Ho sentito tanti senatori che mi hanno detto 'finalmente qualcuno che osa dire le cose’". Ed ecco che a stretto giro arriva la lettera firmata da 25 senatori Pd che promettono di accettare la “sfida di questo cambiamento epocale” ma chiedono “di non essere meri esecutori cui non resta che alzare la mano in Aula. Si lasci la porta aperta a soluzioni migliorative che potrebbero emergere dal lavoro parlamentare e dal necessario dialogo fra maggioranza e opposizioni. Nonostante sia più divertente dipingerci come tacchini terrorizzati dall'attesa del Natale siamo impegnati soltanto a svolgere al meglio il ruolo di ‘costituenti’ che i prossimi passaggi - riforma elettorale, del bicameralismo e del Titolo V - ci affidano e a favorire un'evoluzione innovativa e migliorativa del nostro sistema istituzionale". In serata viene confermato che nessun passo indietro, da parte dell’esecutivo, è stato fatto. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, ribadisce che “i senatori non saranno più eletti” e dunque il ddl, che dovrebbe essere varato, andrà verso il superamento del bicameralismo paritario, con un Senato formato da 120-150 membri non eletti e non retribuiti (consiglieri regionali, sindaci, governatori) che potranno legiferare solo su alcune materie mentre non potranno esprimersi sulla fiducia al governo e sulle leggi di bilancio.
lunedì 31 marzo 2014
Renzi ,fra la falce e il martello...
A poche ore dal Consiglio dei ministri, che dovrebbe varare il
disegno di legge che trasforma il Senato in Camera delle Autonomie, la
scena che va in onda è la seguente: da una parte c’è il premier che dà
del “conservatore” alla seconda carica dello Stato, reo di aver detto
apertamente che la riforma del Senato, così come annunciata, non va
bene. Dall’altra c’è una parte consistente del Pd, 25 senatori che a
Palazzo Madama possono fare la differenza, che fa quadrato attorno
Grasso. Quest’ultimo, non essendo un politico di lungo corso, viene
visto come una figura di garanzia. Non è semplice insomma affibbiare a
uno dal curriculum di Pietro Grasso la narrazione "della palude" che si
oppone al "torrente" Matteo Renzi. L’effetto collaterale della vicenda è
che il Pd si spacca, la neo vicesegretaria, Deborah Serracchiani,
chiede a Grasso di allinearsi alle decisioni del partito salvo poi fare
marcia indietro, e nel mezzo si inserisce Silvio Berlusconi che, dal
canto suo, dice “no a testi blindati dal governo” e sottolinea come “lo
scontro istituzionale in atto sul Senato e i dissapori nel Pd fanno
sospettare che Renzi fatichi a mantenere le promesse”.
Intanto ciò che è certo che a Renzi, in un pomeriggio ad alta
tensione, viene recapitato un messaggio (dal Pd): “Matteo, fermati. Non
porre ultimatum. Presentaci un articolato e discutiamone”. Renzi sembra
non aver recepito anzi respinge il messaggio al mittente: “Stavolta si
cambia davvero. Possono lamentarsi o cercare di frenare in tanti, ma noi
questa volta non molliamo, ci abbiamo messo la faccia e ci giochiamo
tutto". Il premier però deve fare i conti con il pallottoliere di
Palazzo Madama, che potrebbe non essere dalla sua parte a tal punto che
la riforma del Senato – come alcuni pensano - potrebbe diventare la sua
Caporetto. Anche l’ex premier Mario Monti non è con Renzi e sostiene che
“il Senato, con un’opportuna composizione e assegnazione di compiti,
può fornire alla ‘respirazione’ di una buona politica un polmone
essenziale, distinto e complementare a quello della Camera”. Nelle
stesse ore Gustavo Zagrebelsky e Stefano Rodotà lanciano un appello a
cui aderiscono Grillo e Casaleggio: "Stiamo assistendo impotenti al
progetto di stravolgere la nostra Costituzione da parte di un Parlamento
esplicitamente delegittimato dalla sentenza della Corte costituzionale
(n. 1 del 2014), per creare un sistema autoritario che dà al presidente
del Consiglio poteri padronali", si legge.
Ho sentito tanti senatori che mi hanno detto 'finalmente qualcuno che osa dire le cose’". Ed ecco che a stretto giro arriva la lettera firmata da 25 senatori Pd che promettono di accettare la “sfida di questo cambiamento epocale” ma chiedono “di non essere meri esecutori cui non resta che alzare la mano in Aula. Si lasci la porta aperta a soluzioni migliorative che potrebbero emergere dal lavoro parlamentare e dal necessario dialogo fra maggioranza e opposizioni. Nonostante sia più divertente dipingerci come tacchini terrorizzati dall'attesa del Natale siamo impegnati soltanto a svolgere al meglio il ruolo di ‘costituenti’ che i prossimi passaggi - riforma elettorale, del bicameralismo e del Titolo V - ci affidano e a favorire un'evoluzione innovativa e migliorativa del nostro sistema istituzionale". In serata viene confermato che nessun passo indietro, da parte dell’esecutivo, è stato fatto. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, ribadisce che “i senatori non saranno più eletti” e dunque il ddl, che dovrebbe essere varato, andrà verso il superamento del bicameralismo paritario, con un Senato formato da 120-150 membri non eletti e non retribuiti (consiglieri regionali, sindaci, governatori) che potranno legiferare solo su alcune materie mentre non potranno esprimersi sulla fiducia al governo e sulle leggi di bilancio.
Ho sentito tanti senatori che mi hanno detto 'finalmente qualcuno che osa dire le cose’". Ed ecco che a stretto giro arriva la lettera firmata da 25 senatori Pd che promettono di accettare la “sfida di questo cambiamento epocale” ma chiedono “di non essere meri esecutori cui non resta che alzare la mano in Aula. Si lasci la porta aperta a soluzioni migliorative che potrebbero emergere dal lavoro parlamentare e dal necessario dialogo fra maggioranza e opposizioni. Nonostante sia più divertente dipingerci come tacchini terrorizzati dall'attesa del Natale siamo impegnati soltanto a svolgere al meglio il ruolo di ‘costituenti’ che i prossimi passaggi - riforma elettorale, del bicameralismo e del Titolo V - ci affidano e a favorire un'evoluzione innovativa e migliorativa del nostro sistema istituzionale". In serata viene confermato che nessun passo indietro, da parte dell’esecutivo, è stato fatto. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, ribadisce che “i senatori non saranno più eletti” e dunque il ddl, che dovrebbe essere varato, andrà verso il superamento del bicameralismo paritario, con un Senato formato da 120-150 membri non eletti e non retribuiti (consiglieri regionali, sindaci, governatori) che potranno legiferare solo su alcune materie mentre non potranno esprimersi sulla fiducia al governo e sulle leggi di bilancio.
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