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giovedì 24 ottobre 2013

Decreto Pa, i falchi del Pdl all’attacco Brunetta: "Il testo può decadere"

Sì, in tarda serata, dell’Aula della Camera al decreto legge in materia di pubblica amministrazione. Il testo ora torna al Senato. I voti a favore nell’Aula della Camera sul decreto legge in materia di Pa sono stati 208, 11 i contrari, 76 gli astenuti. Ma durante la giornata i falchi Pdl sono andati all’attacco sul decreto legge sulla Pubblica amministrazione, la maggioranza è andata in sofferenza e il Governo è stato costretto a minacciare la fiducia sul provvedimento.


È stato il capogruppo Pdl alla Camera, Renato Brunetta, a dare fuoco alle polveri su più fronti, facendo capire come ormai qualunque provvedimento può essere oggetto di scontro parlamentare. La tensione si è manifestata sin dalla capigruppo alla Camera quando ha gelato il ministro Dario Franceschini assicurando che per il Pdl «il decreto sulla Pa può decadere». A questo punto il Governo è stato costretto a ragionare sulla possibilità di porre la fiducia su un provvedimento che in origine non sembrava presentare troppe spigolosità. Una fiducia al decreto che si sarebbe trasformata di fatto in una pericolosa “conta” dentro la maggioranza.

giovedì 3 ottobre 2013

Ancora nessuna schiarita tra Berlusconi ed Alfano

Nel Pdl la temuta scissione è in stand by, perché sarebbe in atto un'ultima mediazione per scongiurare il peggio. L'incontro tra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano di stamane a palazzo Grazioli, raccontano, non avrebbe portato ancora a nessuna conclusione: ognuno sarebbe rimasto sulle proprie posizioni e in attesa di sviluppi, i 'dissidenti' pidiellini avrebbero congelato l'ipotesi di creare gruppi autonomi.


A favorire la 'tregua armata' e un clima di riflessione, anche l'emergenza immigrati a Lampedusa, che ha determinato l'annullamento della conferenza stampa dei ministri pidiellini annunciata alle 12 a palazzo Chigi con Alfano e la riunione del gruppo parlamentare a Montecitorio con il Cav.

A stemperare gli animi anche un altro annullamento significativo per dare il senso dei rapporti interni alla galassia piellina, quello della manifestazione anti-decadenza in programma per venerdì a piazza Farnese, i contemporanea con i lavori della Giunta per le elezioni del Senato e che era caldeggiata dai 'falchi'. Allo stato, dunque, restano schierati da una parte, i fedelissimi di Arcore, sia gli oltranzisti (alla Santanché e Bondi) che i più moderati (alla Gelmini e Carfagna); dall'altra parte le colombe alfaniane e non.

Intanto Silvio Berlusconi e' arrivato a sorpresa a palazzo Madama per presiedere una riunione con i membri pidiellini della giunta per le elezioni del Senato che domani dovra' votare sulla sua decadenza.

Alfano e la pace armata col cavaliere

Dopo il voto di fiducia di ieri, il Pdl che ha votato compatto ma è ormai diviso si ritrova in serata in due diverse riunioni. Da una parte i dissidenti del segretario Alfano, che si ritrovano in un palazzo a due passi da Montecitorio, dall'altra i fedelissimi di Berlusconi, che incontrano il leader a Palazzo Grazioli.
LA RIUNIONE DEI DISSIDENTI - Sono ormai le dieci di sera quando il manipolo dei 'ribelli' del Pdl capitanati da Angelino Alfano, si dirigono alla spicciolata un palazzo a pochi metri da Montecitorio. E' la prima riunione dei 'dissidenti'.


 C'è Angelino Alfano, ma ci sono anche Gaetano Quagliariello, Maurizio Lupi e Beatrice Lorenzin, e con loro sono arrivati numerosi deputati e senatori tra quelli che oggi si sono detti disponibili a formare nuovi gruppi parlamentari a sostegno del governo Letta.
Tra gli altri, i parlamentari del Popolo della libertà Rosanna Scopelliti, Antonio Azzollini, Enrico Costa, Nico D’Ascola, Andrea Augello, Gianni Mancuso, Carlo Giovanardi, Roberto Formigoni, Alessandro Pagano e Vincenzo Piso.
A incontro non ancora finito, esce dalla riunione Roberto Formigoni: “Ho lanciato la proposta di formare nuovi gruppi. E’ iniziata la discussione, ma non è detto si arrivi oggi a una decisione. Se la discussione va avanti, ci aggiorniamo a domani”. Formigoni ha anche ribadito che “siamo in settanta”.
Il senso della riunione trapela e il ragionamento è il seguente: Noi facciamo parte del Pdl ma non ci riconosciamo nella nuova Forza Italia e nella linea dei falchi. Oggi si è aperta la questione all’interno del partito, ma non dobbiamo essere precipitosi sulla formazione di nuovi gruppi parlamentari.
Dopo Angelino Alfano sono intervenuti anche i ministri Gaetano Quagliariello e Umberto Lupi. Negli interventi sarebbe emersa innanzitutto la consapevolezza di aver compiuto oggi, con la fiducia al governo Letta, un atto positivo per l’Italia e per il centrodestra: gli elettori, i cittadini, ma anche le associazioni e le categorie non ci avrebbero perdonato una crisi di governo, e non l’avrebbero perdonata al centrodestra.
Quanto al partito, i presenti hanno confermato di essere leali nei confronti di Silvio Berlusconi ma hanno evidenziato i problemi esistenti con i ‘falchi’ sia sul piano della linea politica, sia anche per il logoramento dei rapporti umani. Di qui la convinzione espressa da alcuni di sentirsi parte del Pdl ma non della nuova Forza Italia, più bilanciata sulla linea dei falchi.

I BIG A PALAZZO GRAZIOLI - Contemporaneamente è in corso a palazzo Grazioli una riunione tra Silvio Berlusconi e diversi big del Pdl. A via del Plebiscito sono arrivati Raffaele Fitto, Saverio Romano, Mara Carfagna, Renata Polverini e Gregorio Fontana. L’incontro - a quanto si apprende - servirà per fare il punto della situazione anche alla luce della riunione in corso tra i cosiddetti dissidenti e il segretario del Pdl, Angelino Alfano.

mercoledì 2 ottobre 2013

Letta : guardare lontano

"Si lavorera' con una maggioranza politica coesa. Se questa maggioranza politica coesa e' diversa dalla maggioranza numerica che oggi mi da' la fiducia io lavorero' lo stesso con la maggioranza politica coesa, perche' credo che sia oggi fondamentale che ci sia chiarezza sulle cose da fare". Lo ha affermato il presidente del Consiglio Enrico Letta nel suo intervento alla Camera.


 "Quello di oggi e' un giorno storico per la nostra democrazia. Da stamane abbiamo condizioni di chiarezza in piu', abbiamo la possibilita' di fare un lavoro che ci consenta di guardare lontano". Lo dice Enrico Letta nel suo intervento alla Camera.

Intanto Beppe Grillo rilancia su Twitter le immagini, riprese nell'Aule del Senato, del labiale di Enrico Letta che, dopo l'intervento di Silvio Berlusconi, commenta: 'Un grande'. "Il video sopra si commenta da se' - scrive il leader M5S sul blog - Letta pidiellino ad honorem". Seguono due dichiarazioni del premier. Quella di oggi "'Berlusconi e' un grande' Enrico Letta, 2 ottobre 2013'" e un'altra datata "13 luglio 2012: 'Preferisco che i voti vadano al Pdl piuttosto che disperdersi verso Grillo'".

Compatto il PDL al senato i SI sono 235.Letta : Silvio un grande !

Il governo ha la fiducia del senato i si sono 235, colpo di scena la retromarcia di Berlusconi che spiaziando tutti vota la fiducia a Letta , sorpresa si', ma forse piu' amara che dolce. E' quella tradita da Enrico Letta, stamattina al Senato, nel momento in cui Silvio Berlusconi annunciava l'intenzione di votare si' alla fiducia al governo.
                                                 

 Rivedendo le immagini del circuito interno del Senato ci sono pochi dubbi, subito dopo la dichiarazione di voto del cavaliere Letta sorride e, rivolgendosi ad Angelino Alfano che era al suo fianco (lui si', immobile), dice: "E' un grande". Detto cosi', suona come un complimento. Non fosse che subito dopo e' la stessa mimica di Letta a 'declinare' l'espressione: il premier scuote il capo e si passa le mani sulla testa.

Intanto Fabrizio Cicchitto, secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, avrebbe depositato alla Camera la richiesta di costituzione di un nuovo gruppo parlamentare.

Alfano contro Berlusconi, si fa la conta dei senatori.

Dopo lo scontro di questa notte fra il segr.Alfano e Berlusconi si parla ormai di scissione,vediamo i numeri a favore e contro per il voto domani sulla fiducia al governo Letta.

 
 "Esprimeremo voto contrario al governo Letta", dicono senza misure i senatori campani Franco Cardiello, Mimmo De Siano, Ciro Falanga, Enzo Fasano, Petro Langella, Eva Longo, Antonio Milo, Alessandra Mussolini, Cosimo Sibilia, Riccardo Villari, Luigi Compagna e Giuseppe Esposito. Stessa posizione per una folta pattuglia di senatori veneti: Maria Elisabetta Alberti Casellati, Anna Cinzia Bonfrisco, Niccolò Ghedini, Franco Conte, Mario Dalla Tor, Marco Marin, Giovanni Piccoli e Pierantonio Zanettin.(altri che ancora non si sono espressi)

''Sono pronto a votare la fiducia al governo Letta, insieme al segretario del Pdl Angelino Alfano'', Formigoni. Giovanardi e Domenico Scilipoti. Andrea Augello,Federica Chiavaroli, Salvatore Torrisi: ,Fabrizio Cicchitto e tutti i ministri ( Beatrice Lorenzin, Nunzia De Girolamo e Maurizio Lupi). Ma se ne potrebbero aggiungere altri che ancora non si sono espressi.

Si prepara una battaglia all'ultimo voto che comunque vada lasciera' strascichi sulla prossima composizione del centro destra italiano.

martedì 1 ottobre 2013

Rottura,strappo,...lacerazione.

Angelino Alfano ha incassato l’affondo di Berlusconi anti-governo davanti ai parlamentari azzurri, ha chiesto conto al Cavaliere del nuovo inasprimento nei rapporti tra i ministri-colombe (Alfano, Gaetano Quagliariello, Maurizio Lupi, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin) e il leader-falco. Arrivando a minacciare l’addio al Pdl per dar vita a gruppi autonomi a sostegno di Enrico Letta. E sì che per tutto il giorno la jaquerie ministeriale azzurra era sembrata rientrare, tra mediazioni inesauste e ritrovata, come dire, prudenza.


LE RICHIESTE
Di certo, il giorno più lungo delle colombe inizia male, malissimo. Molti si aspettavano che i ministri del Pdl, capitanati da Alfano dessero vita, nell’ordine, a: 1) un voto contrario nell’assemblea dei gruppi in cui, prendendo la parola, avrebbero detto «caro Silvio, stai sbagliando tutto, ora basta»; 2) un voto di fiducia a Letta e al suo governo; 3) una scissione, se necessario, dal Pdl e da Forza Italia per dare vita a un nuovo partito (Italia Popolare) neocentrista e moderato. E, invece, a metà pomeriggio la secessione delle colombe si afflochia, in un auto-golpe bianco, senza neppure essere iniziata.

Dopo un vertice delle cinque colombe ministeriali a palazzo Chigi, mettono a punto la loro road map: convincere Silvio Berlusconi che la strada migliore e più saggia è quella di retrocedere dalla linea dura per tornare sulla linea della responsabilità. «Silvio, non parlare neppure, davanti ai gruppi riuniti, fai parlare noi» – è l’appello accorato avanzato da Alfano&C. - «aspetta che Letta si presenti alle CICamere, ascolta quello che ha da dire, soprattutto sulla giustizia e l’economia, e non offrirgli pretesti. Non ti intestare una crisi di governo che la gente, anche la nostra gente, non capirebbe. Aspettiamo, vediamo, capiamo meglio. Poi si decide». Il più deciso è Quagliariello: «Penso che continuare a insistere sulle elezioni anticipate sia un errore», dice chiaro e tondo al Cavaliere, «questa linea oltranzista fa male al paese ma soprattutto fa male a te». Niente da fare. Da questo orecchio Berlusconi non ci sente. Li bacchetta severo ma assai poco paterno: «Nel partito le decisioni le prendo io e voi siete andati a urlare ai quattro venti che sarei manovrato dalla Daniela e da Verdini!». Quagliariello lascia anzitempo palazzo Grazioli terreo in volto.


PESI E CONTRAPPESI
La sola apertura di Berlusconi riguarda tutt’altro argomento: il ridimensionamento del ruolo della Santanché, capofila dei falchi, nella nuova Forza Italia. Ecco, è qui, sul ruolo, i pesi e i contrappesi che dovranno avere le diverse anime del Pdl dentro la nuova Forza Italia, che Berlusconi lascia intendere alcune concessioni. I ministri chiedono per Alfano il ruolo di coordinatore unico. Silvio parla di «primus inter pares» in un vertice a cinque composto, oltre che da lui, da Verdini, Santanché, Bondi e da un altro nome non ancora meglio individuato. Poco, decisamente poco. Soprattutto, davanti ai gruppi parlamentari, a metà pomeriggio, di questa Forza Italia de-falchizzata non fa nessun accenno.


A sera è chiaro che la partita delle colombe è persa. Quagliariello, come si diceva, esce da palazzo Grazioli furibondo, arrabbiato come solo un professore di storia sa diventarlo quando perde le staffe. La Lorenzin – raccontano voci malevole – «era isterica e piangeva» (e magari non è vero). La De Girolamo, invece, ostenta sicurezza mentre, a fine riunione dei gruppi si appartava, in un cortile di Montecitorio ormai buio e deserto, con le amiche-deputate Saltamartini e Calabria che se la coccolano assai. Lupi mostra a tutti «il sorriso tirato che mette in campo quando è nervoso e non sa come uscire da un guaio o che pesci pigliare», racconta chi lo conosce. Pare non se andrà neppure lui, dalla nuova FI, come neppure se ne dovrebbe andare la Lorenzin e, tantomeno, la De Girolamo. Lupi, invece, starebbe facendo propri i dubbi che stanno montando in queste ore in Comunione e Liberazione sulla necessità di non lasciare affondare il governo Letta.

Franceschini sente odore di bruciato e lancia Renzi.

"Credo che nel nostro elettorato e tra i nostri iscritti vi sia una forte domanda di cambiamento ed innovazione e penso che tra le candidature in campo quella di Renzi sia la piu' adatta a soddisfare questa richiesta". Lo dice Dario Franceschini a 'Pocket'.


 "Mi auguro tuttavia che il dibattito congressuale non si limiti ai soli connotati dei candidati e di chi li sostiene. Dobbiamo confrontarci sul futuro del riformismo italiano e le piattaforme congressuali saranno fondamentali - prosegue Franceschini -. Il mescolamento e la pluralita' di pensiero che abbiamo conquistato con la nascita del Pd vanno difesi, sono due valori preziosi che oggi sembrano messi a repentaglio da un dibattito che vorrebbe farci scivolare ad appartenenze vecchie di oltre vent'anni. Non piu' democratici, ma addirittura ex comunisti ed ex democristiani"

Santanche', passo indietro.

La Santanche' vuole stanare le colombe ed offre di mettersi da parte per il bene comune,colombe spiazzate a colloquio con Alfano.


L'esponente del Pdl Daniela Santanchè ha dichiarato: "Mi risulta che il segretario Alfano ha chiesto la mia testa come condizione per mantenere l’unità del Pdl-Forza Italia. Detto che ciò dimostra la strumentalità della protesta in corso da parte dei nostri ministri dimissionari, non voglio offrire alibi a manovre oscure e pericolose. Pertanto la mia testa la offro spontaneamente al segretario Alfano, su un vassoio d’argento, perché l’unica cosa che mi interessa per il bene dei nostri elettori e dell’Italia è che su quel vassoio non ci finisca quella del presidente Berlusconi". 


Concluso il vertice a Palazzo Grazioli, Alfano sta incontrando a palazzo Chigi Letta e i ministri dimissionari del Pdl.

lunedì 30 settembre 2013

Alfano contro Sallusti,il segretario risponde al Giornale.

Roma - (Adnkronos) - Il vicepremier risponde all'editoriale de 'Il Giornale': "Non ci facciamo intimidire, Sallusti non ci fa paura". I ministri Pdl presentano dimissioni irrevocabili.


''E' bene dire subito al direttore de 'Il Giornale', per il riguardo che abbiamo per la testata che dirige e una volta letto il suo articolo di fondo di oggi, che noi non abbiamo paura''. E' la replica di Angelino Alfano e dei ministri dimissionari del Pdl, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi e Gaetano Quagliariello all'editoriale a firma Alessandro Sallusti, pubblicato oggi su 'Il Giornale'.

''Se pensa di intimidire noi e il libero confronto dentro il nostro movimento politico, si sbaglia di grosso. Se intende impaurirci con il paragone con Gianfranco Fini, sappia che non avrà case a Montecarlo su cui costruire campagne. Se il 'metodo Boffo' ha forse funzionato con qualcuno, non funzionerà con noi che eravamo accanto a Berlusconi quando il direttore de 'Il Giornale' lavorava nella redazione che divulgò la notizia dell'informazione di garanzia al nostro presidente, durante il G7 di Napolil, nel 1994''.

Falchi e colombe e' guerra aperta

Le prese di distanza dei ministri del Pdl da Berlusconi sono il sintomo più evidente della crisi del centrodestra che covava da tempo sotto la cenere ed è alla fine esplosa nelle forme drammatiche di una sconfessione plateale ed inequivocabile dell’intenzione del capo di accelerare la fine del governo in relazione alle sue vicende giudiziarie e nel mentre si stavano approntando provvedimenti tesi alla limitazione dei “danni” derivanti da nuove tassazioni.


 La rivolta contro i cosiddetti “falchi” del Pdl che avrebbero consigliato Berlusconi, ha indotto perfino Alfano a “distinguersi” come “diversamente berlusconiano” ed intestarsi di fatto l’iniziativa, in realtà presa da altri ministri (Quagliariello, Lorenzin, Lupi, De Girolamo, oltre ad esponenti di primo piano come Cicchitto, Sacconi), che preluderà – a meno di ricomposizioni sempre possibili dell’ultima ora – ad una rottura che per ora tutti ritengono insanabile. La “conta” al Senato (ma anche alla Camera) è già iniziata: non è escluso che una vera e propria scissione si concretizzi nell’imminenza del voto di fiducia prevista per mercoledì. Se accadrà, il centrodestra può dirsi finito, almeno nella forma berlusconiana che ha assunto e che abbiamo conosciuto fino ad oggi.
I ministri dimissionari tali resteranno in questa fase, ma certamente non aderiranno alla nuova Forza Italia, come hanno esplicitamente detto i “contestatori” dell’ “estremismo”. Questi ultimi, se riusciranno a coagulare attorno a loro un cospicuo gruppo di senatori e deputati e possibile che tornino a far parte di un’altra compagine ministeriale, sempre guidata da Letta, oppure che diano vita ad un altro partito, sempre che non confluiscono (operazione difficile e al alto rischio) in un rassemblement montiano-casiniano, con un anno di ritardo sulle intenzioni manifestate alla fine dell’esperienza del governo del Professore, che potrebbe mettere le ali al progetto di “Italia popolare”.
Per saperne di più è necessario attendere la riunione dei gruppi parlamentari di questa sera, alla presenza di Berlusconi, dalla quale potrebbe venir fuori una clamorosa marcia indietro che ricompatterebbe tutto. Ma fino a quando?
Ormai qualcosa nell’inner circle berlusconiano si è rotto definitivamente. Ed è difficilmente recuperabile. I “moderati” guardano ad Alfano come antagonista della deriva radicale del Pdl la cui trasformazione in Forza Italia dovrebbe completate l’opera di acquisizione del partito da parte ci coloro che vorrebbero gettare il “nuovo” soggetto nella mischia elettorale che, nelle loro prospettive, dovrebbe essere imminente. A questo i “frondisti” non ci stanno. Sono consapevoli dei pericoli dell’instabilità e del rapido impaludamento dell’Italia. E sanno bene che non si può votare con la vigente legge elettorale a meno di non incorrere in un giudizio di illegittimità da parte della Corte costituzionale i cui effetti potrebbero perfino rovesciarsi nel dichiarare altrettanto illegittimo il Parlamento che dovesse uscire dalle urne: un fatto senza precedenti che farebbe precipitare in Paese nel caos istituzionale e civile e gli farebbe perdere la faccia di fronte al mondo. Si può correre un rischio del genere?
Se poi Forza Italia, nell’ambito di un centrodestra disorganico, dovesse correre “spacchettata” e con Berlusconi forzatamente fuori gioco, che cosa ne sarebbe di quel mondo moderato tenuto insieme per vent’anni e che oggi fa sapere, attraverso i sondaggi, che l’avventurismo di qualcuno sarebbe esiziale per la tenuta di un’aggregazione elettorale che sulla carta è ancora consistente? Il favore che si renderebbe al Pd, e a Renzi in particolare, sarebbe incalcolabile.
La situazione è, dunque, gravissima. La “guerra” tra falchi e colombe è ad un punto di non ritorno. E la speranza che il Pdl facesse esplodere le contraddizioni nel Pd, inducendolo a staccare la spina a Letta, si sono dissolte in un fine settimana ad altra tensione. Purtroppo.
Resta da oggi in campo una sola domanda: che cosa ne sarà del centrodestra? La risposta è più difficile di quanto si potesse prevedere.

Altro colloquio Napolitano-Letta al Quirinale

Roma, 29, sett. (Adnkronos) - Il premier Enrico Letta è salito al quirinale intorno alle 19.30 per un colloquio con il Capo dello Stato Giorgio Napolitano.

"Cercherò di vedere quali sono le possibilità per il proseguimento di questa legislatura, come ho sempre fatto quando c'è stata una crisi", aveva detto il presidente della Repubblica questa mattina da Napoli, spiegando come intende affrontare la crisi.


 "Farò un'attenta verifica dei precedenti di altre crisi, a partire da quella del secondo Governo Prodi, e secondo i criteri che da me e dai miei predecessori sono stati osservati. Vedremo la successione dei fatti", ha aggiunto.

E poi chiarisce: "Il presidente della Repubblica non si fida di un partito o di un altro. La sola strada che ho seguito e' stata quella di favorire la formazione di un govermo sulla base dei numeri, che non avevo determinato io, ma che avevano determinato gli elettori e che vedevano impossibile la formazione di un governo senza il concorso dei due maggiori partiti".

In mattinata, all'uscita dal palazzo della Prefettura di Napoli, alcune persone che attendevano in Piazza Plebiscito avevano urlato: "Sciogli le Camere".

domenica 29 settembre 2013

Forza Italia perde pezzi, via la Lorenzin e Quagliarello.

Roma, 29 set. (Adnkronos) - ''Moltissimi elettori e militanti del Popolo della Liberta' non condividono la deriva estremista che il movimento sta prendendo in quanto appare loro lontana dai bisogni di una societa' insicura ed incapace di offrire una prospettiva maggioritaria''. Lo afferma l'esponente del Pdl, Maurizio Sacconi, in una nota. "I cattivi consiglieri del Presidente Berlusconi, al quale vanno il mio augurio e la mia solidarieta', sembrano indifferenti alla condizione di molte persone, imprese e famiglie che si affidavano al contesto del pur precario equilibrio del Governo di larga intesa per ricostruire una condizione di benessere'', aggiunge l'ex ministro del lavoro.


"Cercherò di vedere quali sono le possibilità per il proseguimento di questa legislatura, come ho sempre fatto quando c'è stata una crisi". Lo ha detto il presidente Giorgio Napolitano, da villa Pignatelli a Napoli, commentando la crisi di governo aperta da Silvio Berlusconi che ha chiesto ai suoi ministri di lasciare il governo"Farò un'attenta verifica dei precedenti di altre crisi, a partire da quella del secondo Governo Prodi, e secondo i criteri che da me e dai miei predecessori sono stati osservati. Vedremo la successione dei fatti", ha aggiunto.E poi chiarisce: "Il presidente della Repubblica non si fida di un partito o di un altro. La sola strada che ho seguito p stata quella di favorire la formazione di un govermo sulla base dei numeri, che non avevo determinato io, ma che avevano determinato gli elettori e che vedevano impossibile la formazione di un governo senza il concorso dei due maggiori partiti".

In mattinata, all'uscita dal palazzo della Prefettura di Napoli, alcune persone che attendevano in Piazza Plebiscito avevano urlato: "Sciogli le Camere".

Ma in seguito alla richiesta del Cavaliere si è spaccato il Pdl. "Così non va. Forza Italia non può essere un movimento estremista in mano a degli estremisti. Noi vogliamo stare con Berlusconi, con la sua storia e con le sue idee, ma non con i suoi cattivi consiglieri. Si può lavorare per il bene del Paese essendo alternativi alla sinistra e rifiutando gli estremisti. Angelino Alfano si metta in gioco per questa buona e giusta battaglia" ha detto Maurizio Lupi il giorno dopo le sue dimissioni da ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.

E il ministro della Salute Beatrice Lorenzin: ''Accetto senza indugio la richiesta di dimissioni fatta durante un pranzo a cui non partecipavano né i presidenti dei gruppi parlamentari, né il segretario del partito, per coerenza politica nei confronti di chi mi ha indicato come ministro di questo governo. Continuerò ad esprimere le mie idee e i miei principi nel campo del centrodestra, ma non in questa Forza Italia''.

Anche Gaetano Quagliariello, ministro per le Riforme, potrebbe non aderire al nuovo soggetto politico. Che chiarisce il ritardo della consegna delle dimissioni: "Non ho avuto alcun problema a rassegnare le dimissioni da ministro. Lo farl appena rientro a Roma", ha spiegato.

Siamo di fronte a ''una scadenza fondamentale per i destini del paese'' e ''le scelte le sto facendo da solo''. ''Io non so cosa Letta dira', credo che il discorso che fara' Letta sara' un elemento fondamentale'', perche' siamo in un ''momento che mette tutti di fronte alla propria resposanbiltia' e alla propria coscienza'', ha concluso Quagliariello.Dal centrosinistra interviene il segretario del Pd Guglielmo Epifani, che è chiaro: "Non ci interessano governicchi o trasformismi. Vogliamo lavorare per il Paese. Se ci riusciamo bene, altrimenti la parola torna ai cittadini".

"Non mi piace se si va in Parlamento alla rinfusa, random, a cercare numeri per il governo -ha spiegato il segretario del Pd-. Di fronte alle necessita' che ci sono servono numeri e consensi qualificati, perche' non e' un passaggio semplice quello che abbiamo di fronte. Non mi piacerebbe un governo che, pur facendo cose di cui il Paese ha bisogno, si rifacesse a interessi personali. Su questo c'e' unita' nel Pd".

Il presidente del Consiglio Enrico Letta incontrerà il capo dello Stato al Quirinale nel pomeriggio. 

Il PDL ritira i ministri dal governo Letta,aperta la crisi.

Roma, 28 set. (Adnkronos) - ''I ministri del Pdl rassegnano le proprie dimissioni''. Angelino Alfano, vicepremier e ministro dell'Interno, a nome dell'intera delegazione del Pdl al governo dà intorno alle 18 l'annuncio che di fatto apre la crisi di governo. Le parole di Alfano arrivano poco dopo la dichiarazione diffusa nel tardo pomeriggio da Berlusconi, con l'invito del Cavaliere ai ministri del partito a "valutare l'opportunità di presentare immediatamente le proprie dimissioni per non rendersi complici, e per non rendere complice il Popolo della libertà, di una ulteriore odiosa vessazione imposta dalla sinistra agli italiani''.


Poco dopo gli stessi ministri confermano il passo indietro: ''A seguito dell'invito del presidente Berlusconi a dimetterci dal governo per le conclusioni alle quali il consiglio dei ministri di ieri è giunto sui temi della giustizia e del fisco, non riteniamo vi siano più le condizioni per restare nell'esecutivo dove abbiamo fin qui lavorato nell'interesse del Paese e nel rispetto del programma del Popolo della Liberta'''. E' quanto dichiarano in una nota congiunta Angelino Alfano, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzi, Maurizio Lupi e Gaetano Quagliariello, componenti della delegazione del Pdl al governo. ''Rassegniamo le nostre dimissioni anche al fine di consentire, sin dai prossimi giorni, un più schietto confronto e una più chiara assunzione di responsabilità'', concludono i ministri del Pdl.

Il Cavaliere, dopo un vero e proprio consiglio di guerra con i fedelissimi e gli amici di sempre (da Fedele Confalonieri a Ennio Doris a Gianni Letta) ha deciso il 'grande passo'. Già da tempo avevano deciso di togliermi di mezzo, sono sempre stato responsabile ma stavolta non mi presterò ai loro giochetti, così non si poteva andare avanti, avrebbe detto ai suoi il Cav. Non passeremo per quelli che mettono le mani nelle tasche degli italiani, avrebbe spiegato. Prima la decisione di annunciare che non si presterà alla ''sceneggiata'' della giunta per le elezioni del Senato, dove, sostiene nella memoria difensiva depositata oggi, ''il copione p gia' scritto''. E poi la scelta di passare al contrattacco, staccando di fatto la spina al governo Letta. Nel pomeriggio il Rubicone ormai è varcato con l'annuncio del ritiro della delegazione pidiellina al governo e l'accusa rivolta a Pd e premier di aver violato i patti sull'Iva.

La sinistra pensa di scaricarci la colpa di aver aumentato l'Iva e di aver rinviato l'Imu, questo e' inaccettabile per noi, avrebbe detto l'ex premier. E ancora: abbiamo tentato di accelerare i tempi e di arrivare all'approvazione dell'Iva prima della fiducia, anticipando a lunedi' il dibattito parlamentare, ma loro, da veri irresponsabili, non hanno voluto. Spieghero' agli italiani cosa e' successo. Berlusconi, raccontano, e' pronto ad ogni evenienza e avrebbe mobilitato il partito come ai vecchi tempi. E' stata confermata per il 4 ottobre la manifestazione in piazza Farnese e altre iniziative sono in cantiere. ''Dopo il ritiro dei ministri, ho trovato Berlusconi determinato e sollevato per la decisione presa'', confida un ex ministro azzurro.

sabato 28 settembre 2013

Il governo è appeso ad un filo

Il chiarimento in Consiglio dei ministri è fallito. Il governo è appeso ad un filo. Lo scontro totale tra Pd e Pdl ha fatto saltare la "manovrina", rendendo quasi inevitabile l'aumento dell'Iva dal primo ottobre. Ma soprattutto, a Palazzo Chigi, si è consumato lo strappo forse definitivo tra i due principali partiti di maggioranza.



Il premier Letta chiederà la fiducia alle Camere all'inizio della prossima settimana e verificherà in Parlamento se ha ancora in numeri per governare. "Un'efficace azione di governo è evidentemente incompatibile con le dimissioni in blocco dei membri di un gruppo parlamentare che dovrebbe sostenere quello stesso esecutivo. O si rilancia o si chiude questa esperienza", ha detto il Presidente del Consiglio aggiungendo: "Non ho alcuna intenzione di vivacchiare o di prestare il fianco a continue minacce e aut-aut. Quanto accaduto mercoledì scorso proprio mentre rappresentavo l'Italia all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite è inaccettabile". In attesa del chiarimento in Parlamento, il Cdm ha bloccato ogni decisione governativa sui temi di natura fiscale ed economica. "La sospensione è dovuta in particolare all'impossibilità di impegnare il bilancio su operazioni che valgono miliardi di euro senza la garanzia di una continuità nell'azione di governo e Parlamento", si legge nella nota di Palazzo Chigi. Il governo "l'ha voluto il Pdl e il Pdl non si fa scaricare le responsabilità di un'eventuale crisi", ha ribattuto, a quanto si apprende, il vice premier Angelino Alfano. Il segretario Pdl rilancia la richiesta di chiarimento fatta dal premier. "Non vogliamo chiarimenti - assicura - che servono per tirare a campare. Il governo va avanti se centra gli obiettivi. Occorre mettere la giustizia dentro il chiarimento. Senza questo sarebbe ipocrita". L'incontro Letta - Napolitano - Prima del Cdm il premier è stato quasi un'ora e mezza a colloquio con Napolitano al Quirinale. Dopo le minacce di dimissioni del Pdl, Letta, rientrato dagli Stati Uniti, ha incontrato il capo dello Stato per fare il punto della situazione ed ha dato il suo benestare al doppio chiarimento in Cdm e in Aula. Intanto, nella giornata di venerdì 27 settembre, il presidente della Repubblica è tornato a farsi sentire anche in pubblico. Parlando da Milano, ha accusato: oggi gli scontri politici, diversamente che in passato, producono "smarrimento di ogni nozione di confronto civile e di ogni costume di rispetto istituzionale e personale". Il capo dello Stato ha definito anche "un'anomalia italiana" il voto anticipato.

venerdì 27 settembre 2013

Finito incontro Letta-Napolitano

Finito incontro Letta-Napolitano Confronto durato oltre un'ora


Letta con Napolitano prima del giuramento del 28 aprile scorso (Quirinale)

Roma, 27 set. (Adnkronos/Ign) - Ore decisive per la tenuta del governo dopo la minaccia da parte del Pdl di dimissioni di massain caso di decadenza da senatore di Silvio Berlusconi.

Il premier Enrico Letta, rientrato a Roma alle 12 dopo la visita in Canada e Stati Uniti, si è recato al Quirinale per l'incontro con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che è durato circa un'ora e mezza.

Prima del colloquio con il Capo dello Stato il premier ha iniziato un giro di colloqui.

Prima ha visto Dario Franceschini, primo contatto 'di persona' con il ministro per i rapporti con il Parlamento che durante la sua assenza ha svolto il ruolo di 'ufficiale di collegamento' tra il premier e il resto dell'esecutivo. Poi l'incontro con il suo vice e segretario del Pdl, Angelino Alfano. Quindi quello con il segretario del Pd Guglielmo Epifani, .

Mentre ha sentito al telefono Mario Monti, leader di Scelta civica. L'ultimo incontro prima di salire al Colle è stato con Gianni Letta. A tutti, si apprende da fonti palazzo Chigi, il premier ha trasferito la sua determinazione ad andare avanti nel percorso del chiarimento. Un chiarimento, si fa notare, che dovrà ''avvenire al più presto, in Parlamento, e dovrà essere senza se e senza ma''.

Reduce dal colloquio con il premier, Alfano si è recato in via del Plebiscito per partecipare a un vertice del Pdl con Silvio Berlusconi. A Palazzo Grazioli sono presenti i capigruppo del Senato e della Camera, Renato Schifani e Renato Brunetta.

In attesa dell'esito di questi incontri continua la fibrillazione all'interno della maggioranza con botta e risposta tra i maggiori esponenti.

Secondo il capogruppo Pdl alla Camera Renato Brunetta, ''il governo non c'entra in questa vicenda, o meglio; il governo viene eletto da una maggioranza, nella maggioranza ci sono Pd, Pdl-Fi e Sc''. ''Bene, non è possibile che questa stessa maggioranza che regge il governo cambi al Senato per votare retroattivamente la decadenza di Berlusconi", ha sottolineato in una dichiarazione a 'Prima di tutto' su Radio Rai Uno. "La fiducia? Se sarà per il governo, non ci sarà alcun problema, il problema sarà del Partito democratico: con chi vota la fiducia, con la stessa maggioranza con cui vuol far decadere Berlusconi?".

Per il senatore e coordinatore del Pdl Sandro Bondi, "se ancora sopravvivesse un residuo di serietà in questo sventurato Paese, si prenderebbe atto senza perdere nemmeno un secondo della crisi di un governo e di una maggioranza che non esistono più da tempo almeno dal momento in cui il Pd ha dichiarato guerra ad un proprio alleato di governo".

Dario Franceschini risponde a Brunetta. "Non c'è più tempo per ipocrisie e furbizie", ha detto il ministro. "Abbiamo visto parole e gesti - ha proseguito - che stanno facendo un danno enorme al Paese e a ogni singolo italiano. Nei prossimi giorni, già nelle prossime ore, il chiarimento sarà un modo non per prendere tempo ma per fare chiarezza".

L'affondo arriva da Guglielmo Epifani. "Quello del Pdl è un colpo alla schiena dell'Italia che lavora e che cerca di uscire dalla crisi", ha detto alla direzione del Pd. "Il Pdl sta scherzando con il fuoco. Una crisi ora è da irresponsabili - ha osservato -. Stiamo vedendo la ripresa e il Pdl sta rischiando di far precipitare di nuovo la situazione economica". Per Epifani, dopo l'iniziativa del Pdl, "tocca a Letta aprire un chiarimento risolutivo in Parlamento". Mentre "per quello che riguarda il Pd, noi vogliamo una nuova legge elettorale".

Replicano Renato Brunetta e Renato Schifani. "Rispediamo, con decisione, al mittente le opportunistiche accuse che ci rivolge il segretario pro tempore del Pd, Guglielmo Epifani - ha dichiarato il capogruppo Pdl alla Camera -. Dal nostro schieramento politico nessun 'colpo alla schiena del Paese', ma anzi un'iniziativa senza precedenti nella storia della Repubblica proprio per difendere i principi di libertà e democrazia sulle quali si fondano le nostre istituzioni repubblicane". ''E' il Pd - accusa Brunetta - con il suo atteggiamento irresponsabile e contro i dettami della Costituzione, che sta umiliando l'Italia agli occhi del mondo''. Per il presidente dei senatori del Pdl, "i veri traditori dell'Italia sono quelli che hanno minato quotidianamente, fin dalla sua nascita, un governo che avrebbe dovuto essere di pacificazione".

La Lega chiede le dimissioni di Letta. "Per me la scelta principale sono le elezioni anticipate, naturalmente, però, non dipende da noi, dipende dal Presidente Napolitano", ha osservato Roberto Maroni, presidente di Regione Lombardia. Secondo Maroni, ''non solo la dichiarazione del Pdl, ma anche il fatto che hanno raccolto le firme ieri sera è una mozione di sfiducia palese nei confronti del Governo. Quindi Letta dovrebbe fare solo una cosa: rassegnare le proprie dimissioni al presidente Napolitano.

Arriva la bacchettata dell'Ue. "Ciascuno si prenda le sue responsabilità nella vita politica italiana", ha detto un portavoce della Commissione europea.

A passo lento verso la crisi...

Il presidente della Repubblica partecipa a un convegno alla Bocconi di Milano . Si parla di Luigi Spaventa, ma anche di politica: Spaventa si impegnò in Parlamento dal 1976 al 1983, «due legislature entrambe raccorciate, prassi molto italiana, da scioglimenti precoci delle Camere», dice il Capo dello Stato. «Parlo qui della politica non come consapevolezza dell’interesse generale, senso del dovere civico, percezione responsabile dei problemi della società e dello Stato, perché di questa dimensione, propria del vivere in democrazia, ogni cittadino dovrebbe essere partecipe». Napolitano non perde l’occasione per bacchettare i partiti: « Oggi gli scontri politici, diversamente che in passato, producono «smarrimento di ogni nozione di confronto civile e di ogni costume di rispetto istituzionale e personale». 



Intanto, dopo che per giorni il Pd ha guardato le mosse del Cavaliere con preoccupazione ma anche pensando al bluff, tra i Dem si concretizza il pessimismo sulla durata delle larghe intese. Indipendentemente dall’area, infatti, tra i dirigenti del Pd c’è l’idea che il Pdl abbia ormai dato via allo show down. E che, anche nel caso la verifica di governo abbia un esito positivo, ci sia la determinazione a logorare Letta ogni giorno. Quanto sta avvenendo «va preso sul serio» e quindi «tocca al premier aprire in Parlamento un chiarimento che deve essere chiaro e risolutivo», avverte il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, parlando alla direzione del partito e sottolineando che il Pd è con lui. La linea è fissata: «Il governo ha una via obbligata, dopo aver riferito a Napolitano, aprire in Parlamento un chiarimento risolutivo» sulla situazione e «in questo il Pd sosterrà» Letta. 

Oggi Letta dovrebbe incontrare anche i ministri del Pdl. La strategia - approvata da Napolitano - , mira a riportare la crisi in Parlamento. Come? Attraverso una verifica di governo che potrebbe passare, si ragiona in ambienti parlamentari, anche attraverso un voto di fiducia da calendarizzare prima del fatidico 4 ottobre, giorno in cui si potrebbe realizzare la decadenza del Cavaliere da senatore. Chiuso l’argomento agibilità politica di Berlusconi, rimane però tutto in piedi il problema di come puntellare il sistema sull’orlo del collasso, sia strutturale che emotivo. Punto primo: calma e gesso. Nessuno parli ora di dimissioni del premier, di un Letta bis, di Governo di scopo e chi più ne ha più ne metta. Al Quirinale non è arrivato ancora nulla di ufficiale e si guarda con il consueto disincanto alle fibrillazioni del Pdl che ormai datano all’inizio dell’estate. Certo, Napolitano non sottovaluta la gravità del disagio del Pdl ma ricorda che c’è ancora tempo per esprimere in varie forme la solidarietà dovuta al leader ferito. Quel che conta in queste ore è riportare il dibattito nei canali giusti e far sapere pubblicamente al Paese cosa succede. Ecco perché, dopo aver respinto al mittente le accuse di «colpo di Stato» o di «operazioni eversive» in atto contro il Cavaliere, Napolitano ha consigliato il giovane Letta di snidare il Pdl in Parlamento. O attraverso una verifica sui singoli provvedimenti o - più probabilmente - attraverso un voto di fiducia.

giovedì 26 settembre 2013

Dichiarazioni di Enrico Letta dagli USA

"E' una vergogna per l'Italia", con queste parole il presidente del consiglio Letta, ha iniziato la sua conferenza stampa da New York,

 "non e' una vergogna mia ma dell'Italia come paese" - "tornero' a Roma e so' che convincero' sulle tematiche dei provvedimenti che sono in agenda le forze parlamentari  " - " ma c'e' bisogno di una verifica " il disagio all'inteno del PDL e' legittimo e comprensibile,e anche  umano ma continuo a ritenere che non si possa scegliere tra muoia Sansone con tutti i filistei e il futuro dell'Italia, che non gioverebbe a nessuno, l'Italia deve andare avanti non puo' tornare indietro, in Italia non c'e' alcun golpe ed esiste lo stato di diritto" - a concluso Letta.