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sabato 26 ottobre 2013

Immigrazione : Il mare è nostro ma anche i dubbi

L’operazione Mare Nostrum, così come è stata (o non è stata) delineata solleva questioni importanti prima di tutto sul piano interno. Ancora una volta si profila all’orizzonte ciò che in nessun altro Paese civile accade: Forze Armate  che esercitano supplenza per attività che la legge affida ad altre agenzie, create e finanziate per quegli scopi. Sembra risvegliarsi quella sorta di “richiamo della foresta”, che da due decenni ha portato i soldati nelle strade, in attività di ordine pubblico e sicurezza e che ora si rigenera nei mari, scenario in cui il Ministro della Difesa si avvia ad essere l’operatore dominante, per tempi che potrebbero eccedere la fase emergenziale.


 Non abbiamo poi visto o sentito il Ministro Lupi, dal quale dipendono funzionalmente le Capitanerie, alle quali la legge italiana affida il coordinamento delle operazioni di ricerca e soccorso in mare, anche nelle loro dimensioni internazionali. Per meglio capire chi fa cosa, secondo quanto stabilito dalla legge, non è il caso che la Presidenza del Consiglio attivi quei famosi tavoli di coordinamento interministeriale che lo stesso vertice di governo ha di recente istituito per decreto, proprio per far fronte a situazioni di crisi in cui è necessaria una robusta opera di composizione di quadri complessi?  L’esperienza delle ultime scorribande nelle diverse articolazioni dello Stato, legate alla vicenda dei marò ed alla “extraordinary rendition”  Shalabayeva, anche tenendo conto delle evidenti differenze, ne consiglierebbero la sollecita attivazione in seduta quasi permanente.

Sul piano tecnico-operativo poi bisognerebbe puntare su un robusto passo diplomatico con i Paesi rivieraschi per far si che i droni, questi mezzi straordinari che possono operare 24 ore su 24,  anziché essere impiegati in una ricerca senza mèta in mare aperto (non sono mezzi di sorveglianza d’area), vengano utilizzati per il pattugliamento delle coste libiche, per individuare in maniera precoce le attività preparatorie all’imbarco e fermarle per tempo. In fin dei conti con la Libia vi sono già attività di cooperazione avviate, è operante un contratto per il controllo della frontiera sud, è stato formalmente accettato un piano italiano di controllo delle frontiere terrestri e marittime, stiamo addestrando da molti mesi le loro forze di sicurezza. Pur nella consapevolezza della fragilità ed evanescenza dell’interlocutore, un tentativo di convincimento, associato a qualche incentivo,  andrebbe di certo fatto.
Sempre sul piano internazionale, il coinvolgimento dell’Unione Europea non può limitarsi alla promessa di potenziare – peraltro con soli 30 milioni di euro- il meccanismo Frontex. Altri Paesi con fragilità strutturali lungo le frontiere marittime o con problemi peculiari di sicurezza nei mari prospicienti, si sono attrezzati con Servizi di Ricerca e Soccorso in mare aperto molto capaci.È il caso ad esempio  di Gran Bretagna, Australia, Canada e Portogallo;  questi ultimi due hanno da tempo posto requisiti stringenti per elicotteri di ricerca e soccorso a distanze dalla costa superiori a quelle del bacino mediterraneo. In Portogallo di recente un elicottero AW 101, un mezzo che può salvare in mare svariate decine di naufraghi, ha compiuto con successo una missione dalle Azzorre della durata di quasi nove ore, a 700 km di distanza dalla costa ed in piena notte. E’ con questo tipo di Servizio, affiancato da altri dispositivi aerei e marittimi associabili, che l’Europa dovrebbe proteggere le sue frontiere a Sud, ad iniziare dai suoi segmenti più esposti. Per una mitigazione del fenomeno emigrazione, questa pare l’unica valida alternativa, ad una perdurante ed impropria militarizzazione unilaterale del Mediterraneo, la cui efficacia e sopportabilità finanziaria sono tutte da d

martedì 15 ottobre 2013

Operazione : Mare Nostrum

Cinque unità navali d’altura con una decina tra aerei, droni ed elicotteri. Il dispositivo militare messo in campo dall’Operazione “Mare nostrum” per il pattugliamento ed il soccorso dei migranti si aggiunge alle forze della stessa Marina, della Guardia di Finanza e della Capitaneria di Porto già da settimane impegnate a soccorrere migliaia di persone in arrivo dal Nordafrica.

                      

Il ministro della Difesa, Mario Mauro, ha parlato ieri di costi sostenuti finora pari a 1,5 milioni di euro al mese, previsti in crescita dai prossimi giorni quando verranno assegnate alla nuova operazione la nave da assalto anfibio San Marco, 2 fregate classe Maestrale e due pattugliatori delle classi Comandanti e Costellazioni. L’unico dato certo è che le spese verranno gestite con i bilanci dei singoli ministeri, come annunciato dal governo, probabilmente attingendo dai 190 milioni di euro messi a disposizione nei giorni scorsi dal Consiglio dei ministri per l’emergenza immigrazione ( più 20 milioni per l’accoglienza dei minori) . Per “Mare nostrum” fonti di stampa hanno previsto un onere finanziario di circa 4 milioni di euro al mese ma, conti alla mano, la spesa potrebbe essere più che doppia.
Prendendo a riferimento le “tabelle di onerosità” delle unità navali della Marina Militare un giorno di navigazione di una Maestrale costa circa 60 mila euro, del San Marco 45 mila e tra i 12 e i 15 mila euro dei pattugliatori. L’impiego delle sole unità navali costerà quindi 192 mila euro al giorno ai quali aggiungere il costo delle ore di volo della decina di velivoli assegnati all’operazione.

Almeno 4 gli elicotteri AB-212 coinvolti con un costo orario di 4 mila euro come quello del drone Reaper (Predator B) messo a disposizione dall’Aeronautica Militare e che verrà probabilmente trasferito dalla base di Amendola (Foggia) a una più vicina al Canale di Sicilia ( forse a Trapani). I due sofisticati elicotteri EH-101 dotti di radar per la ricerca di superficie costano 7 mila euro a ora di volo mentre tra gli aerei da pattugliamento i costi variano dai 2 mila euro dei piccoli Piaggio P-180 ai 13 mila euro dei grandi e vecchi Breguet Atlantic.

Anche ipotizzando un impegno dei mezzi aerei di sole 15 ore di volo al giorno si raggiunge un costo medio di 90 mila euro. Sommando i costi aerei e navali più le indennità d’imbarco dei circa 800 marinai delle cinque unità navali coinvolte si può ipotizzare una spesa media giornaliera di 300 mila euro, cioè 9 milioni di euro al mese a cui aggiungere 1,5 milioni per il dispositivo di unità costiere già in azione per un totale di 10,5 milioni. Con l’arrivo dell’inverno e del maltempo dovrebbe calare il flusso di barconi e anche i costi dell’impegno navale italiano, variabili destinate nuovamente a impennarsi la prossima primavera in assenza di soluzioni che portino a sgominare le gang arabe di trafficanti di esseri umani e far cessare i flussi migratori. Compiti che non sembrano alla portata dei governi nordafricani e in particolare di quello libico.

 Infatti il punto debole di “Mare nostrum” non è nel dispositivo militare messo in campo ma negli obiettivi perseguiti dalla missione. Se il compito è solo quello di soccorrere in mare e portare in Italia gli immigrati africani allora la missione rischia di essere senza fine perché la presenza navale italiana incoraggerà i flussi migratori e ingigantirà il business delle organizzazioni criminali. Nonostante le assicurazioni del governo che la missione si integrerà con il sistema di pattugliamento europeo Frontex e quello di rilevamento della Ue Eurosur è evidente che il peso dell’intervento sul mare e del problema immigrati ricadrà sull’Italia, come avvenne due anni or sono in seguito al conflitto libico. Frontex di fatto non schiera unità navali nel Canale di Sicilia ed Eurosur sarà operativo solo a dicembre e non salverà ne assisterà un solo naufrago.
Poco convincenti anche le dichiarazioni del ministro degli Interni, Angelino Alfano, che ieri ha detto che le persone soccorse da navi italiane non saranno necessariamente portate in Italia e che con “Mare Nostrum” l’Italia “rafforza la protezione della frontiera” perché “c’è la deterrenza che si ha dal pattugliamento, più l’intervento delle Procure della Repubblica cha già in due circostanze hanno sequestrato le navi e arrestato l’equipaggio, la somma del pattugliamento e dell’azione della polizia giudiziaria e della magistratura avrà un effetto deterrente molto significativo per chi pensa impunemente di fare traffico di esseri umani”.

 Difficile però scoraggiare i trafficanti aiutando i loro “clienti” a raggiungere l’Italia. Anche se la missione annunciata è stata definita umanitaria e di soccorso, desta qualche sospetto la composizione dello strumento aeronavale navale messo in campo che avrebbe una reale capacità di contrastare l’immigrazione illegale. Specie le fregate lanciamissili Maestrale le cui caratteristiche mal si prestano al soccorso di civili. Navi da oltre 3 mila tonnellate, pesantemente armate, con poco spazio a bordo per ospitare naufraghi e molto onerose. Perché impiegare due navi con simili caratteristiche per una missione solo di soccorso?
Teoricamente ci sarebbero quindi i margini anche per azioni più complesse e “militari”, da coordinare con il governo libico. Grazie alla loro autonomia di quasi 30 ore di volo i droni possono sorvegliare costantemente i porti di partenza dei barconi consentendo alle navi militari di raggiungerli appena al di fuori delle acque libiche. La nave San Marco oltre a imbarcare un ospedale e il comando dell’operazione ospita anche mezzi da sbarco e fucilieri di Marina: mezzi e truppe idonei a riaccompagnare in sicurezza sulle coste libiche immigrati recuperati in mare sotto la scorta deterrente delle Maestrale.

sabato 12 ottobre 2013

Grillo & Casaleggio persa un occasione per tacere.

Grillo (che ha sposato un’iraniana) e Casaleggio non sono né razzisti né xenofobi, come s’è affrettata a scrivere la stampa di regime: semplicemente, essendo abituati al contatto con la gente, conoscono bene i sentimenti profondi e inconfessabili che animano milioni di italiani costretti a una vergognosa guerra tra poveri da una politica inetta e distante. E temono di veder equiparato il loro movimento ai partiti che chiacchierano in tv, piangono ai funerali e non fanno nulla. Ma, sulla clandestinità, i due capi dei 5Stelle hanno perso un’occasione per tacere.
Trucco involontariamente svelato: intanto Grillo & Casaleggio sono i capi del movimento e poi i voti li prendono intercettando la guerra tra poveri, i cui sentimenti conoscono bene.
A Grillo, quelli che gli scrivono i testi, hanno dunque scritto (con buona pace di sintassi, lessico e grammatica) che anche il Fatto Quotidiano è merda e lui l’ha recitato:
“Possente campagna sul Fatto Quotidiano, che ha sostituito l’Unità come organo del PD (menoelle, ndr), ricca di battute e insulti contro Beppe Grillo (nuovo leghista…) e parte della rete M5S che non si prostra alle gonnelle piddine e al’ipocrisia del momento sul tema immigrazione. Con articoli di basso livello e mediocri ricchi di insulti, velate porcate e accuse di xenofobia, borghezio oriented e invito a mandare a fare in culo i garanti dell’M5S, nonchè sobillare i nostri senatori e deputati. Inutile linkare, potete andare a leggere sul loro sito. Sempre vero: meglio nemici diretti, che falsi amici. Posso solo non acquistare il fatto quotidiano; piu’ serio comprare l’Unità o nulla (come faccio da tempo), giornale di partito non mascherato che non ti prende per il culo.” Tinazzi2
A Il Fatto non si rassegnano e continuano ad allisciare il pelo di quest’animale che hanno contribuito a lanciare sul mercato, non più ricambiati.
Se continuano così, per dirla con Travaglio
finiranno come i gatti, a leccarsi il culo da soli

giovedì 10 ottobre 2013

Grillo ? Un fascista !

Abolizione del reato di immigrazione clandestina e finanziamento pubblico ai partiti. Sono i due temi centrali attorno ai quali si consuma oggi il caos dei 5 Stelle. Ma a disorientare i parlamentari grillini e', in particolare, la sconfessione pubblica da parte dei due leader del Movimento, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, che in un posto sul blog dell'ex comico genovese, prendono nettamente le distanze dall'iniziativa dei senatori Buccarella e Cioffi, autori di un emendamento al Senato per l'abolizione del reato di clandestinita'. "Il M5S - ricordano Grillo e Casaleggio - non e' nato per creare dei dottor Stranamore in Parlamento senza controllo. Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l'abolizione del reato di clandestinita', presente in Paesi molto piu' civili del nostro, come la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico". Un post che scroscia su Roma come una doccia gelata - in contemporanea con l'incontro al Colle sulle proposte in merito al problema del sovraffollamento delle carceri - suscitando l'approvazione di alcuni pentastellati e la sopresa se non il disappunto di altri. E' ad esempio Buccarella in persona che non solo si dice "sorpreso", ma rivendica anche l'iniziativa:


"Non e' stato un errore". Fatto sta che questa sera i gruppi dei grillini di Camera e Senato si riuniranno in assemblea congiunta. Ma i parlamentari pentastellati finiscono anche al centro di un'altra polemica: questa volta teatro dello scontro e' la Camera, dove e' in discussione il ddl per l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Ad accendere la miccia e' il grillino Fraccaro che, intervenendo in Aula, definisce i colleghi degli altri partiti "ladri". E' subito bagarre nell'emiciclo, mentre un altro grillini, Di Battista, denuncia minacce alla volta dei 5 Stelle: "I deputati del Pd si sono avvicinati minacciando, augurandoci la morte, dicendo 'vi aspettiamo fuori, vi ammazziamo'", riferisce. Difficilmente, con gli attriti in atto anche nella maggioranza - il Pdl vorrebbe eliminare il tetto alle donazioni dei privati e rischia cosi' di saltare l'intesa raggiunta - il ddl sara' licenziato in giornata. Un nuovo scontro si consuma anche a palazzo Madama, dove in Aula i leghisti espongono dei cartelli contro l'abolizione del reato di clandestinita' e la seduta viene sospesa. I grillini, intanto, decidono il silenzio stampa fino alla riunione di questa sera.

Cioffi (M5S), non decide Grillo ma l'assemblea - "Facciamo una riunione, ne parliamo e vediamo che decide la maggioranza". Cosi' Andrea Cioffi, senatore 5 stelle cofirmatario insieme a Maurizio Buccarella dell'emendamento che abolisce il reato di immigrazione clandestina, oggi sconfessato dal post di Grillo e Casaleggio, risponde in un'intervista a Europa on line. Ma ne parlerete anche con Grillo? "Non lo so, ma il regolamento parla chiaro: decide la maggioranza dei parlamentari eletti riuniti in assemblea. Cioffi dice inoltre di non temere di essere espulso: "Assolutamente no" risponde. "La nostra posizione - aggiunge Cioffi - l'abbiamo spiegata nell'emendamento. Abbiamo spiegato in tutte le salse che il reato di immigrazione clandestina e' un falso problema perche' non fa altro che ingolfare i tribunali. Non ci possiamo permettere quei costi. Cosi' sottraiamo risorse alla polizia per il controllo delle strade. Un emendamento che aveva solo un senso tecnico...". Stasera un'assemblea congiunta di deputati e senatori discutera' di questo.

Intanto sul blog di Grillo scoppia la rivolta. La base si rivolta contro la presa di distanza di Grillo e Casaleggio sull'emendamento al Senato per l'abolizione del reato di clandestinità. Massimiliano C., da Roma, scrive: "E finalmente la maschera del guitto ligure è caduta mostrando il fez e il moschetto cha ha sempre cercato di nascondere con demagogia e populismo. Vai così, con internet e moschetto il grillino è perfetto". Ma c'è chi gli dà direttamente del 'fascista'. Qualcuno a favore del leader c'è, ma sono in minoranza: "Avete rischiato di non prendere più il mio voto e chissà quanti ancora, con una mossa tanto ingenua quanto inaspettata - e non dico altro!".