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sabato 7 dicembre 2013

Grillo: "Fermate all'ingresso i 150 'abusivi' in Parlamento"

"In Parlamento siedono 150 abusivi eletti grazie al premio di maggioranza del Porcellum". E' il nuovo attacco del leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo. "Gi abusivi sono di Pd, Sel, Centro democratico e Svp. La loro elezione non è mai stata convalidata e, in seguito alla pronuncia della Consulta che dichiara incostituzionale il premio di maggioranza, non può più esserlo.



Questi signori non devono più entrare in Parlamento: non hanno alcuna legittimità popolare né istituzionale. Devono essere fermati all'ingresso di Montecitorio. Senza di loro il governo di Capitan Findus Letta e di Napolitano non esiste più. Bisogna andare al voto al più presto".

lunedì 30 settembre 2013

Falchi e colombe e' guerra aperta

Le prese di distanza dei ministri del Pdl da Berlusconi sono il sintomo più evidente della crisi del centrodestra che covava da tempo sotto la cenere ed è alla fine esplosa nelle forme drammatiche di una sconfessione plateale ed inequivocabile dell’intenzione del capo di accelerare la fine del governo in relazione alle sue vicende giudiziarie e nel mentre si stavano approntando provvedimenti tesi alla limitazione dei “danni” derivanti da nuove tassazioni.


 La rivolta contro i cosiddetti “falchi” del Pdl che avrebbero consigliato Berlusconi, ha indotto perfino Alfano a “distinguersi” come “diversamente berlusconiano” ed intestarsi di fatto l’iniziativa, in realtà presa da altri ministri (Quagliariello, Lorenzin, Lupi, De Girolamo, oltre ad esponenti di primo piano come Cicchitto, Sacconi), che preluderà – a meno di ricomposizioni sempre possibili dell’ultima ora – ad una rottura che per ora tutti ritengono insanabile. La “conta” al Senato (ma anche alla Camera) è già iniziata: non è escluso che una vera e propria scissione si concretizzi nell’imminenza del voto di fiducia prevista per mercoledì. Se accadrà, il centrodestra può dirsi finito, almeno nella forma berlusconiana che ha assunto e che abbiamo conosciuto fino ad oggi.
I ministri dimissionari tali resteranno in questa fase, ma certamente non aderiranno alla nuova Forza Italia, come hanno esplicitamente detto i “contestatori” dell’ “estremismo”. Questi ultimi, se riusciranno a coagulare attorno a loro un cospicuo gruppo di senatori e deputati e possibile che tornino a far parte di un’altra compagine ministeriale, sempre guidata da Letta, oppure che diano vita ad un altro partito, sempre che non confluiscono (operazione difficile e al alto rischio) in un rassemblement montiano-casiniano, con un anno di ritardo sulle intenzioni manifestate alla fine dell’esperienza del governo del Professore, che potrebbe mettere le ali al progetto di “Italia popolare”.
Per saperne di più è necessario attendere la riunione dei gruppi parlamentari di questa sera, alla presenza di Berlusconi, dalla quale potrebbe venir fuori una clamorosa marcia indietro che ricompatterebbe tutto. Ma fino a quando?
Ormai qualcosa nell’inner circle berlusconiano si è rotto definitivamente. Ed è difficilmente recuperabile. I “moderati” guardano ad Alfano come antagonista della deriva radicale del Pdl la cui trasformazione in Forza Italia dovrebbe completate l’opera di acquisizione del partito da parte ci coloro che vorrebbero gettare il “nuovo” soggetto nella mischia elettorale che, nelle loro prospettive, dovrebbe essere imminente. A questo i “frondisti” non ci stanno. Sono consapevoli dei pericoli dell’instabilità e del rapido impaludamento dell’Italia. E sanno bene che non si può votare con la vigente legge elettorale a meno di non incorrere in un giudizio di illegittimità da parte della Corte costituzionale i cui effetti potrebbero perfino rovesciarsi nel dichiarare altrettanto illegittimo il Parlamento che dovesse uscire dalle urne: un fatto senza precedenti che farebbe precipitare in Paese nel caos istituzionale e civile e gli farebbe perdere la faccia di fronte al mondo. Si può correre un rischio del genere?
Se poi Forza Italia, nell’ambito di un centrodestra disorganico, dovesse correre “spacchettata” e con Berlusconi forzatamente fuori gioco, che cosa ne sarebbe di quel mondo moderato tenuto insieme per vent’anni e che oggi fa sapere, attraverso i sondaggi, che l’avventurismo di qualcuno sarebbe esiziale per la tenuta di un’aggregazione elettorale che sulla carta è ancora consistente? Il favore che si renderebbe al Pd, e a Renzi in particolare, sarebbe incalcolabile.
La situazione è, dunque, gravissima. La “guerra” tra falchi e colombe è ad un punto di non ritorno. E la speranza che il Pdl facesse esplodere le contraddizioni nel Pd, inducendolo a staccare la spina a Letta, si sono dissolte in un fine settimana ad altra tensione. Purtroppo.
Resta da oggi in campo una sola domanda: che cosa ne sarà del centrodestra? La risposta è più difficile di quanto si potesse prevedere.

Altro colloquio Napolitano-Letta al Quirinale

Roma, 29, sett. (Adnkronos) - Il premier Enrico Letta è salito al quirinale intorno alle 19.30 per un colloquio con il Capo dello Stato Giorgio Napolitano.

"Cercherò di vedere quali sono le possibilità per il proseguimento di questa legislatura, come ho sempre fatto quando c'è stata una crisi", aveva detto il presidente della Repubblica questa mattina da Napoli, spiegando come intende affrontare la crisi.


 "Farò un'attenta verifica dei precedenti di altre crisi, a partire da quella del secondo Governo Prodi, e secondo i criteri che da me e dai miei predecessori sono stati osservati. Vedremo la successione dei fatti", ha aggiunto.

E poi chiarisce: "Il presidente della Repubblica non si fida di un partito o di un altro. La sola strada che ho seguito e' stata quella di favorire la formazione di un govermo sulla base dei numeri, che non avevo determinato io, ma che avevano determinato gli elettori e che vedevano impossibile la formazione di un governo senza il concorso dei due maggiori partiti".

In mattinata, all'uscita dal palazzo della Prefettura di Napoli, alcune persone che attendevano in Piazza Plebiscito avevano urlato: "Sciogli le Camere".

giovedì 26 settembre 2013

Anche i parlamentari della Lega pronti a lasciare,e' crisi di governo?

 Letta chiede una verifica dei numeri per il governo al suo rientro a Roma ma...

 
Se la posizione annunciata ieri sera dal Pdl sarà seguita dai fatti, sosterremo questa azione", ha annunciato Roberto Maroni.
Il segretario del Carroccio è a Torino con Roberto Cota per l’inaugurazione della prima edizione di Smart Mobility World, evento sui temi della smart city e della green mobility, ma non rinuncia a un commento sulla situazione politica del Paese. "Ho letto queste dichiarazioni molto bellicose dei deputati e senatori del Pdl che minacciano di dimettersi in massa", ha aggiunto, "Se è vero mi sembra un fatto politicamente rilevante. Staremo a vedere se sarà così. Le dimissioni in massa del Pdl significano due cose: fine del governo Letta e fine della legislatura. Se fosse così noi saremmo della partita ovviamente".
Un'idea che non dispiace neanche a Matteo Salvini, che è però più cauto. "Ci penseremo se ce lo chiederanno, ma la questione non occupa i nostri pensieri", ha detto ad Affaritaliani.it il vicesegretario, "Non mi permetto di giudicare il Pdl che ha le sue preoccupazioni. È una discussione di cui non ce ne frega niente. Non ci interessa nulla. Oggi i parlamentari della Lega sono in Val Camonica al fianco degli operai della Riva. Sono loro i nostri alleati, semmai ci dimettiamo per loro".

Intanto il presidente del Consiglio Enrico Letta starebbe valutando di chiedere, al suo rientro a Roma dagli Stati Uniti, una verifica della maggioranza.