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lunedì 31 marzo 2014
sabato 7 dicembre 2013
Grillo: "Fermate all'ingresso i 150 'abusivi' in Parlamento"
"In Parlamento siedono 150 abusivi eletti grazie al premio di maggioranza del Porcellum". E' il nuovo attacco del leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo. "Gi abusivi sono di Pd, Sel, Centro democratico e Svp. La loro elezione non è mai stata convalidata e, in seguito alla pronuncia della Consulta che dichiara incostituzionale il premio di maggioranza, non può più esserlo.
Questi signori non devono più entrare in Parlamento: non hanno alcuna legittimità popolare né istituzionale. Devono essere fermati all'ingresso di Montecitorio. Senza di loro il governo di Capitan Findus Letta e di Napolitano non esiste più. Bisogna andare al voto al più presto".
giovedì 28 novembre 2013
Berlusconi, i vignettisti: "Anche da decaduto continueremo a disegnarlo" - Schifani querela Sallusti .
Decaduto, almeno da senatore, Silvio Berlusconi, non verrà a mancare anche il soggetto principale della satira ai vignettisti
dei quotidiani italiani, specie a quelli più pungenti nei suoi
confronti? Le 'matite' illustri sentite dall'Adnkronos - da Altan a
Staino a Giannelli - sembrano non temere questo 'vuoto'. Al contrario,
si dicono sicure che il Cavaliere continuerà ad essere in qualche modo al centro della vita politica e dunque anche della satira politica.
Vi mancherà Berlusconi? "No, temo proprio che purtroppo non ci mancherà affatto, che continuerà a far parlare di sé almeno per un po' di tempo", risponde Altan, vignettista di prima pagina su 'Repubblica'. "Del resto - osserva - è il suo mestiere principale quello di far parlare di sé. Temo dunque che rimarrà ad essere protagonista delle nostre vignette". Perché "temo"? Non è contento che non venga a mancare la materia prima del vostro lavoro? "No - replica secco Altan - preferirei di gran lunga essere meno ispirato e meno contento come vignettista e più soddisfatto come cittadino italiano. Faccio fatica a a consolarmi per il fatto che il Cavaliere continuerà a dare spunti al mio lavoro: sarebbe meglio avere meno 'verve' satirica e più appagamento politico, etico e civile". Più ottimista di Altan è Sergio Staino, storico vignettista su 'L'Unità'. "Berlusconi decaduto un danno per noi vignettisti? Assolutamente no! Anzi, è vero l'esatto contrario: ci aiuta moltissimo. Non ne possiamo più di fare quasi ogni giorno una vignetta satirica con lui o che parla di lui, ho il computer pieno delle sue facce e delle sue frasi. Finalmente, basta. Torniamo a liberare la nostra fantasia!", esulta. Racconta l'autore di 'Bobo': "Io, per esempio, ieri avrei tanto voluto fare una vignetta sui 40 milioni di euro stanziati per le navi da guerra e invece è stato inevitabile che mi sia toccato di farla su Berlusconi. La sua decadenza, ora dal Senato e presto dalla politica, ci libera da un'ossessione professionalmente quasi quotidiana. Ci liberiamo da un impaccio terribile". In questo caso, dunque, "la soddisfazione del cittadino Staino è la stessa del vignettista Staino: entrambi non ne potevano più", assicura. Quanto alle 'scorie' da smaltire, citate nella vignetta satirica di oggi, "sono ancora dentro di noi, ci vorrà un bel po' di tempo, forse un'intera generazione. La società va ripulita di queste scorie berlusconiane; ma la politica non potrà che registrare un'uscita di scena definitiva di Berlusconi, a parte qualche inevitabile ma isolato colpo di coda". Per Emilio Giannelli, quotidiano vignettista per il 'Corriere della sera', "la 'sparizione' di Berlusconi ci farebbe davvero indossare il nero del lutto come hanno fatto in Senato le sue sostenitrici. Ma, sceneggiate a parte, sono sicuro che il Cavaliere non sparirà come qualcuno sostiene ma continuerà a imperversare sulla scena politica, anche se non più come primo protagonista come è stato fino a oggi. Potrà sparire come 'capocomico' ma rimarrà comunque a far parte della 'compagnia'. Dunque, non dovrò indossare il lutto". Tra l'altro, "la cosa buona per noi vignettisti - spiega ancora Giannelli - è che Berlusconi non solo sta sulla scena politica, il che lo accomunerebbe a tanti altri personaggi politici; ma ci sta come autore di 'trovate' per cui, sotto questo punto di vista, è assolutamente insostituibile per chi fa satira politica. Non nel senso letterale della parola, però: tutti sono sostituibili. diciamo che è impareggiabile". Infatti, osserva, "dopo aver rinunciato nel tempo a Fanfani, ad Andreotti, a Craxi, potremo benissimo rinunciare anche a Berlusconi: nessuno è insostituibile, nella politica così come nella satira, che è sempre destinata a sopravvivere ai personaggi che mette quotidianamente nel mirino".
Intanto e' stato reso nota una dichiarazione che il senatore del Nuovo centrodestra Renato Schifani ha fatto oggi ''Ritengo gravemente diffamatorie le frasi che mi riguardano contenute nell'articolo di Alessandro Sallusti, comparso su 'Il Giornale' di oggi, giovedì 28 novembre. Per tale ragione, ho dato mandato ai miei legali di presentare, per mio conto, querela presso l'autorità giudiziaria competente''.
Vi mancherà Berlusconi? "No, temo proprio che purtroppo non ci mancherà affatto, che continuerà a far parlare di sé almeno per un po' di tempo", risponde Altan, vignettista di prima pagina su 'Repubblica'. "Del resto - osserva - è il suo mestiere principale quello di far parlare di sé. Temo dunque che rimarrà ad essere protagonista delle nostre vignette". Perché "temo"? Non è contento che non venga a mancare la materia prima del vostro lavoro? "No - replica secco Altan - preferirei di gran lunga essere meno ispirato e meno contento come vignettista e più soddisfatto come cittadino italiano. Faccio fatica a a consolarmi per il fatto che il Cavaliere continuerà a dare spunti al mio lavoro: sarebbe meglio avere meno 'verve' satirica e più appagamento politico, etico e civile". Più ottimista di Altan è Sergio Staino, storico vignettista su 'L'Unità'. "Berlusconi decaduto un danno per noi vignettisti? Assolutamente no! Anzi, è vero l'esatto contrario: ci aiuta moltissimo. Non ne possiamo più di fare quasi ogni giorno una vignetta satirica con lui o che parla di lui, ho il computer pieno delle sue facce e delle sue frasi. Finalmente, basta. Torniamo a liberare la nostra fantasia!", esulta. Racconta l'autore di 'Bobo': "Io, per esempio, ieri avrei tanto voluto fare una vignetta sui 40 milioni di euro stanziati per le navi da guerra e invece è stato inevitabile che mi sia toccato di farla su Berlusconi. La sua decadenza, ora dal Senato e presto dalla politica, ci libera da un'ossessione professionalmente quasi quotidiana. Ci liberiamo da un impaccio terribile". In questo caso, dunque, "la soddisfazione del cittadino Staino è la stessa del vignettista Staino: entrambi non ne potevano più", assicura. Quanto alle 'scorie' da smaltire, citate nella vignetta satirica di oggi, "sono ancora dentro di noi, ci vorrà un bel po' di tempo, forse un'intera generazione. La società va ripulita di queste scorie berlusconiane; ma la politica non potrà che registrare un'uscita di scena definitiva di Berlusconi, a parte qualche inevitabile ma isolato colpo di coda". Per Emilio Giannelli, quotidiano vignettista per il 'Corriere della sera', "la 'sparizione' di Berlusconi ci farebbe davvero indossare il nero del lutto come hanno fatto in Senato le sue sostenitrici. Ma, sceneggiate a parte, sono sicuro che il Cavaliere non sparirà come qualcuno sostiene ma continuerà a imperversare sulla scena politica, anche se non più come primo protagonista come è stato fino a oggi. Potrà sparire come 'capocomico' ma rimarrà comunque a far parte della 'compagnia'. Dunque, non dovrò indossare il lutto". Tra l'altro, "la cosa buona per noi vignettisti - spiega ancora Giannelli - è che Berlusconi non solo sta sulla scena politica, il che lo accomunerebbe a tanti altri personaggi politici; ma ci sta come autore di 'trovate' per cui, sotto questo punto di vista, è assolutamente insostituibile per chi fa satira politica. Non nel senso letterale della parola, però: tutti sono sostituibili. diciamo che è impareggiabile". Infatti, osserva, "dopo aver rinunciato nel tempo a Fanfani, ad Andreotti, a Craxi, potremo benissimo rinunciare anche a Berlusconi: nessuno è insostituibile, nella politica così come nella satira, che è sempre destinata a sopravvivere ai personaggi che mette quotidianamente nel mirino".
Intanto e' stato reso nota una dichiarazione che il senatore del Nuovo centrodestra Renato Schifani ha fatto oggi ''Ritengo gravemente diffamatorie le frasi che mi riguardano contenute nell'articolo di Alessandro Sallusti, comparso su 'Il Giornale' di oggi, giovedì 28 novembre. Per tale ragione, ho dato mandato ai miei legali di presentare, per mio conto, querela presso l'autorità giudiziaria competente''.
Berlusconi decaduto, già aggiornata la scheda sul sito del Senato.
Alle 17.43 del 27 novembre del 20013 è scattata la decadenza da senatore di Silvio Berlusconi. All'indomani del voto, il sito del Senato ha già aggiornato la pagina dedicata ai senatori.
Nell'elenco alfabetico dei componenti di Palazzo Madama della XVII
legislatura accanto al nome BERLUSCONI compare la dicitura, tra
parentesi, 'fino al 27 novembre 2013'.
All'interno della scheda biografica, poi, oltre ai dati sul giorno di 'elezione' e 'proclamazione' a senatore della Repubblica, compare una nuova voce: 'Mancata convalida dell'elezione: 27 novembre 2013'.
All'interno della scheda biografica, poi, oltre ai dati sul giorno di 'elezione' e 'proclamazione' a senatore della Repubblica, compare una nuova voce: 'Mancata convalida dell'elezione: 27 novembre 2013'.
sabato 16 novembre 2013
Sondaggi, Forza Italia Basta il vecchio nome: così aumentano i voti
Lo chiamano brand. Nelle ricerche di mercato il marchio è uno degli
«oggetti» più analizzati. Un altro termine americano: awarness. La
conoscenza, la consapevolezza. Se ne fanno di tutti i colori per capire
quanto il marchio di un prodotto sia conosciuto, posizionato, eccetera,
con altri e sempre più strani termini Usa per definire le tecniche delle
indagini di mercato. D’altronde gli americani non sono certo
sprovveduti e sanno quanta forza commerciale possa avere il marchio di
un prodotto. Ed in politica pare essere la stessa cosa. È accaduto che
domenica scorsa si sia riformata la Nuova An che, sostengono i
promotori, vuole riportare sulla scena politica il «simbolo di un
partito scioltosi quattro anni fa senza essere stato sconfitto alle
elezioni e senza avere problemi con la giustizia».
La scissione del Pdl tra falchi e filo-governativi può essere
trasformata dal Cavaliere in una nuova occasione. Vi spiego. Si
mantengono entrambi i simboli: ovvero si accontentano entrambe le
fazioni e, soprattutto, si dà una maggiore offerta all’elettore.
Normalmente il nostro istituto non pubblica le intenzioni di voto ai
partiti, preferisce concentrarsi su altri tipi di analisi, per ragioni
che sono state già spiegate, ma per avere una riprova di quanto potrebbe
succedere si è fatta un’eccezione. Il risultato è stupefacente. La
nuova An al 6%, Fratelli d’Italia neanche all’1%. Pdl al 10% e Forza
Italia al 18%. La somma dà 5 punti in più di quanto veniva dato il
partito unitario del centrodestra negli ultimi sondaggi. Anche a
sinistra si vede. Vendola indagato? Ecco che alcuni si rifugiano in
Rifondazione o dai Comunisti Italiani. Vi sono due fatti che mi inducono
a confermare la bontà di questi dati. Uno è puramente numerico.
I valori degli altri partiti si comportano in maniera attesa: il Pd, che non è certo influenzato da quello che avviene a destra, resta sul valore che tutti gli stanno attribuendo in questo periodo, così come la stessa Scelta Civica o Casini. Grillo invece arretra di almeno 5 punti rispetto agli ultimi sondaggi. Gli indecisi tornano ad una quota fisiologica (in questo caso al 28%) dopo essere stati mesi almeno al 40%. Si è già detto come molti delusi del centrodestra si siano rifugiati nei 5 Stelle o siano andati nel non-voto. Eccoli che tornano. Il secondo fatto è che quando si pensa ai tentativi dei socialisti o dei democristiani di ricompattarsi sotto il vecchio simbolo si pensa al fallimento. E allora perché in questo caso le cose sembrano andare così bene? È già stato detto per An, ma neanche Forza Italia o il Pci sono stati sconfitti alle elezioni o sono stati travolti dalla giustizia. Non è quindi illogico quello che sta succedendo.
I valori degli altri partiti si comportano in maniera attesa: il Pd, che non è certo influenzato da quello che avviene a destra, resta sul valore che tutti gli stanno attribuendo in questo periodo, così come la stessa Scelta Civica o Casini. Grillo invece arretra di almeno 5 punti rispetto agli ultimi sondaggi. Gli indecisi tornano ad una quota fisiologica (in questo caso al 28%) dopo essere stati mesi almeno al 40%. Si è già detto come molti delusi del centrodestra si siano rifugiati nei 5 Stelle o siano andati nel non-voto. Eccoli che tornano. Il secondo fatto è che quando si pensa ai tentativi dei socialisti o dei democristiani di ricompattarsi sotto il vecchio simbolo si pensa al fallimento. E allora perché in questo caso le cose sembrano andare così bene? È già stato detto per An, ma neanche Forza Italia o il Pci sono stati sconfitti alle elezioni o sono stati travolti dalla giustizia. Non è quindi illogico quello che sta succedendo.
Berlusconi rinasce Forza Italia,giovani datevi da fare ,scissionisti di Alfano nel "Nuovo Centrodestra"
"Siamo qui per ratificare la dipartita nostra dal Pdl, che probabilmente
potrà restare come nome per la coalizione di tutti i moderati e per la nascita di Forza Italia che da tanto tempo avevamo nel nostro cuore". Ha esordito così Silvio Berlusconi nel
suo intervento al Palazzo dei Congressi per il Consiglio nazionale del
Pdl. "Siete consapevoli che la difesa della libertà dipende da noi?", ha
detto Berlusconi nel suo intervento.
La divisione che si è determinata nel Pdl va "contro la missione di unire i moderati" ed è stata motivata non da questioni legate ai valori ma "per distanze personali", dopo tante dichiarazioni che si sono "succedute sulle agenzie", ha affermato Berlusconi.
"Ho appreso con dolore ad un certo punto che veniva annunciata la nascita di un nuovo centrodestra. Stanotte vi confesso che non ci ho dormito", ha dichiarato. "Nuovo centrodestra non è un nome fortunato visti i componenti. E visto che ci sono Fratelli d'Italia gli avevo consigliato di chiamarsi Cugini d'Italia", ha ironizzato. Tuttavia "vi invito a non fare alcuna dichiarazione nei loro confronti" ma di tenere lo stesso atteggiamento "che abbiamo nei riguardi della Lega e di Fratelli d'Italia", perché, "nonostante all'inizio potranno apparire alleati della sinistra", dovranno "necessariamente far parte della coalizione di centrodestra". Silvio Berlusconi torna a porre la questione dell'alleanza con il Pd.
Il Cavaliere ricorda di aver posto agli alfaniani la questione di "come si fa a stare al tavolo dello stesso governo con chi vuole l'uccisione del vostro leader". Ripercorrendo le fasi precedenti la rottura determinatasi all'interno del partito, con riferimento al voto di fiducia al governo il 2 ottobre in Senato, ha spiegato: "Avevo ripetutamente fatto presente che in questo momento non siamo più in grado di far cadere il governo - ha ribadito -; che il Movimento 5 stelle ha diversi senatori che fruiscono per questo titolo di nobiltà più di 14mila euro; che non sarebbero stati disposti a perdere titolo e assegno e sono venuti fuori 20 nomi sicuri che hanno garantito il loro sostegno al governo. Noi al massimo ci saremmo messi fuori, dando il nostro assenso ai provvedimenti che avremmo ritenuto utili alla comunità". "Alla Merkel e a Sarkozy dava fastidio questo signore che aveva l'esperienza e la forza di dire no alle loro proposte che a me apparivano insensate", ha poi affermato. L'ex premier ha ricordato la richiesta di limiti per le auto italiane per l'emissione di gas per il buco dell'ozono, l'introduzione della Tobin tax, a cui sarebbe stato favorevole a patto che tutti gli Stati fossero d'accordo. Una tassa che poi è stata introdotta dal governo di Mario Monti "che ha fatto una politica in ginocchio alla Germania".
"Nei ministri del nostro governo non vedo il necessario coraggio - ha continuato - né la statura per farsi ascoltare in Europa" al fine di fronteggiare la crisi economica, ha detto Berlusconi. "Se dovesse esserci un governo Pd-M5S molti di noi sarebbero costretti a espatriare", ha poi sottolineato, invocando quindi come unica soluzione quella "di far votar tutti per Forza Italia". Parlando della sentenza sui diritti tv, Berlusconi ha annunciato: "Ci saranno presto delle importanti novità" in grado di ribaltare la sentenza di condanna per i diritti tv, emerse "dopo che la notizia ha fatto il giro del mondo". Berlusconi dice di non spiegarsi "la fretta" nella procedura di decadenza da palazzo Madama e ipotizza: "Forse il Pd vuole la mia testa su un piatto d'argento per l'8 dicembre", data delle primarie. "Come chiamereste questi signori che calpestano la legge? Io li chiamo fuorilegge", ha affermato riferendosi alla posizione assunta dal Pd nell'iter seguito per l'esame al Senato della questione della sua decadenza. Tra gli applausi del Consiglio nazionale, Berlusconi ha dichiarato: "Perché Forza Italia? Perché siamo inguaribili ottimisti e ci vogliamo riprovare ancora, vogliamo una nuova primavera e la resurrezione di un nome che abbiamo dentro il cuore". Il partito dovrà avere le "porte aperte" e non dovrà più accadere che "chi vuole iscriversi non sappia a chi rivolgersi" e per questo ci sarà una riorganizzazione sul territorio e la nascita dei club, "ho bisogno di sostegno - ha detto - chiamiamoli Club Forza Silvio". Il Cavaliere ha aggiunto di volere che "i club facciano anche volontariato, nel momento in cui il Paese soffre la miseria".
Dopo un'ora e mezza di intervento Berlusconi ha confessato di non riuscire a trattenere l'"emozione" e ha mostrato visibilmente i segni di stanchezza e stress. Immediatamente è salito sul palco il medico personale Alberto Zangrillo, seguito dagli uomini della scorta e da esponenti di partito a cominciare dal capogruppo alla Camera Renato Brunetta. Berlusconi è sceso dal palco appoggiandosi ad un uomo della scorta poi, qualche minuto dopo è risalito per votare il documento che sancisce il ritorno a Forza Italia.
Alla fine il 100% degli aventi diritto ha approvato il documento presentato al Consiglio nazionale del Pdl e letto da Renato Brunetta dal podio per la votazione. Prima di procedere, per alzata di badge, Brunetta ha precisato i dati della composizione dell'assemblea: su 870 componenti, i presenti aventi diritto di voto erano 613, pari a oltre il 70% del plenum, e poi c'erano un certo numero di assenti con regolare giustificazione.
Al momento del voto, Brunetta, che aveva dietro di sé proprio Silvio Berlusconi che ci ha tenuto a indossare anche lui il cartellino, ha richiamato tutti alla massima attenzione e a mantenere un certo ordine per poter verificare il risultato. Si è cominciato con gli astenuti: zero. Quindi i contrari: zero. L'approvazione del documento con la fine delle attività del Pdl, l'avvio di quella di Fi, e l'investitura di Silvio Berlusconi è così passata all'unanimità.
La divisione che si è determinata nel Pdl va "contro la missione di unire i moderati" ed è stata motivata non da questioni legate ai valori ma "per distanze personali", dopo tante dichiarazioni che si sono "succedute sulle agenzie", ha affermato Berlusconi.
"Ho appreso con dolore ad un certo punto che veniva annunciata la nascita di un nuovo centrodestra. Stanotte vi confesso che non ci ho dormito", ha dichiarato. "Nuovo centrodestra non è un nome fortunato visti i componenti. E visto che ci sono Fratelli d'Italia gli avevo consigliato di chiamarsi Cugini d'Italia", ha ironizzato. Tuttavia "vi invito a non fare alcuna dichiarazione nei loro confronti" ma di tenere lo stesso atteggiamento "che abbiamo nei riguardi della Lega e di Fratelli d'Italia", perché, "nonostante all'inizio potranno apparire alleati della sinistra", dovranno "necessariamente far parte della coalizione di centrodestra". Silvio Berlusconi torna a porre la questione dell'alleanza con il Pd.
Il Cavaliere ricorda di aver posto agli alfaniani la questione di "come si fa a stare al tavolo dello stesso governo con chi vuole l'uccisione del vostro leader". Ripercorrendo le fasi precedenti la rottura determinatasi all'interno del partito, con riferimento al voto di fiducia al governo il 2 ottobre in Senato, ha spiegato: "Avevo ripetutamente fatto presente che in questo momento non siamo più in grado di far cadere il governo - ha ribadito -; che il Movimento 5 stelle ha diversi senatori che fruiscono per questo titolo di nobiltà più di 14mila euro; che non sarebbero stati disposti a perdere titolo e assegno e sono venuti fuori 20 nomi sicuri che hanno garantito il loro sostegno al governo. Noi al massimo ci saremmo messi fuori, dando il nostro assenso ai provvedimenti che avremmo ritenuto utili alla comunità". "Alla Merkel e a Sarkozy dava fastidio questo signore che aveva l'esperienza e la forza di dire no alle loro proposte che a me apparivano insensate", ha poi affermato. L'ex premier ha ricordato la richiesta di limiti per le auto italiane per l'emissione di gas per il buco dell'ozono, l'introduzione della Tobin tax, a cui sarebbe stato favorevole a patto che tutti gli Stati fossero d'accordo. Una tassa che poi è stata introdotta dal governo di Mario Monti "che ha fatto una politica in ginocchio alla Germania".
"Nei ministri del nostro governo non vedo il necessario coraggio - ha continuato - né la statura per farsi ascoltare in Europa" al fine di fronteggiare la crisi economica, ha detto Berlusconi. "Se dovesse esserci un governo Pd-M5S molti di noi sarebbero costretti a espatriare", ha poi sottolineato, invocando quindi come unica soluzione quella "di far votar tutti per Forza Italia". Parlando della sentenza sui diritti tv, Berlusconi ha annunciato: "Ci saranno presto delle importanti novità" in grado di ribaltare la sentenza di condanna per i diritti tv, emerse "dopo che la notizia ha fatto il giro del mondo". Berlusconi dice di non spiegarsi "la fretta" nella procedura di decadenza da palazzo Madama e ipotizza: "Forse il Pd vuole la mia testa su un piatto d'argento per l'8 dicembre", data delle primarie. "Come chiamereste questi signori che calpestano la legge? Io li chiamo fuorilegge", ha affermato riferendosi alla posizione assunta dal Pd nell'iter seguito per l'esame al Senato della questione della sua decadenza. Tra gli applausi del Consiglio nazionale, Berlusconi ha dichiarato: "Perché Forza Italia? Perché siamo inguaribili ottimisti e ci vogliamo riprovare ancora, vogliamo una nuova primavera e la resurrezione di un nome che abbiamo dentro il cuore". Il partito dovrà avere le "porte aperte" e non dovrà più accadere che "chi vuole iscriversi non sappia a chi rivolgersi" e per questo ci sarà una riorganizzazione sul territorio e la nascita dei club, "ho bisogno di sostegno - ha detto - chiamiamoli Club Forza Silvio". Il Cavaliere ha aggiunto di volere che "i club facciano anche volontariato, nel momento in cui il Paese soffre la miseria".
Dopo un'ora e mezza di intervento Berlusconi ha confessato di non riuscire a trattenere l'"emozione" e ha mostrato visibilmente i segni di stanchezza e stress. Immediatamente è salito sul palco il medico personale Alberto Zangrillo, seguito dagli uomini della scorta e da esponenti di partito a cominciare dal capogruppo alla Camera Renato Brunetta. Berlusconi è sceso dal palco appoggiandosi ad un uomo della scorta poi, qualche minuto dopo è risalito per votare il documento che sancisce il ritorno a Forza Italia.
Alla fine il 100% degli aventi diritto ha approvato il documento presentato al Consiglio nazionale del Pdl e letto da Renato Brunetta dal podio per la votazione. Prima di procedere, per alzata di badge, Brunetta ha precisato i dati della composizione dell'assemblea: su 870 componenti, i presenti aventi diritto di voto erano 613, pari a oltre il 70% del plenum, e poi c'erano un certo numero di assenti con regolare giustificazione.
Al momento del voto, Brunetta, che aveva dietro di sé proprio Silvio Berlusconi che ci ha tenuto a indossare anche lui il cartellino, ha richiamato tutti alla massima attenzione e a mantenere un certo ordine per poter verificare il risultato. Si è cominciato con gli astenuti: zero. Quindi i contrari: zero. L'approvazione del documento con la fine delle attività del Pdl, l'avvio di quella di Fi, e l'investitura di Silvio Berlusconi è così passata all'unanimità.
giovedì 14 novembre 2013
Ennesimo attacco al PDL ,rinviato a giudizio il senatore Minzolini
Abuso in atti d'ufficio. Per questa accusa il gup del tribunale di
Roma ha rinviato a giudizio l'ex direttore del Tg1 e attuale senatore
del Pdl, Augusto Minzolini. Il procedimento riguarda proprio il periodo
in cui il giornalista era alla guida del telegiornale dell'ammiraglia
Rai, l'aver deciso di spostare dalla conduzione Tiziana Ferrario e non
averla ricollocata per un determinato periodo di tempo.
Il
caso è stato sollevato dalla stessa Ferrario che tramite i suoi legali
presentò una denuncia. Per questa vicenda nel marzo scorso Minzolini era
stato ascoltato dagli inquirenti negli uffici di piazzale Clodio. In
quell'occasione aveva sostenuto che le "scelte effettuate nei cambi di
conduzione furono fatte in base ad un fisiologico turn over".
Il 14 febbraio 2013 Minzolini è stato assolto, sempre a Roma, dall'accusa di peculato per il presunto utilizzo improprio delle carte di credito aziendali a lui affidate. Il processo a carico di Minzolini comincerà l'8 aprile prossimo, davanti ai giudici della IV sezione. Il suo difensore ha spiegato: "Rimaniamo convinti della validità delle nostre ragioni. Dimostreremo in dibattimento la validità di quanto sosteniamo".
Il 14 febbraio 2013 Minzolini è stato assolto, sempre a Roma, dall'accusa di peculato per il presunto utilizzo improprio delle carte di credito aziendali a lui affidate. Il processo a carico di Minzolini comincerà l'8 aprile prossimo, davanti ai giudici della IV sezione. Il suo difensore ha spiegato: "Rimaniamo convinti della validità delle nostre ragioni. Dimostreremo in dibattimento la validità di quanto sosteniamo".
Napolitano: "In Italia troppi veleni". Brunetta e Bondi: "Non ha fatto niente per pacificare".
“In Italia siamo immersi in una faticosa quotidianità, dominata dalla tumultuosa pressione e dalla gravità dei problemi del Paese e stravolta da esasperazioni di parte in un clima avvelenato e destabilizzante”. Così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel suo intervento in occasione della visita di Papa Francesco al Quirinale. ”Quanto siamo lontani nel nostro Paese – aggiunge il capo dello Stato riferendosi al pontefice – da quella ‘cultura dell’incontro’ che Ella ama evocare, da quella Sua invocazione ‘dialogo, dialogo, dialogo!’”. Anche per questo motivo dunque, la politica è “esposta non solo a fondate critiche ma ad attacchi distruttivi” e quindi ha bisogno di recuperare rispetto e partecipazione “liberandosi dalla piaga della corruzione e dai meschini particolarismi”. Per questo bisogna rinnovare le basi “ideali, sociali e culturali”.
Ma queste dichiarazioni, con la quale il capo dello Stato è tornato ad auspicare che la convivenza del Paese si fondi sul dialogo, diventano il pretesto dell’ennesima polemica di una parte del Pdl nei confronti del Quirinale sul tema della cosiddetta pacificazione. Sandro Bondi dichiara: “Sono d’accordo con Napolitano quando sostiene che in Italia prevale un clima politico avvelenato, ma sono dell’opinione che non abbia fatto nulla per stemperare le esasperazioni e per pacificare davvero la vita politica italiana. Era l’unico che poteva farlo sia per la sua coscienza storica dei problemi dell’Italia sia per le prerogative di cui dispone”.
A rimorchio arriva il capogruppo del Pdl alla Camera Renato Brunetta: “Il presidente Napolitano ha descritto al Papa il ‘clima destabilizzante e avvelenato’ che domina l’Italia. Lo ha fatto parlando quasi da spettatore rassegnato. Io credo che invece il capo dello Stato ha la responsabilità istituzionale, le risorse e l’energia per fare molto, in prima persona, per dare stabilità e contrastare i veleni nella vita pubblica”. Invece, spiega Brunetta, “non è, e lo ha sempre dimostrato, una comparsa impotente e marginale della nostra scena, ma un protagonista. Il mio appello è che non si consegni al pessimismo, non sottovaluti il peso delle sue scelte nella bilancia della storia, e faccia proprio – lo dico con l’ammirazione di un non credente – l’invito di papa Francesco a operare per ‘la creatività e la concordia necessarie al suo (dell’Italia, ndr) armonioso sviluppo’”
A rimorchio arriva il capogruppo del Pdl alla Camera Renato Brunetta: “Il presidente Napolitano ha descritto al Papa il ‘clima destabilizzante e avvelenato’ che domina l’Italia. Lo ha fatto parlando quasi da spettatore rassegnato. Io credo che invece il capo dello Stato ha la responsabilità istituzionale, le risorse e l’energia per fare molto, in prima persona, per dare stabilità e contrastare i veleni nella vita pubblica”. Invece, spiega Brunetta, “non è, e lo ha sempre dimostrato, una comparsa impotente e marginale della nostra scena, ma un protagonista. Il mio appello è che non si consegni al pessimismo, non sottovaluti il peso delle sue scelte nella bilancia della storia, e faccia proprio – lo dico con l’ammirazione di un non credente – l’invito di papa Francesco a operare per ‘la creatività e la concordia necessarie al suo (dell’Italia, ndr) armonioso sviluppo’”
lunedì 11 novembre 2013
ALFANO A BERLUSCONI: "SAPPIA CHE NON MI FARO' ACCOPPARE DAI SUOI KILLER"
Siamo alla resa dei conti, tra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano è
guerra fredda. In una intervista pubblicata su l'Huffington Post, il
Cavaliere dice: "Credo sempre alla buona fede di tutti. E anche a loro
dico: se si contraddicono i nostri elettori, non si va da nessuna parte.
Anche Fini e altri ebbero due settimane di spazio sui giornali, ma poi è finita come è finita. Ripeto: è nel loro interesse ascoltare cosa dicono i nostri elettori, per non commettere errori che li segnerebbero per tutta la vita".
E alla domanda di come si porrà di fronte al voto di decadenza il prossimo 27 novembre, Berlusconi risponde: "Come mi pongo io? Piuttosto, voglio domandare a tutti i senatori come possono votare la mia estromissione dal Parlamento sulla base di una sentenza politica fondata sul nulla, una sentenza che ha contraddetto incredibilmente due altre sentenze della stessa Cassazione esattamente sugli stessi fatti. Sulla base di una simile sentenza si vuole far decadere il leader del centrodestra, applicando “retroattivamente” una legge costituzionalmente discutibile, calpestando lo Stato di diritto, la Costituzione e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Lo si vuole fare violando da un lato l’obbligo imposto dalla legge europea di rivolgersi alla Corte europea di Strasburgo ove esistano dubbi sull’interpretazione delle norme stesse, dall’altro lato si vuole anche procedere con il voto “palese” e non con il voto “segreto” previsto dal Regolamento del Senato quando si tratta di un voto su una persona come è sempre stato a partire dal Codice Albertino".
E aggiunge: "Come può pretendere il Partito democratico che i nostri
senatori e i nostri ministri continuino a collaborare con chi, violando
le leggi, compie un omicidio politico, assassina politicamente il leader
dei moderati? Gli italiani hanno capito che è a dir poco sospetta
questa fretta di espellermi dalle istituzioni. Rappresento da vent’anni
l'ostacolo alla loro definitiva presa del potere. Pensavano di avermi
eliminato nel ‘94, poi nel ’96, nel 2006 e infine nel 2011, ma non
avevano fatto i conti con gli italiani. Ma sarà un boomerang per la sinistra. Io resterò in campo, più forte e più convinto di prima".
Sullo strappo tra Berlusconi e il vicepremier interviene Gianfranco Fini che afferma: "Alfano verificherà che Berlusconi non ammette dissensi e critiche o linee politiche diverse dalle sua,
linee che, nove volte su dieci, coincidono con il suo interesse
personale e non con quello generale". L'ex leader di An ha poi escluso
di unire la propria strada a quella di Alfano: "Non ho intenzione di
riprendere l'attività di partito, quella politica sì".Intanto, Alfano, dopo la telefonata intercorsa con il Cavaliere, nella
quale chiedeva se fosse vera la notizia che dovrebbe uscire su Panorama
una inchiesta su di lui, non credendo alla estraneità di Berlusconi su
questa vicenda, pare abbia detto: "Sappia che non mi farò accoppare dai suoi killer".
Aggiungendo di non aver paura del metodo Boffo, metodo che prende il nome dall'allora direttore di Avvenire, Dino Boffo che, dopo aver scritto nel 2009 dei piccanti editoriali su Berlusconi, saltò fuori una vicenda personale del 2004 che lo portò ad una condanna con l'accusa di aver molestato, con pedinamenti e telefonate, la moglie del suo amante, essendo Boffo omosessuale. Lo scandalo che lo travolse fu tale che dovette rassegnare le dimissioni da direttore della testata giornalistica.
Da allora, l’espressione “metodo Boffo” è entrata nel lessico della
politica italiana, come sinonimo di campagna stampa basata su illazioni e
bugie allo scopo di screditare qualcuno per ragioni politiche.
Berlusconi rompe con Alfano e i falchi sono sul piede di guerra.
Subito i falchi si sono levati in volo, per il Cavaliere un solo
consiglio: rompere con Letta. Fare cadere il governo delle larghe intese
per l'impossibilità di stare con chi vuole eliminare politicamente
Berlusconi. Una posizione che non ha mai conosciuto mediazioni. Rottura e
basta. Elezioni subito. I falchi della prima ora sono Denis Verdini, Daniela Santanché, Daniele Capezzone.
La lista - Nell'elenco dei falchi, dei duri e puri, ci sono pure Augusto Minzolini, il coordinatore del Pdl Sandro Bondi, Augusto Minzolini, Manuela Repetti, Mario Mantovani. Un passo indietro sono i mediatori, anche loro fedelissimi a Berlusconi ma tentano di ricucire, vogliono evitare la rottura: sono Maurizio Gasparri, Altero Matteoli, Paolo Romani e Renato Schifani. Il tempo stringe e entro sabato 16 niovembre non potranno più "stare nel mezzo", dovranno schierarsi: o con Silvio o contro Silvio. E proprio oggi, lunedì 11 novembre, la colomba Fabrizio Cicchitto, ha scritto una nota contro i falchi e l'ultima uscita di Berlusconi: "Ci dispiace moltissimo, ma non condividiamo la posizione assunta dal presidente Berlusconi che ha fatto sua la posizione degli estremisti e che vuole far cadere a tutti i costi il governo. La caduta del governo provocata dal Pdl per puntare ad elezioni immediate, peraltro improbabili, sarebbe infatti solo un favore fatto al Pd: il Pdl avrebbe l’handicap di aver provocato una crisi di governo con conseguenze assai negative dal punto di vista economico e finanziario, si assumerebbe la responsabilità della mancata realizzazione delle riforme istituzionali e non avrebbe nemmeno un candidato premier: Berlusconi non si può presentare, Alfano è contestato dai falchi, altre candidature non sono maturate. Molto meglio allora andare avanti fino al 2015, fare le riforme istituzionali e una nuova legge elettorale, avviare una politica economica per la crescita, e avere il tempo per rilanciare un nuovo grande centrodestra che aggreghi tutte le forze disponibili, sia sulla destra che sul centro, e che, se si evitasse la rottura, si potrebbe fondare sul binomio Berlusconi-Alfano". Mancano quattro giorni alla resa dei conti.
La lista - Nell'elenco dei falchi, dei duri e puri, ci sono pure Augusto Minzolini, il coordinatore del Pdl Sandro Bondi, Augusto Minzolini, Manuela Repetti, Mario Mantovani. Un passo indietro sono i mediatori, anche loro fedelissimi a Berlusconi ma tentano di ricucire, vogliono evitare la rottura: sono Maurizio Gasparri, Altero Matteoli, Paolo Romani e Renato Schifani. Il tempo stringe e entro sabato 16 niovembre non potranno più "stare nel mezzo", dovranno schierarsi: o con Silvio o contro Silvio. E proprio oggi, lunedì 11 novembre, la colomba Fabrizio Cicchitto, ha scritto una nota contro i falchi e l'ultima uscita di Berlusconi: "Ci dispiace moltissimo, ma non condividiamo la posizione assunta dal presidente Berlusconi che ha fatto sua la posizione degli estremisti e che vuole far cadere a tutti i costi il governo. La caduta del governo provocata dal Pdl per puntare ad elezioni immediate, peraltro improbabili, sarebbe infatti solo un favore fatto al Pd: il Pdl avrebbe l’handicap di aver provocato una crisi di governo con conseguenze assai negative dal punto di vista economico e finanziario, si assumerebbe la responsabilità della mancata realizzazione delle riforme istituzionali e non avrebbe nemmeno un candidato premier: Berlusconi non si può presentare, Alfano è contestato dai falchi, altre candidature non sono maturate. Molto meglio allora andare avanti fino al 2015, fare le riforme istituzionali e una nuova legge elettorale, avviare una politica economica per la crescita, e avere il tempo per rilanciare un nuovo grande centrodestra che aggreghi tutte le forze disponibili, sia sulla destra che sul centro, e che, se si evitasse la rottura, si potrebbe fondare sul binomio Berlusconi-Alfano". Mancano quattro giorni alla resa dei conti.
giovedì 7 novembre 2013
Letta: In Ue dicono che ho le 'palle d'acciaio' Brunetta : I lavoratori dell'Ilva, se potessero, gliele fonderebbero all'istante".
"Sapevo esattamente dall'inizio che sarebbe stato difficile e questo è stato certamente il caso ma credo che all'Italia serva che facciamo il lavoro che stiamo facendo". A dichiararlo, rispondendo ad una domanda sul suo governo, è il premier Enrico Letta in un'intervista rilasciata all'Irish Times. "Siamo a novembre, siamo ancora qui, io ancora credo che ci sia la prospettiva di continuare a svolgere un buon lavoro nei mesi a venire, mesi in cui l'intero quadro delle politiche europee dovrà essere riformato".
E i leader europei cosa pensano del premier italiano, uscito vittorioso dallo scontro in Parlamento sul voto di fiducia? "Sì, dicono che Letta ha 'balls of steels''', replica con tono scherzoso il presidente del Consiglio alla domanda riguardo al suo scontro frontale con Silvio Berlusconi.
Oggi Letta è a Dublino, per una visita che nell'intervista definisce una specie di "passaggio di testimone" in vista della presidenza italiana dell'Unione Europea, anche in considerazione del fatto che la presidenza irlandese si è concentrata su temi di interesse centrale per l'Italia, dalla disoccupazione giovanile all'unione bancaria.
Nell'intervista Letta si dice inoltre ammirato per il modo in cui l'Irlanda, "con difficoltà è uscita dalla crisi, riuscendo a mettere ordine in casa". E poi, prosegue il premier ironico, visto che l'Italia continua a non riuscire a spendere i circa 30 miliardi di euro in fondi strutturali, forse la visita a Dublino potrà servire a prendere lezioni su come usarli: "Per 30 anni, avete usato i vostri fondi Ue brillantemente".
"Letta si vanta di essere considerato l'uomo dalle palle d'acciaio. I lavoratori dell'Ilva, se potessero, gliele fonderebbero all'istante". Così il capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta, commenta in un tweet l'intervista rilasciata dal premier all'Irish Times.
Oggi Letta è a Dublino, per una visita che nell'intervista definisce una specie di "passaggio di testimone" in vista della presidenza italiana dell'Unione Europea, anche in considerazione del fatto che la presidenza irlandese si è concentrata su temi di interesse centrale per l'Italia, dalla disoccupazione giovanile all'unione bancaria.
Nell'intervista Letta si dice inoltre ammirato per il modo in cui l'Irlanda, "con difficoltà è uscita dalla crisi, riuscendo a mettere ordine in casa". E poi, prosegue il premier ironico, visto che l'Italia continua a non riuscire a spendere i circa 30 miliardi di euro in fondi strutturali, forse la visita a Dublino potrà servire a prendere lezioni su come usarli: "Per 30 anni, avete usato i vostri fondi Ue brillantemente".
"Letta si vanta di essere considerato l'uomo dalle palle d'acciaio. I lavoratori dell'Ilva, se potessero, gliele fonderebbero all'istante". Così il capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta, commenta in un tweet l'intervista rilasciata dal premier all'Irish Times.
mercoledì 6 novembre 2013
Epifani: stop tesseramento con accordo di tutti. Renzi: ok ma si parli di cose concrete
''Abbiamo dato indicazioni alla commissione di garanzia e alla commissione congresso di procedere con rigore assoluto. Accertate le violazioni, le commissioni avranno piena facoltà di decidere per l'annullamento, lo spostamento e anche sanzioni''. Così Guglielmo Epifani, dopo la segreteria del Pd, parlando delle contestazioni su alcuni congressi provinciali che ''si contano sulle dita di due mani''. Il segretario del Pd ha sottolineato: ''Intendiamo procedere in assoluta trasparenza su fenomeni che fanno male al partito''.
In ogni caso, uno stop anticipato al tesseramento del Pd arriverà solo con l'accordo di tutti i candidati alla segreteria, è l'ipotesi avanzata da Epifani che ha fatto il punto sui numeri del partito tracciando un primo bilancio della stagione congressuale dopo lo svolgimento di 88 congressi provinciali: oltre 600mila persone si sono iscritte al Partito democratico contro gli oltre 800mila del 2009. ''Gli iscritti sono cresciuti nelle ultime settimane, si partiva da un numero basso: 240mila persone'', ha spiegato. Degli 88 congressi provinciali 8 andranno al ballottaggio (Brescia, Versilia, Perugia, Roma, Lecce, Crotone, Parma e Teramo) mentre a Caserta si voterà il 10 novembre. A livello locale hanno votato 320mila iscritti e ''l'impressione è che questo numero crescerà di poco, fino a 330mila votanti - ha spiegato ancora il segretario - Nel congresso del 2009 votarono 420mila iscritti, quindi la partecipazione è stata importante ma un po' al di sotto del precedente''. Epifani, tra l'altro, ha sottolineato che il 95% dei segretari eletti sono nuovi, che l'età media è ''molto bassa'' e che le donne elette segretario sono 15.
"Vogliono bloccare il tesseramento, come propone Cuperlo? Lo blocchino, nessun problema. Accetto le proposte altrui, le decisioni altrui, le regole altrui. L'importante è che finalmente il Pd torni a discutere di questioni concrete", scrive Matteo Renzi su Facebook.
"Quando abbiamo fatto la Leopolda i giornali parlando del Pd elencavano l'entusiasmo e le proposte concrete: idee per il lavoro, il fisco, la cultura. Poi, grazie a simpatiche intuizioni di alcuni comitati elettorali, siamo piombati nella discussione sulle false tessere, spinti da un irrefrenabile desiderio di tornare a litigare sulle regole e fare la conta, fasulla, sui segretari provinciali". "Perché, sì, dai, facciamoci del male: un atteggiamento che in casa Pd conosciamo bene, ma che dall'8 dicembre finalmente cambierà. Per me il confronto vero non può essere su questi temi. Non sono intervenuto fino a oggi, non lo farò adesso: quello che decide il segretario Epifani mi sta bene. Punto'', osserva il sindaco. "L'importante è che finalmente il Pd torni a discutere di questioni concrete. C'è il 12,6% di disoccupati: un partito serio fa proposte sul lavoro, non passa le giornate a mettere le bandierine sul segretario provinciale di Grosseto o di Lecce. Mi va benissimo qualsiasi decisione prendano Epifani e gli altri candidati. L'importante è che si parli di questioni serie e che l'8 dicembre alle primarie possano votare tutti i cittadini. Chiarito questo, possiamo tornare a fare politica? Grazie", conclude Renzi.
Gianni Cuperlo, dal canto suo, ha ribadito che il tesseramento deve essere chiuso prima del 7 novembre. "Io sono molto colpito da questi episodi, l'ho detto, lo ripeto, e ho detto e ripeto anche a lei che non è un elemento di polemica verso nessuno degli altri candidati, verso i quali ho un sentimento di stima e di amicizia vera. Ma faccio appello agli altri candidati, faccio appello a Epifani, al segretario del partito, perché sono episodi che non possiamo liquidare o derubricare come singole mele marce in una pianta complessivamente sana". "Per questo che io ho detto, cerchiamo, tutti assieme, senza polemiche tra di noi, di fissare dei punti fermi, di piantarli bene a fondo nel terreno. Questa idea che ci si possa iscrivere al partito fino all'ultimo giorno, a un minuto prima del voto, ma perché? Non ho mica detto blocchiamo il tesseramento all'anno scorso? Fermiamolo al giorno prima, il 6 di novembre, il giorno prima dei congressi di circolo che decideranno la guida, la linea e la piattaforma politica del Pd dei prossimi anni, e facciamo in modo di dare un po' di ordine, di disciplina, a questa discussione". "Ma facciamolo non per l'interesse di questo o quel candidato, facciamolo per il rispetto che dobbiamo a quelle decine e centinaia di migliaia di persone che poi, durante l'anno, nonostante le fatiche, le sconfitte, le delusioni, vanno a montare quei gazebo, vanno a riempire gli stand delle nostre feste democratiche. E' gente che ci crede! E' gente alla quale devi rivolgerti davvero con il senso di un rispetto profondo per la loro storia e, soprattutto, per la speranza che ripongono in questo partito", conclude.
"Vogliono bloccare il tesseramento, come propone Cuperlo? Lo blocchino, nessun problema. Accetto le proposte altrui, le decisioni altrui, le regole altrui. L'importante è che finalmente il Pd torni a discutere di questioni concrete", scrive Matteo Renzi su Facebook.
"Quando abbiamo fatto la Leopolda i giornali parlando del Pd elencavano l'entusiasmo e le proposte concrete: idee per il lavoro, il fisco, la cultura. Poi, grazie a simpatiche intuizioni di alcuni comitati elettorali, siamo piombati nella discussione sulle false tessere, spinti da un irrefrenabile desiderio di tornare a litigare sulle regole e fare la conta, fasulla, sui segretari provinciali". "Perché, sì, dai, facciamoci del male: un atteggiamento che in casa Pd conosciamo bene, ma che dall'8 dicembre finalmente cambierà. Per me il confronto vero non può essere su questi temi. Non sono intervenuto fino a oggi, non lo farò adesso: quello che decide il segretario Epifani mi sta bene. Punto'', osserva il sindaco. "L'importante è che finalmente il Pd torni a discutere di questioni concrete. C'è il 12,6% di disoccupati: un partito serio fa proposte sul lavoro, non passa le giornate a mettere le bandierine sul segretario provinciale di Grosseto o di Lecce. Mi va benissimo qualsiasi decisione prendano Epifani e gli altri candidati. L'importante è che si parli di questioni serie e che l'8 dicembre alle primarie possano votare tutti i cittadini. Chiarito questo, possiamo tornare a fare politica? Grazie", conclude Renzi.
Gianni Cuperlo, dal canto suo, ha ribadito che il tesseramento deve essere chiuso prima del 7 novembre. "Io sono molto colpito da questi episodi, l'ho detto, lo ripeto, e ho detto e ripeto anche a lei che non è un elemento di polemica verso nessuno degli altri candidati, verso i quali ho un sentimento di stima e di amicizia vera. Ma faccio appello agli altri candidati, faccio appello a Epifani, al segretario del partito, perché sono episodi che non possiamo liquidare o derubricare come singole mele marce in una pianta complessivamente sana". "Per questo che io ho detto, cerchiamo, tutti assieme, senza polemiche tra di noi, di fissare dei punti fermi, di piantarli bene a fondo nel terreno. Questa idea che ci si possa iscrivere al partito fino all'ultimo giorno, a un minuto prima del voto, ma perché? Non ho mica detto blocchiamo il tesseramento all'anno scorso? Fermiamolo al giorno prima, il 6 di novembre, il giorno prima dei congressi di circolo che decideranno la guida, la linea e la piattaforma politica del Pd dei prossimi anni, e facciamo in modo di dare un po' di ordine, di disciplina, a questa discussione". "Ma facciamolo non per l'interesse di questo o quel candidato, facciamolo per il rispetto che dobbiamo a quelle decine e centinaia di migliaia di persone che poi, durante l'anno, nonostante le fatiche, le sconfitte, le delusioni, vanno a montare quei gazebo, vanno a riempire gli stand delle nostre feste democratiche. E' gente che ci crede! E' gente alla quale devi rivolgerti davvero con il senso di un rispetto profondo per la loro storia e, soprattutto, per la speranza che ripongono in questo partito", conclude.
martedì 5 novembre 2013
Dieci cose da sapere sul caso Cancellieri
Il 17 luglio Giulia Ligresti viene arrestata insieme a suo padre Salvatore (che però viene messo agli arresti domiciliari) su richiesta della procura di Torino nell’ambito di un’inchiesta sulla gestione del gruppo assicurativo Fondiaria Sai.
Il 5 agosto arriva alla psicologa del carcere la prima segnalazione di un “peggioramento delle condizioni di salute” di Giulia Ligresti.
Il 6 agosto il giudice per le indagini preliminari respinge l’istanza di scarcerazione.
Il 18 agosto il fratello di Salvatore Ligresti, Antonino Ligresti, telefona alla ministra della giustizia Anna Maria Cancellieri per due volte, ma non riceve risposta e lascia un messaggio in segreteria.
Il 18 o il 19 agosto la ministra Anna Maria Cancellieri ha chiamato i due vicecapi dell’autorità penitenziaria Francesco Cascini e Luigi Pagano per “sensibilizzarli” sulla vicenda e “perché facessero quanto di loro stretta competenza”.
Il 22 agosto il procuratore Vittorio Nessi ascolta Anna Maria Cancellieri sulla vicenda.
Il 28 agosto Giulia Ligresti ottiene gli arresti domiciliari, dopo una perizia del 26 agosto che certifica la sua malattia.
Il 31 ottobre viene pubblicata l’intercettazione di una telefonata tra Anna Maria Cancellieri e Gabriella Fragni, compagna di Salvatore Ligresti. Nella telefonata Anna Maria Cancellieri, che non è indagata nell’inchiesta Fonsai, si era detta dispiaciuta per l’arresto dei Ligresti.
Il 5 novembre la ministra Cancellieri riferirà in parlamento sulla vicenda. Cancellieri ha già offerto due volte le sue dimissioni, ma il presidente del consiglio Enrico Letta le ha respinte.
lunedì 4 novembre 2013
Caso Ligresti, Pdl in difesa della Cancellieri: ''Non deve dimettersi''
All'indomani della difesa del premier Enrico Letta, anche il Pdl scende in campo al fianco del ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, finita nella bufera per il suo intervento sul caso di Giulia Ligresti. Il Guardasigilli non deve dimettersi, "anzi, martedì prossimo, quando riferirà alla Camera io la difenderò ma le ricorderò che i due pesi e le due misure non sono accettabili", ha detto l capogruppo del Pdl alla Camera Renato Brunetta ospite di SkyTg24.
"Come non si può fare un parallelo con il caso Berlusconi - ha aggiunto Brunetta riferendosi al caso Ruby nell'Intervista a Maria Latella su Skytg24- sarebbe ipocrita non farlo. Tutti gli italiani stanno pensando questo: 7 anni a Berlusconi per una telefonata in questura per sapere se una persona, che non aveva fatto nulla, poteva essere affidata a qualcuno che si prendesse cura di lei".
venerdì 1 novembre 2013
Berlusconi: «Farò campagna elettorale in prima persona. Marina? Ha detto no»
Silvio Berlusconi farà ancora campagna elettorale in prima persona
alle prossime elezioni. «In caso di elezioni, sentirei il dovere di
impegnarmi direttamente», ha dichiarato il leader di Forza Italia in
un’intervista a Bruno Vespa per il suo nuovo libro. «Abbiamo rispettato
gli impegni presi con i nostri elettori nel febbraio scorso - ha
sottolineato Berlusconi - quello sulla detassazione della prima casa che
noi consideriamo “sacra” perché è il pilastro su cui ogni famiglia ha
il diritto di fondare la sicurezza del proprio futuro, e quello per un
fisco meno oppressivo. Per questo non intendiamo arretrare sulla legge
di stabilità. E credo sia giusto che, su tutto (sulla mia vicenda, sulle
tasse, sull’economia, sui nostri programmi riformatori), siano gli
elettori a potere giudicare noi e i nostri avversari, che, andando
avanti così, confermerebbero i loro connotati di “partito delle tasse e
delle manette”».
MARINA - Quanto al candidato
presidente del Consiglio e all’ipotesi che sia Marina Berlusconi, il
Cavaliere afferma: «Si torna a parlare, ma Marina tutte le volte che “si
torna a parlare”, dice di no. Certo, sarebbe in grado di adempiere al
meglio questa missione. Tutti hanno constatato la sua autorevolezza e il
coraggio da leonessa con cui mi ha difeso. Ma non è quella la sua
vocazione. Io sono un padre che rispetta la vocazione e la libertà dei
propri figli. Ma se li conosco, sono sicuro che nessuno di loro si sente
attratto dalla politica. Soprattutto da “questa” politica. Credo
comunque - prosegue ancora l’ex presidente del Consiglio - che sia
ancora necessario, in una forma o nell’altra, il mio impegno personale.
Nessuno può togliermi il diritto di restare alla guida del movimento che
ho fondato, finché molti milioni di elettrici e di elettori lo
vogliono. Ho un rapporto speciale con gli italiani che, come me, temono
che la sinistra possa andare al governo e proprio per questo sento il
dovere di stare in prima linea per corrispondere alla loro fiducia e al
loro affetto».
LEGGE STABILITÀ - Berlusconi promette battaglia senza cedimenti sulla legge di Stabilità per correggere il disegno di legge varato dal governo di larghe intese, che i «falchi» del suo partito giudicano troppo timido nei tagli alle tasse e in quelli della spesa pubblica, e guarda già alla prossima competizione elettorale con il centrosinistra. «Non intendiamo arretrare sulla legge di stabilità»”, promette Berlusconi. «E credo sia giusto che, su tutto (sulla mia vicenda, sulle tasse, sull’economia, sui nostri programmi riformatori), siano gli elettori a potere giudicare noi e i nostri avversari, che, andando avanti così, confermerebbero i loro connotati di ”partito delle tasse e delle manette”».
LEGGE STABILITÀ - Berlusconi promette battaglia senza cedimenti sulla legge di Stabilità per correggere il disegno di legge varato dal governo di larghe intese, che i «falchi» del suo partito giudicano troppo timido nei tagli alle tasse e in quelli della spesa pubblica, e guarda già alla prossima competizione elettorale con il centrosinistra. «Non intendiamo arretrare sulla legge di stabilità»”, promette Berlusconi. «E credo sia giusto che, su tutto (sulla mia vicenda, sulle tasse, sull’economia, sui nostri programmi riformatori), siano gli elettori a potere giudicare noi e i nostri avversari, che, andando avanti così, confermerebbero i loro connotati di ”partito delle tasse e delle manette”».
martedì 29 ottobre 2013
M5S: Grillo ironizza, dissidenti? Siamo sciolti, non c'e' rimasto nessuno
Beppe Grillo lascia il Senato e improvvisa un siparietto. Si allontana dagli uffici del gruppo M5S sgranando gli occhi e chiedendo: "dov'è l'ascensore? Portatemi via".
I cronisti gli domandano dello 'strappo' dei dissidenti, con la senatrice Bignami che ha minacciato le dimissioni in caso di un mancato incontro con il leader. "Ma chi è Bignami?", chiede Grillo. Da dietro le telecamere, il capogruppo Paola Taverna grida: "Beppe, è Laura". "Ma stai scherzando? - replica allora Grillo a una cronista - se vuoi ti dico quel che vuoi sentirti dire: 'siamo sciolti, non c'è rimasto nessuno", grida mentre si chiudono le porte dell'ascensore.
I cronisti gli domandano dello 'strappo' dei dissidenti, con la senatrice Bignami che ha minacciato le dimissioni in caso di un mancato incontro con il leader. "Ma chi è Bignami?", chiede Grillo. Da dietro le telecamere, il capogruppo Paola Taverna grida: "Beppe, è Laura". "Ma stai scherzando? - replica allora Grillo a una cronista - se vuoi ti dico quel che vuoi sentirti dire: 'siamo sciolti, non c'è rimasto nessuno", grida mentre si chiudono le porte dell'ascensore.
venerdì 25 ottobre 2013
Alfano a Berlusconi: "In questa Forza Italia io non entro"
L'ora X. L'ufficio di presidenza. Silvio Berlusconi vuole azzerare le cariche e tornare a Forza Italia. Il Cav ha sposato la linea dei falchi, o meglio dei lealisti. E all'angolo ci finisce Angelino Alfano: l'ex premier avrebbe intenzione di proporre ad Angelino il ruolo di vicesegretario o di vicepresidente di Forza Italia. Numero due, insomma. Berlusconi si ritaglierebbe il ruolo di segretario o presidente con pieni poteri. Sullo sfondo resta l'ipotesi del passaggio di consegne alla figlia Marina, in caso di elezioni anticpate. Quella che sembra defilarsi, dunque, è una Forza Italia a trazione anti-gorvernista. Una FI in contrapposizione alle larghe intese, di cui Alfano è vicepremier. Una Forza Italia con Angelino nuovamente in seconda fila.
L'incontro - Per il segretario e il suo "cerchio magico" è il giorno più difficile. Deve, anzi devono scegliere: restare in Forza Italia o andarsene? E se se ne vanno, in che modo? Oppure piegarsi ai diktat del Cavaliere? La situazione è tesissima, e anche per questo, prima dell'ufficio di presidenza che inizierà alle 17, è stato annunciato un nuovo faccia a faccia tra Berlusconi e Alfano. Il segretario, scuro in volto, avrebbe detto al leader che "in questa Forza Italia io non ci voglio entrare. Silvio, fermati". Altre fonti interne al partito riferiscono che i "filogovernativi", le colombe, fanno pressioni su Berlusconi per rimandare la riunione del partito, poiché manca un'intesa sui futuri assetti interni. Per questo motivo sarebbe stato elaborato un nuovo documento che potrebbe essere diramato a brevissimo per ribadire il peso specifico delle cosiddette colombe.
La conta - Nell'ufficio di presidenza, per inciso, Alfano è destinato ad andare in minoranza. Da Statuto, vi prenderanno parte solamente i "membri effettivi", ovvero 24. Di questi, carte alla mano, soltanto cinque sono annoverabili tra le fila dei cosiddetti governativi: Angelino Alfano, Renato Schifani,Maurizio Sacconi, Carlo Giovanardi e Roberto Formigoni. In nettissima maggioranza, dunque, i lealisti, contrari alle larghe intese e riuniti da Raffaele Fitto. Sei gli indecisi. Ma "se nella peggiore delle ipotesi si dovesse andare alla conta", spiegano gli azzurri, "i lealisti vincerebbero per 13 voti a 11". E il Pdl-Forza Italia, andando alla conta sulla linea politica da seguire, potrebbe - davvero - arrivare alla scissione.
La conta - Nell'ufficio di presidenza, per inciso, Alfano è destinato ad andare in minoranza. Da Statuto, vi prenderanno parte solamente i "membri effettivi", ovvero 24. Di questi, carte alla mano, soltanto cinque sono annoverabili tra le fila dei cosiddetti governativi: Angelino Alfano, Renato Schifani,Maurizio Sacconi, Carlo Giovanardi e Roberto Formigoni. In nettissima maggioranza, dunque, i lealisti, contrari alle larghe intese e riuniti da Raffaele Fitto. Sei gli indecisi. Ma "se nella peggiore delle ipotesi si dovesse andare alla conta", spiegano gli azzurri, "i lealisti vincerebbero per 13 voti a 11". E il Pdl-Forza Italia, andando alla conta sulla linea politica da seguire, potrebbe - davvero - arrivare alla scissione.
mercoledì 23 ottobre 2013
Compravendita di senatori, Berlusconi rinviato a giudizio
E’ arrivato il primo punto giudiziario sulla vicenda della compravendita dei senatori. Silvio Berlusconi e Valter Lavitola saranno processati dai giudici della IV sezione penale di Napoli a partire dall’11 febbraio 2014. Per Sergio De Gregorio il giudice per l’udienza preliminare Amelia Primavera ha ratificato il patteggiamento a 20 mesi.
Cuore del processo il versamento dell’ex presidente del Consiglio di 3 milioni di euro a De Gregorio perché cambiasse schieramento e contribuisse a determinare la crisi del governo Prodi. La procura di Napoli aveva chiesto il giudizio immediato nei confronti del leader del Pdl, dell’ex senatore dell’Idv e dell’ex direttore dell’Avanti, ma il gip aveva respinto e si è quindi celebrata l’udienza preliminare.
Lavitola, nelle sue dichiarazioni spontanee davanti al giudice per l’udienza preliminare, questa mattina aveva dichiarato: “Sono stato corriere inconsapevole. Mi si accusa di avere portato mezzo milione di euro a De Gregorio in un pacchettino. Io ho dato questi soldi black (in nero, ndr), ma sono stato solo un postino, non conoscevo la ragione del pagamento”. La sua deposizione, però, è stata a tratti ambigua, ed è stato difficile distinguere le ammissioni di Lavitola dalle citazioni tratte dalle carte dell’accusa. Accusa secondo la quale Berlusconi avrebbe corrotto De Gregorio per far cadere la maggioranza di centrosinistra guidata da Romano Prodi dopo le elezioni del 2006, che al Senato si reggeva su un esiguo numero di voti.
Dopo questa frase nella quale l’ex direttore dell’Avanti sembrava ammettere quindi di aver portato mezzo milione in contanti al senatore De Gregorio per conto di Berlusconi, anche se da mero “corriere inconsapevole”, nel prosieguo delle sue dichiarazioni spontanee ha lasciato un velo di ambiguità: “Anche ammesso che io abbia effettuato questi pagamenti, sono stato un corriere”. Le sue dichiarazioni sono state interrotte dai pm in alcuni passaggi, ma Lavitola ha potuto comunque dare sfogo alla sua verve nei confronti dell’avvocato Niccolò Ghedini sulla cui professionalità ha usato parole pesanti e anche nei confronti di sua moglie: “Per fortuna mi hanno arrestato, la convivenza stava diventando impossibile”. Nell’udienza è stata ufficializzata anche la nomina del parlamentare Pdl Maurizio Paniz, celebre per aver sosetnuto alla Camera che Berlusconi fosse davvero convinto della parentela di Ruby, la giovane marocchina protagonista del processo che ha visto l’ex premier condannato in primo grado per concussione e prostituzione minorile, con l’ex presidente egiziano Mubarak.
L’avvocato di Silvio Berlusconi, Michele Cerabona, ha poi voluto precisare che Lavitola non ha fatto “ammissioni”, come riportato da “alcuni organi di stampa”, ma ha parlato per via “ipotetica”. L’avvocato Cerabona ha preannunciato inoltre che la sua linea sarà quella di sostenere che il reato di corruzione non si configura, dal momento che i parlamentari sono liberi di esercitare le loro funzioni.
Lavitola ha anche affermato di avere consegnato a De Gregorio consistenti somme di denaro provenienti dal finanziamento al quotidiano L’Avanti!, dei quali entrambi erano soci, e che parte del denaro era stato in precedenza prestato da De Gregorio allo stesso Lavitola.
Cuore del processo il versamento dell’ex presidente del Consiglio di 3 milioni di euro a De Gregorio perché cambiasse schieramento e contribuisse a determinare la crisi del governo Prodi. La procura di Napoli aveva chiesto il giudizio immediato nei confronti del leader del Pdl, dell’ex senatore dell’Idv e dell’ex direttore dell’Avanti, ma il gip aveva respinto e si è quindi celebrata l’udienza preliminare.
Lavitola, nelle sue dichiarazioni spontanee davanti al giudice per l’udienza preliminare, questa mattina aveva dichiarato: “Sono stato corriere inconsapevole. Mi si accusa di avere portato mezzo milione di euro a De Gregorio in un pacchettino. Io ho dato questi soldi black (in nero, ndr), ma sono stato solo un postino, non conoscevo la ragione del pagamento”. La sua deposizione, però, è stata a tratti ambigua, ed è stato difficile distinguere le ammissioni di Lavitola dalle citazioni tratte dalle carte dell’accusa. Accusa secondo la quale Berlusconi avrebbe corrotto De Gregorio per far cadere la maggioranza di centrosinistra guidata da Romano Prodi dopo le elezioni del 2006, che al Senato si reggeva su un esiguo numero di voti.
Dopo questa frase nella quale l’ex direttore dell’Avanti sembrava ammettere quindi di aver portato mezzo milione in contanti al senatore De Gregorio per conto di Berlusconi, anche se da mero “corriere inconsapevole”, nel prosieguo delle sue dichiarazioni spontanee ha lasciato un velo di ambiguità: “Anche ammesso che io abbia effettuato questi pagamenti, sono stato un corriere”. Le sue dichiarazioni sono state interrotte dai pm in alcuni passaggi, ma Lavitola ha potuto comunque dare sfogo alla sua verve nei confronti dell’avvocato Niccolò Ghedini sulla cui professionalità ha usato parole pesanti e anche nei confronti di sua moglie: “Per fortuna mi hanno arrestato, la convivenza stava diventando impossibile”. Nell’udienza è stata ufficializzata anche la nomina del parlamentare Pdl Maurizio Paniz, celebre per aver sosetnuto alla Camera che Berlusconi fosse davvero convinto della parentela di Ruby, la giovane marocchina protagonista del processo che ha visto l’ex premier condannato in primo grado per concussione e prostituzione minorile, con l’ex presidente egiziano Mubarak.
L’avvocato di Silvio Berlusconi, Michele Cerabona, ha poi voluto precisare che Lavitola non ha fatto “ammissioni”, come riportato da “alcuni organi di stampa”, ma ha parlato per via “ipotetica”. L’avvocato Cerabona ha preannunciato inoltre che la sua linea sarà quella di sostenere che il reato di corruzione non si configura, dal momento che i parlamentari sono liberi di esercitare le loro funzioni.
Lavitola ha anche affermato di avere consegnato a De Gregorio consistenti somme di denaro provenienti dal finanziamento al quotidiano L’Avanti!, dei quali entrambi erano soci, e che parte del denaro era stato in precedenza prestato da De Gregorio allo stesso Lavitola.
Decadenza Berlusconi, Pdl contro Grasso: 'Faziose le sue parole sul voto palese"
Scontro tra i capigruppo del Pdl e il presidente del Senato Pietro Grasso dopo le sue dichiarazioni sul voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi. Per Renato Brunetta tali dichiarazioni non sono "da presidente del Senato, ma da uomo di parte, anzi di fazione".
"Ritenere, come dice Grasso, che i senatori col voto segreto possano rispondere a 'interessi diversi' dalla coscienza è una insinuazione gravissima, che va contro il ruolo di garante della dignità dei parlamentari. Ricordo all'ex procuratore Grasso una frase di Falcone: 'il sospetto è l'anticamera della calunnia'. Cerchi di far valere le regole, il presidente Grasso, invece che inventarne di nuove ad uso delle sue attitudini inquisitorie'', conclude Brunetta.
Sulla stessa linea anche il presidente dei senatori del Pdl Renato Schifani: "E' molto grave che il presidente Grasso ipotizzi il voto palese, essendo il Regolamento sul punto chiaro ed inequivocabile. Un'eventuale interpretazione diversa in Giunta per il Regolamento, a colpi di maggioranza, sarebbe inaccettabile e noi ci opporremmo strenuamente ad una simile forzatura". "Sospettare, poi -aggiunge- che attraverso il voto segreto i senatori possano perseguire interessi diversi rispetto alla propria coscienza è incredibile, e ci auguriamo che si sia trattato di un malaugurato fraintendimento. Un chiarimento sarebbe quantomeno opportuno".
In difesa del presidente del Senato si schiera invece Luigi Zanda, capogruppo dei senatori del Pd: "Non c'è niente di 'incredibile' o di 'fazioso' nelle dichiarazioni del presidente Grasso. Le sue, sono solo parole di buon senso". "Sin dall'inizio di questa non semplice legislatura -aggiunge- il presidente Grasso ha sempre tenuto un comportamento equidistante e molto attento alle leggi dello Stato italiano e al Regolamento di palazzo Madama. Continuerà certamente a farlo in ogni altra circostanza del nostro futuro lavoro parlamentare".
Sulla stessa linea anche il presidente dei senatori del Pdl Renato Schifani: "E' molto grave che il presidente Grasso ipotizzi il voto palese, essendo il Regolamento sul punto chiaro ed inequivocabile. Un'eventuale interpretazione diversa in Giunta per il Regolamento, a colpi di maggioranza, sarebbe inaccettabile e noi ci opporremmo strenuamente ad una simile forzatura". "Sospettare, poi -aggiunge- che attraverso il voto segreto i senatori possano perseguire interessi diversi rispetto alla propria coscienza è incredibile, e ci auguriamo che si sia trattato di un malaugurato fraintendimento. Un chiarimento sarebbe quantomeno opportuno".
In difesa del presidente del Senato si schiera invece Luigi Zanda, capogruppo dei senatori del Pd: "Non c'è niente di 'incredibile' o di 'fazioso' nelle dichiarazioni del presidente Grasso. Le sue, sono solo parole di buon senso". "Sin dall'inizio di questa non semplice legislatura -aggiunge- il presidente Grasso ha sempre tenuto un comportamento equidistante e molto attento alle leggi dello Stato italiano e al Regolamento di palazzo Madama. Continuerà certamente a farlo in ogni altra circostanza del nostro futuro lavoro parlamentare".
martedì 22 ottobre 2013
Antimafia: Bindi nuovo presidente, il Pdl insorge
L'esponente del Pd è passata al ballottaggio battendo Luigi Gaetti del M5S. Ma gli azzurri, che hanno disertato il voto, protestano: "E' un'imposizione". E minacciano di non partecipare ai lavori della Commissione per l'intera legislatura.Rosy Bindi del Pd è il nuovo presidente della commissione Antimafia. È stata eletta al ballottaggio con Luigi Gaetti del Movimento 5 Stelle, in una votazione a cui non ha partecipato il Pdl per protestare contro la "mancata condivisione" di un candidato di maggioranza.
L'elezione - La Bindi con 25 voti ha battuto al ballottaggio Luigi Gaetti del M5S, che ne ha presi 8. Due sono state le schede bianche e una nulla. L'elezione è arrivata dopo un po' di tira e molla: al primo turno a Rosy Bindi non erano infatti bastate le 23 preferenze raccolte. Il grillino Riccardo Nuti ha smentito qualsiasi "giallo" su una presunta spaccatura all'interno del M5S nel primo voto. Gaetti ha avuto 6 voti, e non 8, "perché lui stesso non si è votato e un altro nostro collega era in quel momento in missione. Quindi, nessuna spaccatura".
Le reazioni del Pdl - L'elezione è risultata indigesta soprattutto ai parlamentari del Pdl, che hanno accusato il centrosinistra di avere imposto il suo candidato e minacciano ora di disertare i lavori della commissione. "La delegazione del Pdl, in caso di elezione di un presidente nella seduta odierna, non parteciperà ai lavori della Commissione per l'intera legislatura", si legge nella nota diffusa poco prima del voto dai due capigruppo del Pdl Renato Brunetta della Camera e Renato Schifani del Senato. E su Twitter Maurizio Gasparri attribuisce al Pd un vero e proprio "strappo", consumato nel nome di una poltrona.
Bindi: “No guerra tra noi, ma alla mafia” - "Il mio primo impegno sarà quello di cercare di superare questa fase di concreta difficoltà con il Pdl perché tutti dobbiamo unirci nella lotta alla mafia". Così la presidente della commissione antimafia Rosy Bindi lasciando San Macuto dopo la votazione. "Spero che tutti si adopereranno per sanare questa frattura. Mi auguro anche che chi oggi non ha partecipato al voto riconosca che oggi c'è stato un voto. Se tutti insieme faremo un piccolo passo, potremo dire che siamo qui per combattere la mafia e non per farci la guerra tra di noi", aggiunge Bindi.
Le reazioni del Pdl - L'elezione è risultata indigesta soprattutto ai parlamentari del Pdl, che hanno accusato il centrosinistra di avere imposto il suo candidato e minacciano ora di disertare i lavori della commissione. "La delegazione del Pdl, in caso di elezione di un presidente nella seduta odierna, non parteciperà ai lavori della Commissione per l'intera legislatura", si legge nella nota diffusa poco prima del voto dai due capigruppo del Pdl Renato Brunetta della Camera e Renato Schifani del Senato. E su Twitter Maurizio Gasparri attribuisce al Pd un vero e proprio "strappo", consumato nel nome di una poltrona.
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