Sul palco Maurizio Lupi si improvvisa 'presentatore'. Con il microfono in mano il ministro dei Trasporti 'coordina i lavori' e assicura: "Qui è pieno come un uovo... siamo molti, molti di più di quanto ci immaginavamo. C'è tantissima gente al punto che fuori sono rimaste oltre cinquemila persone". Poi chiama la platea a gridare la frase: "Perché noi siamo il nuovo centrodestra...". Lupi annuncia poi che "l'assemblea costituente del Nuovo centrodestra si terrà nel marzo 2014". E fino a quella data il primo impegno importante del partito "è costituito dal lancio di migliaia di circoli in tutta Italia". Sul maxischermo allestito sul palco principale viene lanciato alla platea l'invito a costituire i circoli del Nuovo centrodestra con lo slogan: 'i circoli siete voi'. Ogni presidente di circolo, puntualizza Lupi, avrà diritto di voto all'assemblea costituente. Sul palco degli Studios si alternano i protagonisti. Renato Schifani, presidente del comitato promotore Ncd, sottolinea: "Noi facciamo la politica con la consapevolezza che il nostro avversario non è un nemico. Per noi la politica non è attaccare tutte le istituzioni. Stiamo facendo il bene del Paese, non potevamo andare al buio. Per me è stata una scelta forte, ma resterò coerente con il mio principio e cioè con una giustizia giusta e una burocrazia più snella. Siamo tutti una squadra". Nel suo intervento, tra emozione ed entusiasmo, Rosanna Scopelliti riserva un ironico colpo di teatro e tira fuori una scatola da farmaco la 'Ncdina', ovviamente con i colori della formazione guidata da Alfano. La medicina giusta per il Paese, sottolinea la giovane deputata. Ma non manca la stoccata al segretario: ''La prossima volta, Angelino, le primarie anche per il simbolo, mi raccomando...''. In sala riecheggiano le note di musica pop italiana e straniera, in particolare c'è 'Cosa resterà' di Raf. La scenografia è semplice, prevalgono i colori del blu e bianco. La convention si apre con un video che riprende i protagonisti del nuovo movimento; mentre un altro video omaggia la figura di Nelson Mandela dopo che Lupi ha invitato la platea a cantare 'Fratelli d'Italia' sulle note dell'Inno di Mameli.
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sabato 7 dicembre 2013
Alfano sul palco ''Puntiamo allo scudetto'' e spunta una scatola di farmaci "Ncdina"
"Guardiamoci attorno. Siamo già un movimento politico per i moderati. Un movimento di milioni di italiani che sono pronti a votarci". Lo ha detto Angelino Alfano dal palco degli studios per la prima convention di Ncd. Un grande applauso saluta l'arrivo di Angelino Alfano al capannone centrale degli 'Studios' per il lancio ufficiale del Nuovo centrodestra.
Sul palco Maurizio Lupi si improvvisa 'presentatore'. Con il microfono in mano il ministro dei Trasporti 'coordina i lavori' e assicura: "Qui è pieno come un uovo... siamo molti, molti di più di quanto ci immaginavamo. C'è tantissima gente al punto che fuori sono rimaste oltre cinquemila persone". Poi chiama la platea a gridare la frase: "Perché noi siamo il nuovo centrodestra...". Lupi annuncia poi che "l'assemblea costituente del Nuovo centrodestra si terrà nel marzo 2014". E fino a quella data il primo impegno importante del partito "è costituito dal lancio di migliaia di circoli in tutta Italia". Sul maxischermo allestito sul palco principale viene lanciato alla platea l'invito a costituire i circoli del Nuovo centrodestra con lo slogan: 'i circoli siete voi'. Ogni presidente di circolo, puntualizza Lupi, avrà diritto di voto all'assemblea costituente. Sul palco degli Studios si alternano i protagonisti. Renato Schifani, presidente del comitato promotore Ncd, sottolinea: "Noi facciamo la politica con la consapevolezza che il nostro avversario non è un nemico. Per noi la politica non è attaccare tutte le istituzioni. Stiamo facendo il bene del Paese, non potevamo andare al buio. Per me è stata una scelta forte, ma resterò coerente con il mio principio e cioè con una giustizia giusta e una burocrazia più snella. Siamo tutti una squadra". Nel suo intervento, tra emozione ed entusiasmo, Rosanna Scopelliti riserva un ironico colpo di teatro e tira fuori una scatola da farmaco la 'Ncdina', ovviamente con i colori della formazione guidata da Alfano. La medicina giusta per il Paese, sottolinea la giovane deputata. Ma non manca la stoccata al segretario: ''La prossima volta, Angelino, le primarie anche per il simbolo, mi raccomando...''. In sala riecheggiano le note di musica pop italiana e straniera, in particolare c'è 'Cosa resterà' di Raf. La scenografia è semplice, prevalgono i colori del blu e bianco. La convention si apre con un video che riprende i protagonisti del nuovo movimento; mentre un altro video omaggia la figura di Nelson Mandela dopo che Lupi ha invitato la platea a cantare 'Fratelli d'Italia' sulle note dell'Inno di Mameli.
Sul palco Maurizio Lupi si improvvisa 'presentatore'. Con il microfono in mano il ministro dei Trasporti 'coordina i lavori' e assicura: "Qui è pieno come un uovo... siamo molti, molti di più di quanto ci immaginavamo. C'è tantissima gente al punto che fuori sono rimaste oltre cinquemila persone". Poi chiama la platea a gridare la frase: "Perché noi siamo il nuovo centrodestra...". Lupi annuncia poi che "l'assemblea costituente del Nuovo centrodestra si terrà nel marzo 2014". E fino a quella data il primo impegno importante del partito "è costituito dal lancio di migliaia di circoli in tutta Italia". Sul maxischermo allestito sul palco principale viene lanciato alla platea l'invito a costituire i circoli del Nuovo centrodestra con lo slogan: 'i circoli siete voi'. Ogni presidente di circolo, puntualizza Lupi, avrà diritto di voto all'assemblea costituente. Sul palco degli Studios si alternano i protagonisti. Renato Schifani, presidente del comitato promotore Ncd, sottolinea: "Noi facciamo la politica con la consapevolezza che il nostro avversario non è un nemico. Per noi la politica non è attaccare tutte le istituzioni. Stiamo facendo il bene del Paese, non potevamo andare al buio. Per me è stata una scelta forte, ma resterò coerente con il mio principio e cioè con una giustizia giusta e una burocrazia più snella. Siamo tutti una squadra". Nel suo intervento, tra emozione ed entusiasmo, Rosanna Scopelliti riserva un ironico colpo di teatro e tira fuori una scatola da farmaco la 'Ncdina', ovviamente con i colori della formazione guidata da Alfano. La medicina giusta per il Paese, sottolinea la giovane deputata. Ma non manca la stoccata al segretario: ''La prossima volta, Angelino, le primarie anche per il simbolo, mi raccomando...''. In sala riecheggiano le note di musica pop italiana e straniera, in particolare c'è 'Cosa resterà' di Raf. La scenografia è semplice, prevalgono i colori del blu e bianco. La convention si apre con un video che riprende i protagonisti del nuovo movimento; mentre un altro video omaggia la figura di Nelson Mandela dopo che Lupi ha invitato la platea a cantare 'Fratelli d'Italia' sulle note dell'Inno di Mameli.
martedì 22 ottobre 2013
Salvataggio Alitalia, British non ci sta “E’ un aiuto di Stato, pronti a vie legali”
L’ad della compagnia inglese: «L’Europa deve occuparsi della questione e far rispettare le regole».
Lupi: «Speriamo che Air France sottoscriva l’aumento di capitale»
Lupi: «Speriamo che Air France sottoscriva l’aumento di capitale»
International Airlines Group (Iag), casa madre delle
compagnie aeree British Airways e Iberia, sta valutando tutte le opzioni
legali possibili contro il piano di salvataggio di Alitalia. Secondo
quanto riporta il sito britannico di Reuters, l’amministratore delegato
di Iag, Willie Walsh, ha dichiarato nel corso di una conferenza a Londra
che il gruppo “sta valutando la cosa con attenzione”, perché
l’intervento di Poste in Alitalia “è un aiuto di Stato palese e siamo
contrari, l’Europa deve occuparsi della questione e far applicare le
regole che esistono”. Walsh ha dichiarato ancora che “le compagnie aeree
che prendono aiuti di Stato danneggiano quelle che fanno le cose nel
modo giusto”.
Intanto Air France non ha ancora sciolto le riserve sull’aumento di capitale: «Mi auguro che Air France sottoscriva l’aumento di capitale» spiega il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Maurizio Lupi, intervenendo ad un convegno organizzato da Glocus, parlando di Alitalia. In caso contrario, ha proseguito, «vorrà dire che scenderà sotto l’11% e la ricerca di un partner internazionale sarebbe aperta ad altri».
Rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano delle indiscrezioni di stampa francese secondo cui Air France non sarebbe disposta a partecipare all’aumento di capitale, il ministro ha spiegato che: «Non mi sembra che lo abbia detto Air France. C’è tempo fino a metà novembre per la sottoscrizione. La compagnia francese ha votato a favore e mi auguro che lo sottoscriva». Secondo Lupi, «questa è la fase più importante. Dopo ci sarà il piano industriale e la ricerca di un partner principale». Il ministro ha poi sottolineato che il rapporto con il governo francese è «ottimo».
Intanto Air France non ha ancora sciolto le riserve sull’aumento di capitale: «Mi auguro che Air France sottoscriva l’aumento di capitale» spiega il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Maurizio Lupi, intervenendo ad un convegno organizzato da Glocus, parlando di Alitalia. In caso contrario, ha proseguito, «vorrà dire che scenderà sotto l’11% e la ricerca di un partner internazionale sarebbe aperta ad altri».
Rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano delle indiscrezioni di stampa francese secondo cui Air France non sarebbe disposta a partecipare all’aumento di capitale, il ministro ha spiegato che: «Non mi sembra che lo abbia detto Air France. C’è tempo fino a metà novembre per la sottoscrizione. La compagnia francese ha votato a favore e mi auguro che lo sottoscriva». Secondo Lupi, «questa è la fase più importante. Dopo ci sarà il piano industriale e la ricerca di un partner principale». Il ministro ha poi sottolineato che il rapporto con il governo francese è «ottimo».
martedì 1 ottobre 2013
Rottura,strappo,...lacerazione.
Angelino Alfano ha incassato l’affondo di Berlusconi anti-governo
davanti ai parlamentari azzurri, ha chiesto conto al Cavaliere del nuovo
inasprimento nei rapporti tra i ministri-colombe (Alfano, Gaetano
Quagliariello, Maurizio Lupi, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin) e
il leader-falco. Arrivando a minacciare l’addio al Pdl per dar vita a
gruppi autonomi a sostegno di Enrico Letta. E sì che per tutto il giorno
la jaquerie ministeriale azzurra era sembrata rientrare, tra mediazioni
inesauste e ritrovata, come dire, prudenza.
LE RICHIESTE
Di certo, il giorno più lungo delle colombe inizia male, malissimo. Molti si aspettavano che i ministri del Pdl, capitanati da Alfano dessero vita, nell’ordine, a: 1) un voto contrario nell’assemblea dei gruppi in cui, prendendo la parola, avrebbero detto «caro Silvio, stai sbagliando tutto, ora basta»; 2) un voto di fiducia a Letta e al suo governo; 3) una scissione, se necessario, dal Pdl e da Forza Italia per dare vita a un nuovo partito (Italia Popolare) neocentrista e moderato. E, invece, a metà pomeriggio la secessione delle colombe si afflochia, in un auto-golpe bianco, senza neppure essere iniziata.
Dopo un vertice delle cinque colombe ministeriali a palazzo Chigi, mettono a punto la loro road map: convincere Silvio Berlusconi che la strada migliore e più saggia è quella di retrocedere dalla linea dura per tornare sulla linea della responsabilità. «Silvio, non parlare neppure, davanti ai gruppi riuniti, fai parlare noi» – è l’appello accorato avanzato da Alfano&C. - «aspetta che Letta si presenti alle CICamere, ascolta quello che ha da dire, soprattutto sulla giustizia e l’economia, e non offrirgli pretesti. Non ti intestare una crisi di governo che la gente, anche la nostra gente, non capirebbe. Aspettiamo, vediamo, capiamo meglio. Poi si decide». Il più deciso è Quagliariello: «Penso che continuare a insistere sulle elezioni anticipate sia un errore», dice chiaro e tondo al Cavaliere, «questa linea oltranzista fa male al paese ma soprattutto fa male a te». Niente da fare. Da questo orecchio Berlusconi non ci sente. Li bacchetta severo ma assai poco paterno: «Nel partito le decisioni le prendo io e voi siete andati a urlare ai quattro venti che sarei manovrato dalla Daniela e da Verdini!». Quagliariello lascia anzitempo palazzo Grazioli terreo in volto.
PESI E CONTRAPPESI
La sola apertura di Berlusconi riguarda tutt’altro argomento: il ridimensionamento del ruolo della Santanché, capofila dei falchi, nella nuova Forza Italia. Ecco, è qui, sul ruolo, i pesi e i contrappesi che dovranno avere le diverse anime del Pdl dentro la nuova Forza Italia, che Berlusconi lascia intendere alcune concessioni. I ministri chiedono per Alfano il ruolo di coordinatore unico. Silvio parla di «primus inter pares» in un vertice a cinque composto, oltre che da lui, da Verdini, Santanché, Bondi e da un altro nome non ancora meglio individuato. Poco, decisamente poco. Soprattutto, davanti ai gruppi parlamentari, a metà pomeriggio, di questa Forza Italia de-falchizzata non fa nessun accenno.
A sera è chiaro che la partita delle colombe è persa. Quagliariello, come si diceva, esce da palazzo Grazioli furibondo, arrabbiato come solo un professore di storia sa diventarlo quando perde le staffe. La Lorenzin – raccontano voci malevole – «era isterica e piangeva» (e magari non è vero). La De Girolamo, invece, ostenta sicurezza mentre, a fine riunione dei gruppi si appartava, in un cortile di Montecitorio ormai buio e deserto, con le amiche-deputate Saltamartini e Calabria che se la coccolano assai. Lupi mostra a tutti «il sorriso tirato che mette in campo quando è nervoso e non sa come uscire da un guaio o che pesci pigliare», racconta chi lo conosce. Pare non se andrà neppure lui, dalla nuova FI, come neppure se ne dovrebbe andare la Lorenzin e, tantomeno, la De Girolamo. Lupi, invece, starebbe facendo propri i dubbi che stanno montando in queste ore in Comunione e Liberazione sulla necessità di non lasciare affondare il governo Letta.
Di certo, il giorno più lungo delle colombe inizia male, malissimo. Molti si aspettavano che i ministri del Pdl, capitanati da Alfano dessero vita, nell’ordine, a: 1) un voto contrario nell’assemblea dei gruppi in cui, prendendo la parola, avrebbero detto «caro Silvio, stai sbagliando tutto, ora basta»; 2) un voto di fiducia a Letta e al suo governo; 3) una scissione, se necessario, dal Pdl e da Forza Italia per dare vita a un nuovo partito (Italia Popolare) neocentrista e moderato. E, invece, a metà pomeriggio la secessione delle colombe si afflochia, in un auto-golpe bianco, senza neppure essere iniziata.
Dopo un vertice delle cinque colombe ministeriali a palazzo Chigi, mettono a punto la loro road map: convincere Silvio Berlusconi che la strada migliore e più saggia è quella di retrocedere dalla linea dura per tornare sulla linea della responsabilità. «Silvio, non parlare neppure, davanti ai gruppi riuniti, fai parlare noi» – è l’appello accorato avanzato da Alfano&C. - «aspetta che Letta si presenti alle CICamere, ascolta quello che ha da dire, soprattutto sulla giustizia e l’economia, e non offrirgli pretesti. Non ti intestare una crisi di governo che la gente, anche la nostra gente, non capirebbe. Aspettiamo, vediamo, capiamo meglio. Poi si decide». Il più deciso è Quagliariello: «Penso che continuare a insistere sulle elezioni anticipate sia un errore», dice chiaro e tondo al Cavaliere, «questa linea oltranzista fa male al paese ma soprattutto fa male a te». Niente da fare. Da questo orecchio Berlusconi non ci sente. Li bacchetta severo ma assai poco paterno: «Nel partito le decisioni le prendo io e voi siete andati a urlare ai quattro venti che sarei manovrato dalla Daniela e da Verdini!». Quagliariello lascia anzitempo palazzo Grazioli terreo in volto.
PESI E CONTRAPPESI
La sola apertura di Berlusconi riguarda tutt’altro argomento: il ridimensionamento del ruolo della Santanché, capofila dei falchi, nella nuova Forza Italia. Ecco, è qui, sul ruolo, i pesi e i contrappesi che dovranno avere le diverse anime del Pdl dentro la nuova Forza Italia, che Berlusconi lascia intendere alcune concessioni. I ministri chiedono per Alfano il ruolo di coordinatore unico. Silvio parla di «primus inter pares» in un vertice a cinque composto, oltre che da lui, da Verdini, Santanché, Bondi e da un altro nome non ancora meglio individuato. Poco, decisamente poco. Soprattutto, davanti ai gruppi parlamentari, a metà pomeriggio, di questa Forza Italia de-falchizzata non fa nessun accenno.
A sera è chiaro che la partita delle colombe è persa. Quagliariello, come si diceva, esce da palazzo Grazioli furibondo, arrabbiato come solo un professore di storia sa diventarlo quando perde le staffe. La Lorenzin – raccontano voci malevole – «era isterica e piangeva» (e magari non è vero). La De Girolamo, invece, ostenta sicurezza mentre, a fine riunione dei gruppi si appartava, in un cortile di Montecitorio ormai buio e deserto, con le amiche-deputate Saltamartini e Calabria che se la coccolano assai. Lupi mostra a tutti «il sorriso tirato che mette in campo quando è nervoso e non sa come uscire da un guaio o che pesci pigliare», racconta chi lo conosce. Pare non se andrà neppure lui, dalla nuova FI, come neppure se ne dovrebbe andare la Lorenzin e, tantomeno, la De Girolamo. Lupi, invece, starebbe facendo propri i dubbi che stanno montando in queste ore in Comunione e Liberazione sulla necessità di non lasciare affondare il governo Letta.
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