Visualizzazione post con etichetta travaglio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta travaglio. Mostra tutti i post

martedì 3 dicembre 2013

Vauro contro Travaglio ‘grillino’ senza se e senza ma

Marco Travaglio  adesso si scontra pure contro gli amici come Vauro Senesi. A far scoppiare la guerra tutta interna tra le mura del Fatto Quotidiano è il "Vaffa day" di domenica scorsa del Movimento Cinque Stelle a Genova.




Dal palco Grillo ha pronunciato una frase che ha fatto ricordare l'inquilino di palazzo Venezia degli anni trenta: "Vincere e vinceremo". ha affermato Beppe. Apriti cielo. La citazione di Mussolini ha fatto saltare il banco. Vauro ha prima scritto a Dario Fo dicendogli che "non può stare con chi usa un linguaggio fascista", poi  ha messo nel mirino proprio Marco Travaglio.

In una vignetta Vauro raffigura se stesso con le orecchie d'asino e afferma: "Però Grillo ha detto proprio 'dobbiamo vincere e vinceremo' come Mussolini".

Dall'altro lato risponde Travaglio: "Scherzava dai…". E ribatte il Vauro-asino: "Ok scherzava. Marco ora mi posso togliere il cappello da ciucco?". Insomma il flirt tra Marco e Beppe non va giù agli amici del Fatto.

Già Santoro qualche settimana aveva richiamato Travaglio: "Non puoi difendere Grillo qualunque cosa dica".

venerdì 18 ottobre 2013

Dopo il fango di Santoro con la Bonev ,Francesca Pascale chiede maxi risarcimento.

Pdl contro Santoro all'indomani dell'intervista rilasciata dall'attrice Michelle Bonev, che durante la puntata di giovedì sera di Servizio Pubblico ha raccontato la sua versione delle notti di Arcore. Parole che seguono quelle di qualche giorno fa, quando la regista e produttrice bulgara aveva scritto sul suo blog che Francesca Pascale "era stata più che una sua amica", in quanto "lesbica". E che la storia con Silvio Berlusconi non era altro che una messa in scena.

Su tutti, proprio la compagna del Cavaliere, che sta valutando con i suoi avvocati la possibilità di chiedere un risarcimento danni da 10 milioni di euro a Santoro, Bonev e Urbano Cairo, editore di 'La7'. La somma, riferiscono fonti pidielline, potrebbe essere destinata interamente alle case-famiglia di Napoli.

Renato Schifani, presidente dei senatori del Pdl, si chiede "se questo è giornalismo. La trasmissione di Santoro ieri sera ha toccato davvero il fondo. L'intervista alla Bonev, creata ad arte, era pensata e finalizzata unicamente per gettare fango e discredito sul presidente Berlusconi".

"Ci chiediamo se non sia opportuno in questo caso anche un intervento deciso dell'ordine professionale, a tutela del pubblico e contro chi ha ideato e mandato in onda simili volgarità", aggiunge Schifani.

Mentre il deputato Pdl, Gianfranco Rotondi: "Come deputato di Napoli esprimo a Francesca Pascale affetto e stima per lo stile con cui affronta l'aggressione mediatica di questi giorni di stampo squadristico".

"Santoro 'inaugura' la stagione di nuovi veleni contro Silvio Berlusconi perché è convinto che le elezioni sono alle porte e il centrodestra potrebbe oggettivamente vincerle, pertanto vuole impedirlo gettando fumo negli occhi agli italiani, oppure non riesce proprio a resistere al richiamo della foresta di 'cianciminiana' memoria, prestandosi a fare da megafono a qualsivoglia congettura e illazione?'', così la portavoce del gruppo Pdl alla Camera dei deputati Mara Carfagna, commentando l'intervista a Michelle Bonev, andata in onda ieri sera a Servizio pubblico.

Sulla questione interviene anche Ignazio La Russa, deputato e presidente di Fratelli d'Italia: "Toni e contenuti ributtanti. Stavolta coinvolgendo la compagna di Berlusconi, usando di fatto il metodo mafioso della 'vendetta trasversale'. Cosa sarebbe successo se qualcuno avesse dato spazio 'ingiusto' per attaccare il compagno di Vendola o di Crocetta? Ma si sa, neanche il gossip calunnioso è uguale per tutti".

lunedì 30 settembre 2013

Alla fine vince Minzolini, Travaglio a processo

Alla fine Minzolini ci è riuscito. Marco Travaglio dovrà rispondere in tribunale di un suo articolo del 2011 contro l’allora direttore del Tg1. A raccontarlo lo stesso Minzolini: «Insieme ad una redattrice del Tg1, Grazia Graziadei, due anni fa abbiamo querelato Marco Travaglio per diffamazione, perché nel 2010 giudicò “truffaldini” dei dati sul numero e sul costo delle intercettazioni nelle inchieste giudiziarie contenuti in un servizio del telegiornale.


Dati, ben inteso, ufficiali, forniti dal ministero di Grazia e Giustizia».  L’attuale senatore del Pdl ha ricordato che «normalmente al tribunale di Roma le richieste di rinvio a giudizio presentate dalla pubblica accusa vengono accolte nel 93% dei casi. Ma, secondo Minzolini, con il vicedirettore del Fatto «è quasi impossibile avere giustizia. L’iter processuale, diciamo, è travagliato. Il Pm chiese – visto che sulla ufficialità di quei dati non c’è dubbio alcuno – ormai più di un anno fa il rinvio a giudizio del giornalista, ma il Gup decise il non luogo a procedere. Grazie, però, alla caparbietà del legale della collega del Tg1 e mio, l’avvocato Viglione, la causa non è finita lì. Viglione, insieme al Pm (dato da non trascurare), si è rivolto alla Cassazione per ottenere un nuovo esame. E l’Alta Corte gli ha dato ragione e ha chiesto al tribunale di Roma di rivedere il caso visto che, a suo avviso, c’erano elementi per il rinvio a giudizio. Finita qui? Neanche per sogno. «Un altro Gup ha deciso di nuovo il non luogo a procedere con una sentenza, diciamo, per usare un eufemismo, superficiale. L’indomito avvocato Viglione, però, non si è arreso neppure in questa occasione: di nuovo, insieme, al Pm, si è rivolto alla Cassazione, la quale – annuncia Minzolini – ha nuovamente ordinato al Tribunale di Roma di rivedere nuovamente il “caso”».

venerdì 27 settembre 2013

De Gregorio accusa Berlusconi a Servizio Pubblico ma cade in contraddizione continuamente.

De Gregorio racconta la sua verita' cadendo in constanti contraddizioni di date e fatti ma il pubblico lo applaude lo stesso,Belpietro nell'arena di Santoro si batte come un leone con un pubblico schierato come in una partita di calcio. Travaglio solita mitraglia di accuse non fa piu' notizia.

 

ROMA - Fu Silvio Berlusconi a pilotare la "strategia di sabotaggio" per far cadere il governo Prodi. Sergio De Gregorio, in un'intervista rilasciata alla trasmissione di Michele Santoro per La7, conferma le accuse già fatte davanti ai magistrati. E ricostruisce quanto accadde nel 2008, subito prima della caduta del governo di centrosinistra: "Ho dato dimostrazione ai pm di quanto raccontato. I tre milioni avuti li ho versati sui conti correnti delle mie società. Ho portato le prove dei versamenti. Non sono un visionario e non ho mai detto nulla che non sapessi con certezza". All'intervistatore che gli ricorda che materialmente il denaro gli fu versato da Valter Lavitola, l'ex senatore risponde: "Silvio Berlusconi mi ha supportato e spinto perchè attivassi quella strategia di sabotaggio".

De Gregorio racconta di essere stato "comprato, usato e gettato via". Dopo l'arresto di Valter Lavitola dice di essersi "preoccupato" e di averi riferito del suo timore "che quella cosa ci piombasse addosso" al legale di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini. Ma le sue preoccupazioni - dice - furono "sottovalutate" e alla sua richiesta di sentirsi vicini i vertici del Pdl gli fu risposto con il silenzio. Chiesi a Berlusconi di incontrarlo e a dicembre mi arrivò una telefonata della sua segretaria - dice - in questi sei mesi di anticamera ho capito che avevano pensato di comprare, usando e gettando, un uomo che aveva fatto per loro tanti servizi.

De Gregorio ha ripetuto di aver ricevuto dal coordinatore del Pdl, Denis Verdini, l'offerta di una candidatura ma di aver rifiutato perchè "ho deciso di uscire dalla politica". E ha confermato anche la sua ricostruzione di come siano state bloccate le indagini su Berlusconi e su Frank Agrama, cioè le pressioni sulle autorità Hong Kong per fermare le inchieste della magistratura italiana sui fondi neri. Infine, il giudizio sul Cavaliere. Dal parlamento italiano "non sono usciti tutti gli impresentabili. Il primo degli impresentabili è il capo del partito".