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sabato 26 ottobre 2013

Cgia di Mestre: ecco tutte le tasse per le imprese

Il calendario scandisce le sprangate fiscali.Il governo si è accanito sulle imprese e ora gli imprenditori devono mettere mano al portafoglio. Tra novembre e dicembre le imprese dovranno onorare ben 28 scadenze fiscali e contributive che costeranno almeno 76 miliardi di euro. Ad affermarlo e’ il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi. “A seguito di ben 28 scadenze fiscali e contributive che si concentreranno nei prossimi mesi di novembre e dicembre, le imprese italiane – denuncia – saranno chiamate a versare allo Stato e agli Enti locali almeno 76 miliardi di euro.
 

Sfiancate dalla crisi e sempre piu’ a corto di liquidita’, c’e’ il pericolo che molte piccole e micro imprese non riescano a superare questo vero e proprio stress test fiscale”. Secondo una stima della Cgia, l’imposta che richiedera’ lo “sforzo” finanziario piu’ importante e’ l’Iva: le imprese dovranno versare all’Erario 26,5 miliardi di euro. L’acconto Ires, vale a dire l’imposta sul reddito delle societa’ di capitali, garantira’ alle casse dello Stato 16,9 miliardi di euro, mentre il pagamento dell’acconto Irap (Imposta regionale sulle attivita’ produttive) portera’ altri 11,6 miliardi di euro di gettito. Le altre scadenze che gli imprenditori dovranno onorare sono le ritenute Irpef dei lavoratori dipendenti del settore privato e quelle riferite ai lavoratori autonomi (pari a 12 miliardi di euro) , gli acconti Irpef (4,8 miliardi) e il pagamento della seconda rata dell’Imu (4,4 miliardi). Dal gettito complessivo, pari a poco piu’ di 76 miliardi di euro, non sono state incluse le cifre riguardanti i versamenti relativi all’ultima rata della Tares (la nuova tassa sui rifiuti) e i contributi Inps a carico delle imprese e dei dipendenti. L’ammontare della spesa, per una Srl con 12 addetti, superera’ i 54.500 euro. L’incremento dell’aliquota ordinaria dal 21% al 22% e’ scattato il 1° ottobre scorso.

Il calendario - Ecco tutte le scadenze: Imu - Verso la meta’ di dicembre gli imprenditori saranno chiamati al versamento della seconda rata dell’Imu. Con la legge di Stabilita’, gia’ da quest’anno possono dedurre dal reddito di impresa il 20% dell’Imu. Tares, di fatto, l’applicazione del nuovo tributo ambientale e’ stata posticipata a fine anno. La normativa, infatti, ha stabilito che i Comuni possono decidere il numero delle rate di versamento. La determinazione dell’ammontare complessivo dovuto a titolo di Tares avverra’ con l’ultima rata di dicembre, dalla quale saranno detratti gli importi effettuati in precedenza. Sul fronte irpef invece da quest'anno acconti sono rincarati dal 99 al 100%.

mercoledì 16 ottobre 2013

Dl Imu-Cig-Esodati: ecco tutte le novità approvate dalla Camera

Passa da Montecitorio all'esame del Senato con numerose modifiche, anche se non sostanziali, il decreto legge che prevede principalmente l'abolizione definitiva dell'anticipo di giugno dell'Imu sulla prima casa, uno stanziamento per coprire il pagamento della Cig nel 2013 e misure a favore dei lavoratori esodati.


 CASA - Gli emendamenti approvati dalla Camera hanno allargato lo status di prima casa, con relativa esenzione dall'imposta, alle case popolari, alle abitazioni delle cooperative edilizie a proprietà indivisa, ai terreni agricoli e i fabbricati rurali, all'invenduto delle imprese costruttrici. Tra gli esenti compaiono anche gli immobili destinati alla ricerca scientifica, quelli posseduti da personale delle Forze armate, delle Forze di polizia, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. All'elenco si sono aggiunti anche gli immobili affidati in comodato d'uso come abitazione principale ai parenti di primo grado, genitori e figli. Con lo stesso provvedimento, dall'anno d'imposta 2013 anche la "cedolare secca" applicata ai redditi derivanti dall'affitto di immobili passa dal 19% al 15%. I mutui agevolati e garantiti dalla Cassa depositi e prestiti saranno destinati in via prioritaria alle prime case, ma potranno usufruirne anche tutti gli altri immobili. La priorità all'accesso dei mutui agevolati garantiti dalla Cdp è riconosciuta non solo per le giovani coppie e le famiglie numerose, ma anche per i "nuclei familiari di cui fa parte almeno un soggetto disabile".

POLIZZE VITA - Le detrazioni sulle polizze vita per il 2014 scendono a 530 euro e rimangono a 1.291 euro per le polizze "aventi per oggetto il rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana".

VIDEOGIOCHI - La Camera ha approvato l'emendamento presentato dal governo al decreto legge Imu che riduce dal 25 al 20% la quota da pagare per accedere alla sanatoria da parte dei concessionari di slot machine. Se il pagamento da parte dei concessionari di giochi della somma 'scontata' per sanare il contenzioso non viene effettuato entro i termini, stabiliti dalla 'manovrina' al 20 novembre, si perde il diritto alla sanatoria.

ESODATI - Tutela per altri 2.500 esodati, oltre ai 6500 già compresi nel provedimento, tra quelli che, nel 2011, abbiano usufruito di congedi per assistere familiari con disabilità gravi.

CIG. Erogati 500 milioni per il finanziamento dei trattamenti erogati quest'anno per la Cassa integrazione in deroga.

martedì 15 ottobre 2013

Legge di stabilità: come cambiano le tasse su casa, Irpef, Irap, Iva e rendite finanziarie

Casa, Irpef, Irap, Iva, rendite finanziarie: così cambiano le tasse
Taglio del cuneo fiscale per i lavoratori (con benefici Irpef) e per le imprese (con possibili ricadute Irap). Tasse sulla casa e su servizi locali, dalla nuova service tax che rimpiazzerà l'Imu ai bonus per la ristrutturazione degli immobili. Prelievo sulle rendite finanziarie e condizioni più favorevoli per la deducibilità delle svalutazioni e delle perdite su crediti da parte di banche e assicurazioni. E ancora: revisione dei panieri dell'Iva, con la possibilità di introdurre una nuova aliquota intermedia, e riordino delle deduzioni e delle detrazioni. La legge di stabilità che approda martedì al Consiglio dei ministri si annuncia come un intervento a 360 gradi sul Fisco. Con uno speciale di sei pagine Il Sole 24 Ore di martedì 15 ottobre spiega settore per settore quali sono le novità in arrivo e, soprattutto, le ricadute concrete sui contribuenti: chi vince e chi perde tra famiglie, imprese, professionisti e settore finanziario.
 

Rush di fine anno per i controlli fiscali: così il contribuente si difende meglio
Stretta di fine 2013 per i controlli fiscali. Quest'anno ci sono due incognite: da una parte, l'amministrazione finanziaria deve tener conto dei nuovi limiti a tutela del contribuente che sono stati previsti dalla Corte di Cassazione; dall'altra, deve gestire il passaggio dal vecchio al nuovo redditometro. Martedì 15 ottobre Il Sole 24 ore spiega tutti i casi in cui si applicano le disposizioni a favore dei contribuenti.
Allarme occupazione per le banche: ecco la mappa dei posti a rischio
Il tema dell'occupazione si riaffaccia allo sportello in un contesto sempre più difficile, con 12 banche in amministrazione straordinaria, forti pressioni per il rafforzamento del capitale e al costo del lavoro ancora elevato. E così, questa volta, c'è il rischio di non poter gestire «gli addetti in eccedenza», come li definisce Abi nella lettera di disdetta del contratto. Il credito ha sempre privilegiato, d'intesa col sindacato, l'accompagnamento "soft" con accesso al fondo di solidarietà. Il restringimento del bacino di coloro che possono andare in pensionamento e in prepensionamento però potrebbe non consentire più di seguire le stesse modalità del passato. Intanto, si affacciano nuovi grandi piani di razionalizzazione, il primo dei quali è quello di Mps.

lunedì 7 ottobre 2013

Cuneo fiscale: il governo Letta e i 300 euro in più nella busta paga

Un aumento in busta paga per milioni di italiani. E' la promessa giunta dal premier Enrico Letta che in serata incontrerà i sindacati, per un vertice sui temi del lavoro. Il presidente del consiglio non scopre ancora le carte sulle misure che intende mettere in cantiere ma si è impegnato, ancora una volta, ad abbassare il cuneo fiscale, cioè la differenza tra il costo del lavoro lordo pagato dalle imprese e il salario netto percepito dai loro dipendenti, che viene divorato ogni anno dalle tasse e dai contributi.


 CUNEO FISCALE: COS'E' E COME RIDURLO

Per ridurre la pressione fiscale sulle retribuzioni, si ipotizza un intervento governativo del valore di 4-5 miliardi di euro, che verrebbe equamente ripartito tra le aziende (con una riduzione dei contributi) e i lavoratori (attraverso un alleggerimento delle tasse sugli stipendi). Secondo alcune stime, concentrando i tagli al cuneo fiscale sui redditi più bassi, l'incremento salariale potrebbe raggiungere i 250-300 euro all'anno, da pagare in un'unica soluzione nella mensilità di giugno o sulla tredicesima.

I SALARI DEGLI ITALIANI E LE TASSE

Si tratta dunque di cifre non elevatissime, in media circa 20-25 euro al mese, che possono dare un piccolo contributo positivo alla ripresa dei consumi e alla competitività dell'economia, senza però fare miracoli. Per ridurre davvero il cuneo fiscale, infatti, ci vogliono tanti soldi, molto più dei 4-5 miliardi di cui si parla in questi giorni. Va ricordato, infatti, che i contributi sociali pagati ogni anno dalle imprese sulle retribuzioni raggiungono complessivamente la cifra astronomica di quasi 220 miliardi di euro. Destinando alle aziende la metà dei tagli promessi dal governo (cioè 2,5 miliardi su 5), il sistema Italia otterrebbe una riduzione del costo del lavoro totale di poco superiore all'1%.

LE IMPOSTE SUL LAVORO IN ITALIA

Non molto diverso è il quadro dall'altra parte della barricata, cioè sul fronte delle retribuzioni. Oggi, infatti, in Italia ci sono circa 13 milioni di dipendenti che guadagnano ogni anno meno di 40mila euro lordi. Dare a tutti questi lavoratori uno sconto fiscale di appena 250 euro all'anno, costerebbe una cifra totale di oltre 3 miliardi di euro, ben superiore alla metà dei 5 miliardi promessi dall'esecutivo. E' probabile, dunque, che gli interventi governativi, per non pesare troppo sulle casse dello stato, si concentrino su soglie di reddito ben più basse, inferiori a 20 o 30mila euro all'anno.

In realtà, se il premier Letta volesse ridurre le tasse e i contributi di una quota elevata, dovrebbe mettere sul piatto un tesoretto di dimensioni notevoli. Il consiglio nazionale dell'Ordine consulenti del lavoro, per esempio, propone di tagliare di 8 punti il cuneo fiscale, con un intervento del valore di ben 12,5 miliardi di euro, ricavati in parte una riduzione della spesa pubblica e in parte dall'utilizzo dei proventi della lotta all'evasione.

Imu, niente prima rata per le case di lusso in Commissione bocciata la proposta Pd

L'emendamento dei democratici chiedeva di esentare solo le case con una rendita catastale inferiore a 750 euro.

 

La prima grana post-fiducia per il governo arriva dal decreto che abolisce la prima rata dell’Imu, che da lunedì pomeriggio sarà votato dalle commissioni Bilancio e Finanze della Camera, che devono portare il testo in aula mercoledì pomeriggio.
Il governo vorrebbe «blindare» il provvedimento, ma i deputati del Pd della commissione Bilancio hanno presentato un emendamento che fa pagare l’Imu alle case con rendita catastale oltre i 750 euro per recuperare risorse da destinare al sociale. A farsi portavoce delle esigenze del governo è stato il presidente della commissione Bilancio, Francesco Boccia, vicino al premier Letta.
«Saccomanni - spiega Boccia - ha pagato con sollecitudine ai Comuni la compensazione per il mancato gettito della prima rata Imu. A questo punto diventerebbe complicato modificare le norme del decreto». Il post fiducia ha dato forza sì al governo, ma l’equilibrio politico è ancora da trovare. Molti deputati del Pd vorrebbero subito varare norme più «di sinistra», come appunto far pagare l’Imu ai redditi più alti, ma questo metterebbe in difficoltà Angelino Alfano all’interno del Pdl.


Tra i circa 450 emendamenti presentati ve ne sono alcuni sia del Pd (di Angelo Rughetti) che di Scelta Civica (di Enrico Zanetti) che alzano la franchigia, e che farebbero pagare quindi l’imposta alle case di maggior pregio. Un emendamento di tutti i deputati Pd, poi, prevede che non vengano esentate le case oltre 750 euro di rendita.
Il miliardo e 200 milioni che si ricava, spiega Maino Marchi, andrebbero a coprire un ritorno dell’Iva al 21%, nonché per aggiungere 400 milioni alla Cig in deroga e 50 al Fondo affitti: «noi abbiamo presentato gli emendamenti per sollevare delle questioni - aggiunge Marchi - possiamo anche ritirarli o trasformarli in ordini del giorno, ma comunque chiediamo che si ragioni e che non si blindi il testo».
E la proposta del Pd trova il plauso del segretario confederale della Uil, Guglielmo Loy: «Se le risorse dell’Imu derivanti dalla tassa sulle cosiddette case di lusso fossero utilizzate per ridurre il carico fiscale sui salari e pensioni, la Uil è pronta a discuterne». I conti per la Uil sono infatti presto fatti: sarebbero infatti 1.740.195 le case con una rendita catastale sopra i 750 euro, di cui il 65% ‘villinì che si aggiungerebbero ai 44.785 proprietari di immobili di lusso. Sarebbero perciò 1.784.980 i contribuenti che continuerebbero a pagare l’Imu. In sostanza, spiega ancora il sindacato, se si dovesse modificare il recente decreto Imu l’imposta si azzererebbe per gli immobili al di sotto dei 170 mq. classificati in A/2 considerato che la media nazionale degli immobili in A/2 è di 624 euro medi con 6 vani.
Continuerebbero, invece, a pagare l’imposta i proprietari degli immobili di categoria A/2, con 4 o più vani, a Roma, Milano, Torino, Bologna, Firenze, Napoli. Cittá in cui il valore catastale è più alto. A Milano, infatti, la media catastale è di 1.487 euro; a Torino di 1.295 euro, a Roma di 1.179 euro, a Bologna di 1.602 euro, a Firenze di 900 euro e a Napoli di 932 euro. Mediamente, spiega ancora la Uil, non pagherebbero l’imposta i proprietari degli immobili di categoria A/3, salvo quelli con più di 200 mq. e nelle cittá come Roma, Bologna e Firenze.Per questa categoria la media catastale nazionale è di 423 euro e per ogni vano mediamente è di 85 euro, con punte 177 euro a vano a Roma, dove per un trilocale si pagherebbe l’Imu.

sabato 28 settembre 2013

Il governo è appeso ad un filo

Il chiarimento in Consiglio dei ministri è fallito. Il governo è appeso ad un filo. Lo scontro totale tra Pd e Pdl ha fatto saltare la "manovrina", rendendo quasi inevitabile l'aumento dell'Iva dal primo ottobre. Ma soprattutto, a Palazzo Chigi, si è consumato lo strappo forse definitivo tra i due principali partiti di maggioranza.



Il premier Letta chiederà la fiducia alle Camere all'inizio della prossima settimana e verificherà in Parlamento se ha ancora in numeri per governare. "Un'efficace azione di governo è evidentemente incompatibile con le dimissioni in blocco dei membri di un gruppo parlamentare che dovrebbe sostenere quello stesso esecutivo. O si rilancia o si chiude questa esperienza", ha detto il Presidente del Consiglio aggiungendo: "Non ho alcuna intenzione di vivacchiare o di prestare il fianco a continue minacce e aut-aut. Quanto accaduto mercoledì scorso proprio mentre rappresentavo l'Italia all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite è inaccettabile". In attesa del chiarimento in Parlamento, il Cdm ha bloccato ogni decisione governativa sui temi di natura fiscale ed economica. "La sospensione è dovuta in particolare all'impossibilità di impegnare il bilancio su operazioni che valgono miliardi di euro senza la garanzia di una continuità nell'azione di governo e Parlamento", si legge nella nota di Palazzo Chigi. Il governo "l'ha voluto il Pdl e il Pdl non si fa scaricare le responsabilità di un'eventuale crisi", ha ribattuto, a quanto si apprende, il vice premier Angelino Alfano. Il segretario Pdl rilancia la richiesta di chiarimento fatta dal premier. "Non vogliamo chiarimenti - assicura - che servono per tirare a campare. Il governo va avanti se centra gli obiettivi. Occorre mettere la giustizia dentro il chiarimento. Senza questo sarebbe ipocrita". L'incontro Letta - Napolitano - Prima del Cdm il premier è stato quasi un'ora e mezza a colloquio con Napolitano al Quirinale. Dopo le minacce di dimissioni del Pdl, Letta, rientrato dagli Stati Uniti, ha incontrato il capo dello Stato per fare il punto della situazione ed ha dato il suo benestare al doppio chiarimento in Cdm e in Aula. Intanto, nella giornata di venerdì 27 settembre, il presidente della Repubblica è tornato a farsi sentire anche in pubblico. Parlando da Milano, ha accusato: oggi gli scontri politici, diversamente che in passato, producono "smarrimento di ogni nozione di confronto civile e di ogni costume di rispetto istituzionale e personale". Il capo dello Stato ha definito anche "un'anomalia italiana" il voto anticipato.