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giovedì 7 novembre 2013

L’evasore che dichiara 4 euro con un patrimonio da 300 milioni

Giovanni Montresor, detto Lollo, è un ricchissimo evasore totale. I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Venezia hanno sequestrato un patrimonio da ben 300 milioni di euro all’imprenditore che aveva dichiarato un reddito annuale di 4 euro.  I finanzieri hanno eseguito accertamenti che hanno portato a qualificare l’imprenditore come persona che, “per la condotta e il tenore di vita debba ritenersi vivere abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività delittuose”.


 L’imprenditore 70enne di Bussolengo, in provincia di Verona, era già stato denunciato nel novembre del 2011 per aver esportato illecitamente ingenti capitali all’estero, e per non aver pagato le tasse sulla vendita di 180 ettari di terreno sul litorale di Eraclea (Venezia). La magistratura ha accolto la richiesta di sequestro dei beni mobili ed immobili di Montresor dopo aver accertato l’evasione fiscale e prendendo in considerazione anche i risultati di alcune inchieste nelle quali l’imprenditore scaligero era stato coinvolto in passato. Lollo Montresor era finito sotto inchiesta per truffa allo Stato e corruzione. Negli ultimi decenni l’imprenditore di Bussolengo ha accumulato un patrimonio immenso, in enorme contrasto con il reddito dichiarato degli ultimi 3 anni, soli 4 euro l’anno. Il tribunale di Verona , ha disposto il sequestro di tutti i beni dell’uomo e del suo nucleo familiare: 9 società, oltre 2.350.000 mq di terreni nelle province di Verona, Gorizia, Belluno e Brescia, 18 unità immobiliari e 7 autoveicoli, per un valore complessivo stimabile in circa 300 milioni di euro. Giovanni Montresor dovrà dimostrare la legittima provenienza del suo patrimonio, e se questo non sarà fatto, tutti i beni sottoposti a sequestro potranno essere confiscati e acquisiti da parte dello Stato.

sabato 26 ottobre 2013

Cgia di Mestre: ecco tutte le tasse per le imprese

Il calendario scandisce le sprangate fiscali.Il governo si è accanito sulle imprese e ora gli imprenditori devono mettere mano al portafoglio. Tra novembre e dicembre le imprese dovranno onorare ben 28 scadenze fiscali e contributive che costeranno almeno 76 miliardi di euro. Ad affermarlo e’ il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi. “A seguito di ben 28 scadenze fiscali e contributive che si concentreranno nei prossimi mesi di novembre e dicembre, le imprese italiane – denuncia – saranno chiamate a versare allo Stato e agli Enti locali almeno 76 miliardi di euro.
 

Sfiancate dalla crisi e sempre piu’ a corto di liquidita’, c’e’ il pericolo che molte piccole e micro imprese non riescano a superare questo vero e proprio stress test fiscale”. Secondo una stima della Cgia, l’imposta che richiedera’ lo “sforzo” finanziario piu’ importante e’ l’Iva: le imprese dovranno versare all’Erario 26,5 miliardi di euro. L’acconto Ires, vale a dire l’imposta sul reddito delle societa’ di capitali, garantira’ alle casse dello Stato 16,9 miliardi di euro, mentre il pagamento dell’acconto Irap (Imposta regionale sulle attivita’ produttive) portera’ altri 11,6 miliardi di euro di gettito. Le altre scadenze che gli imprenditori dovranno onorare sono le ritenute Irpef dei lavoratori dipendenti del settore privato e quelle riferite ai lavoratori autonomi (pari a 12 miliardi di euro) , gli acconti Irpef (4,8 miliardi) e il pagamento della seconda rata dell’Imu (4,4 miliardi). Dal gettito complessivo, pari a poco piu’ di 76 miliardi di euro, non sono state incluse le cifre riguardanti i versamenti relativi all’ultima rata della Tares (la nuova tassa sui rifiuti) e i contributi Inps a carico delle imprese e dei dipendenti. L’ammontare della spesa, per una Srl con 12 addetti, superera’ i 54.500 euro. L’incremento dell’aliquota ordinaria dal 21% al 22% e’ scattato il 1° ottobre scorso.

Il calendario - Ecco tutte le scadenze: Imu - Verso la meta’ di dicembre gli imprenditori saranno chiamati al versamento della seconda rata dell’Imu. Con la legge di Stabilita’, gia’ da quest’anno possono dedurre dal reddito di impresa il 20% dell’Imu. Tares, di fatto, l’applicazione del nuovo tributo ambientale e’ stata posticipata a fine anno. La normativa, infatti, ha stabilito che i Comuni possono decidere il numero delle rate di versamento. La determinazione dell’ammontare complessivo dovuto a titolo di Tares avverra’ con l’ultima rata di dicembre, dalla quale saranno detratti gli importi effettuati in precedenza. Sul fronte irpef invece da quest'anno acconti sono rincarati dal 99 al 100%.