’Aula della Camera al decreto legge in materia di pubblica amministrazione. Il testo ora torna al Senato. I voti a favore nell’Aula della Camera sul decreto legge in materia di Pa sono stati 208, 11 i contrari, 76 gli astenuti. Ma durante la giornata i falchi Pdl sono andati all’attacco sul decreto legge sulla Pubblica amministrazione, la maggioranza è andata in sofferenza e il Governo è stato costretto a minacciare la fiducia sul provvedimento.


È stato il capogruppo Pdl alla Camera, Renato Brunetta, a dare fuoco alle polveri su più fronti, facendo capire come ormai qualunque provvedimento può essere oggetto di scontro parlamentare. La tensione si è manifestata sin dalla capigruppo alla Camera quando ha gelato il ministro Dario Franceschini assicurando che per il Pdl «il decreto sulla Pa può decadere». A questo punto il Governo è stato costretto a ragionare sulla possibilità di porre la fiducia su un provvedimento che in origine non sembrava presentare troppe spigolosità. Una fiducia al decreto che si sarebbe trasformata di fatto in una pericolosa “conta” dentro la maggioranza.

mercoledì 16 ottobre 2013

La Rai difende Fazio, Brunetta all'attacco: ''Gubitosi insulta Parlamento e Vigilanza''

Dopo il botta e risposta tra Renato Brunetta e Fabio Fazio, è ancora polemica. Il capogruppo Pdl alla Camera, intervenendo in Commissione di Vigilanza Rai, attacca il direttore generale della Rai Luigi Gubitosi, che ha difeso, mercoledì, la valenza economica di Fazio per l'azienda e il suo equilibrio nel dare voce alle differenti componenti sociali.


''Vorrei sottolineare - osserva Brunetta - il comportamento anomalo del dg Gubitosi'' che ha sostenuto ''l'equilibrio di 'Che tempo che fa'. La sua dichiarazione è offensiva dell'intelligenza di questa commissione e del rapporto che la Rai ha con il Parlamento'', afferma il capogruppo Pdl alla Camera.

''Gubitosi ha avuto l'impudenza - rimarca ancora - di negare l'evidenza del comportamento di Fazio che è stato condannato dall'Agcom per mancanza di pluralismo. Evidentemente il giudizio dell'autorità non è tenuto in nessun conto da Gubitosi che insulta non solo noi, ma anche Cardani''.

Critiche alle affermazioni del dg della Rai anche dal Codacons: "Agli italiani - sottolinea - non interessa sapere cosa pensi Gubitosi del lavoro svolto da Fazio'' quello che ''vogliono sapere è quanto venga pagato'' e ''come la Rai utilizzi i soldi pubblici sul fronte dei cachet".

Intervenendo in commissione di Vigilanza il presidente dell'Agcom Angelo Marcello Cardani, precisa: "Si è richiesto che la Rai per un verso renda ancora più trasparente e pubblica la propria contabilità, e dall'altro renda riconoscibili e valorizzi i programmi di servizio pubblico attraverso la pubblicazione delle informazioni sui costi e le modalità di copertura". "In ragione del pagamento del canone, il cittadino/utente ha diritto di verificare come questo sia impiegato", spiega.

Prima dell'intervento di Gubitosi, i consiglieri d'amministrazione della Rai, Benedetta Tobagi e Gherardo Colombo, in un comunicato congiunto si erano detti "sconcertati dalla passività di RAI di fronte all'ingiustificato atteggiamento dell'on. Prof. Renato Brunetta nei confronti di Fabio Fazio nella trasmissione 'Che tempo che fa' del 13 ottobre, passività mantenuta nonostante i ripetuti solleciti ad emettere una nota ufficiale".

"L'on. Brunetta - avevano spiegato i due consiglieri - ha accusato Fabio Fazio di non dire il vero quando questi chiariva che il suo programma - lungi dall'alimentare il 'buco' di bilancio o sprecare soldi pubblici - si ripaga con la pubblicità. Eppure, stando alle informazioni di cui disponiamo come amministratori, Fazio ha detto il vero, anzi, 'Che tempo che fa' addirittura guadagna". Tobagi e Colombo avevano anche chiarito che in Rai ''l'obbligo di pubblicare tutti i compensi non sussiste".

Intanto, dopo l'attacco di Beppe Grillo a Fazio, il presidente della commissione di Vigilanza, Roberto Fico del M5S, puntualizza: "Non esiste nessun 'occupy Sanremo'. Smentisco quanto riportato nelle ultime ore da alcune agenzie di stampa dopo il mio intervento a Radio 24. Non esiste alcuna manifestazione di questo genere e con questo nome a cui devo partecipare. Il mio lavoro continua in Vigilanza e semmai ci saranno eventi organizzati dal mio gruppo parlamentare, mi riserverò di scegliere se intervenire come ho sempre fatto nel rispetto del mio ruolo istituzionale".

A proposito del festival della canzone, Fico aggiunge però: "All'attenzione della Commissione intendo sottoporre la questione Sanremo. Anche per il festival, come per qualsiasi altro programma della Rai, deve essere garantita trasparenza. Lavoreremo anche su questo punto. Già in precedenti incontri in Commissione abbiamo discusso della possibilità di inserire nei titoli di coda un piccolo prospetto indicativo del bilancio necessario per realizzare ogni programma Rai, con un richiamo ulteriore a un sito internet, in modo da rendere noti ai cittadini i costi affrontati e specificando cosa è stato finanziato dal canone. Perché non farlo anche per Sanremo?", chiede Fico.

"La Rai è pubblica ed è finanziata per 1 miliardo e 750 milioni di euro da risorse pubbliche. Per questo motivo ci vuole un impegno maggiore nella direzione della chiarezza da parte dell'azienda", conclude il presidente della commissione di Vigilanza.

martedì 15 ottobre 2013

Grillo contro Fazio: ''Verremo a Sanremo'' La replica: ''Se hai pezzi belli ti prendiamo''

Fabio Fazio ancora una volta nel mirino di Beppe Grillo, che attacca il conduttore Rai con un intervento al vetriolo sul suo blog. E un post scriptum che suona come un avvertimento: "verremo a cantare a Sanremo. Ripeto: verremo a cantare a Sanremo". "Il programma 'Che tempo fa' di Fazio, lo stuoino del pdmenoelle - scrive il leader M5S - è prodotto da Endemol di proprietà al 33% di Mediaset. La Rai compra il suo programma da Berlusconi invece di produrlo internamente".


"Non ci vorrebbe molto a farlo da parte dell'emittente pubblica - riflette Grillo - la Rai ha 10.476 dipendenti". Poi il leader M5S si sofferma sul battibecco Fazio-Brunetta di domenica scorsa. "Quando Fazio afferma 'Io faccio guadagnare la mia azienda', a chi si riferisce? A Endemol? - chiede polemico Grillo - Fazio dice che lui si guadagna i suoi soldi: 'Questo programma è interamente pagato interamente dalla pubblicità'. Il suo contratto è stato rinnovato per tre anni per un importo di 5.400.000 euro, pari a 1.800.000 all'anno. Fazio di che parla? Quali guadagni si attribuisce? La Rai è tecnicamente fallita, nel 2012 ha perso 245,7 milioni di euro e le previsioni per il 2013 sono di una perdita superiore a 400 milioni. Gubitosi e la Tarantola dove trovano i soldi da dare a Fazio? Come giustificano un contratto che è un insulto alla condizione del Paese e ai lavoratori della RAI? Con che faccia?", incalza Grillo.

"I ricavi della Rai sono di 1.748 milioni, dalla pubblicità entrano 675 milioni. Nel 2012 gli incassi pubblicitari sono diminuiti di 209 milioni e quest'anno forse ne perderà il doppio - fa i conti Grillo - In questa situazione cosa farebbe un qualunque amministratore, con un organico pletorico e conti in rosso? Si affiderebbe alle professionalità interne e diminuirebbe i costi dei programmi acquistati all'esterno. Invece la coppia Tarantola&Gubitosi fa esattamente il contrario".

"La Rai - va avanti il leader M5S - ha incassato lo scorso anno 2.683 milioni e ne ha speso il 60% "per consumi di beni e servizi esterni", un'allucinante cifra di 1.612,6 milioni. La Rai è pagata dal canone e le sue perdite sono ripianate con le tasse, è un'azienda pubblica, deve essere trasparente come una casa di vetro. Fazio la pensa diversamente: 'Credo che la Rai debba essere tutelata. E' un'azienda sul mercato (?). Credo che rivelare continuamente conti, soldi, scelte non faccia bene a questa azienda', scrive Grillo riportando le parole del conduttore di 'Che tempo fa'.

"Invece la Rai - secondo il leader stellato - farebbe molto bene a fornire i dati sulle spese, in particolare quelle esterne anche se questo dispiace (e ti credo!) a Fazio: 'Io non posso dire quanto guadagno. L'azienda mi vincola alla riservatezza. Non vado contro la mia azienda'. Segue il post scriptum. "Ps: Verremo a cantare a San Remo. Ripeto: verremo a cantare a San Remo".

Immediata la risposta di Fabio Fazio che twitta la replica al post di Grillo: "@beppe_grillo: 'Verremo a cantare a Sanremo. Ripeto: verremo a cantare a Sanremo'. Se hai due pezzi belli ti prendiamo! Ripeto: due pezzi!".

Endemol in una nota precisa: "Mediaset non fa più parte dell’azionariato di Endemol, quindi non corrisponde al vero quanto affermato da Beppe Grillo, sul suo blog, nel quale, relativamente a 'Che tempo che fa', ha affermato che 'è prodotto da Endemol di proprietà al 33% di Mediaset".

Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati, protagonista nei giorni scorsi di un botta e risposta con Fazio, scrive su Twitter: ''Mi fa molto piacere che Grillo ci segua e condivida le mie battaglie per la trasparenza in Rai? ben arrivato''.

Dopo Santoro (che osanna la scuola pubblica e manda i figli alla privata) Fabio Fazio, sinistro da 5,4 milioni dalla Rai

Zitto zitto, tomo tomo, quatto quatto, cacchio cacchio. Ovvero, Fabio Fazio.
Chi è questo qui, cosa sa fare, cosa ha fatto nella sua vita, cosa ha studiato, quali e quanti libri ha letto, quanto lavoro ha fatto nei campi e nelle officine, quali protettori ha, per ottenere dalla Rai un rinnovo del suo contratto fino al 2017 per la bellezza di 5.400.000 (cinque milioni e quattrocentomila) euro?
 

Fosse il compenso di un’azienda privata (ma quale azienda privata gli darebbe tanti quattrini?), si potrebbe anche capire. E’ il mercato, bellezza, e così va la vita. Ma è la Rai. Il servizio pubblico. L’azienda radiotelevisiva in cui gli introiti pubblicitari sono crollati e i debiti aumentati, la stessa Rai alla quale ognuno di noi è obbligato a versare il canone e il cui presidente è la signora Anna Maria Tarantola, una che di economia e di “economie” dovrebbe saperne qualcosa, visto che viene dalla Banca d’Italia ed è stata fortissimamente voluta dal senatore a vita Mario Monti, il premier delle “lacrime e sangue” (degli altri).
Crisi economica, debito pubblico, pil in sofferenza, spending review, promesse solenni di calmierare i compensi ai manager e ai funzionari pubblici, e a tutti coloro che lavorano con aziende pubbliche, non valgono per questo furbetto ligure (e per gli alti magistrati delle corti supreme, che quel calmiere se lo sono fatto abolire da altri alti magistrati loro “colleghi”).
Che bravo che è Fabio Fazio Cacchio Cacchio (da ora FFCC), com’è educato, come sa tenere basso il tono e il profilo, come si genuflette bene con chiunque, come evita ogni domanda, quanto è rassicurante. Sapeva fare solo l’imitazione di Enzo Biagi e poi, bum, è diventato il campione dell’ovvietà nazionale, il pacioso curato di campagna al cui confronto don Abbondio è un eroe, il bravo presentatore tv che ha una parola buona per tutti (cinquemilioni e quattrocentomila parole buone fino al 2017), il mieloso e melenso assertore dei valori di legalità-onestà-bontà-nocriminalità-costituzionalità-serietà e insomma un’altra giaculatoria di tà-tà-tà-tà-tà.
Com’è che per questo sperpero nessuno interroga e nessuno denuncia? (Solo Renato Brunetta, va detto, sta facendo le pulci alla Rai in questi mesi, con il suo osservatorio Raiwatch). Com’è che nessuno abbaia, a destra, al centro e specialmente a sinistra, neh, dove stanno i meglio ospiti (politici e non solo) e i meglio autori “impegnati” (vero, Michele Serra?) di FFCC?
Si dirà: ma c’è Grillo, che ha chiamato il furbetto ligure “cameriere”. Sbagliato. A parte il fatto che questa è un’offesa nei confronti di chi fa il cameriere (e infatti non poteva che venire da un altro miliardario qual è Grillo), lavoro che di norma viene esercitato da persone gentili, non servili, a rendere poco credibile l’invettiva di Grillo è la circostanza che costui vorrebbe fare in Rai come e peggio di chi già la occupa, tanto è vero che FFCC, subito dopo essere stato chiamato “cameriere” dalla barbuta protesi di Casaleggio, il vero padrone del M5S, ha invitato nel proprio salottino buonino buonino il deputato grillino Fico, il quale, quando ha aperto bocca, coniugando i congiuntivi da vero semianalfabeta, ha fatto subito capire che è stato nominato presidente della Commissione di Vigilanza Rai esclusivamente per meriti linguistici.
Ora, è vero che ci sono cose molto più importanti di cui occuparsi – una per tutte, e su tutte, la strage continua che sta riempiendo di cadaveri il Canale di Sicilia -, ma anche i 5.400.000 euro a FFCC sono un fatto importante. Tanto importante che FFCC e chi lo protegge stanno cercando di mettere la sordina alla notizia. Dovesse mai accadere che la famosa Rete e la famosa stampa indipendente avessero un sussulto e piantassero un casino nella cosiddetta opinione pubblica? (Improbabile, perché dopo tutto FFCC va bene un po’ a tutti). Come farebbe in tal caso questa specie di pretino spretato a fare una bella puntata di tv del dolore, tutta lacrime e buoni sentimenti in diretta tv, per i disoccupati e i pensionati a cinquecento euro al mese? Fazio Fazio? Cacchio Cacchio. (Scritto da Carlo Vulpio)
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lunedì 30 settembre 2013

Berlusconi ricompatta F.I. e conferma uscita dal governo

Fi non è assolutamente estremista. Lo avrebbe detto Silvio Berlusconi ai gruppi del Pdl riuniti alla Sala della Regina di Montecitorio. Il Cavaliere ha precisato di aver preso lui la scelta di ritirare la delegazione pidiellina a palazzo Chigi e di avere avvisato tutti.


Dobbiamo spiegare agli italiani le nostre ragioni, ha continuato. Fi non è un movimento di estremisti. Non sono stato costretto a far dimettere i nostri ministri, l'ho deciso io, ha ribaditoHo deciso da solo nella notte, ha spiegato, perché gli italiani non capivano come facevamo a stare al governo con la sinistra se i nostri parlamentari si erano dimessi.Poi un nuovo affondo contro la magistratura che usa la giustizia a fini politici e lo perseguita. Certi giudici sono il cancro della democrazia, avrebbe dichiarato. Parlando ai gruppi del Pdl nella sala della regina a Montecitorio, il Cavaliere avrebbe poi assicurato di aver sempre pagato le tasse.

Berlusconi è poi tornato a prendersela con Magistratura democratica. Per i giudici di Md c'è democrazia solo se la sinistra è al potere. Hanno fatto piazza pulita dei partiti democratici.Magistratura democratica è un'associazione prevalentemente segreta. In altri Paesi le toghe non hanno questo strapotere, avrebbe sottolineato Berlusconi durante l'assemblea dei gruppi del Pdl a Montecitorio.

Hanno usato la retroattività della legge Severino per allontanarmi dalla vita politica, è una cosa mai vista, ha continuato. Si tratta di una duplice situazione antidemocratica se unita alla magistratura politicizzata. Così vogliono eliminare dalla scena il leader dei moderati.La Cassazione non ha risposto alle 40 eccezioni sollevate, ha detto Berlusconi ai parlamentari del Pdl.

Poi, con una battuta, avrebbe punzecchiato i dissidenti del Pdl: c'è gente che scappa di casa, ma i panni sporchi si lavano in famiglia.Ho riunito e parlato con i ministri, con loro c'è unità d'intenti, ha detto Berlusconi, che avrebbe invitato tutti a marciare compatti. Loro temono una perdita di consensi, forse hanno ragione, ma ormai tutto è superato e lo spiegheremo agli italiani, avrebbe aggiunto il leader azzurro. Dobbiamo restare uniti, avrebbe sottolineato l'ex premier.

I ministri mi avevano dato le loro dimissioni due giorni prima, poi ho deciso da solo, ha detto ancora. Le loro giuste preoccupazioni le hanno fatte pubblicamente, anziché risolvere internamente.

I panni sporchi si lavano in famiglia, avrebbe sottolineato ancora, ma i ministri lo hanno fatto in buona fede, abbiamo chiarito tutto. Non dobbiamo dare all'esterno l'impressione che sta dando il Pd, avrebbe spiegato il Cav.Il Pd ha violato i patti, ma noi diremo sì ai decreti su Iva e Imu e poi si andrà al voto, ha continuato Berlusconi, tornando a prendersela con i suoi alleati di governo, Letta e il Pd per non aver rispettato gli impegni presi. Il Cavaliere indica la sua road map: subito il varo della legge di stabilità e poi mantenere le promesse su Imu e Iva, infine tornare alle urne.


Assicuriamo in una settimana i voti sulla cancellazione dell'Imu, per il varo della legge di stabilità che non aumenti le tasse e per l'abolizione dell'Iva. Poi puntiamo alle urne, perché non si riesce a fare riforme vere, avrebbe detto.

No a governicchi con un partito di transfughi e traditori, avrebbe poi ribadito Berlusconi.Il Cavaliere si è detto pronto a tornare il tv per spiegare agli italiani le ragioni del suo strappo con il ritiro dei ministri pidiellini dal governo Letta. Spiegherò agli italiani le ragioni della mia scelta, presto interverrò, avrebbe anticipato l'ex premier.A proposito delle 'dimissioni di massa' dei parlamentari, il Cavaliere avrebbe detto: il più bel regalo di compleanno che mi avete fatto sono state le lettere di dimissioni.

Dobbiamo restare uniti, ha detto Berlusconi che avrebbe respinto le dimissioni dei suoi parlamentari. Le parole del Cavaliere sono state accolte da un applausoDurante la riunione Berlusconi avrebbe confermato la kermesse di partito del 4 ottobre in piazza Farnese in concomitanza con il voto alla Giunta di palazzo Madama sulla sua decadenza

Alfano contro Sallusti,il segretario risponde al Giornale.

Roma - (Adnkronos) - Il vicepremier risponde all'editoriale de 'Il Giornale': "Non ci facciamo intimidire, Sallusti non ci fa paura". I ministri Pdl presentano dimissioni irrevocabili.


''E' bene dire subito al direttore de 'Il Giornale', per il riguardo che abbiamo per la testata che dirige e una volta letto il suo articolo di fondo di oggi, che noi non abbiamo paura''. E' la replica di Angelino Alfano e dei ministri dimissionari del Pdl, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi e Gaetano Quagliariello all'editoriale a firma Alessandro Sallusti, pubblicato oggi su 'Il Giornale'.

''Se pensa di intimidire noi e il libero confronto dentro il nostro movimento politico, si sbaglia di grosso. Se intende impaurirci con il paragone con Gianfranco Fini, sappia che non avrà case a Montecarlo su cui costruire campagne. Se il 'metodo Boffo' ha forse funzionato con qualcuno, non funzionerà con noi che eravamo accanto a Berlusconi quando il direttore de 'Il Giornale' lavorava nella redazione che divulgò la notizia dell'informazione di garanzia al nostro presidente, durante il G7 di Napolil, nel 1994''.

Falchi e colombe e' guerra aperta

Le prese di distanza dei ministri del Pdl da Berlusconi sono il sintomo più evidente della crisi del centrodestra che covava da tempo sotto la cenere ed è alla fine esplosa nelle forme drammatiche di una sconfessione plateale ed inequivocabile dell’intenzione del capo di accelerare la fine del governo in relazione alle sue vicende giudiziarie e nel mentre si stavano approntando provvedimenti tesi alla limitazione dei “danni” derivanti da nuove tassazioni.


 La rivolta contro i cosiddetti “falchi” del Pdl che avrebbero consigliato Berlusconi, ha indotto perfino Alfano a “distinguersi” come “diversamente berlusconiano” ed intestarsi di fatto l’iniziativa, in realtà presa da altri ministri (Quagliariello, Lorenzin, Lupi, De Girolamo, oltre ad esponenti di primo piano come Cicchitto, Sacconi), che preluderà – a meno di ricomposizioni sempre possibili dell’ultima ora – ad una rottura che per ora tutti ritengono insanabile. La “conta” al Senato (ma anche alla Camera) è già iniziata: non è escluso che una vera e propria scissione si concretizzi nell’imminenza del voto di fiducia prevista per mercoledì. Se accadrà, il centrodestra può dirsi finito, almeno nella forma berlusconiana che ha assunto e che abbiamo conosciuto fino ad oggi.
I ministri dimissionari tali resteranno in questa fase, ma certamente non aderiranno alla nuova Forza Italia, come hanno esplicitamente detto i “contestatori” dell’ “estremismo”. Questi ultimi, se riusciranno a coagulare attorno a loro un cospicuo gruppo di senatori e deputati e possibile che tornino a far parte di un’altra compagine ministeriale, sempre guidata da Letta, oppure che diano vita ad un altro partito, sempre che non confluiscono (operazione difficile e al alto rischio) in un rassemblement montiano-casiniano, con un anno di ritardo sulle intenzioni manifestate alla fine dell’esperienza del governo del Professore, che potrebbe mettere le ali al progetto di “Italia popolare”.
Per saperne di più è necessario attendere la riunione dei gruppi parlamentari di questa sera, alla presenza di Berlusconi, dalla quale potrebbe venir fuori una clamorosa marcia indietro che ricompatterebbe tutto. Ma fino a quando?
Ormai qualcosa nell’inner circle berlusconiano si è rotto definitivamente. Ed è difficilmente recuperabile. I “moderati” guardano ad Alfano come antagonista della deriva radicale del Pdl la cui trasformazione in Forza Italia dovrebbe completate l’opera di acquisizione del partito da parte ci coloro che vorrebbero gettare il “nuovo” soggetto nella mischia elettorale che, nelle loro prospettive, dovrebbe essere imminente. A questo i “frondisti” non ci stanno. Sono consapevoli dei pericoli dell’instabilità e del rapido impaludamento dell’Italia. E sanno bene che non si può votare con la vigente legge elettorale a meno di non incorrere in un giudizio di illegittimità da parte della Corte costituzionale i cui effetti potrebbero perfino rovesciarsi nel dichiarare altrettanto illegittimo il Parlamento che dovesse uscire dalle urne: un fatto senza precedenti che farebbe precipitare in Paese nel caos istituzionale e civile e gli farebbe perdere la faccia di fronte al mondo. Si può correre un rischio del genere?
Se poi Forza Italia, nell’ambito di un centrodestra disorganico, dovesse correre “spacchettata” e con Berlusconi forzatamente fuori gioco, che cosa ne sarebbe di quel mondo moderato tenuto insieme per vent’anni e che oggi fa sapere, attraverso i sondaggi, che l’avventurismo di qualcuno sarebbe esiziale per la tenuta di un’aggregazione elettorale che sulla carta è ancora consistente? Il favore che si renderebbe al Pd, e a Renzi in particolare, sarebbe incalcolabile.
La situazione è, dunque, gravissima. La “guerra” tra falchi e colombe è ad un punto di non ritorno. E la speranza che il Pdl facesse esplodere le contraddizioni nel Pd, inducendolo a staccare la spina a Letta, si sono dissolte in un fine settimana ad altra tensione. Purtroppo.
Resta da oggi in campo una sola domanda: che cosa ne sarà del centrodestra? La risposta è più difficile di quanto si potesse prevedere.

sabato 28 settembre 2013

Il governo è appeso ad un filo

Il chiarimento in Consiglio dei ministri è fallito. Il governo è appeso ad un filo. Lo scontro totale tra Pd e Pdl ha fatto saltare la "manovrina", rendendo quasi inevitabile l'aumento dell'Iva dal primo ottobre. Ma soprattutto, a Palazzo Chigi, si è consumato lo strappo forse definitivo tra i due principali partiti di maggioranza.



Il premier Letta chiederà la fiducia alle Camere all'inizio della prossima settimana e verificherà in Parlamento se ha ancora in numeri per governare. "Un'efficace azione di governo è evidentemente incompatibile con le dimissioni in blocco dei membri di un gruppo parlamentare che dovrebbe sostenere quello stesso esecutivo. O si rilancia o si chiude questa esperienza", ha detto il Presidente del Consiglio aggiungendo: "Non ho alcuna intenzione di vivacchiare o di prestare il fianco a continue minacce e aut-aut. Quanto accaduto mercoledì scorso proprio mentre rappresentavo l'Italia all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite è inaccettabile". In attesa del chiarimento in Parlamento, il Cdm ha bloccato ogni decisione governativa sui temi di natura fiscale ed economica. "La sospensione è dovuta in particolare all'impossibilità di impegnare il bilancio su operazioni che valgono miliardi di euro senza la garanzia di una continuità nell'azione di governo e Parlamento", si legge nella nota di Palazzo Chigi. Il governo "l'ha voluto il Pdl e il Pdl non si fa scaricare le responsabilità di un'eventuale crisi", ha ribattuto, a quanto si apprende, il vice premier Angelino Alfano. Il segretario Pdl rilancia la richiesta di chiarimento fatta dal premier. "Non vogliamo chiarimenti - assicura - che servono per tirare a campare. Il governo va avanti se centra gli obiettivi. Occorre mettere la giustizia dentro il chiarimento. Senza questo sarebbe ipocrita". L'incontro Letta - Napolitano - Prima del Cdm il premier è stato quasi un'ora e mezza a colloquio con Napolitano al Quirinale. Dopo le minacce di dimissioni del Pdl, Letta, rientrato dagli Stati Uniti, ha incontrato il capo dello Stato per fare il punto della situazione ed ha dato il suo benestare al doppio chiarimento in Cdm e in Aula. Intanto, nella giornata di venerdì 27 settembre, il presidente della Repubblica è tornato a farsi sentire anche in pubblico. Parlando da Milano, ha accusato: oggi gli scontri politici, diversamente che in passato, producono "smarrimento di ogni nozione di confronto civile e di ogni costume di rispetto istituzionale e personale". Il capo dello Stato ha definito anche "un'anomalia italiana" il voto anticipato.

venerdì 27 settembre 2013

Finito incontro Letta-Napolitano

Finito incontro Letta-Napolitano Confronto durato oltre un'ora


Letta con Napolitano prima del giuramento del 28 aprile scorso (Quirinale)

Roma, 27 set. (Adnkronos/Ign) - Ore decisive per la tenuta del governo dopo la minaccia da parte del Pdl di dimissioni di massain caso di decadenza da senatore di Silvio Berlusconi.

Il premier Enrico Letta, rientrato a Roma alle 12 dopo la visita in Canada e Stati Uniti, si è recato al Quirinale per l'incontro con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che è durato circa un'ora e mezza.

Prima del colloquio con il Capo dello Stato il premier ha iniziato un giro di colloqui.

Prima ha visto Dario Franceschini, primo contatto 'di persona' con il ministro per i rapporti con il Parlamento che durante la sua assenza ha svolto il ruolo di 'ufficiale di collegamento' tra il premier e il resto dell'esecutivo. Poi l'incontro con il suo vice e segretario del Pdl, Angelino Alfano. Quindi quello con il segretario del Pd Guglielmo Epifani, .

Mentre ha sentito al telefono Mario Monti, leader di Scelta civica. L'ultimo incontro prima di salire al Colle è stato con Gianni Letta. A tutti, si apprende da fonti palazzo Chigi, il premier ha trasferito la sua determinazione ad andare avanti nel percorso del chiarimento. Un chiarimento, si fa notare, che dovrà ''avvenire al più presto, in Parlamento, e dovrà essere senza se e senza ma''.

Reduce dal colloquio con il premier, Alfano si è recato in via del Plebiscito per partecipare a un vertice del Pdl con Silvio Berlusconi. A Palazzo Grazioli sono presenti i capigruppo del Senato e della Camera, Renato Schifani e Renato Brunetta.

In attesa dell'esito di questi incontri continua la fibrillazione all'interno della maggioranza con botta e risposta tra i maggiori esponenti.

Secondo il capogruppo Pdl alla Camera Renato Brunetta, ''il governo non c'entra in questa vicenda, o meglio; il governo viene eletto da una maggioranza, nella maggioranza ci sono Pd, Pdl-Fi e Sc''. ''Bene, non è possibile che questa stessa maggioranza che regge il governo cambi al Senato per votare retroattivamente la decadenza di Berlusconi", ha sottolineato in una dichiarazione a 'Prima di tutto' su Radio Rai Uno. "La fiducia? Se sarà per il governo, non ci sarà alcun problema, il problema sarà del Partito democratico: con chi vota la fiducia, con la stessa maggioranza con cui vuol far decadere Berlusconi?".

Per il senatore e coordinatore del Pdl Sandro Bondi, "se ancora sopravvivesse un residuo di serietà in questo sventurato Paese, si prenderebbe atto senza perdere nemmeno un secondo della crisi di un governo e di una maggioranza che non esistono più da tempo almeno dal momento in cui il Pd ha dichiarato guerra ad un proprio alleato di governo".

Dario Franceschini risponde a Brunetta. "Non c'è più tempo per ipocrisie e furbizie", ha detto il ministro. "Abbiamo visto parole e gesti - ha proseguito - che stanno facendo un danno enorme al Paese e a ogni singolo italiano. Nei prossimi giorni, già nelle prossime ore, il chiarimento sarà un modo non per prendere tempo ma per fare chiarezza".

L'affondo arriva da Guglielmo Epifani. "Quello del Pdl è un colpo alla schiena dell'Italia che lavora e che cerca di uscire dalla crisi", ha detto alla direzione del Pd. "Il Pdl sta scherzando con il fuoco. Una crisi ora è da irresponsabili - ha osservato -. Stiamo vedendo la ripresa e il Pdl sta rischiando di far precipitare di nuovo la situazione economica". Per Epifani, dopo l'iniziativa del Pdl, "tocca a Letta aprire un chiarimento risolutivo in Parlamento". Mentre "per quello che riguarda il Pd, noi vogliamo una nuova legge elettorale".

Replicano Renato Brunetta e Renato Schifani. "Rispediamo, con decisione, al mittente le opportunistiche accuse che ci rivolge il segretario pro tempore del Pd, Guglielmo Epifani - ha dichiarato il capogruppo Pdl alla Camera -. Dal nostro schieramento politico nessun 'colpo alla schiena del Paese', ma anzi un'iniziativa senza precedenti nella storia della Repubblica proprio per difendere i principi di libertà e democrazia sulle quali si fondano le nostre istituzioni repubblicane". ''E' il Pd - accusa Brunetta - con il suo atteggiamento irresponsabile e contro i dettami della Costituzione, che sta umiliando l'Italia agli occhi del mondo''. Per il presidente dei senatori del Pdl, "i veri traditori dell'Italia sono quelli che hanno minato quotidianamente, fin dalla sua nascita, un governo che avrebbe dovuto essere di pacificazione".

La Lega chiede le dimissioni di Letta. "Per me la scelta principale sono le elezioni anticipate, naturalmente, però, non dipende da noi, dipende dal Presidente Napolitano", ha osservato Roberto Maroni, presidente di Regione Lombardia. Secondo Maroni, ''non solo la dichiarazione del Pdl, ma anche il fatto che hanno raccolto le firme ieri sera è una mozione di sfiducia palese nei confronti del Governo. Quindi Letta dovrebbe fare solo una cosa: rassegnare le proprie dimissioni al presidente Napolitano.

Arriva la bacchettata dell'Ue. "Ciascuno si prenda le sue responsabilità nella vita politica italiana", ha detto un portavoce della Commissione europea.

Concluso vertice Pdl

Governo: concluso vertice F.I., Berlusconi lascia Roma

(AGI) - Roma, 27 set. - Si e' concluso dopo oltre due ore e mezza a palazzo Grazioli l'incontro tra Silvio Berlusconi, il segretario del Pdl e vice premier, Angelino Alfano, e i capigruppo di Senato e Camera, Renato Schifani e Renato Brunetta. Alla riunione hanno partecipato anche Fabrizio Cicchitto e Denis Verdini che hanno lasciato il vertice intorno alle 18.00



 Al termine dell'incontro, anche Berlusconi ha lasciato palazzo Grazioli ed e' partito probabilmente alla volta di Arcore.
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giovedì 26 settembre 2013

Schifani : 87 senatori su 91 hanno firmato dimissioni.

In una nota Renato Schifani capogruppo dei senatori PDL ha sottolineato che 87 senatori su 91 avrebbero firmato le dimissioni,e che i mancanti firmeranno nelle prossime ore a questo punto sul piatto delle ipotesi per Napolitano sembra aprirsi uno scenario mai verificatosi prima, una crisi breve che potrebbe provocare immediate elezioni politiche.
Le dichiarazioni del capogruppo PDL vengono al termine di una giornata concitata con prima le dichiarazioni del Quirinale su dimissioni inquietanti e quelle di Letta che tornando a Roma vuole verificare la tenuta del governo.